Bedolo: “Il vero problema sono i costi”

di - 10 Gennaio 2011


(Umberto Bedolo – Foto Nizegorodcew)

Sui campi del Lemon Bowl 2011 abbiamo incontrato il maestro Umberto Bedolo, al seguito dei figli Mattia (Under14) e Camilla (Under10). Abbiamo avuto modo di parlare di tantissimi temi, toccati più volte anche sul blog Tennis Genitori & Figli.

Allora Umberto, partiamo dalla tua carriera. Raccontaci le tue esperienze, sino ad oggi, da giocatore e da allenatore…
“Da giocatore sono stato C1, poi ho fatto la Scuola Maestri nel 90/91 e a 23 anni sono diventato Maestro di Tennis. Ho sempre lavorato al Tennis 2000 di Padova prima come collaboratore della scuola tennis poi come responsabile e ora, da qualche anno, come responsabile agonistica. Ho lavorato di supporto ad altri Maestri con under 12-14 come Stefano Galvani poi diventato professionista altrove, e Nicola Garavello ottimo giocatore arrivato B1 che poi ha smesso. Da qualche anno seguo mio figlio Mattia 1998, che ha avuto finora ottimi risultati under 10-12 ora 14! E Roberto Riccardo buon 1997 in grande crescita di cui sicuramente sentiremo parlare a breve!”

Come e quando nasce il progetto Tennis Consulting International Team con Fabrizio Caldarone?
“Il nostro Tennis Consulting International Team è nato dalla mia volontà di dare un seguito all’under 14 soprattutto di mio figlio Mattia. Mi spiego meglio: è di comune accordo nell’ambiente che quando un ragazzino arriva a quell’età i genitori e il Maestro devono prendere la decisione di dare qualcosa in più negli allenamenti, in un coach qualificato, una preparazione atletica adeguata, tempo e denaro, tutto questo per dare la possibilità di “provare” a fare il Pro, e tutto questo solitamente si fa all’estero, da Bollettieri, Evert, Sanchez, Pilic, ecc… Quindi conoscendo Fabrizio Caldarone, che aveva iniziato a collaborare con il mio circolo portando alcuni giocatori stranieri, e condividendo assieme dei progetti, mi è venuto in mente che veramente potevamo fare qualcosa “in casa”! In estate (agosto 2010), per puro caso, ho incontrato un Maestro al Tennis 2000 che avevo conosciuto anni prima e che mi raccontava di essersi trasferito a Padova per vari motivi; parlando ho scoperto che è un coach professionista e che ha allenato tennisti pro, come Gianluca Naso. Era la ciliegina che mancava sulla torta! Dopo pochi giorni assieme a Fabrizio abbiamo deciso che Maurizio Lazzaroni faceva parte del nostro progetto! Siamo partiti a settembre e nello Staff ci sono preparatori atletici, psicologo, posturologo, massaggiatore, considerando che il circolo ha 12 campi di cui 2 in sintetico, 3 piscine, 2 palestre, appartamento con 4 posti letto, ristorante chiaramente tutto a disposizione, devo dire che non partiamo male. Io curo moltissimo l’insegnamento, il gioco, la tecnica dei gesti e dei movimenti, gli appoggi, la video analisi dei colpi, tutto quello che concerne l’avvio all’attività agonistica, i primi tornei e i rapporti con i genitori; Maurizio punta di più sull’allenamento, sulla specializzazione, lavora in campo con lo psicologo, che nel nostro caso è una ragazza; Fabrizio invece, oltre ad aiutarci in campo, essendo stato comunque un buon seconda categoria, ha il compito di curare la parte manageriale, gli sponsor, la stampa, le comunicazioni con il circolo, la parte burocratica e soprattutto i contratti con i giocatori e dei giocatori. Per il momento abbiamo 6 giocatori, 3 under e 3 senior. La nostra idea è quella di creare dei mini team.”

Alleni entrambi i tuoi figli, Mattia (14 anni) e Camilla (8 anni). Quali sono i vantaggi di essere allenatore-genitore? Quali invece le difficoltà?
“Per il momento alleno entrambi i miei figli, penso comunque che Mattia sia pronto per seguire Maurizio pian piano allenandosi con lui con più costanza. Il vantaggio maggiore che si può avere seguendo i propri figli è che non si cambia mai Maestro, a meno che io non lo voglia………… A parte gli scherzi, trovo immenso piacere nel passar tanto tempo con i miei figli; Camilla è ancora piccola, ma con Mattia in questi anni siamo stati veramente tanto assieme, durante i viaggi ed i tornei, negli alberghi all’estero, abbiamo questa bellissima possibilità di conoscerci bene e per quanto mi riguarda è davvero impagabile. Difficoltà devo dire che almeno per il momento non ne ho; solo bisogna prestare attenzione al rapporto con gli altri allievi che si allenano con me, ma per fortuna salvo rari casi non ci sono mai stati problemi in questo senso; io cerco di trattare, per quanto possibile, tutti allo stesso modo.”

