USA: E’ vera crisi?

di - 4 Febbraio 2011

di Enrico Carrossino

Dopo i noti problemi finanziari, gli Stati Uniti stanno ormai entrando in crisi anche in un altro campo dove hanno sempre eccelso: il tennis. Già, proprio la nazione che in Davis poteva schierare gente come McEnroe e Connors prima, Sampras e Agassi poi, che occupava quasi la maggioranza assoluta della top-100, da quando Federer nel 2004 strappò il n.1 a Roddick non è più riuscita a ottenere quei risultati nel circuito ATP (tolta la vittoria in coppa Davis nel 2007) che hanno sempre garantito l’egemonia americana. Roba che fa tremare il tennis statunitense, reduce da un pessimo 2010, durante il quale in Davis rischiò una clamorosa eliminazione dal World Group evitata grazie a Mardy Fish in quel di Bogotà nell’ultimo incontro, ma sopratutto dai pessimi risultati nei quattro major, col solo quarto di finale di Andy Roddick in Australia.

Risultato che l’attuale numero 8 del mondo non è riuscito nemmeno a eguagliare. E questa non è che la punta dell’iceberg, perché se Roddick non riesce più a tenere i ritmi da top ten che ha sempre garantito finora, l’assenza dei ricambi è abbastanza palese.

Mardy Fish ha avuto un buona estate l’anno passato con la finale a Cincinnati ma, a parte qualche bel successo, con tutta la buona volontà non ha gli strumenti per riportare al top il proprio paese. Il numero 16 lo deve sopratutto ai 600 punti della finale persa con Federer nel Master di Cincinnati ad agosto, e viste le prospettive rischia di decadere facilmente. Chissà, avesse deciso di mangiare meno hamburger prima poteva anche fare di più, ma coi se e coi ma…

Sam Querrey (subito dietro nel ranking) è quello tecnicamente più completo, con un gran servizio e un discreto gioco da fondocampo. Capace di vincere su tutte le superfici l’anno passato, in questo 2011 è partito, per usare un eufemismo, in maniera rivedibile: saltare al primo turno in uno slam fa male sotto ogni punto di vista ed è sempre e comunque un pessimo indicatore per una testa di serie come lui, forte sulla carta, ma troppo discontinuo sul campo. Già negli ultimi US Open aveva avuto l’opportunità di approdare ai quarti ma ha perso contro Wawrinka, buon giocatore ma non certo irresistible. Il ragazzo ha indiscutibilmente le qualità e al momento è lui il candidato numero uno per l’eredità di Roddick come bandiera nazionale. Ma è uno che sbaglia ancora troppe partite e deve migliorarsi tanto per raggiungere quantomeno una top 10. Vero, non ha ancora 24 anni, ma alla sua età Roddick aveva già vinto uno slam, Djokovic due e pure il tanto bistrattato Andy Murray ha fatto tre finali nei massimi tornei. Cosa che a Sam è già riuscita ma solo nei 250, seppur su tutte e tre le superfici.

Infine il tennista più famoso al mondo, non tanto per i risultati (solo un titolo in carriera, nel 250 di Auckland nel 2010) ma per la vittoria nel match dei record contro Mahut a Wimbledon: ovviamente John Isner. John dall’alto dei suoi 216 cm può vantare una prima palla spesso e volentieri ingiocabile e una seconda che equivale a una prima del 90% dei colleghi, è combattivo e non molla mai nello scambio, ma come si usa dire: sotto il servizio: niente! Almeno per quanto significa poter attingere alle algide vette della perfezione nello sport della pallacorda, perchè se una volta a Wimbledon te la potevi anche cavare col solo servizio oggi non è più cosi. Isner da fondo campo ce la mette sempre tutta e progressivamente si sta affinando nella tecnica, dove comunque quando la palla rimbalza alta e può scaricare la potenza riesce a giocar bene. C’è molto e forse troppo da migliorare, in futuro se salirà di livello e vivrà un qualche momento di grazia potrà entrare anche nei 10, ma attualmente non si vede la minima speranza in un match con un top player per lui, ne una vittoria in un torneo di una certa consistenza.

