La Capacità di Equilibrio

di - 11 Gennaio 2012

di Lorenzo Falco (Preparatore Fisico Fit II Grado)

Cari appassionati lettori di Spazio Tennis, colgo l’occasione della scrittura di un nuovo articolo per augurarvi un felice anno 2012.

Ho felicemente apprezzato alcune lettere personalmente ricevute da alcuni tecnici e colleghi. Sono lusingato per le parole di stima che ho letto: spero che possiate rivolgervi a me in molte situazioni, e sono onorato di poter collaborare con voi.

Ho approffittato del periodo natalizio per rinnovare le idee: nuovi contenuti per gli allenamenti che propongo ai miei atleti e progettazione di esercitazioni specifiche che ricalcano maggiormente il modello prestativo del tennis.

In occasione dell’articolo sulla capacità di anticipazione motoria, si è preso in esame il concetto di capacità coordinative: definizione, contenuti, modello della diversificazione, ruolo del preparatore fisico.

Questa settimana, l’attenzione sarà posta su una fondamentale qualità coordinativa: la capacità di equilibrio.

Le capacità coordinative: tecnica e specificità

A giudizio di scrive, il tecnico e tutte le figure professionali in perenne aggiornamento metodologico, che si occupano di attività motoria, devono sempre rammentare che lo sviluppo costante e ben strutturato delle capacità coordinative è il presupposto per la realizzazione di determinate azioni sportive.

L’allenamento di tali capacità speciali rappresenta un mezzo molto efficace per favorire l’apprendimento ed il perfezionamento della tecnica e per raggiungere prestazioni motorie di alto livello.

Gli sport di racchetta, tra cui il tennis – sport oggetto di questo elaborato – richiedono, nella pratica, l’acquisizione di una coordinazione fine, costruita sulla base di molte capacità speciali, tra cui la capacità di equilibrio.

Nel pratica del tennis, sin dalle prime fasi, è utile far comprendere all’atleta, attraverso metodologie ben congegnate, che egli non potrà apprendere nuovi complessi movimenti né perfezionare quelli conosciuti se non dispone di un consolidato grado di equilibrio statico e dinamico.

Chi scrive inoltre

ritiene che ogni addestramento sportivo si debba fondare sul principio della specificità: le abilità devono dunque essere allenate prevalentemente nel contesto in cui si svolge l’attività sportiva.

L’allenamento adattato delle capacità coordinative è caratteristico dell’età infantile e giovanile. L’allievo apprende nuovi gesti specifici attraverso esercitazioni motorie variate e multilaterali.

Nella disciplina sportiva del tennis è necessario saper mantenere il corpo in equilibrio e in posizione statica, generalmente in occasione di movimenti lenti, e conservare o ripristinare questa condizione durante e dopo spostamenti ampi e rapidi.

L’equilibrio statico è determinante per il mantenimento delle posture di attesa e per le fasi lente del gioco mentre l’equilibrio dinamico, fondato sull’accelerazione, acquista importanza nelle azioni in cui l’allievo deve effettuare spostamenti rapidi e impulsivi.

Nel tennis di alto livello, è necessario che l’atleta sappia padroneggiare un valida capacità di equilibrio in volo: è necessario sapersi muovere e colpire la palla, senza l’appoggio dei piedi a terra, con il controllo modulato della forza del tronco, sviluppando l’abilità di finalizzare il punto di gioco.

L’addestramento generale e multilaterale della capacità di equilibrio

Da un punto di vista puramente metodico, le capacità coordinative possono essere addestrate con forme di esercizio coordinativamente molto sollecitanti: compiti nuovi, inusuali, complessi e combinati.

Allo scopo di sviluppare un livello generale e multilaterale delle capacità coordinative, può essere valido un approccio più finalizzato: nell’allenamento infantile e giovanile è possibile addestrare la capacità di equilibrio per mezzo di compiti specifici con i quali si esercitano il mantenimento e il recupero della postura (esercizi di salto combinati con la rotazione del corpo,  con l’impiego di un minitrampolino o esercizi sulla trave di equilibrio).

L’approccio specifico: le capacità coordinative come completamento della tecnica

Un contenuto essenziale dell’allenamento di completamento della tecnica è , tra l’altro, la formazione delle prestazioni coordinative speciali di uno sport.

