Luigi Tabacco: “Diventate bravi uomini, prima che bravi tennisti”

di - 13 Giugno 2015

Giorgio Tabacco

di Alessandro Mastroluca

“Dovete diventare bravi uomini, prima che bravi tennisti”. Con questa lodevole filosofia l’avvocato Luigi Tabacco sta crescendo le due giovani promesse del tennis messinese e italiano, Fausto (classe 2001) e Giorgio (2003). Presidente fino all’anno scorso del Circolo del Tennis e della Vela che sta ospitando il Trofeo Carlo Stagno D’Alcontres, insiste molto su un aspetto che fa davvero la differenza. “Questo circolo è un po’ la nostra seconda casa, un ambiente adatto alla crescita sportiva in senso lato, un’associazione sportiva con oltre mille soci che si dedica al tennis e investe molto nell’attività giovanile: l’anno scorso avevamo quattro squadre di under-12, ora ci sono 14-15 ragazzi del 2002 qui e alcuni di buon livello. Voglio che Fausto e Giorgio crescano con i sani valori dello sport”.

Non è semplice essere presidente di circolo e padre, non è semplice mantenere le distanze, l’equilibrio. “Io a tennis ho anche giocato” ci spiega l’avvocato, “so come si vive una partita. Quando sono sugli spalti, cerco di vivere i match con la giusta serenità. E ho abituato i miei due figli a non cercare lo sguardo dei genitori”.

Luigi Tabacco (a sinistra) in una foto di repertorio

Due caratteri diversi, Fausto e Giorgio, due modi differenti di esprimere la stessa passione per la competizione, lo stesso spirito, la voglia di giocarsela con tutti. “Sono entrambi molto competitivi” ci spiega, “nei tornei di tennis ma anche quando giocano a pallone. Giorgio è più estroverso, più vulcanico, manifesta di più le sue emozioni. Fausto è più contenuto, più riservato, si apre con più calma. E portano in campo queste differenze, anche se sono entrambi aggressivi e molto presenti mentalmente in partita. Io lascio che esprimano liberamente questi loro aspetti caratteriali”. Fra di loro, comunque, “non c’è agonismo, non c’è competizione, anche perché la differenza di età si fa sentire. Fausto sta attraversando questo primo anno nell’under-14 con tranquillità, con l’obiettivo di essere pronto l’anno prossimo. Giorgio ha giocato questo torneo proprio perché è nel circolo di casa ma non è prevista altra attività under-14 quest’anno”. Eppure, , è comunque riuscito a farsi valere e togliere un set a Andrea Fiorentini, di quasi due anni più grande. “Lui è sempre grintoso, non molla mai, pensa di potersela giocare con chiunque”.

Da padre, è coinvolto nella programmazione di Fausto e Giorgio. Però, ci tiene a precisare, “credo che in campo i miei figli debbano avere una sola guida, e quella guida non sono io”. È il maestro Gino Visalli, che è anche direttore del torneo e ha insegnato a giocare anche a papà Luigi. “Siamo amici praticamente da sempre, parliamo molto ma non entro nelle questioni tecniche” ci spiega. “Poi più o meno ogni due mesi, vanno a Tirrenia, e una o due volte al mese vengono qui al circolo i referenti dei centri periferici”.

Finora, questa dimensione ha funzionato per entrambi. Dall’anno prossimo, tuttavia, “per Fausto, che è un po’ l’elemento trainante del bel gruppo che si è creato qui nella sua fascia di età, potrebbe servire una programmazione, una formazione più mirata. Ritengo fondamentale andare per gradi, credo che potersi allenare bene nella propria città sia un bene, e cercheremo di attrezzarci sempre meglio anche qui al circolo. Ho visto tanti dodicenni che sono andati via di casa per allenarsi, che certo hanno trovato strutture e possibilità migliori ma si sono smarriti da molti altri punti di vista. Loro qui si trovano bene, vivono questa fase della loro crescita, anche sportiva, senza pressioni, con grande tranquillità. Ricordo, per esempio, quando Fausto due anni fa ha vinto i campionati italiani under 12 a Serramazzoni, mentre gli altri ragazzi erano tesi, lui prima e dopo la finale stava a giocare a pittino col fratello”.

In questa fase di passaggio, conclude, “dobbiamo procedere senza affrettare i tempi e soprattutto tenendo presenti i desideri, le inclinazioni di Fausto e Giorgio, senza forzarli a fare passi più importanti. Perché non dobbiamo mai perdere di vista l’obiettivo vero, che è la crescita complessiva dei ragazzi”.

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