Le Avventure a Stoccarda di Giulio Gasparin

di - 23 Aprile 2015

porsche

da Stoccarda, Giulio Gasparin

Non è la prima volta che vado ad un torneo maggiore, ne ho girati molti e di sfortune varie ed eventuali ne ho viste e affrontate parecchie, tra cui 24 ore a Sydney senza soldi, senza telefono e valigia, ma la combinazione di quello che mi è successo e vi sto per raccontare è altrettanto incredibile e mi ha istigato al pensiero che “forse non è destino che ci vada a Stoccarda”, salvo poi ricredermi una volta arrivato in sede.

Ma procediamo per gradi, già ottenere l’accredito è stata un’impresa se non titanica, quantomeno eroica e per questa cedo tutti i meriti ad Alessandro Nizegorodcew, che ha regolato i conti con il responsabile media del torneo tedesco, che inizialmente non voleva concederci un posto in sala stampa.

Risolto questo “piccolo” screzio iniziale, tutto sembrava destinato a risolversi con semplicità una volta trovato un volo diretto da Venezia a Stoccarda ad un prezzo più che consono alle mie finanze. Invece, a quel punto, è iniziata la prima trafila di difficoltà, quella di trovare un tetto sotto cui stare per questi 5 giorni in terre teutoniche. Premettendo che il ritardo causato dall’iniziale rifiuto dell’accredito mi ha costretto a cercare una stanza molto a ridosso del torneo, e che possa supporre che l’arrivo della primavera abbia invogliato la gente a viaggiare, e anche aggiungendoci l’idea che Stoccarda possa essere una ridente città nel cuore pulsante del Baden Wuttenberg, dannazione, tutti qui in questi giorni? Nemmeno Booking è riuscito ad aiutarmi, tanto che alla fine mi sono rivolto alla stella nascente del settore: Airbnb. Lungi da me fare il travel blogger, quindi resto molto conciso, fatto sta che per una settimana sono corso dietro a vari individui nella speranza di trovare un alloggio, infin giunto con tanto di sospiro di sollievo.

Sara ErraniEcco dunque che arriva la prima sorpresa ed è firmata AirBerlin: “Ci scusiamo per il disagio, ma dovrete cambiare i vostri impegni, perché noi vi ritardiamo il volo di 4 ore.” Spettacolare, arriverò per la sessione serale. Con il volo alle 16.10 mi concedo di vedermi quel match folle che si è rivelato Errani-Radwanska, con, in cuor mio, la speranza che anche i match successivi possano seguire lo stesso pattern e ritardare il programma il più possibile fino al mio arrivo.

Così non è, perché dopo uno spettacolo di raffinati colpi di fioretto tra la romagnola e la polacca, Sabine Lisicki pensa bene di mostrare una delle sue peggiori versioni di sé racimolando poco o nulla, se non una bella bicicletta omaggiatela da Zarina Diyas. Questo spettacolo di rudimentale atrocità tennistica però non me lo sono potuto gustare, né davanti allo schermo, né dal vivo, ma tanto meno dal livescore, perché mentre mi recavo in aeroporto qualcuno ha ben pensato di far prendere fuoco alla propria macchina obbligando la chiusura della carreggiata, causandomi un ritardo che fino all’ultimo ho temuto non mi consentisse l’imbarco.

Tra paura di non prendere l’aereo e un po’ di senso di sfida con me stesso, ho così cronometrato il tempo dal momento in cui sono sceso dalla macchina a quando ho passato il security check dell’aeroporto Marco Polo di Venezia. 8 minuti, incluso il bagaglio lasciato al desk. “Finalmente qualcosa di buono,” penso. 7 minuti più tardi sono già seduto al mio posto, pronto a godermi un breve volo oltre le alpi, assaporando come per la prima volta la vista delle mie amate montagne per ancora poco incappucciate di bianco nell’attesa dell’estate.

Dimenticavo, oggi a Stoccarda c’è sciopero dei trasporti urbani, mica male arrivare probabilmente l’unico giorno all’anno in cui anche i tedeschi fanno i ribelli. In qualche modo mi arrabatto a prendere l’unico treno dell’ora per arrivare in centro e da lì fila tutto liscio. Ma proprio tutto, trovo la mia stanza, il ragazzo che l’affitta è gentilissimo e all’arrivo alla Porsche Arena trovo amici vecchi e nuovi del mondo della stampa e mentre il pubblico cerca di esortare Julia Goerges contro Belinda Bencic, io mi siedo e nell’attesa del big match serale butto giù questo pezzo di diario e mi godo la meritata cena.

