Assolti per sovrabbondanza di prove

di - 15 Novembre 2015

match fixing

di Sergio Pastena

“Non ci sono prove!”. L’avvocato Radcliffe durante l’arringa quasi urla, ma un po’ tutti capiscono che è alla disperazione. La giuria lo guarda comprensiva: fa solo il suo lavoro. Lui continua: “Non ci sono testimoni. Non c’è l’arma. Non ci sono impronte. Non è stato trovato sangue sul mio cliente. Come si può condannare una persona in questa situazione?”.

É vero: niente testimoni, niente arma, niente impronte, niente sangue. In verità sangue ce n’era ovunque: mister Bell era stato trovato nella sua stanza, ucciso da venti coltellate. Ma sul corpo del suo cliente, Vincent Barker, non una traccia. E nella stanza decine di impronte ma non la sua. Com’è possibile condannare un uomo così?

É possibile, in realtà. É possibile se c’è una telecamera che inquadra la stanza della vittima, si vede che lui entra alle 20 e mezz’ora dopo entra mister Barker, che esce dopo quasi due ore con in spalla uno zaino mai ritrovato. In quella stanza non ci sono altre entrate, dentro non c’era nessun altro, l’ufficio è al nono piano. E allora anche senza arma, impronte, testimoni e tracce ematiche, un uomo si può condannare perché può essere stato solo lui.

Ovvio che la giuria può sempre assolvere, specie se stupida.

Parliamo di tennis e match fixing, dopo che le implacabili autorità dell’Integrity Unit hanno cucinato l’ennesimo pollo. Alexandros Jakupovic, 33enne greco di natali francesi e cognome che profuma di balcanico, best ranking inchiodato al numero 464 e poco più di centomila dollari guadagnati in carriera. Uno che come impresa della vita ha una vittoria su un Dolgopolov 17enne in Davis nel 2007.

Roba forte. Roba molto forte. Roba da “Fassina chi?”.

Scorrendo la pagina della TIU sembra di trovarsi di fronte a un copione dei Monty Python: è ancora visibile l’appello di Koellerer nel 2011, seguito da una grande sfilata di piccoli nomi tra i quali, effettivamente, Jakupovic spicca. Match fixing. Me cojoni.

Torniamo al nostro mister Barker e alla giuria. La condanna lì arriva per esclusione. Se volessimo applicare la stessa logica al tennis, cosa ne verrebbe fuori?

Le quote di un incontro possono prendere pieghe impreviste per vari motivi: ad esempio un giocatore che si lascia sfuggire qualcosa a favore di telecamera. Chi ricorda quando nel 2009 Caroline “Einstein” Wozniacki si mise a chiacchierare con babbo Piotr dicendo che aveva un infortunio e gli scommettitori puntarono in massa sull’avversaria, la lussemburghese Kremer, che in quel momento aveva le stesse speranze di vincere di Giovinco in un incontro di boxe con Mayweather?

Queste, però, sono eccezioni. Altri casi non lo sono.

Hai due tennisti in campo: uno dei due è avanti di un set e un break. C’è una telecamera. Il tennista non parla con nessuno, dal pubblico non si sentono voci. All’improvviso gli scommettitori iniziano a puntare sull’avversario, che recupera e vince al terzo. Chissà come mai. Magari è stato un attacco di isteria collettiva, diamogli il beneficio del dubbio a sto ragazzo.

Passa un mese, altro giro altra corsa: tizio avanti di un set e un break contro un 18enne sceso in campo con una padella. Gli scommettitori decidono che l’avversario è il nuovo Federer e puntano in massa su di lui. Rimonta e vittoria. Le telecamere non colgono nulla di anomalo. Partono le polemiche e l’avvocato difensore di turno urla “Non ci sono prove!”.

No, le prove ci sono. La prova è il fatto in sè, caro avvocato Radcliffe.

Guardiamo la matematica. Contiamo i match nei quali ci sono rimonte “clamorose”. Poi contiamo i match con andamenti anomali delle quote. Abbiniamo per vedere quante probabilità ci sono che i due eventi si verifichino in contemporanea. Poi facciamo il quadrato. Viene fuori un numero talmente basso che davvero vien voglia di puntare su Giovinco che batte Mayweather.

Ogni ragionevole dubbio è dissolto. A volerlo fare, chiaro.

Le autorità internazionali, però, tutto questo non vogliono farlo. Troppe polemiche inutili, un mercato florido da sostenere, molto meglio qualche provvedimento di facciata ai danni di tennisti over 30. E non si parla solo di match fixing.

Quante volte si è ritirato Jaziri in carriera? A spanne siamo intorno al 3.5% tra ritiri e walkover, poco più di una ventina. Quante chance ci sono di incontrare un israeliano in un incontro dai Challenger in su? Sempre a spanne, l’1% sarebbe una percentuale generosissima. Se vi dotate di calcolatrice e analizzate le possibilità che Jaziri si ritiri “casualmente” ogni volta che sta per beccare tennisti israeliani, ottenete una percentuale tale che come prima cosa andate a congratularvi con Giovinco per il titolo mondiale dei welter.

Interventi? Zero. E chi glielo fa fare. Per qualche match di secondo piano dovrebbero aprire un caso politico, squalificare Jaziri e non basterebbe, visto che il tennista tunisino riceve ordini e la federazione tunisina è stata già sospesa un anno dalla Davis dopo i fatti di del 2013 (walkover a Weintraub). Possono mai radiare la Federazione? Meglio campare tranquilli, che ste robe tra arabi e israeliani son pure pericolose. Fate un po’ il cazzo che vi pare, insomma.

E a forza di campare tranquilli da anni ci vediamo passare sotto gli occhi di tutto. Atleti di primo piano che boicottano tornei mandatory infortunandosi sempre alla vigilia. Giocatori che si ritirano a due punti dalla fine lamentando malanni muscolari dopo uno scambio nel quale il gesto atletico più pericoloso che avevano fatto era stato grattarsi la chiappa destra. Match che vanno in altalena col probabile perdente che resuscita meglio di Djokovic dopo un MTO. E via dicendo.

Il problema non è che non si può fare, signori, Il problema è che non si vuole fare.

E pur ammirando la costanza di chi segnala giorno dopo giorno casi anomali, io ripongo la mia lancia. Certi problemi verranno affrontati seriamente solo quando le autorità tennistiche avranno la sensazione che la cosa potrebbe portare a danni economici. In caso contrario, la somma legge dello sticazzi continuerà a dettare legge.

E il mulino a vento continuerà a girare, anche se lo colpiamo cento volte.

Signor Barker, lei può andare: è assolto.

© riproduzione riservata

2 commenti

  1. alessandro zijno

    Il pezzo è scritto molto bene, è affascinante, cattura l’attenzione del lettore, e questo è già abbastanza di suo. Sul “contenuto” però mi permetto di dissentire, anche se si coglie benissimo che l’obiettivo del bravo Pastena non è quello di colpevolizzare o infierire sui poveri jakupovic o olaso o koellerer di turno, anzi semmai è chiaro l’intento di colpire l’estabilishment tennistico. Ciò che volgio dire è che in qualsiasi comunità ci si trovi, uno stato o una associazione o un gruppo di amici gli indizi non bastano mai a farsi una idea delle cose. Anche ciò che sembra perfettamente evidente deve essere provato. Questa è una regola base della convivenza civile altrimenti siamo nella jungla

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