La Preparazione Fisica del Servizio

di - 28 Novembre 2011


(Lisa Sabino – Foto Lorenzo Falco)

di Lorenzo Falco (Preparatore Fisico Fit II Grado)

Cari appassionati lettori di Spazio tennis, nel precedente articolo abbiamo affrontato, seppur in forma generale, un discorso introduttivo sulla capacità di anticipazione motoria specifica.

L’articolo ha attivato un discreto dibattito: ho apprezzato alcuni commenti lodevoli.

Devo sottolineare, purtroppo, che la discussione, in alcuni punti, ha generato un clima sfavorevole, negativo e carico di tensioni. Auspico in quest’occasione che le prossime pagine siano animate da un sereno clima di confronto.

Infine, prima di iniziare la trattazione del nuovo argomento, invito coloro che mi hanno scritto privatamente – ne sono grato ed è un’enorme soddisfazione – ad esternare sul blog ogni dubbio, considerazione o richiesta di chiarimenti. Comprendo il vostro timore di essere vilipesi o criticati per le opinioni che esprimete. Dovete trovare l’occasione per scrivere sullo spazio pubblico: vedrete che nel tempo coloro che scrivono per diffamare si estingueranno e il blog sarà popolato da utenti civili, informati e rispettosi.

Il contributo di questa settimana avrà come perno di discussione il servizio: si esamineranno alcuni aspetti biomeccanici e si illustreranno i principali temi di preparazione fisica specifica utili ad addestrarlo mediante esercitazioni sulla mobilità articolare, sull’espressione di forza rapida e sul controllo posturale.

Il servizio: aspetti generali

Il servizio, nel tennis, è un colpo di notevole efficacia. La sua corretta finalizzazione può determinare il felice risultato sportivo di un atleta.

Lo studio degli effetti e delle qualità del fondamentale del servizio ha assunto una forte popolarità: molti studiosi, nel campo della biomeccanica applicata allo sport sono attivi alla ricerca degli aspetti che rendono eccellente la velocità della palla dopo l’impatto.

Il servizio piatto (flat serve) è di gran lunga più comunemente impiegato rispetto al servizio tagliato (slice serve).

Ci sono molti aspetti legati alle caratteristiche della racchetta e del giocatore che possono influenzare l’abilità di esprimere un servizio ad alta velocità.

Tutto il corpo è impiegato nel gesto del servizio: il movimento inizia dai piedi, sale al ginocchio, si attivano le anche, si accumulano le forze necessarie al tronco e agli arti superiori per imprimere un decisivo impatto sulla palla. Questa catena cinetica impiega tutte le parti del corpo per produrre un colpo efficiente.

La tecnica impiegata dall’atleta gioca un ruolo determinante nel generare la corretta potenza durante un servizio.

Gli atleti devono imparare ad impiegare tutti i segmenti corporei in perfetta coordinazione. Comprendere il ruolo dei muscoli impiegati ed osservare i corretti angoli articolari aiuta il tecnico e il preparatore fisico a programmare specifiche sessioni di allenamento, riducendo i rischi che derivano da un’esecuzione tecnica errata e dannosa.

Il servizio: cenni di biomeccanica e attivazioni muscolari

I tecnici, esperti di movimento, devono considerare i risultati degli studi biomeccanici.

Molti lavori hanno investigato le strutture di attivazione muscolare impiegando l’elettromiografia di superficie (EMG).

E’ utile verificare inoltre il movimento dell’articolazione scapolo – omerale.

Il preparatore fisico, allo scopo di condizionare l’atleta con esercitazioni specifiche, deve conoscere la sequenza di attivazione muscolare selettiva che determina un’armonia anatomica e un’efficienza meccanica funzionali a coordinare i movimenti articolari nel servizio del tennis,  con alta efficacia.

In uno studio realizzato su tennisti di livello nazionale, effettuato nel 2009 da Chow, Park e Tillman, allo scopo di osservare la cinematica del tronco e l’attività muscolare nell’esecuzione del servizio, si è deciso di suddividere il colpo in quattro fasi critiche.

Nell’istante a inizia il caricamento ascendente: la racchetta passa frontalmente alle cosce.

Nell’istante b termina la fase di caricamento: in questo punto la racchetta raggiunge il punto più alto nel corso della fase di salita.

Nell’istante c inizia la fase discendente del caricamento: la racchetta raggiunge la posizione più bassa dietro il tronco.

Nell’instante d la racchetta impatta la palla.

