Sabbie Mobili

di - 10 Ottobre 2011

di Andrea Villa

Ho sempre considerato i tornei di quarta categoria come sabbie mobili, soprattutto per i giovani tennisti; chi riesce a non farsi trascinare giù, a tirarsi fuori con le proprie forze può sperare di accedere a gare di livello superiore, e quindi tenere viva la prospettiva di un miglioramento nel futuro.

I tabelloni a scalare permettono un entrata dei giocatori progressiva, senza lo shock di incontrare subito classificati meglio posizionati di molti gruppi. Per fortuna questo accade anche nei tornei di terza categoria, dove in quelle che possiamo definire qualificazioni, si battono i “quarta” speranzosi di arrivare fino all’ultimo tratto del percorso.

Ieri sono stato a vedere cinque ragazzi che affrontavano il primo turno di un lungo cammino, un vero everest la cui cima è decisamente inafferrabile. È sempre interessante osservare l’inizio di simili tornei, dovrebbero farlo tutti i maestri desiderosi di un po’ di sana gavetta, per rendersi conto di cosa c’è in giro, di quanto siano pericolose le sabbie mobili.

Si gioca in tre condizioni diverse: indoor e outdoor su un veloce play it, oppure terra rossa sempre al coperto. In alcuni campi c’è un’ottima visibilità, in altri meno, e fuori tira un vento dannato, che impedisce quasi di giocare. Le porte dei “palloni” si aprono e chiudono in continuazione, con svariate persone che entrano per cercare l’avversario o chiedere soltanto a che punto è il match in corso. Le palline sono usate e un po’ spelacchiate, sembrano lente, a volte velocissime. Come se non bastasse capita di gareggiare di fianco ad una lezione fatta da un maestro a tre semi principianti, che spesso spediscono la palla nel campo vicino causando continue interruzioni.

Zero alibi. È il nostro motto, insieme ad un’altra formuletta, ereditata dal mental coach Claudio Belotti: potenziale più (e non meno) interferenze uguale performance. Quindi nessuna lamentela è ammessa, si gioca accettando tutto di buon grado, anche i trenta euro di iscrizione, e il classico ritardo che si accumula partita dopo partita. Intanto osservo con curiosità il confronto tra atleti e situazioni molto diverse tra loro: bambini di dodici anni contro adulti quarantenni, scambi di buon livello per le classifiche messe in campo, e abbinamenti tra giocatori che sembrano al primo incontro della vita. Qualcuno al cambio di campo parlotta con l’infreddolito genitore, altri non si siedono nemmeno, oppure allungano i muscoli irrigiditi dall’età, guardando con invidia il giovane avversario.

Si notano comportamenti svariati, propri di categorie che assomigliano ad un minestrone, anche se qualcuno forse involontariamente scimmiotta i grandi giocatori visti soltanto in televisione. I suggerimenti si sprecano, come gli sguardi verso la panchina, tutti vogliono vincere, ha torto chi sostiene il contrario.

Capire il gioco di tutti è un’impresa, tuttavia c’è grande lotta e per fortuna correttezza, nonostante il giudice arbitro stia seduto al caldo nell’ufficio situato all’entrata. Alcuni giocano proprio bene, senza dubbio usciranno indenni dalle sabbie mobili, dalla caienna del tennis, forse grazie ad un passato già di ottimo livello. Noi torniamo a casa con tre comode vittorie, una quarta al terzo set, ed una sconfitta forse evitabile con un po’ più di attenzione e fiducia.

Rigiocare è il nostro obiettivo, sapendo di avere un valore maggiormente alto rispetto alla classifica stampata sulla tessera. Cerchiamo partite equilibrate ed esperienze differenti tra loro, la strada è lunga, consapevoli che tutto il tennis va vissuto e raccontato con la medesima dignità e passione, a maggior ragione da adolescenti.

Gli allievi hanno sempre da imparare, anche i maestri dovrebbero continuare a farlo. L’unico modo per rendersi conto di come giocano i ragazzi è vederli in torneo, dalla quarta categoria fino all’Atp, per chi è così bravo da arrivarci.

Per fortuna si gioca solo nel fine settimana, per una durata di circa due mesi: i terza categoria sono destinati ad aspettare trenta giorni prima di scendere in campo.
Allora mi viene in mente un’idea, per ridurre tempi, costi e attese. Sarebbe interessante creare un circuito di quarta e terza categoria, con tre o quattro tornei alla settimana, sulla stregua dei futures. Trentadue iscritti nelle qualificazioni, otto qualificati; primo turno il venerdì, secondo il sabato, e domenica esordio per il tabellone principale sempre a trentadue partecipanti. Il venerdì successivo ottavi, quarti il sabato, domenica mattina semifinali e finale nel pomeriggio. Un circuito con molti appuntamenti in contemporanea, con meno categorie e classifiche aggiornate ogni quattro mesi: naturalmente iscrizioni e orari tutto fatto online.

Se ci fossero nello stesso week end più tappe giocherebbe lo stesso numero di giocatori, con minore impegno da parte di circoli e tennisti. Spezzando la quarta si potrebbe fare un torneo dagli nc ai 44, ed un altro dai 43 ai 41, allo stesso modo per la terza. Nell’arco di cinquanta settimane tutti riuscirebbero a competere velocemente senza impegni feriali, con meno partite da fare per arrivare in fondo.

Ora le sabbie mobili restano. Ci aspettano sabato prossimo, chissà chi non si farà inghiottire, proseguendo in un cammino sempre pieno di insidie: zero alibi è il nostro motto, basterà?

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