Sandro Donati, il tennis e il doping

di - 11 Novembre 2013

Il professor Sandro Donati, consulente Wada, preparatore atletico e autore del libro “Lo Sport del Doping” intervistato durante l’ultima puntata di Spazio Tennis su Radio Manà Manà Sport. L’argomento è stato ovviamente il tennis e il doping.

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di Alessandro Nizegorodcew ed Emanuele De Vita

Spazio Tennis ha intervistato uno dei più grandi esperti di doping mondiale, il professore Sandro Donati, consulente Wada, preparatore atletico, e autore del libro “Lo Sport del doping”. “Tacere e sopire, celebrare e negare” recita il titolo di uno dei capitoli del libro del professor Donati, frase perfettamente adattabile anche a quest’intervista sul doping nel mondo del tennis.

Quanto e quale tipo di doping incide maggiormente in uno sport tecnico come il tennis?
“Prima di tutto il tennis non è uno sport soltanto tecnico. Le partite si svolgono a velocità di spostamento molto elevate. Serve potenza nei colpi e molta resistenza. Non si può definire uno sport solo tecnico, ma è anche fisico, molto di più rispetto a 20 anni fa. In un contesto di questo genere, il doping da testosterone e da anabolizzanti è molto efficace.”

Le dichiarazioni di Mark Cavendish hanno posto l’accento sulla differenza sostanziale che intercorre tra il ciclismo (sport nel quale i controlli sangue-urine sono tantissimi) e il tennis, in cui questi controlli sono, numeri alla mano, molto inferiori…
“La Federazione Internazionale Tennis non si differenzia dalle altre federazioni internazionali. Le altre federazioni gestiscono autonomamente i controlli a sorpresa, che spesso risultano essere decisivi. Questi controlli funzionano se realmente si pretende dagli atleti di comunicare la loro reperibilità e rintracciabilità. A quel punto si studia la loro partecipazione alle gare, il loro rendimento, oppure quando interrompono le gare per qualche settimana. Le federazioni internazionali non vogliono tutto questo. Si tengono ben stretto il loro patrimonio di atleti, e quindi il sistema non funziona.”

Roger Federer ha detto che nel 2004 veniva controllato di più che nel 2013…
“Il doping non è più avanti dell’antidoping. E’ un luogo comune. Farei un esempio. Proprio come un poliziotto che si trova ad affrontare dei rapinatori in una gioielleria, ma non li rincorre subito, limitandosi a prendere appunti sulle loro generalità e procede solo dopo all’inseguimento, dimostrando come quella corsa sia solo scenografica, perché i rapinatori non li prenderà mai, così sta agendo il sistema sportivo, involuto e in ritardo, con una negligenza voluta.”

Nel caso in cui ci sia un utilizzo sistematico di doping da parte di un atleta, quante ore sono necessarie per far sparire le tracce dopanti dal corpo? Cosa pensa quando sente le motivazioni più assurde per giustificare i casi di doping?
“Un atleta malintenzionato può assumere un basso dosaggio di Epo o testosterone che può essere eliminato nell’arco di 24 ore. Poi ci sono altri problemi importanti, come per esempio la reperibilità che va data ad inizio di ogni trimestre. Essa arriva realmente agli atleti? Nel tennis, come negli altri sport, si può arrivare ad accumulare diversi mancati test, e solo al terzo test mancato (chiamato in gergo “missed test”) scatta una squalifica. Quindi gli atleti hanno molti margini per eludere questo ostacolo. Per quanto concerne le motivazioni, non mi soffermerei più di tanto a valutarle. Gli atleti, quando si rendono conto che il sistema è un colabrodo, cercano di farsi furbi. Il problema risiede nelle federazioni internazionali. La Wada non ha potere su di loro. Una soluzione potrebbe essere quella di assegnare i controlli a sorpresa solo alla Wada, ma a quel punto dovrebbe essere potenziata a livello economico.”

Tra gli addetti ai lavori si fa insistentemente il nome di Rafa Nadal, soprattutto per la capacità di tornare ad alti livelli dopo lunghi stop. È possibile riuscire a tornare subito a livelli così alti?
“Le masse muscolari degli atleti di oggi sono imparagonabili ai tennisti di molti anni fa, e ciò è riferibile anche agli altri sportivi. Oramai è una tendenza generale che gli atleti si giustifichino con un grosso lavoro di crescita muscolare, cioè di lavoro con i pesi. Ma tutto ciò non è credibile. Io piuttosto vedo che queste masse muscolari sono tali per effetto di ormoni. Nel caso specifico di Rafael Nadal, sono state fatte molte illazioni sul suo nome presente nella lista dei soggetti trattati da Fuentes, che a dire il vero è stato omissivo a riguardo. In Spagna nel convegno antidoping del 22 maggio a cui ho partecipato, ho attaccato il sistema spagnolo in maniera decisa, e subito dopo tutti mi hanno detto che la mancata conclusione del processo Fuentes è stata una vergogna. Tutti sanno che non ci sono solo i ciclisti in quella lista. Ma ci sono tanti altri sport trattati da Fuentes, tra cui il calcio e il tennis.”

Si parla addirittura di liberalizzare il doping. Cosa ne pensa?
“È una cosa completamente sbagliata per ragioni di salute, culturali e, prima ancora, per ragioni pratiche. Chi ragiona in questi termini ha un’idea molto approssimativa del doping, perché il doping per alcuni atleti significa prendere una sostanza, per altri una miscela delle stesse. Poi, il doping, così come i farmaci, ha effetti differenti sulle persone, potrebbe provocare effetti diversi per gli atleti, essendo efficaci per alcuni e non per altri. Non è quindi affatto vero che il doping metterebbe tutti nella stessa situazione. È un’idea che favorisce quelli che vogliono doparsi. E chi tutela le persone perbene che vogliono fare sport in maniera pulita, rispettando le regole?”

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