In ogni fase del servizio si attivano, in parallelo, diversi gruppi muscolari.

Il retto dell’addome (RA) è attivo duranti i movimenti di flessione del tronco. Un’alta attivazione dei muscoli anteriori di sostegno del basso tronco, tra cui il retto dell’addome, tuttavia può generare forze sfavorevoli sulla colonna vertebrale.

L’obliquo esterno (EO) è uno dei muscoli anteriori di sostegno del tronco, attivo nella fase di flessione anteriore del tronco. La co – contrazione bilaterale degli obliqui esterni agevola la stabilizzazione del rachide lombare durante il movimento del servizio.

L’obliquo interno (OI) è l’agonista del controlaterale obliquo esterno per la rotazione assiale del tronco. La contrazione degli obliqui interni osservata nel corso del servizio del tennis favorisce la stabilizzazione del rachide nel corso dei movimenti di torsione.

Gli erettori spinali (ES) costituiscono il rivestimento dorsolaterale muscolare della regione lombare.

Quando sono contratti unilateralmente, questi muscoli agiscono come flessori laterali delle vertebre lombari. Favoriscono la corretta postura vertebrale e stabilizzano il rachide lombare.

Si devono osservare inoltre i tempi e la durata di attivazione della muscolatura del distretto superiore, a livello dell’articolazione scapolo – omerale.

L’elettromiografia di superficie mostra il ruolo attivo dei muscoli della spalla e della scapola nel corso dell’esecuzione del servizio. Nella fase di preparazione, nel corso della fase ascendente della racchetta e nel tempo di caricamento si attivano, in sequenza, gli stabilizzatori della scapola, i muscoli anteriori della spalla in forma eccentrica e gli stabilizzatori della cuffia dei rotatori.

Nella fase di decelerazione e nel momento dell’impatto della pallina con la racchetta la sequenza di attivazione mostra il lavoro di differenti distretti muscolari, allo scopo di controllare finemente la potenza del gesto.

L’attivazione muscolare nel corso del servizio può coinvolgere parti separate dello stesso distretto muscolare.

I programmi di condizionamento e di rieducazione devono considerare i tempi, gli istanti e le durate di attivazione, con la corretta progressione.

Il colpo del servizio, oltre alla muscolatura del tronco e del cingolo scapolare, coinvolge i distretti degli arti inferiori.

I muscoli delle gambe e delle cosce sono attivati in forma eccentrica e concentrica nel corso delle differenti fasi che compongono l’intero movimento del servizio.

E’ determinante la capacità di compiere una rapida inversione con un ciclo eccentrico – concentrico nella fase di ascendente della racchetta, prima dell’impatto con la palla.

Il colpo del servizio: il ruolo della preparazione fisica specifica

Il preparatore fisico deve affiancare il tecnico nel corso delle esercitazioni di servizio svolte dagli atleti. E’ indispensabile osservare i punti critici del movimento e comprendere quali esercitazioni possano giovare al miglioramento dell’intero gesto, allo scopo di ottimizzarne il rendimento.

A giudizio di chi scrive, nel condizionamento del colpo del servizio, il preparatore deve programmare e far eseguire sedute di allenamento specifiche con precisi obiettivi: ottimizzare la mobilità articolare del tronco e del tratto scapolo – omerale, rendere efficienti ed esplosive le catene muscolari coinvolte nell’intero movimento, sensibilizzare, nell’atleta, la corretta distribuzione delle forze e il bilanciamento del corpo durante i punti critici del gesto.

La preparazione fisica specifica nel servizio: la mobilità articolare

Nella fase preparatoria della seduta orientata al condizionamento del colpo del servizio, l’atleta deve ottimizzare la mobilità del tratto scapolo – omerale.

E’ indicato svolgere alcune mobilizzazioni con l’impiego di una bacchetta.

Si possono effettuare alcune circonduzioni complete per avanti – alto – dietro, in forma controllata e in totale assenza di dolore. Si raccomanda di non eseguirle in caso di stati acuti di affaticamento della muscolatura toraco – appendicolare.

Il movimento svolto nel corso delle circonduzioni è oggetto di un test validato: la valutazione della mobilità scapolo – omerale.

Si impiega una bacchetta graduata: il soggetto deve svolgere l’intero movimento senza piegare il gomito e senza alcun compenso.

Il grado di mobilità si valuta misurando la distanza tra gli indici delle due impugnature.

