Diario di Bordo «Finale» dal Bonfiglio

di - 28 Maggio 2014

Big Lebowski

da Milano, big lebowski

E’ ricominciato il solito tram tram, ieri un “bucio di culo” pazzesco dal momento che erano rimaste indietro un sacco di cose tanto da farmi pensare che dovrò rivedere la mia teoria del Friday to Monday.

Oggi è più tranquillo e termino il mio impegno con Alessandro, con l’idea di raccontarvi ancora qualcosa che non poteva entrare nella cronaca giornaliera o che mi è rimasto nella penna e anche di parlare un po’ di tennis, cosa che ho qualche volta trascurato.

Ma vi parlerò anche di altro, che comunque ha a che fare con l’argomento principale, perché come dice Mourinho, che è antipatico, ma è fuori di dubbio una persona intelligente, riferendosi al suo sport ma io lo traspongo, “chi parla di tennis sapendo solo di tennis non capisce niente di tennis”.

Ieri sera ho sottoscritto l’abbonamento mensile con Eurosport Player, un servizio veramente raccomandabile che dietro il pagamento di € 5,99 permette l’accesso tramite pc ai canali di eurosport e anche a numerosi campi del Roland Garros ( che ho scoperto si pronuncia come scritto e non Garrò, essendo il nome di un aviatore spagnolo) e precisamente Chatrier, Lenglen, 1, 2, 3, 6, 7; purtroppo Camila giocherà sul court 4 alle 11 e mi toccherà il tormento del live score.

Sapendo che nella prossime due orette non riuscirò a concentrarmi su nient’altro, decido di ultimare questo diario con il proposito di buttar l’occhio solo ogni tanto al punteggio, dato che recentemente, non ridete ma si trattava di un turno di quali a Madrid , ho rischiato l’infarto durante il tiebreak dell’incontro contro Kudryavtseva, nel quale potevo sapere solo vedendo una A trasformarsi nel numero 40 sul microscopico schermo di un i-phone, che la Giorgi annullava tre o quattro match point per vincere 11-9 dopo tre ore di (mia) sofferenza indicibile. Ho giurato che non lo farò mai più, penso che Ale è sicuramente sul campo in questo momento e lo invidio molto.

Comincerei il vero articolo, esprimendo la mia personale soddisfazione, che sono certo è anche quella di molti di voi, per aver rivisto, prima nel tabellone di qualificazioni e poi in campo, una bella ragazza che è stata spesso protagonista involontaria di discussioni su questo sito, e mi riferisco ad Alessia.

Chi, come me, ha sempre tifato per gli indiani e non per gli yankee, non può non aver augurato tutto il bene possibile al loro progetto che pareva essersi inceppato tanto da essere troppo presto giudicato finito da qualcuno.

Voglio tranquillarvi, la ragazza è viva e lotta insieme a noi: certo il periodo di parziale inattività non può non aver lasciato delle scorie, ma nulla di irrisolvibile.

Il fatto che abbia avuto una wild card dovrebbe significare che Alessia è oggetto di una certa fiducia non solo nell’ambito famigliare e che, mi è sembrato di capire, non sono soli in questo lavoro di parziale ricostruzione, sospetto a livello anche mentale.

Avendo assistito al suo match contro un’avversaria tutt’altro che facile, ho visto degli ottimi colpi e ho ravvisato la necessità di giocare, giocare e giocare per riacquistare una maggiore consapevolezza come d’altra parte è piuttosto ovvio.

Quindi tanti auguri a tutti loro per tutto, e non mi stupirei se di qua ad un anno fosse una delle nostre protagoniste ricordando che è nata nel 1998.

Per restare alle amiche del blog, non ho visto giocare, invece, Beatrice se non in allenamento e in doppio.

Ho comunque conosciuto una ragazzina semplice e solare con un fisico ragguardevole per l’età e con due spalle non comuni che promettono di poter migliorare la potenza che già sviluppano.

La somiglianza con il suo simpatico babbo è impressionante e non solo nell’aspetto, ma perfino osservandoli nella caratteristica camminata e nello sguardo buono degli emiliani di collina.

Ha perduto nel turno decisivo delle qualificazioni, nel quale il livello era alto, dopo aver dominato il primo set aggiudicandoselo per 6-1 e aver perso 5-7 un secondo lottato.