L’addestramento delle capacità coordinative è parallelo all’apprendimento e al perfezionamento delle abilità motorie sportive: l’utilizzazione variabile della tecnica, adeguata alla situazione favorisce l’accrescimento delle abilità coordinative speciali.

In sostanza, è preferibile proporre esercitazioni di addestramento coordinativo in stretta correlazione con i contenuti tecnici specifici.

La capacità di equilibrio nel tennis: il ruolo del preparatore fisico specifico

A giudizio di chi scrive, è assolutamente necessario che gli allenamenti di condizionamento fisico, svolti nel corso della preparazione complementare al tennis, siano orientati verso contenuti specifici: imitazione della gestualità, degli angoli di movimento, attivazione della muscolatura impiegata nell’esecuzione del gesto tecnico e riproposizione di condizioni proprie delle fasi di gioco.

L’addestramento senso – percettivo dell’equilibrio

Gli strumenti impiegati per accrescere le qualità di equilibrio sono numerosi.

Il preparatore fisico può proporre esercitazioni multivariate, allo scopo di allenare contemporaneamente diverse abilità motorie e condizionali.

Il professor Salvatore Buzzelli ha introdotto l’impiego della catena, quale mezzo di addestramento delle abilità generali di equilibrio.

L’esercizio mostrato in foto dall’atleta Manuel Righi, con opportune indicazioni del preparatore,  (posizione, angoli, velocità di esecuzione, carico e recupero) attiva elementi generali di forza, anche in forma eccentrica. Si attivano le corrette stimolazioni tattili del piede e l’atleta deve istantaneamente correggere la posizione del corpo, impiegando i muscoli del torchio addominale e del tratto posteriore della colonna.

Questo esercizio si può realizzare con l’impiego di una catena, avendo cura di fissarla tra due sbarre poco distanti. E’ sufficiente che la catena sia sospesa pochi centimetri da terra: in caso di caduta, l’atleta non corre alcun pericolo di infortunio.

Il preparatore fisico che propone esercitazioni mirate al condizionamento coordinativo del gesto specifico deve riprodurre fedelmente, con alcune variazioni, la postura e la percezione motoria della situazione di gioco.

L’impiego della tavoletta propriocettiva obbliga l’atleta a ricercare continuamente la posizione corretta, attivando i muscoli posturali e mantenendo il controllo dei corretti angoli articolari.

Il preparatore fisico, per creare stimolanti situazioni di instabilità, può impiegare numerosi strumenti e sperimentare diversi terreni di appoggio: cuscinetti propriocettivi, camere d’aria, sacchi di sabbia ondulati, cuscini gommati, copertoni di auto o di trattori, superfici ondulate o sabbiose.

L’atleta, alla ricerca della stabilità, può sistemare i piedi nelle posizioni che abitualmente impiega nel corso della pratica tennistica: si possono ritrovare le giuste correzioni posturali in posizione di open stance, di neutral stance, di semi – open o di closed stance.

Nelle foto seguenti, si mostra l’esecuzione delle posizioni finali di un rovescio ad una mano e di un rovescio bimane, in appoggio bilaterale su tavoletta.

Tutti gli esercizi proposti, con l’impiego della racchetta, devono essere svolti in forma dinamica. Nelle prime lezioni, è necessario sperimentare la postura di equilibrio in posizione di attesa e in forma statica. Quando l’atleta mostra un controllo maggiore, si può accrescere l’impegno del compito motorio.

Il preparatore fisico può creare proficue condizioni di instabilità anche nell’addestramento al corretto posizionamento degli arti inferiori  per l’esecuzione del servizio: nelle immagini seguenti,  si mostrano le posizioni dei piedi in fase di caricamento, in fase di lancio e di successivo slancio della racchetta alla ricerca del corretto impatto sulla pallina.

Il posizionamento dei piedi in avvicinamento (foot – up) può essere proposto con maggiore efficacia, con l’impiego di una sola tavoletta propriocettiva: l’atleta rimane in posizione con lo sguardo proteso verso la pallina.

Per consolidare un corretto apprendimento della posizione degli arti inferiori e dei movimenti rotatori del tronco, svolti durante i gesti tecnici specifici, si può impiegare la fitball (detta anche palla svizzera, supporto per gli esercizi del fitness e della ginnastica posturale).

