Zverev e la battaglia silenziosa: come convivere e competere con il diabete

Luca Innocenti
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Alexander Zverev - Foto FITP

Quattro finali Slam, 7 Masters 1000, un oro olimpico, 24 titoli ATP. Il palmarès di Alexander Zverev è già impressionante nei numeri, ma lo è ancor di più nel valore extra-sportivo: il tedesco, infatti, soffre di diabete di tipo 1 fin dai suoi 4 anni. Si tratta di una malattia autoimmune in cui il sistema immunitario distrugge le cellule del pancreas che producono insulina, di conseguenza l’organismo non è in grado di regolare la glicemia (livello di zuccheri nel sangue). La malattia, se non curata, può avere numerose conseguenze: si possono danneggiare i vasi sanguigni e i nervi, aumentando il rischio di patologie cardiovascolari, neuropatie, retinopatie e insufficienza renale. La contromisura più famosa è l’assunzione di insulina tramite le iniezioni, associata al monitoraggio della glicemia e ad una dieta specifica.

L’insulina e la gestione

Non è raro, infatti, vedere Zverev nei cambi campo misurare la sua glicemia e se necessario assumere dell’insulina. Qualcuno ricorderà anche la polemica che il tedesco sollevò al Roland Garros 2023 quando fu costretto a richiedere un toilet break per assumere l’insulina durante il match di quarti di finale contro Grigor Dimitrov poiché non gli fu consentito di fare l’iniezione in campo. Il monitoraggio della glicemia e l’eventuale assunzione di insulina sono fondamentali per un atleta professionista come il classe ’97 dato che i livelli di zucchero nel sangue possono fluttuare rapidamente nel corso di uno sforzo intenso durante una partita di tennis. I muscoli, difatti, consumano glucosio abbassando la glicemia, mentre il corpo rilascia ormoni “di emergenza” per sostenere lo sforzo che potrebbero rialzare la glicemia rendendo il suo valore del tutto volatile.

La situazione rimane quindi molto complessa da gestire, ma non impossibile. Lo stesso tennista durante un evento organizzato da Medtronic Diabete (società che sviluppa tecnologie per gestire il diabete) in occasione degli Internazionali BNL d’Italia 2025 aveva raccontato della sua battaglia. Zverev aveva detto: “Non ho mai lasciato che il diabete mi fermasse. Se riesco a ispirare altre persone con il diabete a continuare a inseguire i propri sogni e a realizzare tutto ciò di cui sono capaci, allora avrò fatto una piccola differenza“.

L’impegno sociale

A proposito di ispirare gli altri e sostenerli, il campione olimpico di Tokyo 2020 ha fondato nel 2022 la “Alexander Zverev Foundation“, associazione che vuole a aiutare giovani con diabete in Paesi dove non è possibile curarsi. In particolare, il numero 3 al mondo si spende per ispirare i più piccoli: “Avere una vita normale per chi ha il diabete è possibile. Ed è possibile anche diventare dei campioni sportivi. È importante che genitori e bambini sappiano che non ci sono limiti”. Nel novembre 2025, trovandosi a Bologna per la Coppa Davis, il tennista ha incontrato una delegazione di giovani affetti da diabete.

Il messaggio che ha sempre voluto trasmettere è quello di non lasciarsi definire dalla malattia. In occasione dell’ATP 500 di Acapulco 2026, il tedesco aveva raccontato nel podcast “Mextenis Talks”: “Questa condizione non mi segna, non mi definisce“. Nonostante alcuni medici ritenessero impossibile che quel bimbo potesse diventare un campione, Sascha ci è riuscito e ogni suo successo ha quell’alone di magico di quando gli atleti si avvicinano alle persone comuni. Proprio come un qualsiasi bambino, Zverev ha continuato a coltivare un sogno troppo grande per stare in un cassetto: “Essere il primo tennista diabetico della storia a vincere un Grande Slam

 

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