Il bicchiere è sicuramente mezzo pieno, anche tenendo conto di altri recenti risultati; credo abbiano la possibilità di divertirsi parecchio con il tennis nei prossimi anni, con le giuste ambizioni che non possono essere certo quelle della Bellis o della Black, ma sono certo non lasceranno nulla al caso e che si giocheranno le loro carte con umiltà e determinazione: aspetto con curiosità Bea con un anno in più nella prossima edizione oltre che nella sua ancora lunga evoluzione.

Ho visto troppo poco le altre per dare un giudizio e non ho visto per niente, purtroppo, la piccola Pieri, che considerata l’età, avrà altre occasioni.

Merita qualche parola in più Bianca Turati. Ha sicuramente la faccia giusta, lo sguardo determinato e attento, una notevole intelligenza tennistica, una grinta ben incanalata ed un magnifico rovescio a una mano.

Se il tennis è sport, business e spettacolo, qualcuno dovrà occuparsi anche di questo ultimo aspetto e Bianca (come Camila) è una di quelle che merita il prezzo del biglietto. Molto leggera e con un fisico in costruzione, è già piuttosto rapida e soprattutto è una lottatrice nata, con una non comune capacità di coinvolgere lo spettatore grazie ad un tennis fuori dagli schemi di massa.

E vedere un bel rovescio “alla vecchia”, quando è così ben giocato, è sempre motivo di godimento.

Nel maschile, che ho visto a sprazzi ,mi pare che abbiamo un gruppetto di bravi atleti volonterosi con un atteggiamento positivo senza punte di particolare rilievo; tutti hanno lottato, con una citazione particolare per Roncalli e Pellegrino, ma non ho sinceramente notato nulla di particolarmente significativo, compreso il più quotato Baldi che è quello che ha maggiormente deluso.

Può essere cha abbia espresso qualche considerazione, anche nei giorni scorsi, dettata più da impressioni fugaci ed istintive che verificate, come dovrebbe forse fare chi cerca di analizzare degli atleti e delle persone.

Pensate che una volta ho considerato il mio vicino di casa una persona generosa avendolo visto dare dieci euro ad un extra comunitario per scoprire in seguito che era l’indegno compenso per aver scaricato e portato al terzo piano una camionata di forati .

Forse sarà così anche in questo caso, ma devo dire che non ho notato, tra i nostri, l’esistenza di un gruppo coeso che si sosteneva a vicenda.

Mentre era normale, girando per i campi, vedere macchie di persone che vestivano gli stessi colori sostenere quello del gruppo impegnato nel match, non lo era evidentemente per gli azzurri.

Per esempio, non si poteva non guardare con simpatia il clan multietnico con le magliette dell’ITF Grand Slam Foundation girare per i campi e tifare a gran voce per quello di loro impegnato sul campo con i tecnici che promuovevano questa consuetudine.

La stessa cosa non si può dire per gli italiani, almeno per quella che è stata la mia impressione: le ragazze erano comunque seguite dalla Serra Zanetti, mentre non conosco il nome del giovane con codino che seguiva i match degli uomini, entrambi ad una prima e sommaria “ispezione”, non particolarmente espansivi.

Avrete capito che prediligo “il tennis delle ragazze”, ma effettivamente in questa edizione il torneo femminile è stato decisamente più interessante, e la vittoria della quindicenne americana, che concedeva fino a tre anni e spesso due alle rivali, è stato un fatto significativo nonché un record assoluto.

Facendo un parallelo con la winner della scorsa edizione che tra l’altro conquistò il trofeo con maggiore difficoltà (ricordo che Bellis non ha perso un set in tutto il torneo, ha ottenuto dei parziali clamorosi e nell’anno in corso è 27 vinte 1 persa contro Kasatkina) e verificando che Bencic è già oggi tra le prime cento tenniste della WTA, non si può non interrogarsi su quello che può essere il futuro di questa ragazzina, su dove e in che tempi potrà arrivare, mentre già si parla di un invito per il Torneo di Stanford che affronterebbe all’incredibile età di 15 anni e tre mesi.

Non avrebbe dovuto essere lei la protagonista, la più attesa era senza dubbio Tornado Black che invece ha perso a sorpresa nei quarti di finale.

Credo che gli  episodi raccontati nelle cronache giornaliere rendano il personaggio decisamente poco simpatico e non vorrei addentrarmi troppo con i pochi elementi a disposizione e con una conoscenza limitata del percorso di tennis e di vita della ragazza.

