Alexander Blockx ha raggiunto per la prima volta i quarti di finale di uno Slam, ma il suo US Open si è chiuso nel modo più complicato possibile. Il belga è stato costretto al ritiro contro Karen Khachanov dopo aver giocato gli ultimi due incontri in condizioni fisiche sempre più difficili. Dolore alle costole e alla gamba, poi un problema alla schiena: “Oggi il mio corpo ha semplicemente ceduto”.
Il risultato resta quello di un torneo da ricordare, ma dietro il cammino di Alexander Blockx allo US Open c’è anche una storia di resistenza fisica. Il belga ha raggiunto per la prima volta i quarti di finale in uno Slam, ma contro Karen Khachanov non è riuscito a portare a termine la partita. Le difficoltà, però, erano iniziate già nel turno precedente.
“Come ho detto due giorni fa, avevo già avuto parecchie difficoltà fisicamente. Contro Francisco ero sul punto di ritirarmi e oggi è stato sempre peggio”, ha raccontato Blockx in conferenza stampa.
Il problema non era uno solo. Il belga continuava a sentire dolore alle costole e alla gamba, prima che nel secondo set arrivasse un nuovo contrattempo: “Mi si è bloccato un nervo alla schiena, che ha reso ancora più difficile muovermi”. Una situazione che aveva già iniziato a condizionare il suo tennis: “Il mio servizio nel primo set non era quello abituale, semplicemente perché avevo paura di sentire molto dolore”.
Blockx ha quindi ammesso di aver affrontato la partita cercando soprattutto di resistere. “Nelle ultime due partite stavo combattendo soprattutto contro me stesso, mentalmente, per riuscire in qualche modo a rimanere in campo”. Una sensazione molto diversa rispetto alle gare precedenti: “Prima ero molto concentrato sul mio tennis e ragionavo più lucidamente. Nelle ultime due partite cercavo più che altro di sopravvivere”.
Nonostante le condizioni fisiche, il belga ha continuato a giocare finché ha potuto. Anche perché, come ha spiegato, nel tennis non si può mai sapere cosa possa accadere dall’altra parte della rete: “Magari lui può fare un movimento sbagliato, può girarsi una caviglia. Non si sa mai. Tengo sempre presente che può accadere qualcosa, che magari un miracolo dalla mia parte può succedere”.
Alla fine, però, Blockx ha capito che non valeva la pena rischiare. “Sentivo che la situazione stava peggiorando sempre di più. Non riuscivo ad atterrare senza sentire dolore, alla schiena e alle costole”. La preoccupazione principale era evitare che un problema già importante potesse trasformarsi in qualcosa di peggiore: “Non volevo rischiare di peggiorare la situazione e magari dover saltare l’intera stagione”.
Il belga ha raccontato con un sorriso anche il modo in cui ha vissuto quei continui problemi durante la partita: “Durante il match era quasi divertente per me. Dovevo semplicemente riderci sopra, perché continuava a succedere qualcosa di nuovo”. Una reazione nata dalla necessità di convivere con una situazione fisica sempre più complicata.
Il ritiro non cancella però il risultato ottenuto a New York. Blockx ha ammesso di essere andato oltre le proprie aspettative e di aver compreso quanto sia diversa la dimensione Slam rispetto ai normali tornei ATP: “Credo di aver finalmente capito quanto siano impegnativi fisicamente gli Slam. È totalmente diverso dai normali tornei ATP, dove si gioca al meglio dei tre set”.
E nonostante il finale, il bilancio del belga è positivo: “Sono orgoglioso di come ho giocato, anche se fisicamente ero molto lontano dal mio meglio”. Il percorso a New York gli ha dato una nuova consapevolezza, ma non ha cambiato le sue ambizioni: “Il mio standard rimane lo stesso. Non mi sento un giocatore diverso adesso. Cerco sempre di migliorare e spero di avere molte altre occasioni come questa”.