Giacomo Miccini: “Le pressioni mi hanno un po’ danneggiato”

di - 23 Aprile 2015

Giacomo Miccini prequali Internazionali BNL d'Italia

di Carlo Carnevale

Un passato da giovane promessa. I riflettori puntati già in età precoce, quando mieteva successi contro coetanei che adesso calcano i campi Slam. La passione e la determinatezza per superare ostacoli fisici ben importanti, con la convinzione di potercela ancora fare. Giacomo “Jack” Miccini è tutto questo; voce timida, ma idee ben chiare. Dopo l’esperienza di quattro anni in un college dell’Arizona, Jack vuole mettersi alle spalle i ricordi di un fisico che non ha retto all’impatto con le luci della ribalta, costringendolo ad una delicatissima operazione all’anca per correggere dei guai posturali piuttosto rilevanti. Sotto i ferri in Tennessee, poi la lenta ripresa, altrettanto condita da problemi muscolari, incidenti al polso e simili, che ancora adesso minano la serenità del ventiduenne marchigiano; lui che batteva Tomic e Harrison, e a quindici anni già figurava nei piani alti delle classifiche under18. Lui che a 10 anni vinceva il Lemon Bowl a Roma, e con l’under 14 insieme a Federico Gaio conquistava il titolo mondiale a squadre. Miccini si è imposto al torneo per le prequalificazioni a Terni, fissando un tassello importante per una sua eventuale e attesa risalita.

Ho intervistato Giacomo nel pomeriggio di un paio di giorni fa, grazie alla sua estrema cortesia:

Ciao Jack, parlaci della tua esperienza a Terni.

Sono molto contento, sono andato a Terni apposta, tornare a giocare ad un certo livello mi fa sentire alla grande. Non vedo l’ora di competere, è da tanto che non mi confronto con giocatori forti.

La tua classifica (oltre la millesima posizione ATP) è ovviamente figlia delle vicissitudini che ti hanno coinvolto, specialmente fisiche. Hai programmi per cercare di risalire?

Dopo tutto quello che mi è capitato, l’unica cosa che conta per me è poter giocare sereno. Mi sto allenando con continuità da Gennaio, erano anni che non riuscivo a trascorrere vari mesi senza qualche guaio. Quindi adesso cerco di divertirmi di più, di migliorare l’atteggiamento e di dare tutto, senza le pressioni che mi hanno un po’ danneggiato in passato.

Parlaci del tuo staff; con chi lavori, su cosa ti stai concentrando, insomma qual è il tuo allenamento tipo?

Quando ancora ero teenager lavoravo con Enrico Slomp, che mi è stato vicino durante i miei primi periodi negativi. Da un anno e mezzo invece mi alleno ad Arezzo, con Max Dell’Acqua. Ci stiamo focalizzando soprattutto sulla mobilità e la condizione atletica, sono sempre stato poco mobile e poco elastico, e i miei molti infortuni lo testimoniano. Il tennis c’è, sono consapevole di poter giocare bene, quindi la chiave è la mia preparazione fisica: in campo passo due, tre ore al giorno, il resto è palestra e aerobica.

A parte Roma, qual è la programmazione?

Prima di Roma sono impegnato in Grecia, sono in tabellone. Poi farò senz’altro moltissimi diecimila, anche in Egitto. Mi dividerò tra terra rossa e cemento, mi dedicherò molto anche al veloce.

Ti va di parlarci dei tuoi infortuni?

Sono cose che succedono purtroppo, e ti fanno regredire rispetto ai tuoi colleghi. Bisogna però saperle affrontare, reagire con clama; adesso ho quasi ventitrè anni, e sinceramente credo ancora di poter raggiungere qualche obiettivo soddisfacente. Mi do tempo per qualche altra stagione, senza pressioni: soprattutto qui in Italia, i giovanissimi vengono caricati di aspettative che invece di galvanizzarli li demoralizzano spesso, quando l’unica preoccupazione dovrebbe essere divertirsi. Io sono piuttosto timidi, e le pressioni insieme agli infortuni mi hanno fatto vivere in maniera poco tranquilla.

Realisticamente, dove ti vedi a fine stagione?

Nei primi settecento. Questo è senz’altro un obiettivo possibile, e io ci credo. Se trovo la continuità, gioco qualche torneo in più, credo davvero di poter porre le basi per poi nei prossimi anni fare un salto di qualità che mi permetta di togliermi qualche sfizio.

Per concludere, c’è qualcuno nel mondo del tennis a cui ti ispiri?

No; seguo poco il tennis, il mio preferito era Ivanisevic ma si è già ritirato da un po’! Preferisco guardare il calcio, poi mi accontento dei personaggi che trovo nel giro dei tornei!

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