Mi ha stupito il fatto che non avesse con sé uno staff, in particolare durante la contestazione nel match contro Telchmann, nessuno è intervenuto per consigliarle il modo in cui comportarsi ed è difficile che si possa migliorare fin quando non ti dicono che sbagli e soprattutto perché sbagli; altro non mi viene.

Nel maschile, considerando che non c’erano i francesi e diversi tra quelli più avanti delle classi 96 e 97, i paesi dell’est hanno dominato con due russi in finale.

I maschi sono tutti piuttosto simili sia nel gioco che nel fisico: tutti alti almeno 1,85 e spesso oltre l’uno e novanta, molta forza e potenza, poca fantasia.

Volendo fare il cronista, Safiullin ha dimostrato di essere un giocatore robusto, senza punti deboli evidenti, impostato molto bene, con una mobilità difficilmente riscontrabile in soggetti di quel peso e altezza e con una palla pesante, Rublev, che è di un anno più giovane, è più estroso, ha un rovescio che fa dei danni e probabilmente margini di miglioramento superiori.

Saluto caramente i miei dieci lettori, in particolare bogar67, stefano grazia, mario zanetti, bernie, nikolik, maurizio, cataflic, rikis e mad max (se ci sono) raccontandovi il divertente “dinner on the terrace” al Tennis Club Milano di cui vi avevo accennato in uno dei racconti giornalieri e che è stato divertente.

Le belle scale di legno mi conducono al piano superiore, dove passando dal ristorante al chiuso poco illuminato nel quale accanto a foto storiche e trofei ti aspetti di veder apparire le statue di cera di Pietrangeli e Pericoli, si accede ad una vasta terrazza con tavoli, ombrelloni e piante fiorite che affaccia sul campo 1 dove stanno giocando a tennis un tirato match dei quarti di finale.

Un gentile maitre ci fa accomodare, scelgo (anzi mia moglie sceglie ed io mi adeguo, in questo caso volentieri) un tavolo riparato dal sole che è molto caldo in questa ora del giorno.

Non abbiamo molto tempo e in questi casi opto sempre per un piatto di pasta: scelgo tonno e piselli che non si sbaglia mai. La mia signora (le donne sono sempre complicate) chiede invece al cameriere, fuori menù, se può avere un Insalata Nizzarda, immaginando sia la stessa che le prepara spesso il barman vicino all’ufficio.

Il tipo è un po’ incerto, interpella il maitre che ci dice che ci pensa lui e le preparerà una “nicoise”. Il fatto che siamo ancora a metà giornata e il caldo, ci fanno decidere per una boccia d’acqua gassata.

Quando si ripresenta con i piatti, capisco immediatamente che “we’ve got a problem” e non riguarda le mie pennette. Su un grande piatto piano (e qui aprirei una discussione sulla scelta di servire l’insalata nei piatti anziché in una boulle, personalmente non transigo sul fatto che il contenitore debba essere di capienza doppia rispetto al contenuto per facilitare il mescolamento post condimento) vedo  una scenografica composizione, un letto di insalata verde e poi fagiolini, patate lessate ed una serie di altri ingredienti tra cui, a partire da una montagnetta di tonno scendono delle acciughe che vanno a coprire e “contaminare” tutti gli altri ingredienti.

Il “problem” sono le acciughe che detesta; mi offrirei volentieri di mangiarle io, tra l’altro hanno una bellissima cera, ma so che non risolverebbe il problema, così come la disponibilità del maitre a toglierle.

A toglierci d’impaccio ci pensa un simpatico personaggio che, ascoltando involontariamente il colloquio, si offre di aiutarci chiedendoci di cedergli la nostra insalata in modo che possa anche evitare l’attesa. Detto fatto, iniziamo una discussione sul modo corretto di preparare la salad nicoise traditionelle, che poi si sposta a Nizza, alla Costa Azzurra, a Montecarlo, a Grace Kelly, a Nicole Kidman, ai film di oggi, a “Grand Hotel Budapest” (che vi consiglio), all’Ungheria anche se non c’entra niente con il film, per rientrare nel tennis con le giocatrici provenienti dai paesi dell’est ecc.ecc , con  la partecipazione anche del simpatico maitre che dopo il caffè  si presenta con una bottiglia ghiacciata di limoncello o limoncino offrendoci il digestivo. All’ennesimo mezzo bicchierino, mia moglie dice che dovremmo andare (e come sempre ha ragione); invece che andare al lavoro vorrei sdraiarmi su uno dei praticelli del circolo o in alternativa stendere il plaid che tengo furtivamente in macchina in Parco Sempione, togliermi le scarpe e fare una pennichella sotto un albero, in un magnifico pomeriggio pre-estivo milanese.

