Intervista Esclusiva a Sergio Giorgi «Vi racconto Camila»

di - 18 Giugno 2014

Camila Giorgi e Sergio Giorgi

da Parigi, Alessandro Nizegorodcew

Sergio Giorgi, come ogni maggio parigino che si rispetti, è ospite di Spazio Tennis per una lunga e interessante intervista sul tennis (e non solo) di Camila Giorgi. In compagnia di Marco Mazzoni, e alla presenza del tecnico federale Daniele Silvestre, abbiamo fatto una lunga chiacchierata con papà Giorgi…

Iniziamo dalla collaborazione con il tecnico federale Daniele Silvestre, che vi sta dando una mano ormai da tempo…
«Daniele lavora in maniera prolungata a Tirrenia da gennaio e abbiamo avuto modo di allenarci insieme varie volte in questi mesi. A livello di tornei, Parigi è il terzo evento in cui viaggiamo insieme dopo Madrid e Roma. Stiamo cercando di migliorare insieme tante cose del gioco di Camila e siamo in grande sintonia».

La prima cosa che interessa trattare è l’aspetto tecnico-tattica. Il diritto, più lavorato e spesso in top-spin, e la seconda di servizio più «carica» e sicura mi sembrano i due aspetti più rilevanti da analizzare, non credi?
«Tutto nasce dal fatto che finalmente, dopo 14 mesi di problemi alla spalla, Camila può lavorare su servizio e diritto con continuità. E i risultati si possono vedere finalmente. Il segreto è il lavoro e la continuità: Questo è infatti il primo anno nel quale Cami riesce a giocare senza infortuni un buon numero di manifestazioni consecutive. Lo scorso anno, di questi tempi, ti avevo detto che sarebbe arrivata dopo 12 mesi nelle top-30. In realtà, per tutto ciò che le è successo, questo risultato credo arriverà con qualche settimana di ritardo. Anche se il torneo non è ancora finito e, ad oggi, sarebbe numero 44 (grazie alla vittoria con la Jovanovski; ndr), quindi non poi così lontanissima dall’obiettivo. La spalla, ma maggio scorso, è stata un calvario. Abbiamo avuto pareri di tantissimi medici, ma soltanto una, alla fine, ha capito il problema di Cami. Si tratta del professor Alfio Caronti, che ci ha veramente salvato la vita, perché non riuscivamo più ad uscirne fuori. In Fed Cup, per la prima volta, ha giocato senza problemi. E da allora sono arrivati risultati positivi».

Camila GiorgiCamila mi pare cresciuta e maturata molto sia come persona che come tennista. Confermi?
«E’ vero, è molto più matura. Lei inoltre è esasperatamente ambiziosa, vuole vincere sempre e gioca sempre per vincere. Quasi tutti, se non tutti, i match che disputa dipendono dal suo gioco e non da quel dell’avversaria. Si parla molto, dal punto di vista tattico, della ricerca di una palla interlocutoria nel gioco di Camila, ma ciò su cui io e Daniele stiamo lavorando da tanto è il rendere questa palla interlocutoria, o difensiva che dir si voglia, comunque e sempre aggressiva. Deve essere un colpo intento a riprendere il comando del punto e dello scambio».

Non possiamo non affrontare il tema dei tanti articoli che sono usciti su vicende extra tennistiche. Sentenze, tribunali, debiti, cause vinte e perse. Ci racconti la verità?
«La prima cosa che viene da dire è che tutto ciò è stato un porta fortuna. Queste notizie sono venute fuori in Australia e da allora, in 5 mesi, Camila ha scalato 55 posizioni nel ranking Wta. Da 30.000 su Facebook è salita a 120.000. A Strasburgo, quindi in Francia, il pubblico tifava per lei anziché per la Cornet e stessa cosa è accaduta a Indian Wells contro la Sharapova. A Cleveland, per la Fed Cup, sono arrivati tifosi statunitensi di Cami da Chicago, New York e San Francisco… Purtroppo molti giornalisti non sanno la verità e hanno scritto cose false. Conosco molto bene Sammy Mittleman, la persona che ha scatenato tutto ciò. Voleva addirittura fare da manager e coach a Camila, giocando a tennis peggio di noi che è tutto dire. Ha 45 anni e vive ancora con i genitori, è un tipo un po’ particolare. In passato ha provato a fare anche il musicista, mentre ora vende cappellini. Comunque, detto ciò, noi abbiamo perso la prima causa ma vinto le successive tre. Se tu hai un debito negli Stati Uniti, la Wta arriva e ti toglie tutti i prize money. Il fatto che non sia successo non fa venire in mente a nessuno che forse tutto ciò di cui si parla non sia avvenuto? O quantomeno non nella maniera in cui è stato descritto? Negli Stati Uniti nessuno è venuto a cercarci per chiederci qualcosa. Lo stesso Patrick Mouratoglou, con cui sono rimasto in ottimi rapporti nonostante abbia abbandonato la sua accademia perché non la ritenevo adatta a Camila, è venuto da me dicendomi: «Ma in Italia ti vogliono fare le scarpe? Perché hanno chiamato me e non te o Camila per chiarire la situazione? camila non hai mai parlato male di nessuna in vita sua e la trattano così?!» Patrick era così sorpreso del trattamento che ci hanno riservato, non poteva crederci.

