ESCLUSIVA – Chiappini: “Con Bellucci percorso condiviso. La salute mentale? Non va mitizzata”

Francesco Bruni
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Fabio Chiappini e Pietro corso - Foto Spazio Tennis

Fabio Chiappini, coach di Mattia Bellucci e fondatore della MXP Tennis Academy, ha parlato in esclusiva a Spazio Tennis direttamente da Madrid, in occasione del Masters 1000 in programma dal 20 aprile. In una chiacchierata che ha toccato vari temi, dal rapporto con il suo giocatore e con le nuove generazioni di tennisti in Italia al suo lavoro in accademia, ha parlato anche della salute mentale nel mondo del tennis.

IL FATTORE MENTALE

Un argomento più che mai attuale, per il quale Chiappini ha un’opinione definita: “Nel nostro ambiente si rischia spesso di avere una prospettiva unica. Io inviterei tutti, anche noi stessi, a guardare la nostra ‘bolla’ da più punti di vista, senza perdere di vista il fatto che siamo dei privilegiati: viaggiamo per il mondo e abbiamo l’opportunità di confrontarci con tante persone. Già questo è un grande valore”.

In tal senso, il ruolo delle famiglie è fondamentale: “Quando dico che il miglior atleta è ‘opera’ dell’ambiente, è per sottolineare quanto il ruolo dei genitori sia determinante”, osserva il coach di Bellucci. “A livello educativo si possono gestire e superare difficoltà, frustrazioni e noia: tutte componenti fondamentali che un ragazzo deve imparare ad affrontare anche da solo”.

Poi conclude: “L’aspetto mentale, certo, è molto importante, ma credo ci sia la tendenza a sopravvalutarlo. Senza entrare troppo nello specifico, la figura dello psicologo a volte viene quasi banalizzata, come se fosse qualcuno con cui semplicemente sfogarsi, come un barbiere o un barista. In realtà ha un ruolo ben preciso e importante. Poi, è chiaro: la concentrazione punto dopo punto è fondamentale, ma fa parte di un insieme di fattori molto più ampio e complesso”.

ISPIRARSI NON È PECCATO

È difficile non ammirare i più forti del circuito e le imprese che compiono, e per Chiappini è giusto prendere ispirazione: “Il ‘prendere spunto dal migliore’ non lo vedo come qualcosa di negativo. È un po’ come dire a un ragazzo che suona la chitarra di non ispirarsi a Ritchie Blackmore o ad altri grandi chitarristi. Al contrario: è proprio dai migliori che devi prendere ispirazione”, specifica il coach.

Magari anche da una semplice osservazione riesci a cogliere sempre più aspetti, a interpretare meglio ciò che può adattarsi alle tue capacità, alle tue caratteristiche e al tuo gioco. Io prendo spunto da Jannik [Sinner, ndr] e lo stesso vale per Alcaraz: cerchi di capire le loro qualità, di analizzarle e poi di riportarle nel tuo gioco, nella tua realtà, con le giuste proporzioni”.

IL LAVORO CON BELLUCCI

Inevitabile anche qualche parola sul suo giocatore, Bellucci: “Siamo stati entrambi fortunati quando ci siamo incontrati. Mattia mi ha insegnato a fare sempre meglio e il lavoro di coach, quindi di insegnante, mi ha aiutato a mantenere una certa coerenza e a restare focalizzato sugli obiettivi che ci eravamo prefissati”, rivela Chiappini, che poi sposta l’attenzione anche sul concetto di ‘uomo dietro l’atleta’.

Una cosa importante è, per esempio, imparare a entrare sempre di più nel mondo del giocatore. C’è ancora tanto margine di miglioramento nel tennis di Mattia, questo è chiaro, ma non si può dissociare la figura dell’uomo da quella dell’atleta”, prosegue. “Stiamo andando verso una direzione che mi auguro porti ad avere un equilibrio sempre maggiore tra i due aspetti, anche un 50-50, se non addirittura un 60% in favore del tennis. Siamo in un momento abbastanza importante”.

L’INTERVISTA COMPLETA 

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