Undici precedenti, e una parabola che racconta un’epoca. Quattro dei primi cinque incontri tra Novak Djokovic e Jannik Sinner li ha vinti il serbo. I cinque successivi, tutti l’azzurro. Poi, a gennaio di quest’anno, la semifinale degli Australian Open ha rotto la sequenza: Djokovic sotto due set a uno ha ribaltato la partita e vinto al quinto, interrompendo una striscia che l’italiano aveva aperto in Coppa Davis nel novembre 2023. Venerdì 10 luglio, sul Centre Court di Wimbledon, si riparte da lì. Ed è da lì che conviene leggere questa semifinale.
Cosa ha lasciato Melbourne
Per capire il peso di questo incrocio bisogna tornare a quella notte di Rod Laver Arena. Sinner conduceva 2-1 nei set, sembrava avviato verso l’ennesima finale contro Alcaraz, e invece Djokovic ha tirato fuori una prestazione che pochi, a 38 anni, gli attribuivano ancora. Quattro ore e nove minuti, rimonta completata, e la sensazione netta che l’esperienza nei quinti set fosse tornata a fare la differenza.
Quel risultato ha un’eredità doppia. Per Djokovic è la prova che può ancora battere il numero uno del mondo sul palcoscenico più grande, e lui stesso lo ha ripetuto: continua a giocare per dimostrare a se stesso di poter competere con i migliori, e in Australia ci è riuscito. Per Sinner è un conto rimasto aperto. Perdere da una posizione di vantaggio contro un avversario che sembrava alle corde è il tipo di sconfitta che un giocatore si porta dietro. La semifinale di venerdì è, prima di tutto, l’occasione per chiuderlo.
Sull’erba il conto è diverso
C’è però un elemento che ridimensiona il precedente di Melbourne: quel match si è giocato sul cemento, e proprio sul cemento Sinner ha vinto tutti i loro confronti dal 2024 in avanti. La rimonta di gennaio, per quanto pesante, è un’eccezione recente dentro una superficie dove l’azzurro ormai comanda. Sull’erba, invece, il bilancio dice 2-1 per il serbo, ma con una precisazione che conta. Le due vittorie di Nole risalgono al 2022, quando si impose ai quarti in rimonta da due set sotto contro un Sinner ancora acerbo, e al 2023, semifinale vinta in tre set annullando tutte e sei le palle break concesse. La terza sfida londinese, dodici mesi fa, ha invece un altro segno: Sinner ha vinto in tre set netti, salvo poi conquistare il primo titolo ai Championships.
Un anno fa a Church Road il divario era già ribaltato. Djokovic non riuscì mai a esprimere il suo tennis migliore, mentre Sinner veleggiava verso la finale. Ed è proprio questo il precedente più fresco tra i due sull’erba, più indicativo del 2-1 complessivo, che pesca anche in un’epoca in cui i rapporti di forza erano opposti.
La freschezza contro l’esperienza
Se Melbourne racconta la testa, Wimbledon 2026 racconta le gambe. Djokovic arriva alla semifinale dopo cinque ore e quindici minuti di battaglia contro Felix Auger-Aliassime, il quarto di finale più lungo nella storia del torneo, deciso al super tie-break del quinto set. Un capolavoro di resistenza per un trentanovenne, che si è trascinato un fastidio al polpaccio sinistro fin dal primo set. Sinner, dall’altra parte, ha liquidato Struff in due ore e mezza, 7-5 7-6 6-3, restando dentro il suo ritmo senza mai forzare.
Due giorni di recupero non sono tre, e questa è la variabile che può rovesciare il discorso sulla testa. Perché l’esperienza di Djokovic nei momenti decisivi resta un fattore solo se il corpo gli consente di arrivare a quei momenti. Lo ha riconosciuto lui stesso, con una frase che pesa: «Vorrei che fosse una finale, così non dovrei preoccuparmi di come si sentirà il mio corpo». Chi affronta una partita pensando prima al fisico che all’avversario, di solito, non è nella condizione ideale.
Sul piano tecnico, il servizio di Sinner è l’elemento che più di ogni altro lo ha portato fin qui: contro Struff, sedici ace, l’85% dei punti vinti con la prima e appena due palle break concesse. Un colpo che fino a due anni fa era considerato il suo punto debole e che oggi, sull’erba, è diventato un’arma vera. Contro un ribattitore come Djokovic, tenere alta la percentuale di prime non protegge solo il servizio: libera anche la testa nei game di risposta, e su questa superficie è spesso il dettaglio che indirizza i set.
Le quote confermano l’inerzia
I principali operatori leggono la sfida in un solo modo. Il successo di Sinner è quotato in una forbice compresa tra 1,19 e 1,22, mentre l’impresa di Djokovic oscilla tra 3,85 e 4,50. Uno scarto ampio, che riflette sia la condizione dell’azzurro sia la fatica del serbo nei quarti.
Per chi cerca valore, i mercati alternativi raccontano un match potenzialmente lungo, come evidenzia l’analisi delle quote di Bottadiculo. Il set betting sul 3-1 Sinner si muove attorno a 3,25-3,50, ipotesi credibile contro un avversario capace di strappare almeno un parziale anche in giornata storta. E l’Over 37,5 game, quotato intorno a 1,75, fotografa l’attesa di una partita con parecchi turni di servizio tenuti e il tie-break come scenario tutt’altro che remoto.
Il verdetto
Sinner parte favorito, e ci sono buone ragioni perché lo sia: superficie che ormai gli appartiene, freschezza fisica, un servizio che gira e un conto aperto da saldare. Ma questa rivalità ha insegnato a non dare nulla per scontato. A Melbourne, sei mesi fa, i pronostici dicevano la stessa cosa, e Djokovic li ha smentiti tutti. La differenza, stavolta, la faranno le energie che al serbo restano nelle gambe dopo la maratona di martedì. Se ne avrà a sufficienza per allungare la partita, la sua testa nei quinti set resta la migliore di sempre. Se non ne avrà, Sinner ha tutto per prendersi la rivincita e restare in corsa verso il secondo titolo consecutivo. Appuntamento a venerdì.