Il preparatore fisico può richiamare alcuni contenuti propri dell’allenamento tecnico specifico: è necessario che l’atleta compia i corretti passi di uscita dalla posizione di attesa. Per favorire il giusto apprendimento del passo incrociato lungo, è utile posizionare uno scalino (o uno step, un ostacolo basso) a lato del soggetto.

In alcune situazioni, comuni tra i principianti, il preparatore fisico e il tecnico in campo richiedono al soggetto il mantenimento di alcune posizioni in controllo posturale statico: può essere necessario controllare il posizionamento dei piedi durante il lancio della pallina in preparazione del servizio, porre l’attenzione sul corretto movimento finale della racchetta nell’esecuzione dei gesti tecnici, senza sbilanciare il corpo in avanti. Tali esercitazioni possono svolgersi con l’impiego di una tavoletta di legno (pedana o step) che favorisca un ampio appoggio.

A giudizio di chi scrive, tali accorgimenti devono essere impiegati con cautela: l’allievo non deve percepire il gesto tecnico come un’azione statica. Nelle situazioni di gioco, è sempre necessario disporsi correttamente per impattare con preciso tempismo: è il corpo che deve trovare la posizione idonea rispetto alla traiettoria della pallina in volo.

Talvolta, in fase più avanzata, può essere utile isolare l’instabilità per un solo appoggio: un piede poggia sullo step, l’altro sulla tavoletta propriocettiva.

Nelle foto seguenti, si mostrano alcune esercitazioni che possono rendere complessa la ricerca della stabilità, nell’esecuzione di movimenti simili a quelli da effettuare in fase di gioco: la preparazione per un colpo di diritto con i piedi a contatto sulla tavoletta propriocettiva, la torsione del tronco preparatoria al servizio con i piedi sulla tavoletta, con lancio della palla zavorrata.

La capacità di equilibrio: istruzioni per l’uso

L’esecuzione delle azioni motorie nelle situazioni di gioco tennistiche, a qualsiasi livello, richiede  in ogni istante la ricerca di una condizione di equilibrio.

La pratica del tennis, con alcune varianti disposte dal tecnico, è in grado di addestrare il controllo senso – percettivo dell’atleta.

L’equilibrio, genericamento inteso come capacità coordinativa è stimolabile in forma generalizzata e aspecifica. Il tennista invece necessita di un apprendimento selettivo e specifico, realizzato in parallelo all’acquisizione della tecnica.

A giudizio di chi scrive, le esercitazioni menzionate nell’articolo possono essere proposte all’atleta sia in condizioni di freschezza sia in condizioni di affaticamento, con obiettivi differenti, ricercando sempre una diretta similitudine con le situazioni che il soggetto sperimenta sul campo.

Il carico, la densità e il livello di difficoltà richiesti devono essere valutati dal tecnico, in relazione alle qualità dell’atleta e al suo grado di apprendimento.

I contenuti propri dell’allenamento coordinativo consentono al preparatore di fisico di programmare le esercitazioni con il tecnico in campo, a dimostrazione che è essenziale la sovrapposizione tra i contributi delle due figure professionali.

Bibliografia

  1. Aa.vv. Allenare l’atleta, manuale di metodologia dell’allenamento sportivo, Edizioni SDS, 2011, Roma
  2. Bloom F.E., Lazerson A., Il cervello, la mente, il comportamento, CIBA, 2000, Geigy
  3. www.salvatorebuzzelli.it nella homepage, in basso a sinistra cercare “video dimostrativi” e cliccare su “allenamento equilibrio“: video con Enrico Burzi che svolge l’allenamento alla catena
  4. Capanna R., Bignardi E. I muscoli al servizio di sua maestà il cervello – la resistenza e la forza. EDN Phromos, 2000, Perugia
  5. Martin D., Carl K., Lehnertz K. Manuale di teoria dell’allenamento, Società Stampa Sportiva, 2000, Roma: p. 27-67

Per le foto, realizzate dall’autore Lorenzo Falco, si ringrazia il tecnico Andrea Pontone, responsabile della scuola tennis del CH4 Sporting Club di Torino che si è gentilmente prestato in qualità di soggetto delle immagini proposte.

