“Sì, mi dispiace tantissimo per lui. Ci sono passato tante volte, forse anche troppe. È per questo che mi sono emozionato. So quanto possa essere dura. So quanto desideri essere a Torino e l’ultima cosa che vorresti è infortunarti a poche settimane da un appuntamento del genere. Speriamo che non sia nulla di troppo serio”. Così Matteo Berrettini, nell’intervista in campo, dopo il ritiro di Flavio Cobolli nel corso del match valido per il secondo turno dell’ATP 500 di Vienna.
Ritiro al primo scontro diretto
Era il primo confronto tra Cobolli e Berrettini nel circuito maggiore. Grande amicizia tra i due, con il finalista di Wimbledon 2021 che ha consolato in panchina un Cobolli in lacrime: “L’idea di oggi era semplicemente quella di scendere in campo e celebrare il percorso che stiamo facendo entrambi. Siamo due ragazzini di Roma che giocavano a tennis nei fine settimana. Me lo ricordo quando era alto così, piccolissimo. E ricordo il giorno in cui scelse il tennis al posto del calcio. Ricordo i suoi occhi, gli stessi occhi che ha ancora oggi. Quelli di un bambino che sognava di giocare sui palcoscenici più importanti. Penso che meriti di essere lì e che meriti la carriera che sta costruendo fino a questo momento”.
Le Finals in casa
Cobolli resta in corsa per la ATP Finals, ma saranno da valutare le sue condizioni in vista del Masters 1000 di Parigi e degli ultimi tornei. “Gli ho semplicemente detto di concentrarsi sul presente, di non andare troppo avanti con la mente e con i pensieri. Sono sicuro che abbia anche degli ottimi medici che lo seguiranno durante il recupero. Speriamo davvero che riesca a recuperare in tempo. Anche soltanto esserci a Torino, dopo una grande stagione, rappresenta già un trofeo. Ricordo l’energia di quel posto. Adesso abbiamo tanti giocatori italiani ad altissimo livello e, naturalmente, anche Jannik è riuscito a vincere il torneo. Magari un giorno ci tornerò anch’io, non lo so”.