Roland Garros 2016: il diario dalle quali, 3° giorno

di - 20 Maggio 2016

Roland Garros

Di Stefano Berlincioni

Dopo la pioggia, il freddo il vento di ieri e confortato dalle previsioni lette la sera prima mi alzo e trovo pioggia, freddo e vento: per i giocatori sconfitti questa sarà una giornata infernale ma per tutti sarà una giornata invernale. Alle 10 come di consueto i giocatori iniziano ad arrivare (in questo caso solo le giocatrici perché gli uomini giocheranno più tardi) e tutte sfoggiano completino a maniche lunghe e/o leggins sotto le consuete gonnelline.

Parto dalla sfida tra due giocatrici scese nel ranking a causa di infortuni: Sorana Cirstea picchia come ai bei tempi mentre la Cepelova fa una fatica tremenda ad inizio match a trovare il campo. Mi assento un po’ dal match per poi tornare nel secondo set con la Cirstea che ha vinto il parziale ma che è sotto di break nel secondo e richiede l’intervento del medico, che la porta fuori dal campo per farle una vistosa fasciatura alla gamba destra (anche se mi è parso che la rumena si lamentasse anche per la spalla destra): la fasciatura si rivela miracolosa perché Sorana rientra e vince tre giochi di fila e quindi al match a suon di vincenti.

 

 

Mi sposto sul campo 17 per vedere Julia Glushko, chiaramente più potente della belga Elise Mertens ma che non riesce a sfondare sui campi resi lenti dalla pioggia. La Mertens ha un set point sul *6-5 , ma commette doppio fallo e si incarta completamente: perde il servizio e gioca un tiebreak condito da rovesci a metà rete, smash comodi fuori di due metri denotando una certa fragilità mentale (poi si riprenderà e vincerà agevolmente i due restanti set).

Vado a fare compagnia al team turco che ormai mi ha adottato e mi godo tre set di livello piuttosto alto, con la Martic che picchia al servizio e la Buyucakcay che trovo migliorata ogni volta che la vedo: più aggressiva, prima di servizio più veloce, seconda non più attaccabile. La turca si trova a due punti dal match sul 5-5 del tiebreak del secondo set dopo aver vinto il primo ma la Martic trova due vincenti clamorosi rimandando l’esito del match al terzo set. Qua viene fuori l’arma migliore di Cagla: la solidità mentale. Nonostante aver assaporato la vittoria il suo livello e la sua fiducia non calano di un millimetro mentre la Martic a metà del terzo inizia ad essere visibilmente stanca, accorciando i colpi e sbagliando molto di più: il match è suo e con le vittorie che arriveranno poco dopo da parte della Solyu e di Ilhan la Turchia raggiunge un risultato storico con tre giocatori al turno finale della qualificazioni.

Da sottolineare il grande apporto dagli spalti del suo team: lo sparring partner, il coach Can Uner, il mio amico Mert Ertunga, di cui vi ho parlato nei giorni scorsi e la figlia di Mert.

 

Come detto, anche Ilhan approda al terzo turno, dopo aver battuto uno Stakhovsky che ultimamente pare più concentrato su Twitter a difendere le ragioni del prize money maschile più alto di quello femminle piuttosto che a giocare: pessimo match il suo, pieno di sorrisi autoironici e lamentele per le condizioni del campo.

Purtroppo non sono riuscito a vedere nemmeno un 15 del match di Gaio ma mi posiziono sulle tribune del campo 14 per vedere Arnaboldi alla ricerca della seconda qualificazione consecutiva al Roland Garros: arrivo sul 5-5 del primo e purtroppo è Kamke-show, il tedesco mostra tutto il suo potenziale, spingendo tantissimo e limitando al minimo gli errori: il match scivola via dalle mani di Arnaboldi ma il canturino ha francamente poco da rimproverarsi perché ha trovato un avversario in giornata di grazia e che ha dimostrato in passato di aver un livello ben superiore a quello delle quali di uno Slam.

 

Attirato dalle urla dei “facinorosi” tifosi belgi mi incammino verso il campo dove stanno giocando Grace Min e la Bonaventure: il clima è quasi da Fed Cup ed un tifoso belga arriva a mandare baci alla Min dopo che questa ha steccato un colpo quando doveva fronteggiare una palla break che avrebbe mandato la belga a servire per il match sul 5-4 del terzo. I baci non hanno l’effetto sperato perché l’americana non si scompone e porta a casa i successivi 3 games.

 

 

La giornata è quasi finita e mi vedo qualche allenamento dei giocatori iscritti nel Main Draw sia sul Suzanne Lenglen che sui campi secondari

 

 

 

 

Chiusura di giornata per me con gli ultimi giochi tra Tiafoe (idolo di tutti i teenager nei giorni scorsi) e Ungur con l’americano sul finire del terzo set ha una palla break per chiudere virtualmente l’incontro e poi viene brekkato quando serve per il match, per la delusione del pubblico parigino.

Purtroppo ieri non sono riuscito a scrivere il diario a causa delle mie condizioni di salute “non ottimali” per usare un eufemismo, dopo 11 ore sui campi per buona parte sotto la pioggia ma voglio comunque lasciarvi le mie impressioni sul match di Matteo Donati contro Elias Ymer.

Il match è stato sospeso per pioggia sul punteggio di 62 11 per l’italiano e sono arrivato al campo dopo la ripresa per l’interruzione sull’1-1 del terzo. Mi sono messo accanto a Puci (allenatore di Matteo) che “imprecava” contro la pioggia perché fino all’interruzione Ymer era stato molto nervoso e non riusciva a produrre un buon tennis, cosa che puntualmente è avvenuta alla ripresa. Quando sono arrivato ho trovato un livello altissimo da parte di entrambi, con Matteo che confermava l’ottima impressione del primo turno: lo svedese picchiava come un forsennato ma Donati non perdeva campo e faceva sentire il peso della propria palla. Puci ed io siamo rimasto increduli davanti ad una palla corta millimetrica giocata da Ymer per salvare una palla break e ad altre 2-3 situazioni di punteggio difficili per lo svedese da cui è uscito con dei numeri pazzeschi senza che Donati avesse niente da rimproverarsi. Quello che continua a piacermi di Matteo è che anche dopo alcune occasioni sfumate (come l’aver servito per il match ed essere stato 30-15 sul *5-3) non perda la pazienza né la fiducia in se stesso, atteggiamento ripagato perché è riuscito ad ottenere il break decisivo sul 5-4 in suo favore. Devo dire che vedere i match accanto a Puci è veramente una delizia per il palato tennistico: innanzitutto per la sua eccezionale sportività, applaudendo anche nei momenti più difficili ad ogni vincente di Ymer, ed anche perché non smette mai di “insegnare” rivolgendosi a me e spiegandomi dal suo punto di vista perché Matteo avesse giocato bene o male quel punto, se avesse dovuto giocare incrociato o meno, sempre alla ricerca del miglior posizionamento in campo e dell’angolo migliore da trovare, tant’è che la frase cult che ormai ci accomuna “E’ matematica, ingegnere!”.

Domani ultimo giorno per me sui campi e si prospetta un grande giornata, sempre in compagnia del team turco e di Massimo Puci, senza dimenticare il buon Tommy Fabbiano (autore ieri contro il cinese LI di una prestazione molto solida) che dopo l’uscita di Arnaboldi rimane l’unico italiano insieme a Donati a giocarsi l’accesso nel Main Draw.

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