Internazionali d’Italia 2026, Sinner: “Oggi non era una partita scontata. La carbonara? La so fare”

Tommaso Vitali
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Jannik Sinner - Foto Brigitte Grassotti

Oggi credo sia stata una partita non scontata. Avevamo giocato un po’ di anni fa, siamo altri giocatori. Per me era un giocatore “nuovo” e dovevo adattarmi un attimino. Sono contento perché le prime partite sono sempre difficili. L’allenamento con Cobolli? Credo che le partite si vincano con tutto il lavoro che si fa prima. È sempre un gran piacere allenarmi con Flavio e con gli altri italiani e forse c’è anche un po’ di competizione perché proviamo sempre a spingerci al massimo“. Così Jannik Sinner in conferenza stampa dopo il successo su Sebastian Ofner per 6-3 6-4 agli Internazionali d’Italia 2026.

DIFFERENZE CON LA PRIMA VOLTA AL FORO

Sei anni fa sarebbe stato impossibile immaginare ciò. Ne ho fatta di strada e non pensavo sarebbe stato questo il risultato. Sono realista. Sei anni fa era la prima volta che entravo in Top 100, è l’anno del debutto a Roma e della vittoria alle Next Gen. In quel momento hai tanti dubbi, sei giovane… quello che ho fatto e quello che continuo a fare, voglio solo vedere il mio potenziale massimo. Non parlo di vittorie o di tornei. Voglio finire e dire di aver dato tutto quello che avevo“.

SU ROMA

La carbonara la so fare. È difficile dire qualcosa a Roma perché faccio solo hotel-campo e campo-hotel. In Italia tante cose sono cambiate. In più c’è gente che sa che c’è il torneo e quindi sanno che ci sono ristoranti dove vanno i tennisti, preferisco cenare in hotel. Però mi sorprende sempre l’affetto che mi danno in allenamento e in partita. Bello vedere tanti bambini e tanti ragazzi. Sono loro il nostro futuro ed è bello vedere questa passione per il tennis“.

SUL SERVIZIO

La perfezione non esiste. Onestamente è su tutti i colpi che cerchiamo di migliorare tutti i dettagli. Il servizio stiamo provando a stabilire un po’ su terra battuta dove è diverso perché servi in modo più lavorato. È il colpo dove provo a dare più focus. Il tennis alla fine è un puzzle, tutte le cose che devi unire. Io prima di ogni partita ho dei dubbi, credo sia la cosa più normale. Se non senti dubbi e pressione vuol dire che non ci tieni. Però sono più consapevole di tanti anni fa, ma allo stesso tempo entro in campo e ho dei miei piccoli dubbi su ciò che può succedere. Ma poi va gestito. Il dubbio è connesso con la pressione in sé. Se non riesci a gestirla. Si parla sempre del giocare, ma ci sono tante cose messe insieme e credo ognuno abbia il dubbio. Devi essere consapevole che sai fare delle cose“.

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