© riproduzione riservata

38 commenti

  1. paolino

    consigli di usare queste tavolette o quelle che han sotto 2 mezzelune e che quindi non possono ruotar su se stesse? grazie

  2. Lorenzo Falco

    Buongiorno a tutti.

    Rispondo a Paolino

    Esistono differenti superfici e forme, per creare l’instabilità desiderata.
    La scelta dello strumento di lavoro è legata: al livello di addestramento conseguito dall’atleta e al tipo di esercizio che si intende proporre.

    Tavolette che hanno numerosi gradi di libertà sono da proporre ad atleti di buona esperienza con tali esercitazioni.

    Il mio consiglio dunque è di adottare la giusta strategia con l’atleta a cui si propongono questi metodi.

    Se si dispone di tavolette di Freeman con 2 gradi di libertà, si può accrescere l’impegno del compito con un maggiore piegamento al ginocchio o ricercando un equilibrio monopodalico.

    In molti casi è necessario lavorare con il materiale che si ha a disposizione o che, addirittura, si riesce a costruire.

    Un saluto. Lorenzo Falco.

  3. nicoxia

    Falco ,Di Costanza che secondo me è un’altro preparatore di ottimo livello parla della necessità di legare l’aspetto visivo all’esercizio di equilibrio,lui ha un sooftware con cui allena questo aspetto cosa ne pensi.

  4. Lorenzo Falco

    Rispondo a Nicoxia

    Certamente è un aspetto interessante: è fondamentale legare l’equilibrio all’esecuzione di un compito.

    Non ho conoscenza dei dettagli del software di cui mi parli ma credo che se fornisce adeguate risposte per l’allenamento di tali qualità, possa essere valido.

    Occorre sempre ricordare che l’aspetto coordinativo è strettamente connesso all’elemento tecnico: ogni esercitazione non correlata al gioco attiva gli aspetti generali delle qualità coordinative.

    Nel caso del tennis, è meglio, a mio giudizio, ricercare lo stimolo con un compito tecnico, da svolgere in condizioni di instabilità.

    Un saluto. Lorenzo Falco.

  5. nicola tennis

    Interessante. Ecco, su questo argomento sarebbe auspicabile un intervento di Davide per riportare le sue esperienze e suggerire altri strumenti utilizzati per lo scopo.

  6. nicola tennis

    Interessante. Ecco, su questo argomento sarebbe auspicabile un intervento di Davide per riportare le sue esperienze e suggerire altri strumenti utilizzabili per lo scopo.

  7. paolino

    sarebbe interessante sentire il maestro Puci,lui usa tantissimo le tavolette propriocettive.chissà chi gli ha dato quell input.

  8. Complimenti Lorenzo, bell’articolo.
    Giusto dire che l’atleta non deve mei percepire l’esecuzione di un gesto come statico. L’equilibrio statico nel tennis non esiste. Nemmeno la posizione d’attesa (che molti oggi chiamano “posizione di attesa dinamica”) è del tutto statica. Oggi la maggior parte dei colpi nel tennis viene giocata con entrambi i piedi staccati dal suolo, per cui la mitica frase “quando colpisci tieni i piedi ben piantati a terra” ha senso solo nelle prime fasi dell’insegnamento: se protratta oltre significa che stiamo insegnando un tennis che non c’è più.
    Gli attrezzi per il miglioramento dell’equilibrio sono tutti quelli che, in un modo o nell’altro, mettono in crisi la stabilità, o perchè sono di per sè instabili o perchè riducono la superficie d’appoggio. Io con i piccoli uso anche gli skateboard (incastrati fra due materassini pesanti in modo che possano muoversi di poco, divertenti), i tappeti di palline (palline incastrate fra due aste di legno pesanti), la corda appesa a 10-20 cm dal suolo (solo con i bravi e con assistenza), i tronchetti di legno lisci, i palloni sgonfi e tutto quello che trovo. Recuperiamo anche i giochi tradizionali, tipo la “battaglia dei galli” il “tiro alla fune” (in monopodalico) etc.
    Con i più grandi le tavolette le uso di più e me le faccio costruire dal falegname di tre tipi: instabili solo sull’asse sagittale, instabili solo sull’asse frontale, instabili su tutti gli assi.
    Un’ultimo appunto: si chiamano tavolette propriocettive, ma se usate così non allenano la propriocettività ma solo l’equilibrio. Per l’allenamento della propriocettività ed un corretto lavoro preventivo occorrono strategie diverse.

