“Non ho mai dubitato del mio servizio, del dritto, del rovescio o della risposta. Se l’ho fatto è perché dubitavo della mia testa. Quello di cui ho dubitato era di poter competere con questa intensità, attenzione e dispendio mentale. I dubbi sono arrivati perché venivo da un momento negativo. È grazie alle persone che mi hanno ripetuto che sono fatto per questa cosa qua che sono tornato“. Così Matteo Berrettini in conferenza stampa dopo il successo ottenuto su Juan Manuel Cerundolo con il punteggio di 6-3 7-6(2) 7-6(6) che gli ha permesso di approdare ai quarti di finale del Roland Garros per la seconda volta in carriera.
SUL MATCH
“Non è un segreto che la risposta non è il mio punto di forza. Credo però di compensare molto bene. Devo dire che le condizioni qui sono molto molto rapide. Non mi aspettavo che Juan Manuel servisse una prima così incisiva, tanti ace. La seconda sapevo potesse essere più aggredibile. So che spesso basta un break, mi sono concentrato sulle mie cose. Più giocherò questi match e più il mio livello si alzerà. Credo che cosa significa per me questa vittoria lo abbiate visto a fine partita. Sono grato, è stato un match duro. Nel terzo set ero sotto di un break, poi sotto 6-3 nel tie-break. Era importante vincere in tre set. L’esperienza mi ha aiutato, ma ero pronto nella testa già per provare a vincere la partita al quarto. A livello di gioco era lui che stava un pochino sopra. Nello scambio però mi sentivo più forte. Nel mio database ho fatto un rewind: continua a fare ciò che ti ha portato sopra nel punteggio. Un ragazzo alla prima volta in uno Slam, magari è difficile che impari a fare questo ragionamento“.
ENERGIA RITROVATA
“Tutto ciò che ho passato rende il tutto più dolce, ricordo quanto fossi triste. Non sono sorpreso. Ma ho provato che ancora una volta posso farlo, questo torneo mi ha dimostrato che sono ancora un signor giocatore di tennis. Ho trovato l’energia e sono stato abbastanza fortunato da avere persone intorno a me che mi hanno dato vibes positive. Ci sono momenti in cui fai fatica a colpire palle, a competere ed è per questo che adesso mi sto godendo tutto ed è ciò che ho fatto in campo. Proviamo a capire quanto avanti posso spingermi. Ci sono delle cose che mi danno ancora un po’ fastidio. La verità è che questo sport ti chiede tanto fisicamente e mentalmente è uno degli sport più duri. Ci alleniamo per ore e ore, poi giochiamo. Sono arrivato alla conclusione che il mio corpo è usato. Lo accetti, la chiave è trovare la confidenza di andare al 100%“.
UN RICORDO PARTICOLARE
“Mi è capitato di fare qualche passeggiata. A Valencia, un pomeriggio, ho preso a passeggiare nella città verace, non turistica. Ho guardato le persone normali e questa cosa mi ha rilassato un po’. Capire che a prescindere da ciò che faccio, io il mondo va avanti“.