Wimbledon 2026, Cobolli: “Potevo fare qualcosa di speciale. Mi sono ritrovato a combattere con i miei mostri”

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Flavio Cobolli - Foto John Walton/ipa

«Non sono il tipo che ha bisogno di aiuti esterni per resettare. È una cosa che noi giocatori siamo abituati a fare e io lo faccio meglio degli altri. Tra cinque minuti magari starò ridendo con tutti i miei amici venuti a vedermi. Al momento mi dispiace: avevo una chance di fare qualcosa di ancora più speciale. Non è così difficile resettare dopo un quarto di finale Slam. Non bisogna vedere solo la sconfitta di oggi, ma quello che abbiamo fatto in queste settimane. Devo essere più contento che dispiaciuto e soprattutto soddisfatto perché parlando con il mio team prima del torneo, ero veramente dubbioso sullo scendere in campo e avere un livello da Slam. Pensavo di non aver fatto le cose giuste per arrivare qui”. Così Flavio Cobolli in conferenza stampa dopo la sconfitta nei quarti di finale di Wimbledon 2026 contro Arthur Fery in tre set.

“Forse sono venuto qui troppo presto. Sento che il mio corpo sia ancora sul campo, le mie emozioni sono ancora lì. Di solito, quando perdo, ho il sorriso in faccia. Da domani resetterò. Credo che andrò via due giorni con la mia fidanzata e forse sarà più facile dimenticare questa sconfitta”, ha continuato l’azzurro, che non ha mai dato l’impressione di essere dentro al match.

L’analisi sul match

Il nuovo numero 9 del mondo (da lunedì) ha cercato di analizzare, nella maniera più limpida e lucida possibile, cosa non ha funzionato nella sfida contro il britannico: “Non ho sottovalutato Fery, però è capitato varie volte quest’anno di perdere contro giocatori con una classifica nettamente più bassa della mia. È capitato di perdere anche contro giocatori fuori dalla top 100. Il mio inconscio a volte pensa che io sia un giocatore da battere e poi mi trovo a combattere i miei mostri in campo. Dobbiamo capire dove si può migliorare, perché non voglio che riaccada. Ho sentito di non aver espresso neanche il 50% del mio tennis. Però questo non è accaduto anche per merito suo: è stato più forte di me”.

Il battibecco con il padre

Chiarendo poi quanto successo nel corso della partita con suo padre, con cui ha avuto diversi accesi scambi: “Discussioni con papà? Non mi tolgono energia, ma caricano di più l’avversario e ammutoliscono il mio team. Mi sentivo in difficoltà e un po’ solo su un campo del genere. Sentivo di aver bisogno di un po’ di aiuto. Ero veramente perso. Non riuscivo a cambiare il risultato ed è difficile e frustrante. Un mio alibi è mio padre, che subisce fin troppo rispetto a quello che magari merita. Quando sono impotente in campo non sono in me e la mia frustrazione è ricaduta su di lui”.

La consapevolezza di un percorso

Un passo falso? Non del tutto, perché, sebbene l’occasione per il primo approdo nella semifinale dei Championships fosse ghiotta — vista anche la misura dell’avversario —, il momento positivo che sta vivendo Cobolli è sotto gli occhi di tutti. E Flavio deve continuare a cavalcarlo: Il trend è positivo, sì. Nonostante la sconfitta sono convinto di quello che sto facendo e di come lo sto facendo. Parliamo del quarto di finale perso. Se fosse una conferenza stampa sulla stagione, sarei qui con il sorriso. Ma la partita è andata male e sono dispiaciuto. Non sarà comunque una battuta d’arresto a fermarmi».

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