  9. nicoxia

    Bravo Davide,è mostrando le propie competenze che ci si apre la strada,certo che da quello che ho capito stai vendendo frigoriferi in Siberia,o cambi posto o almeno inventati di venderli come riscaldamento.

  10. pulsatilla

    Davide,
    ti leggo sempre con molto interesse.
    L’equilibrio statico probabilmente non esiste in qualunque situazione.
    Come si allena la ricerca dell’equilibrio?
    Molti pensano che il meccanismo, che ha un centro di elaborazione centrale e a livello dell’orecchio interno, origini da stimoli visivi, acustici, propriocettivi e esterocettivi e che tutto si esaurisca in questi passaggi.
    Per semplificare: dalle strutture recettoriali del piede posto sulla tavola propriocettiva partono impulsi che attraverso le strutture centrali metteranno in azione la risposta motoria adeguata per la ricerca dell’equilibrio.
    Non è solo così. perchè se fosse solo così la risposta motoria sarebbe estremamente lenta e non riuscirebbe a far fronte all’urgenza che la situazione richiede.
    in realtà ciò che accelera la ricerca dell’equilibrio parte sempre da un dato mnestico, dalle memoria motoria. Gli impulsi afferenti dall’esterno (visivi, propriocettivi etc…) ci confermano attimo per attimo che la risposta motoria sia funzionale, finalistica.
    ma tutto origina dalla memoria. Il primim movens è il dato mnestico.
    e questo fatto, che pare semplice in sè, in realtà spiega molte cose, ad esempio perchè il bambino la prima volta cade dalla tavola propriocettiva e dopo un mese è capace invece di compiere gesti anche complessi sulla stessa tavoletta.
    questo fatto spiega anche la necessità per uno sportivo di allenare la specificità e a questo proposito Lorenzo giustamente dice: “…ogni addestramento sportivo si debba fondare sul principio della specificità: le abilità devono dunque essere allenate prevalentemente nel contesto in cui si svolge l’attività sportiva”.
    D’altronde potremmo anche prendere uno di quelli che camminano sulla corda sospesa a decine di metri e metterlo in un campo da tennis e verificare evidenti deficit nella ricerca dell’equilibrio nelle fasi di gioco. Sarebbe una prova presuntiva e indiretta di quello che ho appena espresso.

  11. delisting

    x davide
    complimenti…apprezzo molto i tuoi metodi e il tuo pensiero , da tecnico devo constatare purtroppo di operare con pf seppur forgiati dalla fit che fanno fatica a calarsi nella specificità della ns disciplina…in che zona insegni????hai la possibilità di inviarmi un tuo programma tipo magari per allievi under 8,10 e 12 di buon livello agonistico???

  12. “D’altronde potremmo anche prendere uno di quelli che camminano sulla corda sospesa a decine di metri e metterlo in un campo da tennis e verificare evidenti deficit nella ricerca dell’equilibrio nelle fasi di gioco”

    Perfetto!!! Ricordiamoci che la preparazione deve essere specifica e finalizzata (il che non significa che non si debbano fare esercizi più generali!). Purtroppo in alcuni casi siamo passati dalla preparazione generica adattata, quella dell’atletica per intenderci, a sventolare la preparazione specifica senza aver capito nulla di quello che significa. Alcuni colleghi hanno così alimentato ulteriormente le motivazioni di quei maestri che considerano i pf gente che di tennis professionistico non sa niente, per cui vale la pena fare da soli. In molti casi ci siamo tirati la mazza sui piedi da soli.

