Roland Garros 2026, Bolelli: “Vogliamo vincere uno Slam, ma non deve diventare un’ossessione”

Marco della Calce
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Simone Bolelli e Andrea Vavassori - Foto FITP

Simone Bolelli è intervenuto in conferenza stampa dopo la vittoria per 6-4 6-3 al fianco di Andrea Vavassori contro la coppia formata dallo svizzero Jakub Paul e il britannico Marcus Willis agli ottavi di finale del Roland Garros 2026. “Stiamo giocando comunque un buon tennis, abbiamo giocato un buonissimo secondo turno l’altro giorno, oggi un’altra partita comunque solida – ha esordito il bolognese –. Non era facile perché gli avversari di oggi non li conoscevamo tanto. Da dietro eravamo superiori e abbiamo servito sempre bene”.

Il sogno Slam

Bolelli è tornato sul sogno di vincere insieme a “Wave” un torneo del Grande Slam, impresa già riuscita al bolognese in coppia con Fabio Fognini all’Australian Open 2015. “Lo Slam chiaramente lo vogliamo, ma non deve crearci pressione. Noi andiamo in campo, cerchiamo di vincere tutte le partite, poi è ovvio che sia un obiettivo, ma non deve diventare un’ossessione. Sappiamo di essere una delle coppie che può ambire al titolo, ora siamo in Top 10. Dobbiamo cercare di viverla serenamente, di dimostrare in campo le nostre qualità, dare tutto quello che abbiamo e basta”.

La carriera da singolarista

L’azzurro ha parlato anche della sua carriera da singolarista. Nel febbraio del 2009 il bolognese raggiunse il suo best ranking alla posizione numero 39, senza mai riuscire a migliorare la sua classifica prima di passare stabilmente al doppio. Nonostante ciò, i tanti successi arrivati nel doppio, per Simone non sono una rivincita rispetto alla meno fortunata avventura in singolare. “Non mi sto prendendo alcuna rivincita. Chiaramente si può sempre far meglio, io ho sempre cercato di fare del mio meglio anche nel singolo. Potevo fare di più, avere una classifica più alta, ma comunque ho sempre cercato di dare il massimo. Ho subito tre infortuni, tre operazioni, sono comunque sempre quasi sempre ritornato. L’ultima col ginocchio mi ha un po’ stroncato le gambe, avevo già 31 anni, non sono più riuscito a tornare a livelli alti e quindi poi da lì ho preso la decisione di dedicarmi al doppio. Ma non è assolutamente una rivincita, è una seconda carriera, mettiamola così”.

Killer point o vantaggi?

Il bolognese ha riflettuto anche sul deciding point presente durante i tornei ATP, ma ancora non ammesso negli Slam, in cui ancora si preferisce che il game si concluda ai vantaggi una volta arrivati al 40-40. “Io toglierei il punto secco. Lascerei il super tie-break, perché magari tre set diventa lungo, ma farei coi vantaggi. Il super dà adrenalina, anche per il pubblico. Negli eventi importanti come il Roland Garros, secondo me è giusto il due su tre classico con i vantaggi. Lo inserirei anche nelle Olimpiadi e alle Finals”.

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