Federer entra nella Hall of Fame: “Spero di aver aiutato il tennis a crescere”

Tommaso Giuliani
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Roger Federer - Foto Andrew Schwartz/SIPA/ipa-agency.net

Dai trofei all’eredità. Roger Federer si prepara a entrare nella International Tennis Hall of Fame, ma questa volta il tema non sono i record, le vittorie o i titoli del Grande Slam. È il momento di guardarsi indietro e provare a capire cosa abbia lasciato al tennis, oltre ciò che raccontano i numeri.

A Newport, in Rhode Island, il 45enne svizzero è stato ufficialmente inserito nella Hall of Fame insieme alla giornalista e broadcaster Mary Carillo. Un riconoscimento che Federer ha definito “uno dei più grandi onori che si possano ricevere in questo sport”, ma che allo stesso tempo gli ha permesso di riflettere sulla propria carriera da una prospettiva diversa rispetto a quella vissuta per oltre vent’anni.

Una carriera impossibile da riassumere soltanto con i numeri

Venti Slam, otto Wimbledon, sei Australian Open, cinque US Open e il Roland Garros del 2009 che gli ha consegnato il Career Grand Slam. Poi 103 titoli ATP, 310 settimane da numero uno del mondo, l’oro olimpico in doppio conquistato con Stan Wawrinka a Pechino 2008 e la Coppa Davis vinta con la Svizzera nel 2014.

Numeri che da soli basterebbero per costruire la carriera di una leggenda. Federer, però, oggi vuole essere ricordato anche per altro.

Spero di aver rappresentato bene questo sport”, ha raccontato, sottolineando soprattutto il lavoro svolto negli anni nei confronti delle istituzioni del tennis, dell’ATP, degli Slam e dei rappresentanti dei giocatori.

Non soltanto il tennis dei campioni

È forse questo l’aspetto più interessante delle riflessioni di Federer. Lo svizzero ha parlato anche dell’evoluzione del circuito al di là dei grandi protagonisti: dalla crescita dei montepremi per i vincitori fino ai giocatori eliminati nei primi turni, passando per le condizioni di lavoro di tennisti, media e staff medici.

Sento che molti più giocatori possono vivere di questo sport. E spero di aver contribuito anch’io”, ha spiegato.

Un’eredità che va quindi oltre il suo iconico rovescio a una mano o le immagini delle sue vittorie sul Centre Court. Federer ha avuto un ruolo sempre più importante anche nelle discussioni riguardanti il futuro del tennis e, oggi, sembra voler dare valore proprio a quella parte della sua carriera che spesso rimane nascosta dietro i trofei.

Il peso della fama e la ricerca della felicità

Federer ha poi raccontato anche il lato meno luminoso di una carriera vissuta costantemente sotto i riflettori. Fin da giovane aveva scelto di voler giocare sui campi più importanti, di essere protagonista e di convivere con la pressione.

Ma diventare Federer significava anche essere giudicato continuamente, spesso soltanto attraverso il risultato.

A volte vieni influenzato da così tanti commenti esterni che sembra esserci una grande tempesta nella tua testa. A volte perdi il divertimento”.

Lo svizzero ritiene però di essere riuscito, nella maggior parte dei casi, a non perdere quella componente fondamentale: la felicità di stare sul circuito.

E adesso? Federer non vuole allontanarsi dal tennis

Il ritiro del 2022 non ha significato per Federer una separazione definitiva dal mondo che lo ha accompagnato per tutta la vita. Anzi, il suo recente ritorno all’Arthur Ashe Stadium per un’esibizione in vista dello US Open ha confermato quanto sia ancora forte il legame con il tennis.

E il futuro potrebbe portarlo verso nuovi ruoli: Federer ha lasciato aperta la possibilità di diventare capitano della Laver Cup, lavorare con i giovani oppure intraprendere una carriera da commentatore.

Vorrei restituire qualcosa a questo sport”, ha spiegato.

Continua infatti a frequentare alcuni tornei durante l’anno proprio per rimanere connesso con il circuito. Perché, anche lontano dalla competizione, il tennis continua ad avere un ruolo importante nella sua vita.

Questa volta, però, non c’è nessun record da inseguire

A Newport Federer ha ricevuto uno dei riconoscimenti più importanti possibili, ma soprattutto avrà l’occasione di osservare la propria carriera con gli occhi di chi ha ormai smesso di giocare.

E forse è proprio questa la parte più bella della sua nuova vita: dopo aver passato più di vent’anni a costruire la propria leggenda con una racchetta in mano, può finalmente iniziare a scoprire quanto quella leggenda abbia significato per il tennis.

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