Roland Garros 2026, boicottaggio dei 15 minuti: cosa sta succedendo nel media day?

Luca Innocenti
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Aryna Sabalenka - Foto FITP

I giocatori e le giocatrici stanno parzialmente boicottando le interviste durante il media day del Roland Garros 2026. I tennisti, infatti, hanno deciso di ridurre a soli 15 minuti la loro disponibilità a concedere le interviste nel corso della giornata di venerdì 22 maggio. Il motivo è il lungo braccio di ferro tra Slam e tennisti – sia ATP che WTA – per portare la quota delle entrate riservata ai giocatori al 22% dei ricavi totali dei Major. La questione era già stata sollevata durante le conferenze stampa in vista degli Internazionali BNL d’Italia 2026 con Aryna Sabalenka, su tutti, che aveva minacciato un boicottaggio agli Slam. Per il momento riguarda solo i media, dal punto di vista degli sportivi vuole essere un segnale forte e non un affronto ai giornalisti.

Sabalenka non arretra

Non si tratta di me, ma dei giocatori con un ranking più basso che fanno fatica e che non riescono a vivere nel mondo del tennis con gli attuali introiti” ha detto Sabalenka. La bielorussa, si è assunta parte della responsabilità dei “15 minuti”, dicendo: “Come numero 1 al mondo sento di dovermi battere per quei giocatori classificati più in basso di me,  per chi rientra da lunghi infortuni e per le generazioni future”. La quattro volte campionessa Slam non ha modificato la posizione già espressa alla vigilia degli Internazionali d’Italia: “Il punto è abbastanza chiaro per tutti: non mi rimangio quanto detto a Roma“. Al tempo stesso, Sabalenka ci ha tenuto a sottolineare come l’iniziativa non voglia gettare discredito sui giornalisti:  “Sapete che vi rispettiamo, sappiamo che non è una vostra decisione e non si tratta di qualcosa contro di voi: vogliamo solo batterci per una percentuale più equa”. 

Swiatek col fioretto

Iga Swiatek ha commentato con tagliente ironia la situazione: “Partecipo anch’io ai 15 minuti, mi adeguo alla struttura, volete perdere tempo su questa domanda o andiamo avanti?“. Anche la polacca ha voluto precisare che l’intenzione non è quella di sminuire i professionisti dell’informazione:  “Non abbiamo nulla contro i media, vi rispettiamo completamente e sappiamo che il rapporto con voi è importante”. Al contrario, ha evidenziato l’attuale numero 3 del ranking, l’obiettivo della protesta sono gli Slam e le rispettive organizzazioni: “Per quanto riguarda i tornei, invece, faremo di più quando i tornei faranno qualcosa in più per noi e non intendo ‘noi’ come Top Players che siamo quelli ad avere più contatti con voi media, ma intendo soprattutto i giocatori classificati più in basso”. 

Rublev e le email

Tra le voci dell’ATP si è distinta quella di Andrey Rublev che ha voluto spiegare con precisione il senso dell’iniziativa: “Alcune cose potrebbero essere fatte meglio e non si tratta solo di soldi, ma di tanti aspetti”. Il russo ha reso l’idea in modo molto concreto: “Vi faccio un esempio: invio una mail ufficiale e non nessuno risponde per mesi, contiamo così poco che non è nemmeno importante comunicare con noi?”. Il tennista moscovita ha spiegato ulteriormente la scelta dei 15 minuti: “Non si possono usare i giocatori: stiamo cercando di fare qualcosa per aiutare il tennis ad evolversi, non può andare tutto nella stessa direzione”. Insomma, secondo Rublev chi di dovere non vuole ascoltare i giocatori: “Noi vogliamo solo comunicare, siamo totalmente trasparenti: abbiamo parlato di pensioni, fondi bonus e chiediamo che ci ascoltino e comunichino con noi”.

Paolini è d’accordo

Non lo facciamo contro di voi, è un modo per farci ascoltare – ha specificato anche Jasmine PaoliniDa qualche parte dobbiamo pure iniziare, l’iniziativa è giustissima e ci trova tutti d’accordo“. L’azzurra, inoltre, ha lasciato intendere che se i 15 minuti non dovessero sortire gli effetti desiderati, i tennisti potrebbero non fermarsi: “Speriamo di venire ascoltati e che non serva andare oltre, non vogliamo arrivare a fare altro“.

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