Giusto e Arsenio


(Foto Nizegorodcew)
di Mario Zanetti
La racchetta si librò nell’aria, roteando velocemente descrisse una perfetta perpendicolare rispetto alla superficie del campo. Arrivò ad un’altezza paragonabile ad un secondo piano di un palazzo, e ricadde con un rumore sordo, che non lasciò dubbi sul suo effetto. L’attrezzo che fino a pochi secondi prima era saldamente in mano ad un vivace ragazzino (forse troppo vivace), giaceva inerte e impolverata sul campo, rotta ed inservibile. Era la logica conclusione dell’andazzo con cui si era svolta la partita dei due ragazzi, uno corretto, tranquillo che chiameremo Giusto, giocava il suo tennis semplice fatto di rotazioni lunghe e poche accelerazioni della serie “io la metto dall’altra parte se sei bravo mi fai il punto” conscio della superiorità tecnica dell’altro e della fama che lo accompagnava, non solo come bravo tennista ma anche e soprattutto come un intemperante Arsenio Lupin dei campi di gioco. L’altro, nervoso, tecnicamente ben dotato, che chiameremo appunto Arsenio giocava un tennis aggressivo fatto di improvvise accelerazioni, uno di quei ragazzi osservati dalla federazione, convocato al centro federale di Tirrenia. Il calmo e corretto ragazzino era riuscito col suo gioco e le sue gambe ad imbrigliare il nostro Arsenio, che vistosi in difficoltà, aveva incominciato ad usare le armi che solitamente usava in questi casi, palle dentro chiamate fuori, pugnetti in faccia all’avversario, c’moon anche quando l’altro faceva doppio fallo, urla e strepitii ed anche offese dette fra i denti ad avversario, giudice, e genitore.
Ma il vero spettacolo fra virgolette, era fuori dal campo, dove i due genitori dell’Arsenio arbitravano chiamando fuori o dentro le palle, uno dei due si spostava ai cambi campo dalla parte dell’avversario del figlio per cercare in qualche modo di disturbare il servizio del malcapitato e ad ogni punto del figlio esultava guardando negli occhi il povero ragazzino. Il giudice arbitro più volte attenzionato molto educatamente dal papà di Giusto veniva ogni tanto a controllare, che cosa non si sa, e alla richiesta di mettere un giudice di sedia aveva risposto dicendo che non aveva trovato nessuno ragazzo disponibile e che lui aveva altri 10 incontri di cui occuparsi. Noi spettatori attoniti di quello spettacolo ci guardammo perplessi e sorpresi cercando di indovinare le reazioni del giudice arbitro a quell’ennesimo gesto di intemperanza, della madre, e del maestro accompagnatore di quel focoso e testa calda under 14 che stava faticando e sudando al secondo turno di un Torneo di Macroarea Osservato. Il Giudice arbitro se ne è uscito con un eh eh eh, come a dire “monello non si fanno queste cose”, la madre, con un “è un po’ nervoso”, il maestro si era improvvisamente reso latitante.
Io e il genitore di Giusto che come me ha sposato l’idea che il tennis deve insegnare anche dei valori come la lealtà, il rispetto, il verdetto del campo, insomma che del campo di tennis si possa parlare come di una trasposizione della vita, dove ci sono i più fortunati e meno, i ricchi ed i poveri, gli ignoranti e gli acculturati, i furbi e gli stolti, gli educati e i maleducati, i raccomandati e quelli che lottano contro tutto e contro tutti, siamo rimasti di sasso immaginando quantomeno un warning o una ramanzina.
Niente, il genitore di Giusto, uno che ha fatto sport da ragazzo e che ha educato suo figlio in maniera mirabile, che fa enormi sacrifici per l’attività del figlio e facendo l’impiegato comunale a 1200 euro al mese non è facile, si è imbufalito come non l’avevo visto mai, voleva picchiare genitori, arbitro, maestro e Arsenio. Per fortuna facendo leva sulla sua educazione e che il figlio era ancora in campo e lottava, l’ho convinto a desistere e si è allontanato rinunziando a seguire la partita del figlio. Questo era assurdo, un padre che rinuncia per educazione e per “evitare” ad assistere alla partita del figlio ed invece due genitori che da impuniti continuavano nel loro atteggiamento. Il tecnico di Macroarea vagava per campi ad assistere agli incontri dei giocatori che già conosceva in quanto convocati a vari raduni e centri di allenamento periferici e non osava avvicinare al campo in cui si stava consumando quello scempio di comportamento, scorrettezza e maleducazione in quanto già conosceva il ragazzo e la coorte che lo accompagnava e preferiva non esporsi, a quel punto avrebbe dovuto prendere dei provvedimenti a seguito di tutto ciò che lo avrebbero esposto a giudizi, critiche e telefonate dall’alto. Ora quello che mi chiedo è, capisco la voglia di trovare finalmente dopo tanti anni il campione che ci manca, ma è questa la strada giusta?
Ho letto con attenzione l’intervista del Presidente Binaghi rilasciata al nostro ottimo Alessandro Nizegorodcew che ha tanto sollevato polemiche, il passo soprattutto sulla tolleranza zero verso i giudici arbitri che si può in parte condividere, ma anche la FIT deve fare la sua. Allontanare i ragazzi indisciplinati dai centri federali periferici e non, per periodi che possono essere variabili fino all’allontanamento definitivo, potrebbe essere un primo passo. Meglio contare su Under di fascia B educati e rispettosi e con tanta voglia di fare ed emergere che su Under maleducati irrispettosi e che si sentono arrivati, tra l’altro anche fascia B ben attenzionati ed allenati non è detto che non possano diventare dei fascia A.
Qualcuno potrebbe obiettare che non è giusto che un ragazzo debba pagare per la colpa dei genitori, vero, ma suppongo che gli stessi genitori vedendo che la FIT penalizza i propri figli a causa loro si possano dare una calmata. Giusto il dare più durezza decisionale ai Giudici Arbitri; devono prendersi le proprie responsabilità e sanzionare anche i ragazzi e i genitori con cui giornalmente interagiscono in quanto spesso facenti parte dello stesso circolo. Anche i maestri devono fare la loro parte cercando di mettere da parte la giusta soddisfazione di vedere propri allievi convocati a Tirrenia o ai periferici e invece essere duri nell’escludere dagli allenamenti i più facinorosi genitori e ragazzi.
Prendo a prestito le parole di un avveduto e intelligente genitore che in un post di qualche tempo fa disse: “evitare di convocare questi atleti ai vari raduni e competizioni a squadre in rappresentanza della federazione stessa a livello locale, provinciale, regionale o addirittura nazionale. Fin quando andremo avanti solo con le regole scritte e mai applicate o, peggio, con i soliti sermoni in cui si predica correttezza e lealtà sportiva sentiti mille volte prima, durante e dopo ogni raduno tecnico giovanile, non risolveremo un BEL NULLA !”
Per la cronaca Giusto ha perso il suo incontro al terzo set uscendo fra le lacrime, lacrime di rabbia, disperazione per non essere riuscito ad imporre la sua onestà, è uscito dicendo “basta non gioco più“. Noi non vogliamo questo, non vogliamo che per riuscire uno, debbano smettere in cento, ci sono dei valori che vanno oltre il campo da tennis cominciando da questo forse costruiremo il campione di domani.

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