  13. @delisting
    La laurea non fa il preparatore (anche se fa quasi sempre un preparatore migliore di un maestro improvvisatore), figurati un corso FIT di due giorni…
    Preparatore si diventa studiando la disciplina sul campo, con tanta umiltà. Aver giocato un pò aiuta, non c’è dubbio, ma non è indispensabile SE IL MAESTRO E’ DISPONIBILE A CONFRONTARSI E COLLABORARE CON TE! E’ il maestro che deve avere la conoscenza tecnica approfondita della disciplina, il preparatore è sufficiente che sappia dove si deve andare.
    Io quest’anno lavoro al CT Milano Marittima: nuova gestione, i problemi non mancano, ma almeno con il responsabile tecnico si riesce a parlare e a confrontarsi. Sto avendo buona disponibilità e mi sto facendo apprezzare, ma occorre tempo. Siamo indietro di trent’anni: non si può fare una rivoluzione culturale in un paio di mesi…
    La qualità del lavoro che riesco a proporre ancora non mi soddisfa appieno, ma in confronto alle realtà limitrofe siamo una falcata avanti. Lavoro in condizioni difficili, ma questo mi sta servendo per imparare a fare di necessità virtù, dopo anni in società professionistiche dove non mi mancava quasi nulla.
    Sul mio blog “Preparazionetennis” da questa sera comincerò a pubblicare il lavoro che faccio in settimana con i miei bambini e ragazzi: livello molto basso, agonistica praticamente assente, ma a volte è bello anche cominciare da zero… Chiaramente si può scaricare tutto gratuitamente…sia mai che nel mio lavoro si riesca ogni tanto a farsi pagare, ahahah!

  14. E anche oggi ho ricevuto la telefonata di un Circolo il cui contenuto dimostra che in Italia il tennis non potrà mai crescere. Questo il contenuto del dialogo:
    “Salve, lei era passato a consegnare un curriculum?”
    “Si, diversi mesi fa, per la preparazione fisica dei ragazzi”
    “Beh, quel discorso a noi non interessa…poi cominciare con la ginnastica a metà anno…bisognerebbe rifare gli orari, poi a noi non è che ce ne importa più di tanto…forse se ne riparla a ottobre. Noi avremmo bisogno che lei ci desse la sua disponibilità per metterci a posto con la FIT, che sta rompendo i coglioni con sta storia del preparatore…lei è disponibile ad un discorso del genere? Noi le daremmo qualcosa per il disturbo…”

    DOMANI POMERIGGIO, CHE NON SONO IN CAMPO E POTREI RIPOSARMI UN PO’, HO PRESO APPUNTAMENTO CON QUESTO SIGNORE: VOGLIO GUARDARLO IN FACCIA, FARMI DUE RISATE E MAGARI SPUTARGLI PURE, NELLA FACCIA!!!

    Consapevole che un “collega” disposto a fungere da prestanome per qualche centone lo troverà di sicuro, e siccome questo è anche più intelligente di me, accetterà di sicuro…
    Mah, forse dovrei farmi furbo e inventarmi un nuovo lavoro: preparatore sulla carta… 5/6 circoli a 250/300 € l’uno e avrei risolto buona parte dei miei problemi…

  15. E’ proprio quello il problema Nicoxia…sto vendendo frigoriferi in Siberia! Il problema non è dimostrare la competenza, ma che ci sia qualcuno a cui questa interessi! Barsacchi è andato a dimostrarla in Australia, a fior di soldoni (credimi, veramente tanti!) perchè qui a nessuno interessava!

  16. nicola tennis

    Davide, a Barsacchi danno tanti soldi ma e’ anche vero che ha seguito la Schiavone negli ultimi due anni con i risultati che Francesca ha avuto.

  17. Lorenzo Falco

    Rispondo a Davide

    Innanzitutto grazie per i complimenti al mio articolo.
    Concordo interamente con ciò che hai illustrato nel post di risposta ai contenuti del mio contributo.

    In merito alla vicenda del post 14 mi sento di portarti solidarietà: nella mia regione esiste un preparatore fisico che segue – a detta sua – 8 circoli.
    Certo, è anche probabile che segua 8 strutture in cui il tennis è praticato in forma part – time: un’ora il lunedì, una il giovedì, etc.

    Mi sento di dire che questo atteggiamento da parte di circoli non in regola è abbastanza comune: non ho i requisiti ma pretendo di fare un lavoro di alto profilo – sulla carta.

    Esiste un mercato delle targhe anche tra gli istruttori di tennis con la qualifica di maestro e tecnico nazionale.

    E’ evidente che ciò è un malcostume ma dipende anche certamente dai meccanismi di controllo: i fiduciari regionali sono demotivati e organizzati in forma dispersiva.