Il preparatore fisico può inserire altre esercitazioni idonee a mobilizzare il cingolo scapolare: il mulinello con l’impiego di un bastone di legno, le flessioni e le estensioni alternate dell’omero impugnando la racchetta.

E’ indispensabile la mobilizzazione del tronco, anche con l’impiego di bastoni e palle zavorrate.

La preparazione fisica – specifica nel servizio: l’efficienza muscolare

Il preparatore fisico deve progettare un protocollo di condizionamento che consideri, in sequenza, i distretti muscolari coinvolti nel gesto del servizio.
Sono utili esercizi con l’impiego di sovraccarichi: distensioni con manubri su panca e pull – over con manubrio o con bilanciere.
Si possono proporre esercitazioni con elastici e con palle zavorrate: distensioni impulsive dell’avambraccio sul braccio e lanci dalla posizione seduta.

L’atleta può inoltre effettuare lanci da una posizione superiore rispetto alla scapola.
Queste esercitazioni richiedono una completa efficienza muscolare. Si invita il soggetto a non svolgere eccessivi e vigorosi movimenti di estensione sopra il capo, se non padroneggia una corretta tecnica esecutiva.

Come si osserva nelle immagini, sono fondamentali gli esercizi preparatori ai lanci: con l’impiego di un bastone, imitando la tecnica di lancio del giavellotto; con l’utilizzo di un vortex, attrezzo dal peso di 150 grammi, adottato nella propedeutica dei lanci nell’atletica leggera.

La preparazione fisica specifica nel servizio: il controllo dell’equilibrio e degli appoggi

L’atleta deve imparare a percepire la posizione del corpo e la distribuzione del peso nel corso dell’esecuzione del movimento completo del servizio, dal lancio della pallina in fase di preparazione, alla caduta del corpo in avanti, successiva all’impatto della pallina.
Il preparatore può inserire esercitazioni specifiche con l’impiego della tavoletta propriocettiva con diversi gradi di libertà: controllo dinamico del piede anteriore in posizione di instabilità e mantenimento della postura in fase di affiancamento dei piedi (foot – up).

In ogni fase del movimento del servizio, l’atleta genera forze di differente intensità: deve percepire analiticamente l’importanza delle corrette spinte.

Si devono enfatizzare le posture assunte nelle fasi del servizio: il corpo poggia sul piede posteriore in fase di caricamento; la contrazione eccentrica dell’arto posteriore genera una forza di spinta che consente il rapido ed esplosivo avanzamento dell’arto inferiore controlaterale al braccio di servizio. L’atleta mantiene la corretta postura in appoggio sull’arto inferiore avanzato, elevando l’arto posteriore in linea con il tronco.

Conclusioni

L’apprendimento del corretto ed efficace gesto tecnico del servizio richiede una pratica mirata e costante.
Il preparatore fisico, su indicazione del tecnico, mette a punto un programma di esercitazioni specifiche, in relazione all’età, alle abilità e al livello di gioco degli atleti a disposizione.
L’addestramento del servizio consente di inserire esercitazioni ad ampio raggio: si esplorano contenuti della preparazione generale (mobilità scapolo – omerale); si inseriscono elementi di preparazione alla forza specifica (palle zavorrate, sovraccarichi); si affinano le abilità con mezzi della preparazione tecnica specifica (tavoletta, vortex, equilibri e appoggi legati al gesto tecnico).

Bibliografia

1. Kibler W.,Chandler T.,Shapiro R.,Conuel M.,Muscle activation in coupled scapulohumeral motions in the high performance tennis serve Br J Sports Med. 2007 November; 41(11): 745–749.
2. Chow J. ,Park A.,Tillman M.D. Lower trunk kinematics and muscle activity during different types of tennis serves Sports Med Arthrosc. Rehabil .Ther Technol. 2009; 1: 24.
3. Elliott B. Biomechanics and tennis Br J Sports Med. 2006 May; 40(5): 392–396
4. S.Buzzelli, La preparazione fisico atletica del “servizio”, da www.salvatorebuzzelli.com

Ringrazio il circolo di tennis Le Pleiadi di Moncalieri per avermi concesso gli spazi.
Ringrazio il tecnico Lorenzo Comollo per il supporto tecnico ai contenuti dell’articolo.
Ringrazio l’atleta Lisa Sabino (737 WTA), soggetto della foto, per la disponibilità e per la pazienza che ha dimostrato, anche in condizioni di stanchezza, al termine di una dura giornata di allenamenti.

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