E se Roddick non è più quello di una volta e gli altri tre citati non hanno la qualità sufficiente per arrivare al top, dietro la situazione è anche peggio. Serve scendere fino aRyan Harrison per trovare un ottimo prospetto, e poi abbiamo altri giocatori che buoni lo furono come Russell e Ginepri. Quindi almeno a medio\breve termine, la situazione del tennis americano è estremamente critica

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10 commenti

  1. CLAUDIO FALASCHI

    Che sia vera crisi non ho dubbi,ma ho letto che la USTA sta investendo 5 milioni di dollari per la crescita dei piu giovani giocatori,e credo sia questa una delle vie per uscirne.

  2. Nicola De Paola

    Solo l’Australia è più in crisi degli States. E solo Harrison può salvarli (stesso discorso per Tomic-Australia). Querrey,Isner,e Fish possono tentare di imitare Blake,non Roddick. E sarà comunque improbabile. Poca roba per gli USA.
    In Davis però saranno temibili anche nel 2011 perchè,non dimentichiamolo,hanno anche i Brayan in doppio.
    In realtà non ho mai capito come possano aver subito una debacle del genere dopo il traino di decine di campioni e altrettanti grandi tornei,soldi a palate ecc ecc.. Misteri del tennis.

  3. Mauro g&f

    Per un giovane atleta statunitense, è molto dura allenarsi una media di 6/8 ore al giorno per “tentare” di emergere, i giochi di squadra come football, basket, baseball, danno denaro più facile e con molti meno sacrifici.

  4. Stefano Grazia

    Il tennis e’ diventato sport globale che più global non si può nemmeno col candeggio: a meno di un boom cinese, sara’ sempre più difficile vedere una nazionebprimeggiare come in passato seppero fare US e Australia…certo magari ci saranno 2-3 belghe o 2-3 Serbi o in futuro 2-3 Uzbeki ( o italiani) ma sarà’ occasionale, non frutto di una vera e propria scuola ma di un casuale effetto traino reciproco…in piu’ nelle grandi academies americane si allenano quasi più ragazzini dell’est europeo e asiatico e sudamericani che americani e in più gli us pagano la concorrenza di un altro sport global ma che ha una grandissima popolarità’ in us e che e’ il golf. Quindi non solo NFL, NBA, baseball e hockey ma anche golf e magari anche l’atletica e perfino il soccer reclutano più atleti per il college che il tennis che ha nella sua necessita’ di precocità anche il problema di una scelta fra pro e college che gli altri sport s si possono permettere di rimandare … Credo sia proprio questo il motivo del suo declino in us…

  5. Nicola De Paola

    @ Stefano Grazia
    Ma questi problemi,cioè gli altri sports,non c’erano già prima? E non erano già forti? Tutti tranne il golf e il calcio chiaramente.
    Sulla globalizzazione del tennis hai più che ragione. Oramai si gioca ovunque.. Tranne che in Nigeria! Così nessun Paese può pensare di avere 30 top 100 o 5 top 10. Però gli USA oramai,nel maschile,hanno numeri inferiori a Spagna e Francia e se la gicano con Argentina,Serbia,Russia,ecc. Ciò fa pensare che il problema sia più che altro interno al Paese e quindi torneremmo al discorso sulle altre discipline. Sono confuso.. 😉

  6. Stefano Grazia

    Be’, in Nigeria oggi ho giocato quattro ore e mezzo di filato, 5 set di doppio e poi best of rive con abdu, vinto al quarto!

  7. Nicola De Paola

    Pure io ho battuto Pasquale con un ace di seconda sul match point,ma mica me ne vanto?

  8. Guido

    Comunque gli USA hanno oltre ad Harrison, altri 4 92 piuttosto buoni. Cox, Kudla, Sock e Collarini, tutti più avanti in classifica del nostro Gaio (tranne Sock che ha avuto un 2010 disastroso).

  9. Sergio Pastena

    Beh, Guido, mica tanto disastroso… ha vinto gli Us Open juniores e un Future se non erro.

  10. cataflic

    @Guido
    giusto, però gli USA fanno 317M abitanti e l’Italia 60M quindi un 1-5 ci sta!
    sempre per far le medie del pollo…infatti tra 5 prospect, guarda un po’ ce n’è già uno tra i 150ATP

    ma questo non toglie che il movimento USA oggi sia decisamente fiacco!

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