Si chiude al primo turno il Roland Garros di Andrea Pellegrino, sconfitto in tre set da Flavio Cobolli in un derby italiano arrivato dopo settimane molto positive per il pugliese, reduce dal primo ottavo di finale Masters 1000 della carriera a Roma e da un ottimo percorso nelle qualificazioni parigine. “Giocare contro un italiano non è mai facile, perché ci conosciamo molto bene”, ha spiegato Pellegrino in conferenza stampa. “Non penso di aver giocato una brutta partita, ma Flavio ha meritato di vincere. Ha giocato meglio nei momenti decisivi e ha servito davvero bene”.
Il peso del servizio
Pellegrino ha individuato proprio nel servizio la chiave del match, soprattutto nei momenti più delicati dei primi due set. “I primi due set sono stati molto lottati. La differenza l’ha fatta il suo servizio. Io non ho avuto una buona percentuale di prime e contro un giocatore come Flavio dover giocare ogni punto fisicamente ti stanca molto”. Decisivo anche il tie-break del secondo parziale: “Ho sofferto molto la sua aggressività col dritto. Nel terzo set poi ho avuto un calo che mi ha portato subito sotto 5-0. Ho anche avuto la possibilità di rientrare, ma ormai era troppo tardi”.
Nonostante la sconfitta, il livello mostrato dal classe 1997 conferma quanto di buono fatto vedere nelle ultime settimane. “A questi livelli però si decide tutto su pochi punti e il servizio diventa fondamentale contro i primi 15 del mondo. Un break subito nel primo set, in un game dove avevo avuto palla game, e un mini-break nel tie-break del secondo hanno deciso due set che avevo giocato bene”.
Fiducia e programmazione
Le recenti prestazioni hanno comunque rafforzato le convinzioni dell’azzurro, che sente di poter essere competitivo anche a livelli più alti rispetto alla sua classifica attuale. “Ho sempre saputo di avere un livello più alto della mia classifica e in questo momento lo sto dimostrando. Questo mi dà fiducia”. Sulla programmazione, Pellegrino ha spiegato di preferire da tempo il confronto con il circuito maggiore: “Quando ho potuto ho sempre scelto di giocare tornei di livello più alto. Preferisco le qualificazioni ATP ai Challenger perché il livello mi stimola di più e penso di rendere meglio. Dopo dieci anni di Challenger, mentalmente ti stancano un po’. Finché potrò continuerò a fare così”. Archiviata l’esperienza parigina, il prossimo appuntamento sarà il Challenger 125 di Perugia sulla terra battuta.