Tornando al tennis, molti appassionati e addetti ai lavori credono che camila sia soggiogata da te. La personalità di tua figlia, avendola dopo anni conosciuta un po’, mi pare molto forte e assolutamente indipendente. Sembra quasi lei a soggiogare te…
«Camila ha una personalità fuori dal comune. Ha vissuto un periodo nel quale non poteva praticamente giocare servizio e diritto per il problema alla spalla, ma mi chiedeva di non dire mai niente a nessuno perché non voleva giustificazioni o alibi per le sconfitte maturate. Figurati che a Miami contro la Diyas è voluto scendere in campo con la febbre alta e non sono riuscito a fermarla. E poi in conferenze stampa non ha detto una parola. A differenze di quanto accade spesso nel dopo partita, con i giocatori che si giustificano con infortuni più o meno veritieri. Camila ha una personalità pazzesca. Questo non appare all’esterno perché lei, più che timida, è sicuramente molto riservata. Quando i giornalisti le chiedono cosa fa durante il giorno lei impazzisce perché non vuole raccontare nulla della sua vita privata. Questo per dirti che quando sento o leggo cose su Camila fuori dal campo rido di gusto, perché è la verità è totalmente diversa da quella che loro immaginano».

Una persona unica, ma anche una giocatrice unica, che riserva spettacolo in ogni incontro…
«Tecnicamente è una giocatrice unica. Nessuna gioca come lei. Il tennis ultra offensivo è uno spettacolo e lei ha tanti modi per fare il punto. Come una squadra di calcio che possiede tanti schemi offensivi o come Oscar De La Hoya, The Golden Boy, un pugile fantastico che si difendeva attaccano e dava spettacolo ogni volta che lo vedevi. Camila è così, non a casa la boxe ha fatto parte a lungo della sua vita».

Praticava anche il pugilato?
«Cami ha iniziato pugilato parallelamente al tennis e ha molto amato questo sport. In Francia era una delle migliori, ma non ha mai combattuto perché non esistevano incontri under 16 all’epoca. Il grande gioco di piedi di Cami deriva dalla ginnastica artistica di quando era piccolissima ma anche dalla boxe».

Sono arrivate alcune critiche sulla programmazione e su alcuni tornei minori, che potevano portare tanti punti, saltati…
«La programmazione di Camila non è incentrata sulla settimana o sul mese, ma sulla carriera. Noi, ad esempio, pensiamo già all’anno prossimo. Stiamo progettando, insieme a Daniele, un grande 2015 e cerchiamo di analizzare ogni allenamento e ogni torneo nel dettaglio. La speranza è che sia testa di serie a New York e quindi nel main draw di Sydney all’inizio della prossima annata».

Camila GiorgiAlcuni ritengono che il tuo nervosismo fuori dal campo possa condizionare in negativo Camila. Che ne pensi?
«Io ero nervoso anche durante il primo allenamento, quando Camila aveva 5 anni, e lo sono tuttora. Sono sempre stato così e Camila non è per nulla condizionata da ciò. E’ ovvio altresì che mi dovrei controllare di più e che anche io devo migliorare sotto alcuni punti di vista. Contro la Sharapova, perché credo si riferiscano in tanti soprattutto a quel match, la gente non capiva che mi continuavo a mettere le mani nei capelli perché il lancio di palla di Cami era totalmente sbagliato… Lancio di palla che, tra parentesi, è una delle cose che ha migliorato di più negli ultimi mesi. Comunque siamo in costruzione, work in progress, Camila deve migliorare ancora varie cose per puntare al top».

In Italia quali persone vi hanno davvero aiutato nella vostra prima esperienza marchigiana?
«Solamente una: Antonio Di Paolo. Ne parlavo con lui proprio qualche settimana fa, con la promessa di sentirci dopo Wimbledon per incontrarci di nuovo. Antonio è una persona meravigliosa, che mi è stata di grande aiuto soprattutto con i miei figli più grandi Leandro e Antonella, quando ancora Camila non giocava. Antonio veniva a casa mia a prendere i ragazzi, cercava campi coperti per noi quando pioveva, abbiamo passato tante ore insieme. Chi fa tutto ciò? Solo una persona stupenda. Non ci sono altri, seppur abbia qualcuno provato a prendersi dei meriti, che abbia dato veramente una mano alla famiglia Giorgi».

Tornando a te, come nasce questo tennis ultra aggressivo di Camila?
«A me piacevano i mostri sacri come Sampras e Agassi, mentre non guardavo il tennis femminile che ritenevo e ritengo ancora oggi spesso noioso. Camila gioca un tennis che non gioca nessuno. Tutti hanno criticato il suo stile e il suo modo di stare in campo. Ricordo come fosse oggi Antonio Cascales, storico allenatore di Ferrero, dirmi che quello di Camila non era tennis, bensì circo. Ieri mi è venuto in mente anche il giudizio di uno dei coach che lavorava da Mouratoglou, che sentenziò anni fa: «Non vincerà mai una partita in main draw a Parigi con questo tennis». L’unico che assecondò l’istinto di Camila fu Nick Bollettieri: quando aveva 7-8 anni io la faceva giocare dentro al campo di 3 metri, e spesso giocava le partite colpendo la palla più volte al volo che dopo il rimbalzo. Tutti a dirmi di farla giocare più indietro, tranne Bollettieri che disse: «Lasciatela lì dov’è».

Hai mai pensato di non farcela? Hai mai creduto che Camila non sarebbe arrivata?
«Mai. E pensare che dopo un lutto familiare così grave come la morte della sorella Antonella e 14 mesi passati a giocare e non giocare per i problemi alla spalla, in molti avrebbero mollato. Invece lei si è ritrovata top-100 grazie a quello che può sembrare un miracolo, ma miracolo non è. E’ forza mentale, è voglia di arrivare, è carattere, personalità. Camila è così, quando ci alleniamo a un certo punto devo dirle “basta Cami!” andiamo a casa. Lei rimarrebbe in campo all’infinito… Mentalmente è già una top ten, tra non molto spero e credo lo sarà anche di fatto».

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