Un grazie ad Alessandro per avermi dato l’opportunità di parlarvi di tante cose oltre che di tennis e, come si dice, arrivederci alla prossima edizione del magnifico Trofeo Bonfiglio.

THE END

p.s.: vi posto anche la mail che ho inviato al simpatico signor Gordon Bellis,jr:

Dear Mr Bellis,

following up on our chat I am attaching the best translation I could do of my article about Catherine.

 As I told you in person, I was greatly impressed by the quality of her play and also by her style and personality. I would be thrilled if she read this text herself, as well as her excellent trainer, Ms. Pandzic.

Please allow me to renew my congratulations, also on behalf of my readers.

I wish you and Catherine all the best in life and in sport.

I hope that we will have a chance to meet again.

e l’articolo in questione tradotto, ringraziando Stefano per il contributo alla traduzione:

What a wonderful day!  or Bellis-sima!*

I arrived at the club at 10.30 and went straight to court no. 9, where Alona Bolsova Zadoinov and Catherine Cartan Bellis were already playing; by the time I got there, the scoreboard was  4-2 for Bellis.

From then onwards CiCi (the nickname they have given Catherine Cartan, which she has made her own, sort of unavoidable after CoCo) was going to win 8 consecutive games, ending 62 60.

During the first rally I have the pleasure of witnessing, she receives a strong first serve from her opponent and performs a defensive long-line forehand  with an intriguing naturalness. It seems so soft, the way Federer does it at times; someone might call it a chop, but it does not really convey the feeling

 It is one of those shots that cause the ball to linger in the air and land almost weightless, in this case near the corner. Alona approaches the ball quite well and replies with a tricky backhand (two-handed, of course), which turns out to be rather long and gives her the time to take position again.

Even though the dynamics of the game might suggest a counter-attack, our player chooses to play a cross-court shot, again with a forehand, using a graceful wrist-twist  to give the ball a not-so-narrow but angled and insidious trajectory, which forces the Spaniard to hit a defensive forehand.

The young  girl swings  yet another forehand with a wide opening, close but not over the critical angle of the tennis book. This time  it is flat and powerful and it lands with great assuredness at a short distance from the corner.

It is clear that this girl’s weapon is her forehand  and it is delightful to watch, even when she plays it slighlty  top spin  in prolonged rallies or slap-like near the net, where she often ventures, either “for blessing” (the way one sometimes calls an easy volley to the open court)  or  by virtue of tactical savviness.

Catherine’s backhand is not quite as special, but it is certainly more than adequate, it probably suffers from the comparison with the other side shot.

Everybody was well-behaved, both on- and off-court.  Her father watched from the small stand, wearing matching khaki bermuda shorts and shirt. Hard to distinguish from the rest of the audience, he had a down-to-earth air, like certain Americans who look inconspicuous and yet manage multinational corporations and are real millionaires. Ms. Pandzic sat on the bench on the opposite side and cheered her discreetly.

When the score got to 3-0 I left for a few minutes to take a look at Tornado, who was still playing her first set against a very fair blond girl, the Swiss Jil Belen Telchmann.

Even though they were having a tight contest at 5-5, I decided to go back to the other court, where I saw CC  perform an exemplary last game.

As she got out of the court amidst general applause and graciously posed for a few photographs, I fetched a tournament flyer to ask for an autograph, thinking that one day it would enshrine the memory of a prediction.

I do like Tommasi*: if this amazing girl is not among the first 10 of the world by the age of eighteen I will never write.

To conclude, I would like to compliment the pretty American by borrowing what Bollettieri wrote about her trainer Jelena Padzic,  the first time he saw her to play, in her autobiography (“ My Aces, My Faults”, 1996) :  (given her age), “she plays tennis like she is from another planet”.

* in Italian, the meaning of bella is beautiful, so bellissima is “very beautiful” and  bellis-sima could be the perfect title for a piece.

*Rino Tommasi is an “hall of famer”  Italian  tennis journalist, who once wrote the following  about Stefan Edberg:  “I will change my job if this player does  not win the Wimbledon Championship  within three years from now” ;  the Swede  was the Wimbledon winner  exactly three years later.

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