Si dice che i figli dei maestri siano i più futuribili perché, per forza di cose, meglio seguiti sotto tutti gli aspetti. Cosa ne pensi?
“Beh diciamo che è vero che i più bravi ragazzi in questi ultimi anni sono i figli dei Maestri, penso sia normale, di solito vivono a fianco dei genitori, vivono il circolo molto di più degli altri e poi hanno più possibilità di giocare, magari in vacanza, d’estate e sicuramente non pagando il Maestro. E’ chiaro che almeno da giovani abbiano più ore di altri, tutto qui! Il fatto di portare ad esempio i miei figli a Roma pagando io le spese ma non il Maestro a me costa meno, e ad altri ragazzi che invece il Maestro lo devono pagare, oltre alle spese vive, è chiaro che il costo aumenta! Quindi il vero problema del tennis è il costo, è indubbio che il tennis agonistico, è brutto a dirlo, ma non tutti se lo possono permettere (come il golf ad esempio).”

Hai portato entrambi i tuoi figli al Lemon Bowl 2011. Sei soddisfatto delle loro prestazioni?
“Il Lemon Bowl per noi è sempre un bel torneo, ormai sono 4 edizioni che Mattia partecipa, (a parte lo scorso anno che è stato convocato a Parigi con la Nazionale U12 facendo i quarti in singolo e vincendo il doppio), è il primo torneo dell’anno ed è ottimo per constatare il lavoro svolto durante la prima parte dell’allenamento invernale. Mattia ha raggiunto i quarti di finale, unico ’98, e anche nell’incontro perso contro il forte Mosciatti testa di serie n.1 del torneo ha dimostrato a tratti ottimo gioco e personalità; paga ancora troppo una discontinuità che spero termini presto. In questo periodo è in fase di crescita e quindi la coordinazione e la forza non sono al massimo. Per Camilla, classe 2002, è invece il primo Lemon e allo stesso tempo anche il primo torneo agonistico. Ha passato le qualificazioni giocando con tutte 2001: un’ottima partita al primo turno contro una brava bimba di 30 cm più alta, il secondo turno più agevole, ma poi in tabellone è stata sfortunata nel sorteggio dove ha trovato la fortissima Danilovic, anche lei di un anno più grande, che ha raggiunto la finale.”

Qual è il tuo parere sul Progetto Campi Veloci della Federazione Italiana Tennis?
“Sono pienamente d’accordo sul progetto campi veloci; il tennis agonistico di alto livello è giocato prevalentemente sul veloce e invece noi italiani non troviamo campi nei circoli, soprattutto al nord, a Padova ad esempio solo 2 circoli hanno 1 campo. Non è facile trovare disponibilità e tempo per andarci a giocare, noi al circolo abbiamo erba sintetica che non è terra quindi meglio, ma non è neanche il sintetico dei campi che trovi ai tornei. La tecnica dei colpi nei campi veloci è diversa, il modo di giocare è diverso, sulla terra ci sono più scambi, i movimenti possono essere ampi, sul cemento è tutto diverso, tutto più breve e scambi che vanno più veloci e corti.”

La domanda delle domande. Cosa manca in Italia? Mancano allenatori di qualità?
“Domanda molto difficile. Si possono dire tantissime cose ma una che in questi giorni ho condiviso con Maestri e anche genitori è la scuola; i ragazzi che praticano sport a livello agonistico di alto livello invece di essere agevolati sono ostacolati, anche se so per certo che in alcune regioni i Comitati Regionali inviano alle scuole circolari dove spiegano e cercano di condividere i problemi di questi ragazzi con i presidi delle scuole, soprattutto superiori. Anche perché io penso che se un ragazzo atleta si accorda con i professori per una interrogazione in una data precisa, non dovrebbero esserci problemi, l’importante che lo scolaro sappia e studi, al professore dovrebbe bastare questo. Per quanto riguarda i pochi allenatori di alto livello anche questa mi mette in difficoltà, secondo me è sempre una questione di soldi, di risultati immediati, se gli sponsor invece di darli tutti al calcio strapagando i calciatori investissero allo stesso modo nel tennis non ci sarebbero più problemi ne di tennisti e ne di allenatori di alto livello. Se 50 aziende dessero € 200,00-300,00 a 50 circoli all’anno dove ci sono scuole che puntano sull’agonismo giovanile, invece di essere scritte sulle maglie di squadre sconosciute e che nessuno o pochi notano, forse facendo buoni giocatori sarebbero più notate, sia dalle tv che dai giornali.”

Quanto è importante, per un maestro, aggiornarsi? Come ti muovi in questo senso?
“Come in tutti i lavori aggiornarsi e guardarsi in giro è sicuramente fondamentale, nel mio piccolo mi muovo quando posso, negli stage ne ho fatto uno interessante con Sanchez, al simposio di Milano, nei corsi di aggiornamento della FIT, vado da Piatti e Sartori quando c’è la possibilità, a Tirrenia, quando convocano mio figlio vado di corsa, e ora ancora meglio che c’è sincronia con la Scuola Maestri. Infatti è da quando ho avuto la fortuna di avere dei bambini agonisti di buon livello che seguo a tempo pieno, che mi muovo di più e sono molto cambiato come Maestro. Se ci si rintana nel proprio circolo si perdono oltre che gli stimoli anche la giusta visione di come il tennis cambia continuamente ed è difficile sapere il giusto valore dei propri allievi.”

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