Archiviata l’ennesima autodistruzione della vincitrice del torneo nel 2011, che ha sprecato tre match point consecutivi sul servizio della svizzera (due dei quali con due errori su due comode risposte), è giunto dunque il momento del rematch tra due interpreti del tennis che più agli antipodi non potrebbero essere: alta, potente e aggressiva Garbine Muguruza, minuta, solida e tenace Simona Halep.

Il match ha forse lasciato leggermente deluse le aspettative della vigilia, perché purtroppo le due hanno giocato in maniera altalenante e solo raramente i picchi di entrambe hanno coinciso.

Il primo set è stato deciso da un break in apertura, poi avaramente custodito dalla spagnola fino a fine del parziale. Al solito, o meglio come spesso accade in questo 2015, erano le bandiere rumene a fare da contorno ad un match sconsolatamente abbandonato a pochi intenditori, dopo che molti tedeschi, delusi da due delle loro beniamine, hanno scelto di rientrare alle loro dimore.

La giovane rumena aveva già cominciato a toccarsi il fianco nei primi punti del match, come in un flashback da incubo del debutto su questo campo l’anno scorso, quando sempre il fianco l’aveva costretta ad un match a marce ridotte poi perso contro Svetlana Kuznetsova. Anche oggi, come allora, Simona ha iniziato in sordina, muovendosi come circospetta e spesso mancando di profondità o potenza. A quel punto la Muguruza era andata a nozze, facendo il bello e il cattivo tempo.

Ad inizio del secondo set, Halep ha chiesto l’intervento del trainer, ma dopo aver trovato il primo break del proprio match l’ha rimandato negli spogliatoi per non interrompere il ritmo da quel momento a suo favore.

Improvvisamente il livello della numero due del seeding si è alzato di quel tanto da mandare fuori giri la sua avversaria, che come sorpresa dalla nuova profondità dei colpi della Halep ha ceduto di schianto perdendo il secondo set 6-1. A riprova del nuovo livello della rumena, questa ha chiuso il parziale con una collezione di vincenti spettacolari, tra cui un rovescio in allungo in contropiede, una smorzata che ha lasciato ferma la spagnola e un dritto vincente in lungo linea in risposta.

Nel terzo la sfida tra le due, che oltre ad avere due visioni di gioco diverse vestivano come in una metaforica dissonanza per i loro stili, due abiti della stessa marca ma dai tagli e sfumature di rosa diverse. Nel suo rosa pastello, la Muguruza ha dato mostra di una nuova fiammata di gioco, portandosi immediatamente avanti di un break e sul 2-0 ha avuto una palla break per mettere una seria ipoteca sulla terza vittoria in altrettante partite sulla rumena. Nel terzo gioco, la Halep ha trovato la forza mentale di riproporsi aggressiva e con carattere ha infilato tre giochi consecutivi, anche grazie ad un dritto nuovamente penetrante, così da arginare la tattica della Muguruza in risposta con cui tirava forte e al centro per poi aprirsi il campo sul colpo successivo.

Nel sesto gioco, è ritornato a ruggire il dritto della spagnola, che con due vincenti in quattro punti ha pareggiato i conti sul 3-3, ma il linguaggio del corpo non dava a presagire nulla di nuovo. Ciononostante, la Halep nel suo completo quasi fucsia, tanto brillante era, ha dovuto salvare una palla break cruciale, prima di tenere il servizio e a quel punto mettere tutta la pressione addosso alla sua avversaria che ha collassato sotto i colpi precisi della rumena, che ha così raccolto la prima vittoria in carriera sulla Muguruza e qui a Stoccarda.

Seppur sia stato il mio primo giorno, finire la giornata quasi all’una di notte, dopo questa giornata mi fa sentire un po’ eroico, anche se di match effettivi ne ho seguiti solo uno e mezzo da qui e uno da casa. Nel mentre sono uscite perle dalla condivisione di ricordi e aneddoti con i colleghi, per cui uno dei ragazzi tedeschi qui per poco non innervosiva le giocatrici per via di una singhiozzante risata al termine del mio racconto su come Tadeja Majeric si è presentata a un torneo lasciando a casa la borsa da tennis, ma forse è tardi e sto divagando ed è ora di mettere la parola fine a questa giornata.

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