Dopo un Sunshine Double più amaro che dolce (quantomeno nel singolare) e un’avventura nel Principato frenata al secondo turno, Flavio Cobolli è ripartito dall’ATP 500 di Monaco di Baviera. L’azzurro ha superato agilmente Diego Dedura e Zizou Bergs, proiettandosi ai quarti di finale contro Vít Kopriva. Il numero 4 del tabellone ha quindi una ghiotta occasione per arrivare in fondo al torneo.
Il ricordo della Davis e l’effetto Sinner
Subito dopo il successo agli ottavi contro il belga Bergs, grande amico di Jannik Sinner, il romano ha rilasciato un’intervista ai microfoni di Eurosport Germania. Impossibile non menzionare subito la vittoria della Coppa Davis di Bologna: un ricordo vivido che Flavio ha ancora stampato in testa e che ammette di riguardare spesso, prima di ogni partita. “Assolutamente. Ogni volta che gioco una partita, la sera prima riguardo il video che ho girato durante la finale di Coppa Davis. Quando rivedo quelle immagini mi vengono ancora i brividi. Abbiamo fatto la storia per il nostro Paese, anche se mancavano i nostri due migliori professionisti (Sinner e Lorenzo Musetti, ndr.). È stato qualcosa di davvero speciale, anche perché c’era Matteo Berrettini. Quello che è successo a Bologna non si può descrivere con una sola parola”.
Per il numero 16 del mondo, l’età dell’oro che sta vivendo il tennis italiano può essere un’arma a doppio taglio. E il dominio dell’altoatesino può avere un duplice effetto: da una parte Sinner smorza la pressione sugli altri azzurri nel tour, dall’altra alza il livello delle aspettative, e risultati che prima erano considerati irraggiungibili ora sono percepiti come “normali”. “Ho letto un’intervista proprio ieri in cui Lorenzo (Musetti, ndr.) diceva che questo ci toglie un po’ di pressione perché, con Jannik, abbiamo qualcuno che vince un torneo quasi ogni settimana. È vero. Ma c’è anche un altro aspetto: oggigiorno, se raggiungi i quarti di finale di un torneo del Grande Slam, in patria è spesso considerato la normalità. Ma sia chiaro: siamo molto contenti di questa situazione e di questi successi. È fantastico che le cose stiano così”.
Il rosso come superficie prediletta
Flavio ha dimostrato di sapersi destreggiare su tutte le superfici, ma non ha dubbi su quale sia la sua preferita:
“Beh, ho raggiunto i quarti di finale a Wimbledon, ho vinto il torneo sul cemento ad Acapulco e quello sulla terra battuta ad Amburgo. Quindi ha funzionato su tutte le superfici, ma preferisco giocare sulla terra rossa. Sono cresciuto giocando su questa superficie, ma ci allenavamo sempre anche sul cemento, per diventare tennisti più completi. Ha dato i suoi frutti. Ciononostante, mi sento più a mio agio sulla terra battuta, anche se mi piacciono anche i campi in cemento, se non altro perché il 70% della stagione si gioca su quella superficie”.
E, in prospettiva, sia per lo swing sul rosso sia per il futuro, la sua ambizione principale rimane il miglioramento continuo:
“Cerco di diventare un tennista migliore giorno dopo giorno, seguendo il mio metodo. Mi piace semplicemente essere nel circuito, giocare tornei, allenarmi. Per me è importante non perdere di vista il divertimento, perché la stagione è lunga e le competizioni sono dure”.
Infine, da grande appassionato di calcio qual è — cosa che non ha mai nascosto — ha ammesso che guarderà i Mondiali del 2026, nonostante l’Italia non sia presente: “Certo. Sono un grande appassionato di calcio e guardo tantissime partite in TV. Ho anche molti amici che sono calciatori professionisti. Uno dei miei migliori amici è il nazionale Alessandro Bastoni. È un vero peccato che l’Italia non partecipi. Mio fratello minore, ad esempio, non ha mai visto un Mondiale in cui l’Italia sia stata presente. È come nel tennis: ci vuole tempo per riscrivere la storia”.