A soli 16 anni, Michael Antonius ha già attirato l’attenzione del tennis americano e non solo, diventando il più giovane statunitense a conquistare un titolo ITF grazie al trionfo nel M25 di Bakersfield in California. Ma oltre al record, è il suo percorso a raccontare qualcosa di più: in un’intervista rilasciata a Sports Illustrated, il giovane talento ripercorre la sua crescita, le sfide affrontate e le ambizioni per il futuro.
Lo statunitense ha esordito raccontando cosa significhi aver collezionato questo record, che lo catapulta di diritto nella storia del tennis a stelle e strisce. “Ѐ surreale pensare di aver fatto tutto questo a un’età così giovane. Quando sono tornato a casa, però, mi sono riposato, sono stato con i miei amici e ho provato a tornare con i piedi per terra. Sono tornato ad Orlando per allenarmi e sono pronto per il prossimo torneo”.
Lo stile di gioco
Per chi non avesse mai visto giocare questo ragazzo classe 2010, parliamo di un giocatore al quale piace spingere da fondocampo e che ha ancora tanti margini di miglioramento, come ammesso dallo stesso Michael. “Il mio stile di gioco si basa sulla pazienza e la costanza. Sono un giocatore aggressivo da fondocampo e sto lavorando per diventare più completo. Salire a rete con frequenza è uno degli obiettivi che mi sono posto e ci sto lavorando molto negli ultimi mesi. Nel complesso mi reputo un giocatore paziente. Molte volte, infatti, riesco a vincere semplicemente grazie alla mia resistenza e consistenza negli scambi”.
La fisicità del tennis moderno
Il tennis moderno non lascia più spazio all’improvvisazione: la componente fisica è diventata centrale. Per questo, l’ingresso dei giovani nel circuito maggiore viene spesso visto come una scalata quasi impossibile per quei ragazzi che vogliono lasciare un segno nel professionismo. A riguardo, Antonius ha detto: “I professionisti sono molto più sviluppati fisicamente rispetto ai migliori juniors. Per questo motivo è difficile per molti giovani avere successo all’inizio”.
Il nativo di Buffalo ha proseguito spiegando su cosa stia lavorando da questo punto di vista, per essere pronto una volta fatto il salto nel tennis che conta. “Sto facendo un sacco di allenamenti sulla forza per essere pronto per il livello M15 e M25 in cui sto giocando adesso. Mi sta aiutando molto. Ѐ importante la resistenza, riuscire a competere per diverse ore di gioco, ma anche la forza per colpire più forte possibile ed essere ancora più aggressivo. Non è semplice, a questo livello sono tutti forti, ma lavorare sulle piccole cose per differenziarmi dagli altri mi sta aiutando tantissimo”.
Il capitolo college
Il college è una palestra di altissimo livello per gli sportivi che vogliono lanciarsi nel professionismo. Sono numerosi i giocatori usciti dai college americani che sono riusciti poi a vincere titoli ATP e classificarsi nelle posizioni più alte del ranking: John Isner (ex n.8), Ben Shelton (n.6), Danielle Collins (ex n.7), Emma Navarro (ex n.8) e tantissimi altri. Anche per il classe 2010, il college è un’opzione valida: “Non escludo il college dai possibili percorsi. Ѐ diventato una delle migliori scuole per i giocatori professionisti. Tantissimi tennisti sono passati dal college al tennis professionistico, quindi non voglio scartare questa opzione. Non so ancora quale sia la strada giusta per me, non posso parlare con i college fino a giugno. In ogni caso, sono entusiasta di scoprire cosa mi aspetta”.