    In bocca al lupo per il tuo lavoro Davide e spero di poterti incontrare in qualche occasione per scambiare qualche opinione in merito agli aspetti pratici e organizzativi del nostro mestiere.

    Un saluto. Lorenzo.

  18. Maurizio

    Davide complimenti per i post e per il blog, mi trovi d’accordo anche quando in un altra rubrica affermi che bisogna puntare alla qualità anche a discapito della quantità.
    Sono rimasto perplesso quando hai parato nel post n 8 quando dici che si insegna un tennis di altri tempi parlando degli “appoggi”; certo in un tennis muscolare e potente come quello moderno sono sempre meno le occasioni per colpire ben appoggiati, però quando è possibile è sempre preferibile colpire ben appoggiati, anche per il fatto che la postura “in volo” è figlia di quella preparata a terra. Mi ricordo poi il RG di quest’anno quando Fabio Fognini vinse infortunato una partita, la maggior parte dei suoi colpi erano eseguiti forzatamente con appoggi a terra e senza spinta delle gambe, la mano però viaggiava veloce e gli permetteva di tirare vincenti forti e precisi.
    Oggi ho l’impressione che si insegni troppo a spingere con le gambe, cosa giusta se non pregiudica la velocità del braccio. segue…

  19. Maurizio

    La fisica, ci insegna, che la forza è il prodotto tra la massa e la velocità di spostamento, degli studi hanno stabilito che aumentando la massa di un unità la forza aumenta di un unità, mentre aumentando la velocità di un unità, la forza triplica, è quindi molto più importante, quando è possibile, arrivare bene sulla palla, essere sotto molto ampi (qualcuno dice che è difficile tirare le cannonate da una canoa), è avere un braccio molto veloce.
    Se notate bene, è la più impotante caratteristica del dritto di Federer, ha il braccio che è la metà di quello di Serena Williams ma è talmente veloce che la palla viaggia il doppio.

  20. pulsatilla

    Però Roger non ha mai i piedi in terra quando colpisce col dritto. d’altronde con una eastern non può fare altrimenti.

  21. Maurizio

    Pulsa, non esattamente, quando la palla gli arriva frontale e lui è in closed stance i piedi sono ben appoggiati, solo il destro a volte si solleva per far scaricare il peso davanti.
    Diverso è il discorso quando colpisce in open, però se noti quando la palla la intuisce bene, il piede sinistro si piega in avanti e il destro lo raggiunge subito dopo alla stessa altezza, il sollevamento è limitato e solo quando la palla è molto veloce ed è costretto a compensare per mantenere la palla alla giusta distanza.

  22. Maurizio

    Il discorso della eastern potrebbe essere pertinente in quanto generalmente l’impatto è più arretrato e si può avere meno margine per colpire appoggiati.

  23. pasanen84

    Concordo con Maurizio. Si vede anche bene quando deve attaccare una palla senza peso a meta o a trequarti campo, ha sempre i piedi ben piantati per terra.

  24. @Nicola
    La mia osservazione su Barsacchi era relativa al fatto che la sua professionalità è stata apprezzata e pagata solo all’estero! In Italia, da quello che so, non prendeva UN DECIMO!!! Non volevo fare paragoni con la mia situazione o la mia esperienza. Dico che noi ce lo siamo fatti scappare, perchè a noi NON CE NE FREGA UN CAZZO DI AVERE PERSONE BRAVE E PREPARATE COME LUI! Il problema è solo uno: NEL TENNIS NON HAI LA POSSIBILITA’ DI ALLENARE AD UN LIVELLO DECENTE E DIMOSTRARE LA TUA PROFESSIONALITA’: altrimenti io sarei ben felice di fare qualche anno di gavetta sapendo che prima o poi i meriti ti vengono riconosciuti! Per crescere nel tennis devi avere la fortuna di vivere in zone tennisticamente evolute (pardo…meno arretrate!), altrimenti non c’è niente da fare! Il prof. Catizone a Rimini farebbe fatica a lavorare come me…anzi, non lavorerebbe proprio, perchè qua le persone di cultura fanno paura!

