Luca Vanni: «Obiettivo US Open»

di - 31 Luglio 2014

Luca Vanni

di Emanuele De Vita

“No surprises”. Solo chi non conosce la storia, il tennis, e le motivazioni di Luca Vanni si può meravigliare per la grande stagione che sta disputanto il tennista toscano ventinovenne, capace di issarsi fino alla posizione 172 del ranking. Ben 61 vittorie conseguite in stagione, frutto di 7 futures vinti, due semifinali, una finale, e un’importante finale challenger raggiunta a Kahosiung e persa solamente al terzo set contro il tennista di casa Yen-Hsun Lu.

Cominciamo dalla tua storia. Dove hai iniziato e quando, ci sono tornei junior importanti che hai frequentato e vinto?

Può sembrare stano, ma non ho mai giocato a livello junior, non ho mai disputato tornei under 18, ad esempio non ho mai frequentato il torneo di Salsomaggiore. Ero addirittura 3.2 secondo gruppo a 18 anni, perché la mia priorità era finire la scuola per poi avere l’opportunità di dedicarmi a tempo pieno al tennis. Ho cominciato in maniera seria dopo il diploma e sono andato al circolo di Alberto Castellani, ma purtroppo dopo un mese mi sono rotto il menisco e il collaterale. Poi sono tornato a casa e dopo 6 mesi mi sono rotto il menisco dell’altro ginocchio, perdendo interamente la stagione quando avevo 20 anni. La ripresa dell’attività agonistica è avvenuta quasi per caso, anche perché mi dividevo tra gli allenamenti e il lavoro di maestro nel circolo. Poi nel 2006 ho provato a giocare dei futures e dopo aver raggiunto il primo punto atp al futures di cesena, dopo due mesi ho vinto il mio primo torneo ad Avezzano e sono arrivato 650 al mondo. Questi risultati, uniti al grande aiuto economico e motivazionale che mi hanno dato i campionati a squadre, qui in Italia, ma anche in Francia e Germania, hanno dato una spinta decisiva alla mia carriera.

Cosa hai pensato durante il grave infortunio e conseguente operazione al ginocchio dello scorso anno? Hai mai pensato di mollare?

Sinceramente quando sono ritornato l’anno scorso dall’Australia ho pensato che non potevo giocare a tennis in quelle condizioni. Quindi, dopo aver fatto la risonanza, mi sono trovato davanti a un bivio e ho deciso di operarmi. Sono sempre stato abbastanza positivo in quel periodo, anche perché all’inizio c’erano stati grandi miglioramenti, poi quando il dolore persisteva, è subentrato lo scoramento e sono cominciati a sorgere dubbi. Solo con il lavoro, il sacrificio, le motivazioni e gli stimoli che mi ha dato tutto il mio staff, ho ripreso a credere veramente al fatto di poter tornare a giocare su buoni livelli e di poter dare ancora tanto a questo sport. I risultati che sto ottenendo ora certificano quella maturazione definitiva che sento di aver raggiunto anche in questi mesi di sofferenze.

Quant’è stato importante per la tua crescita coach Fabio Gorietti e quanto ti aiuta allenarti con un giocatore come Thomas Fabbiano al Tennis Training Villa Candida di Foligno? Cosa pensi della sua crescita?

Fondamentale. Anche se il merito è di tutti. Tutti sono stati importanti. Il medico, l’osteopata e anche la mia ragazza che mi è stata molto vicino in questo periodo di spostamenti. Il cambiamento è stato soprattutto di testa, ed è per questo che sento di dire che vorrei arrivare nei primi 100 del mondo, e per raggiungere quest’obiettivo, devo continuare a giocare come sto facendo. Il salto di qualità c’è stato, ma devo ancora migliorare, ancora non ho raggiunto nulla. I commenti delle persone che mi vedono top 40 non li ascolto, magari tanti appassionati o addetti ai lavori non pensavano neanche alla top 200. La mia priorità è giocare ogni settimana un buon tennis e divertirmi. Bisogna però essere onesti e dire che non avrei mai pensato di tornare a buoni livelli in tempi brevi e migliorarmi. Fabio Gorietti, Federico Torresi e Fabrizio Alessi mi hanno  aiutato e hanno sempre creduto nel mio tennis. Fabio mi ha sempre dato tranquillità, ed è stato il primo a credere che avrei potuto raggiungere questi risultati. E vorrei citare anche un’altra persona che mi ha dato un’enorme fiducia, cioè il mio preparatore atletico Gianfranco Palini, che dopo aver avuto un grave incidente, con una grande forza di volontà è tornato ad aiutarmi dopo 7 mesi, dandomi un grande esempio di forza interiore. Per quanto concerne Thomas, posso solo dire che è un grande onore allenarmi con un professionista come lui. È una persona equilibrata e la sua vicinanza mi ha fatto progredire tantissimo. Non vedevo l’ora di scalare la classifica per girare il mondo e anche confrontarmi con lui, com’è successo già due volte. Abbiamo fatto una bella preparazione, viviamo in casa assieme e sentire come ragiona è un grande stimolo per me. Thomas è già arrivato al numero 160 ed è molto più giovane di me, ha dato la prova di poter giocare alla pari con tennisti in grande ascesa come Raonic, e ha battuto più volte giocatori tra i primi 100 al mondo. Può crescere ancora tanto.

Quest’anno hai vinto partite fondamentali praticamente su tutte le superfici. In passato hai “forzatamente” privilegiato il rosso, ma le tue caratteristiche sono senza dubbio più congeniali al cemento rapido.

Ho giocato sempre più tornei sulla terra rossa perché in italia si gioca prevalentemente sul lento e io sono nato su questa superficie. Quest’anno ho privilegiato tornei sulla terra anche per rendermi disponibile compatibilmente agli impegni della Serie A2. Appena ho finito il campionato a squadre, ho cominciato a giocare sul cemento, anche se c’è da dire che, nonostante le mie caratteristiche siano più congeniali al duro, spesso preferisco giocare sulla terra anziché su un cemento lento, perché sulla terra rossa posso scivolare ed è sicuramente meno corrosiva per le articolazioni rispetto al cemento.

Pensi che giocare stabilmente a livello challenger certifichi il tuo livello di tennis attuale?

Io sento e sono sicuro di poter crescere ancora. La settimana prossima giocherò il challenger di San Marino anche per non rimanere fermo troppo a lungo, poi le mie motivazioni saranno centrate soprattutto per gli  Us Open, cullando il sogno, ma al tempo stesso essendo convinto di averne le potenzialità, di poter entrare nel main draw. La cosa che mi preme di più però è confermarmi a questi livelli di gioco. Anche la finale che ho giocato a Kaohsiung mi ha fatto capire che se sono lucido e lineare nel mio gioco, posso esprimere un tennis brillante  e uscire dal campo soddisfatto anche dopo una sconfitta, come mi è capitato contro Lu ma anche in occasione di altre sconfitte subite quest’anno da Marcora e Naso. Questo per dire che anche dopo una sconfitta, si deve essere soddisfatti se si è dato il 100 per cento in campo. Il salto di qualità deve esserci prima nella testa e poi nel gioco.

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