Dopo i recenti casi legati alle minacce degli scommettitori che hanno coinvolto Lucrezia Stefanini, Panna Udvardy e Michael Geerts, sono intervenute Amanda Anisimova e Naomi Osaka. Nei giorni scorsi, infatti, alcuni tennisti sono stati minacciati dagli scommettitori: se non avessero perso il loro match ci sarebbero state delle ripercussioni sulle loro famiglie. Ecco quanto detto a tal proposito da due delle big del tennis, durante le rispettive conferenze stampa ad Indian Wells.
La posizione di Anisimova
La statunitense ha fatto riferimento soprattutto al post social di Udvardy: “Un post davvero spaventoso quello di Panna, non lo augurerei a nessuno”. Anisimova si è mostrata molto empatica con la collega, dicendo: “È una follia, non credo che abbia dormito la notte prima della sua partita. È davvero spaventoso che abbiano minacciato la sua famiglia”.
Sul futuro la due volte finalista Slam è stata pragmatica: “Non voglio vedere nessuno passare ciò che hanno vissuto Udvardy e gli altri spero davvero che vengano prese delle contromisure. Però come si fa ad impedire a dei folli di fare ciò che fanno?”.
Osaka dice la sua
Dal canto suo, Osaka è stata inizialmente più distaccata: “Non mi sembra di aver mai avuto problemi di questo genere, io vivo le cose come vengono che può essere sia un bene che un male”.
“Non dico che le scommesse siano una cosa terribile, ma come atleta la vivo dall’altra parte e non posso nemmeno dire che siano qualcosa di positivo – ha detto la giapponese, senza condannare le scommesse in quanto tali –, soprattutto quando le persone si dimenticano che gli atleti sono prima di tutto degli esseri umani”.
Nonostante una posizione più moderata rispetto ad Anisimova, anche la quattro volte campionessa Slam ha condannato quanto accaduto: “Ci sono persone che scommettono somme assurde, ma questa è una loro responsabilità che non deve ricadere sugli atleti”. Infine, ci ha tenuto a sottolineare quali sono le priorità di ogni atleta: “A noi importa di più del nostro risultato che delle scommesse. Minacciare di morte un atleta è una follia”.