Criscitiello attacca Binaghi: “Dopo Sinner il tennis finirà nel dimenticatoio”

Luca Innocenti
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The draw ceremony for the Tennis Davis Cup Round of 16 teams, scheduled for November in Bologna, will be attended by Minister of Sport Andrea Abodi, President of the Italian Tennis Federation Angelo Binaghi, Tournament Director Feliciano Lopez, Councillor for Sport for the Municipality of Bologna Roberta Li Calzi and Coordinator of Sports Policies for the Emilia Romagna Region Gianmaria Manghi - Bologna, Italy, September 17, 2025 - photo Corrispondente Bologna

Il tennis sta vivendo solo grazie al fenomeno Sinner, come capitato allo sci con Alberto Tomba e alla MotoGp con Valentino Rossi, poi è uno sport che finisce nel dimenticatoio“. Fa discutere, come spesso accade, la replica di Michele Criscitiello a quanto detto da Angelo Binaghi circa la concomitanza tra derby di Roma e finale maschile degli Internazionali d’Italia 2026.

Senza mezzi termini

Secondo il direttore di Sportitalia, infatti “Il presidente della FITP non può dire che l’opinione pubblica è più interessata al tennis che al calcio”. Criscitiello adduce come prova la sua personale esperienza a Roma: “In un giorno e mezzo ho sentito parlare solo del derby, appena 8000 persone vanno a vedere Sinner”. I dati, in realtà, parlando di oltre 400mila spettatori paganti agli Internazionali d’Italia 2026.

Inoltre, Criscitiello accusa Binaghi di aver sbagliato i modi con riferimento ad un’intervista rilasciata dal presidente FITP: “Non può dare del deficiente a un dirigente federale solo perché fa un fatturato maggiore del calcio”. A dire il vero, Binaghi non ha offeso nessuno, ma ha utilizzato il termine “deficiente” citando testualmente quanto scritto da una fonte d’informazione. “Il tennis non può offendere il calcio anche se siamo consapevoli di fare pena, poi loro giocano al freddo fino alle 2 del mattino e sono dei geni…” rimarca Criscitiello, che chiude così il suo intervento: “Il calcio non può prendere schiaffi a destra e a sinistra dai primi che passano, perché in Italia si vive di calcio”. 

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