  25. Grazie Paolino.
    Le mie competenze informatiche sono a zero su come si costruisce un sito. Sapessi quanto notti di lavoro mi ci sono volute per imparare a gestire un blog da zero! Diciamo semplice e esenziale…per non dire che esteticamente non si guarda..ahahah…ma sì, conta la sostanza!!

  26. @Maurizio e altri
    Chiarisco: non intendevo dire che bisogna insegnare a colpire con i piedi staccati dal suolo!!! Poi io non sono maestro…
    Credo che saper colpire con i piedi staccati sia la massima evoluzione del colpo: quando sai spingere al massimo e controllare il colpo sei ad un buon livello.
    Intendevo dire che questa tecnica non va inibita e che se nella pallavolo la capacità di bilanciarsi in volo è evidente, il tennis è un pò più infido. Conclusione: alleniamo anche questo aspetto dell’equilibrio, anche se il tennista non salta come un pallavolista

  27. Maurizio

    Bogar, Leo Caperchi è altissimo, ora però mi devi dire perchè l’hai chiesto, mi vengono in mente anche Dal col e Mion che lavoravano con Sartori, anche Brumo Moholovic che lavora a Marlengo, lo stesso Piatti non è basso, giusto per rimanere in Italia.

  28. bogar67

    @Maurizio
    No era solo una curiosità perchè mio maestro non è alto, dopo Silvano Papi poi oggi ho conosciuto di vista un altro personaggio del mio film, 🙂 tale 🙂 Michelangelo Dell’Edera che non è certo un colosso e Sartori mi dicono che non è alto, volevo sapere se non essere molto alti era una costante dei maestri bravi ed eventualmente se ci stava un nesso tra l’essere bravi e il non essere alti. Probabile che mia osservazione è una cavolata 🙂 🙂 ma anche il validissimo Francesco Palpacelli come anche uno dei due nostri delegati regionale non è alto. Insomma per quei pochi maestri di un certo livello e di consolidata fama che ho fin qui incontrato di persona l’unico alto è Luigi Bertino.
    ps anche Mad Max non è alto 🙂 🙂

  29. delisting

    x lorenzo
    ho un interessante gruppo di bambini/e u.10 e 8 vorrei nei prossimi mesi proporre un progetto atletico integrativo basato soprattutto sulle capacità coordinative…vorrei qualcosa di stimolante.ludico e specifico al tempo stesso..cosa puoi consigliarmi???

  30. Lorenzo Falco

    Caro delisting, in queste ore non ho la possibilità di risponderti. Entro la fine della settimana, ti darò le risposte che cerchi.

    Un saluto. Lorenzo Falco.

  31. delisting

    X Lorenzo e non solo
    Nel libro “dal bambino al campione”di Carlo Rossi fra gli altri,nella tassonomia degli aspetti coordinativi la capacità di equilibrio è considerata meno funzionale rispetto ad altre capacità come differenziazione,reazione e rapidità.Che ne pensate?

  32. Lorenzo Falco

    Rispondo a Delisting.

    Intanto, è utile affermare, a beneficio dei lettori, che la tassonomia è l’insieme dei criteri che consentono una classificazione gerarchica di concetti, espressioni e qualità.
    La domanda, a mio giudizio non è chiara e non riesco a darti una risposta completa. Mi sfugge il significato che attribuisci al “meno funzionale”.
    In ogni caso posso dirti che trovo molto difficile realizzare una classificazione tra le capacità. E’ impossibile valutare il “carico coordinativo” di un’esercitazione ed è irrilevante, ai fini dell’allenamento, stabilire la gerarchia tra le capacità allenate.
    All’atto pratico, tutte le qualità, non misurabili, lavorano in parallelo.
    Occorre poi verificare quali sono le parole usate da Carlo Rossi nel suo testo per poter prendere in esame ciò che egli esprime.

    Un saluto. Lorenzo.

  33. Splendida risposta di Lorenzo. All’inizio del mio percorso come pf perdevo ore nel cercare di capire quale capacità coordinativa fosse interessata da un determinato esercizio, per poi arrivare a capire che in realtà non serve a nulla. Le capacità coordinative sono classificate secondo criteri di osservazione e deduzione, non sono “separabili” dal contesto in cui si esplicano. Semmai la domanda è cercare di capire quali sono I MIGLIORAMENTI attesi da un determinato compito motorio…

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