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La scuola dell’Oste
di Marta Polidori
Io non so perché, ma a molti sportivi lo studio non piace. Sento molti dire che non è la loro via, quando in realtà allenarsi… è uno studio continuo!
Per questo mi pare sempre strano quando dicono che non li appassionano i piccoli dettagli, che paradossalmente sono quelli che da anni fanno la differenza tra la vittoria e la sconfitta.
Io mi ricordo che ci fu una volta, nella mia “illustre” carriera tennistica, in cui mi feci male alla schiena, mi diagnosticarono un’iper-lordosi lombare, congenita e peggiorata da carichi sbagliati, e da lì in poi cominciai a farmi male ad altre parti del corpo come i muscoli dorsali.
Ci rimasi malissimo perché mi costringeva a stare ferma in disparte e vedere gli altri che miglioravano, mentre io ero a bordo campo che fremevo dalla voglia di giocare, correre e sudare.
Così arrivò una folgorazione.
Comprai due libri, uno di educazione fisica e l’altro che era una enciclopedia illustrata di anatomia e cominciai a studiarmeli. Sia per impiegare il tempo in maniera costruttiva, e quindi, in un certo senso, allenarmi, sia per conoscere il mio corpo e prevenire futuri infortuni.
Ricordo perfettamente la gioia del mio maestro nel vedere che avevo preso questa iniziativa di mia spontanea volontà. Ogni volta che facevo un massaggio chiedevo spiegazioni su come reagiscono i muscoli a determinati stimoli: “e se mi fa male quello come lo massaggio? E se mi fa male quell’altro cosa devo fare?”.
Mi prendevano anche un po’ in giro i maestri, con le buone ovviamente, Giulia Remondina invece una volta mentre ero seduta al tavolo a studiare, mi fece i complimenti ed in palestra mi disse che la mia voglia di fare “la stimolava” (spero nel migliore dei sensi).
Quando tornai, dopo tre mesi circa di stop forzato, giocai meglio fin dalla prima lezione, tanto che un mio coetaneo mi disse che ero l’unica al mondo che stando ferma tre mesi poteva tornare e giocare meglio di prima. Non era un miracolo, e non sono speciale, c’era solo una consapevolezza diversa dovuta al bagaglio culturale che avevo curato di far crescere.
Io se avessi un allievo due o tre nozioni su come funziona il suo corpo, cosa significa bioritmo, il metabolismo e la mente gliele darei.
È un traguardo importante quello che vogliamo raggiungere, mi sembra logico che dobbiamo prepararci al meglio e non lasciare nulla di intentato al caso.
Invece sembra che nessuno ci pensi, perché è noioso.
Capisco che sia noioso, molte cose che ho studiato non mi hanno mai esaltata e con il tempo mi sono specializzata nel salto del paragrafo, ma le cose importanti, come sapere a quali urti un osso resiste di più e quali provocano facilmente fratture, o cosa siano il sistema anaerobico lattacido e alattacido, direi che sono l’abc di un’atleta.
Non l’ho raccontato per pavoneggiarmi, sia chiaro, perché a fronte di questa mia maturità sono una gigantesca testa di cazzo (termine scientifico e tecnico), ma per dare uno stimolo alle generazioni a venire, ai vostri figli e magari anche a qualcuno di voi che lì per lì non ci aveva mai fatto caso.
Spero, come al solito, di esservi di aiuto e di conforto.
P S: se ho sbagliato a riportare qualche termine chiedo perdono, alle volte ricordo i concetti e dimentico le definizioni!
2 Commenti to “La scuola dell’Oste”
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Marta Polidori says:
…quanti errori per andare di fretta…
alex farol says:
Avere la consapevolezza di non essere mai arrivati, ergo studiare, è la base per vivere felici. Non tanto e non solo perchè sul piano pratico studiando si riesce a migliorare le proprie competenze (in ogni campo), ma soprattutto perchè alla base della felicità (oddio, che parola)c’è la la natura, insita in ogni essere umano, della COSTRUZIONE. In ogni avvventura l’inizio, il cominciare, è il momento più esaltante, in cui i sogni prendono forma nella nostra mente: quando si riesce a capire, a percepire, che studiare equivale al cominciare di un’opera si è già a buon punto nella propria vita