Da Parigi a Perugia, il tennis italiano continua a far splendere alto il colore azzurro. L’esordio dei tanti italiani in gara agli Internazionali di Tennis Città di Perugia | G.I.Ma. Tennis Cup è stato più che positivo nel bilancio totale. Nel Challenger 125 organizzato da MEF Tennis Events, la testa di serie numero 1 Valentin Royer è andata a segno contro Nicolas Alvarez Varona per 6-4 6-3. Sul fronte azzurro, invece, ha passato il turno Francesco Forti, che ha sconfitto il ripescato Jelle Sells per 6-0 7-6(4), dopo il ritiro di Reily Opelka, mentre ha avuto più sfortuna Enrico Dalla Valle, piegato dalla quarta testa di serie Henrique Rocha per 6-4 7-6(7). Grandi sorrisi sia per Jacopo Vasamì, che ha regolato Cezar Cretu per 7-6(4) 6-4, sia per Pierluigi Basile, uscito indenne nel derby italiano con Stefano Travaglia in tre set: 7-6 4-6 6-3.
Il periodo di forma di Vasamì
Dopo la prima finale Challenger raggiunta al 75 di Vicenza, Jacopo Vasamì non ne vuole sapere di fermarsi. Sulle ali dell’entusiasmo per il risultato ottenuto nel torneo veneto, l’abruzzese vuole replicarsi anche in Umbria. “Si trattava di un match complicato perché ho avuto poco tempo per adattarmi alle condizioni di Perugia; in più, sono un po’ stanco dopo numerose partite consecutive – ha raccontato il numero 465 ATP a seguito della vittoria –. Sono felice di aver vinto anche perché il mio avversario arrivava, come me, da una finale Challenger, e questo mi fa capire il buon livello che sto esprimendo”.
Una serie di ottimi risultati per Vasamì, frutto anche del ritorno nel suo angolo di Fabrizio Zeppieri: “Per me Fabrizio è più di un allenatore. Poter condividere questo magnifico percorso insieme a lui mi emoziona: sono sicuro che, se continuiamo a lavorare come stiamo facendo, ci toglieremo grandi soddisfazioni”.
Con la testa già al secondo turno contro Pablo Llamas Ruiz, l’azzurro si è soffermato sulle imprese dei suoi connazionali al Roland Garros 2026: “Questo Roland Garros dimostra che, oltre a Sinner e Musetti, ci sono tantissimi giocatori molto competitivi. Sono felicissimo per Matteo Berrettini perché, dopo un periodo non semplice, sta tornando il grande giocatore che è; ma, al tempo stesso, mi fa piacere vedere Matteo Arnaldi portare a casa maratone incredibili, come ci aveva abituato. Infine, sorrido per Flavio Cobolli, che sta dando seguito a un momento stupendo della sua carriera”.
Il cammino di Basile
Accreditato di una wildcard e semifinalista lo scorso anno, Pierluigi Basile ha dalla sua il fatto di essere la vera mina vagante del torneo: il più classico degli underdog, appena rientrato dall’infortunio alla schiena, con cui nessuno vuole avere a che fare. Lo sa bene Stefano Travaglia, che ha provato sulla sua pelle quanto sia ostico il gioco di “Pigi” già al primo turno. “In qualche modo è andata – ha detto il classe 2007 di Martina Franca –. Vengo da un periodo di stop durato tre mesi: era un po’ che non vincevo una bella battaglia. L’obiettivo che ho in campo in questi giorni è alzare un po’ il livello rispetto al solito; in campo penso a tante cose e mi esce un po’ il fumo dalle orecchie. C’era un pizzico di pressione in più perché tengo tanto a questo torneo e voglio starci il più possibile; poi affrontare un giocatore come Stefano, che conosco bene, aggiunge tensione”.
Il pensiero su Berrettini
L’aver condiviso il campo al Foro Italico con Matteo Berrettini ha segnato profondamente il percorso di Basile, che guarda con stima e ammirazione al cammino del romano nel Major parigino: “Ho tanti amici e diversi collaboratori che mi ricordano ogni giorno le mie potenzialità: questo mi dà tanta fiducia e devo ringraziarli per il supporto quotidiano. Se sto guardando il Roland Garros? Faccio il possibile per seguire perlomeno i risultati in diretta, con un occhio di riguardo verso Matteo, con il quale mi sono allenato a Roma qualche settimana fa. Le due sessioni svolte insieme mi hanno insegnato molto, sia dal punto di vista tennistico sia umano; abbiamo anche giocato qualche punto, ma la versione che sto vedendo a Parigi è un’altra cosa. Gli auguro veramente il meglio e spero di poterci rigiocare. In più, sento spesso suo fratello Jacopo, che si allena con me a Foligno; ma quando so che è nel box con lui non lo chiamo, perché secondo me gli porto sfortuna”.