Prequalificazioni IBI 2017, Marco Pedrini: “A Roma per la prima volta. Sarà un’esperienza unica”


È una lunga ed interessante intervista quella a Marco Pedrini, ex numero 294 ATP (best ranking raggiunto nel 2006), che ha guadagnato l’accesso alle fasi finali delle prequalificazioni agli Internazionali BNL d’Italia grazie alla vittoria sui campi dell’AT Verona. Ritiratosi dal circuito maggiore nel 2008, Pedrini ha raccontato a Spaziotennis.com che giocherà a 34 anni appena compiuti per la prima volta al Foro Italico: “Andrò a Roma con mia moglie e i miei due bambini. Non ho particolari obiettivi, se non quello di dare il massimo e vivere a pieno questa esperienza”.
Marco, parlaci del tuo percorso nel torneo di prequalificazione che hai vinto a Verona.
“Sì è trattato di un torneo di buon livello, con 182 iscritti. Basti pensare che in tabellone c’erano giocatori di spessore come Marco Bortolotti e Nicola Ghedin, entrambi impegnati nel circuito Itf. Al primo turno ho avuto la meglio di un giovane 2.4 solo al tiebreak del terzo set, ma il mio tennis è stato un crescendo.  Partita dopo partita avevo sensazioni sempre migliori. In semifinale ho battuto proprio la prima testa di serie Bortolotti: questo è stato il miglior match, ho alzato il mio livello e ciò mi ha permesso di giocare ad armi pari contro un avversario sicuramente più preparato dal punto di vista atletico. In finale ho giocato invece contro Marco Speronello, che avevo già incontrato diverse volte: dopo aver vinto il primo set 76, il secondo è filato via liscio e l’ho chiuso 62. Per me, che non avevo particolari obiettivi, è stata una grande soddisfazione. Con lo stesso spirito adesso andrò a Roma cercherò di fare del mio meglio”.
Come descriveresti il tuo stile di gioco? A chi ti ispiri?
“Il mio è un gioco classico, fatto di colpi piatti e rovescio ad una mano. Un po’ per l’età, un po’ perché il tennis non è più la mia attività principale, pago qualcosa a livello fisico. A chi mi ispiro? Mi piace Federer, incarna il tennis e mi piacerebbe somigliare a lui. Oltre alle indiscutibili doti tecniche, ammiro il suo saper adattare il proprio gioco all’avanzare degli anni. Anch’io non sono più giovanissimo e, come lui, sto cercando di accorciare maggiormente gli scambi, dando più consistenza al servizio per guadagnare più facilmente la rete”.
Nove anni fa l’ultimo match a livello itf contro Axel Michon. Cosa è cambiato da allora nel tuo gioco e che ruolo occupa il tennis nella tua vita? Che ne pensi di stupire tutti e diventare il Kimiko Date dell’ATP?
“Provo grande ammirazione per la tennista giapponese, ma no, non è decisamente tra i miei piani essere il suo alter ego al maschile. La mia è stata una scelta ponderata e, sebbene le occasioni per tornare a giocare qualche torneo futures in Italia non siano mancate, sono rimasto sempre coerente ad essa. Oggi mi limito a disputare alcuni tornei non lontano da casa, ma dopo aver abbandonato il circuito internazionale ho continuato comunque a giocare gli open italiani e la serie A in Italia, Germania e Francia. Questa era un’attività decisamente più remunerativa rispetto al circuito challenger; nel contempo ho potuto adattare il mio gioco al livello medio leggermente più basso, diversamente da quanto accadeva nei tornei challenger, durante i quali ero sempre al limite”.
L’aspetto remunerativo al quale accenni è, come ben sai, oggetto di grande discussione negli ultimi tempi. Cosa ne pensi della riforma dei prize money e dell’introduzione del Transition Tour?
“Era ora! Quando ho iniziato a giocare i tornei Itf nel 2000 esistevano ancora i futures da $10.000 e capitava che un ragazzo uscito al primo turno prendesse non più di 60 dollari. Con questa riforma non credo che i problemi siano del tutto superati, soprattutto perché non c’è l’obbligo di ospitalità, ma qualcosa sta indubbiamente cambiando. Il problema, oltre ad essere di ordine economico, lo andrei a ricercare a monte: i giovani sono abbagliati dai grandi tornei e dai guadagni dei top50, senza avere percezione della realtà a livelli più bassi; chi parte con l’idea di giocare gli Slam e poi si ritrova a vivacchiare nel circuito, si sente inadatto e getta la spugna. Proprio in quest’ottica trovo che si inserisca bene il Transition Tour: avere 1 o 2 punti ATP ha poco senso, e questo nuovo circuito potrà aiutare i giovani a raggiungere un livello di gioco accettabile per competere nei tornei maggiori”.
Cosa farai “da grande” e quali progetti hai per il futuro?
“Non mi vedo come allenatore o istruttore. Ho una laurea in Scienze Politiche e in Scienze Storiche, ed ho conseguito un master in Sport Management, Marketing e Society. Ecco, spero di poter spendere quanto appreso durante gli studi universitari e post universitari per rimanere nel mondo dello sport in ambito manageriale. Sto pian piano entrando in questo ambiente e attendo che arrivi il momento in cui il lavoro prenderà il posto del tennis a tempo pieno”.
Maria Sharapova è in queste ore impegnata a Stoccarda, al suo rientro dalla squalifica per doping. Cosa ne pensi della tanto discussa wild card che le è stata assegnata per il tabellone principale degli Internazionali? Giusto darla a lei e non a Francesca Schiavone?
“Credo sia normale che i tornei concedano delle wild card alla Sharapova, del resto la sua squalifica è terminata. Il suo è un nome che porta pubblico ed entrate, quindi la scelta è comprensibile. Per quanto riguarda il mancato invito alla Schiavone, più che fare una contrapposizione con la russa, credo sarebbe stato più opportuno fare una scelta tra lei e Sara Errani. Per Francesca sarebbe stato un premio alla carriera: è alla sua ultima apparizione a Roma e avrebbe meritato la possibilità di salutare i suoi tifosi”.
Prima di salutarti, un’ultima battuta: chi vorresti incontrare al primo turno se dovessi riuscire ad entrare nel tabellone principale?
“Giocare con Federer, Nadal o Djokovic sarebbe spettacolare. Il primo non ci sarà, gli altri due partiranno dal secondo turno…quindi mi accontenterei di un grande giocatore che non abbia un bye!”.

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