Dedicato ad Andrea Stucchi


Queste righe sono dedicate ad Andrea.
Non lo conoscevo personalmente. Mi sembra però di sapere quali fossero i suoi sogni, le sue ansie, le sue gioie, perché a mia volta ho avuto modo di sperimentarle da genitore di uno sportivo. Andrea ha, in questi anni, percorso una via che mi è familiare. È una via lastricata di difficoltà, che però aveva già dato ottimi risultati a livello giovanile. Cominciava ora, da professionista giovane ma adulto, a dare ragione a chi, come lui, aveva le qualità per percorrerla: senza bruciare tappe, senza colpi di cannone, ma forte della sua straordinaria indole, quella che serve prima di ogni altra cosa a chi vuole sfondare nel tennis.
Dopo la sua morte, dopo il terribile silenzio che la scomparsa di questo ragazzo fa cadere intorno a tutti noi, non mi coglie solo il senso di assurdità per un fatto come questo, ma anche lo sgomento di un padre, la paura che deriva dalla improvvisa consapevolezza che uno strazio così grande, così senza appello, possa capitare anche lì dove meno te lo aspetti, quando il fisico è atletico e scoppia di salute e di gioventù, possa cadere su di te.
Per questa ragione scrivo volentieri di lui attraverso le parole di chi lo ricorda e lo ama.
Simone Ercoli lo seguiva come un padre sportivo e aveva con lui un’intesa così forte da quasi impedirgli oggi di continuare a tornare sul campo come se nulla fosse.
Da Andrea era stato impressionato da molto tempo, dal 2007, quando ancora non lo allenava. Con Alessandro Piccari stava assistendo a un incontro dei campionati regionali assoluti fra Andrea e Alessio Abbondanzieri. Di Andrea, più del tennis, lo aveva colpito lo straordinario, leonino coraggio.
Questo coraggio, questa determinazione, sono le stesse doti che Andrea ha mostrato in questi folgoranti tre mesi, da quando gli hanno scoperto un linfoma che non perdona.
Andrea ha da subito deciso di lottare contro il suo male. Simone, che lo sentiva giornalmente, dice che con lui si parlava più di progetti tennistici che di malattia. Questo spirito non è venuto meno neppure man mano che i diversi trattamenti messi in atto fallivano. Solo nell’ultima settimana da parte di Andrea è calato il silenzio, un piccolo segnale di resa forse nella consapevolezza che il suo fisico aveva la peggio ed era stanco di combattere.
Andrea lascia dietro di sé il ricordo, oltre che del suo grande rovescio e della sua capacità di lottare lealmente, di un ragazzo educato e disponibile, concentrato sui suoi obiettivi, ma aperto ai contatti e alle amicizie, amante delle belle cose, ma semplice nel vivere.
Daniele Baldassarri, il maestro di Andrea quando era un giovane studente, divenuto suo amico, ci racconta del suo grande cuore, ma anche del suo equilibrio, della sua maturità.
Capace di diplomarsi al liceo classico con alti voti, nonostante il pesante impegno scolastico non aveva rinunciato al tennis, sacrificando tutto il suo tempo libero. Arrivava al circolo appena finita la scuola e vi restava fino alle 7 di sera per tornare a casa, mangiare velocemente e mettersi a studiare.
Giovanissimo, terminato il liceo, non aveva esitato a prendere la via della Spagna, dove aveva trascorso un anno e mezzo, allenandosi con grande rigore con David Sanchez (ex top 50 ATP) e tornandone anche molto migliorato. Era rientrato, ritiene Daniele, anche perché per Andrea la vita fuori dal campo era importante quanto quella sul campo e in Spagna forse il contatto umano un po’ gli era mancato. Anche dopo il liceo aveva d’altronde continuato a non perdere di vista il suo futuro, pensato nel tennis , ma anche oltre. Pur investendo molto nel tennis, si era iscritto a psicologia, con l’intento di pervenire ad una laurea.
Insomma, Andrea era sempre proiettato positivamente verso il prossimo impegno. A Daniele, 25 giorni fa, aveva detto: ci vediamo in campo.
Dalle parole di chi gli vuol bene emerge la forza di Andrea, la sua personalità davvero non comune.
Voglio da parte mia fargli un augurio usando le parole di Gianni Brera: caro Andrea, che ti sia lieve la terra.

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