Riflessioni generali sulla Coppa Davis (e i giudici di linea)

di - 8 Marzo 2015

Davis

di Sergio Pastena

Mi fa davvero piacere che Bolelli e Fognini abbiano vinto. “Grazie mille, Captain Obvious!”, potrebbe rispondere qualcuno, ma in realtà lo specifico perché il motivo per cui mi fa piacere non è soltanto che così ci siamo portati avanti 2-1 in Kazakistan, ma anche che in questo modo passa in secondo piano la motivazione della “rosicata” dietro alle lamentele per un arbitraggio indegno.

Arbitraggio, poi, bisognerebbe dire giudicedilineaggio, visto che probabilmente il giudice di linea che ha chiamato una slavina di palle fuori inesistenti ai nostri è anche uno dei quattro kazaki che hanno twittato #AlgaKazakistan nella sconclusionata gara lanciata dal sito ufficiale della Davis Cup. E chissà che quello che ha chiamato fallo di piede a Fognini sulla prima in occasione del match-point (che non ti capiti mai con Serena Williams, figliolo…) non fosse suo cugino. Nando e Puccio Kukushkin, vedi mai.

Ma torniamo al sito della Davis, da cui muove le mosse questo articolo. Potremmo prenderla alla larga partendo da una domanda: recentemente dalle colonne di TuttoSport Piero Valesio ha lanciato la proposta di rendere obbligatoria la Davis sostenendo che “Basterebbe un minimo accordo fra chi gestisce il tennis, ATP, WTA e Federazione internazionale”. Idea suggestiva, che però a mio avviso è impraticabile per due motivi.

1) Troppo problematico gestire chi si chiama fuori per gli infortuni

2) Le convocazioni le fanno i capitani. Mettiamo il capitano di una nazione “media” che ha come obiettivo per la conferma quello di rimanere nel World Group: se so che a convocare il mio “superbig” per il primo turno rischio di perdere comunque, di farlo arrabbiare e di ritrovarmelo infortunato per la sfida salvezza, finisce che non lo convoco

Al di là degli ostacoli citati non sarebbe a mio avviso giusto per ulteriori due motivi. Innanzi tutto il tennista non è uno stipendiato come il calciatore, ma una specie di lavoratore autonomo, e se la Davis gli scombussola la preparazione e lui ci perde punti e soldi non sarà certo la sua federazione a ridarglieli (il tutto senza contare i casi di giocatori “poco patriottici”, che andrebbero a giocare con la stessa gioia con cui vanno dal dentista). Oltre a ciò sarebbe iniquo: magari da un lato metti un Ferrer che se la deve tirare per cinque set contro due avversari forti e un Gulbis che va a giocare contro il Kisandostan e se la sbriga in un’oretta senza necessità di andare neanche in campo la domenica. Se i due si sfidano al torneo successivo, chi sarà più stanco?

Ad ogni modo la domanda potrebbe essere posta in altro modo: se la Davis desse punti e denaro, la buttiamo lì, come un Masters di fine anno, il problema delle defezioni verrebbe a cadere perché anche ai migliori converrebbe giocarci. Il format è affascinante, televisivo al massimo e con una tradizione secolare, quindi non vedrei impedimenti economici: perché l’Atp non ci fa un pensierino?

Riassumo il mio punto di vista in tre parole: figure di merda. Sono quelle che si farebbero dando gloria e denaro a chi in Davis ci gioca, perché purtroppo questo format ha tante cose che non vanno: tutti sanno che nei gruppi inferiori “tentati furti” come quello di oggi spesso riescono per via della mancanza dell’occhio di falco, quindi l’ipotesi viene lasciata cadere ancora prima di essere tirata in ballo. Provate a immaginare un quarto di finale Slam in cui uno dei giocatori tira dentro di mezzo metro tutte le palle per paura dei giudici di linea, non è cosa insomma. Questi sono gli affari. Ma altra cosa è il giornalismo, ed evidentemente Richard van Poortvliet, che pure non è uno di primo pelo, deve averlo scordato.

Andatevi a leggere la cronaca del doppio sul sito della Davis Cup: da parte del cronista non c’è un accenno neppure di sfuggita alle chiamate dei giudici e alle polemiche successive. Barazzutti non è mai stato ammonito. I giocatori non si sono mai incazzati. Il fallo di piede sul match-point di Fognini ce lo siamo sognati. L’occhio di falco era al pub a sfondarsi di vodka. Fin qui, direte, “Poverello, deve mangiare anche lui” e ci sto dentro. Non ci sto più dentro, però, se riporti selettivamente le dichiarazioni di un tennista. Se leggete le parole di Bolelli in quel pezzo, sembra colto da amnesia selettiva: sembra che abbia citato solo ed unicamente il fatto che ci sia stata grande lotta e che a un certo punto a Golubev entravano tutte le sassate. Ai microfoni di SuperTennis, tuttavia, sia lui che Fognini hanno detto chiaramente che l’arbitraggio era stato a dir poco frustrante. Con l’inviato della Davis sono stati comprensibilmente più diplomatici, buttarla in caciara conviene soltanto a loro. Non è mancato tuttavia un riferimento a “tutto quello che è successo in campo durante il tie-break del terzo set”, ma evidentemente il cronista pensava che Fognini si riferisse a un’invasione di zanzare tigre del Kazakistan. E comunque nel pezzo ha preferito glissare. Non avran glissato i tifosi, visto che il Kazakistan in un mondo minimamente sensato non dovrebbe neanche giocarla la Davis, visto che non hanno mezzo giocatore cresciuto in casa.

Ad ogni modo, per farla breve, oggi pomeriggio non è successo niente. I bimbi kazaki giocavano nei prati kazaki, i giudici di linea kazaki avevano la vista delle aquile kazake e nessun kazako ha chiamato un fallo di piede sul match-point. Specialmente ad un piede italiano.

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