Roland Garros 2026, Mensik sfida Zverev: in palio la finale e un sogno Slam

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Alexander Zverev - Foto FITP

Sarà Alexander Zverev contro Jakub Mensik la prima semifinale del Roland Garros 2026. La parte bassa del tabellone, al contrario di quella alta, ha regalato meno sorprese e colpi di scena, permettendo alla seconda testa di serie del torneo di approdare al penultimo atto. Dall’altra parte della rete ci sarà invece lo sfidante: Jakub Mensik, alla sua prima apparizione in una semifinale Slam, ma già desideroso di bruciare le tappe, senza badare al numero riportato sulla carta d’identità.

I percorsi al Roland Garros 2026

Analizzando i due percorsi, spicca subito una netta differenza. Il gigante di Amburgo, che ha concesso solamente un set a Quentin Halys al terzo turno, ha passato “solamente” 9 ore e 17 minuti in campo, mentre il ceco quasi quattro in più (13). La battaglia contro Mariano Navone, chiusa in cinque set, e l’aspra contesa contro Andrey Rublev hanno costretto il classe 2005 a un maggior dispendio di energie in un Roland Garros da record, con minutaggi folli quasi per tutti i giocatori arrivati nei migliori otto del torneo. Zverev ovviamente vanta il favore dei pronostici e ha la più ghiotta possibilità della sua carriera per sfatare il tabù Slam. Il numero 3 del mondo si è reso protagonista di un percorso praticamente perfetto e ha scacciato via i fantasmi anche nei quarti contro Jodar, nonostante un primo avvio totalmente fuori giri.

Mensik, dal canto suo, rappresenta la classica mina vagante, il guastafeste pronto a rovinare il sogno di quell’agognato titolo Major per il tedesco. Se dalla sua l’alemanno vanta una maggiore esperienza nei grandi palcoscenici — pur essendo nota la sua fragilità nei momenti di maggior pressione —, il ceco può far peso su una mente più libera e sciolta, con il fattore mentale che avrà infatti un ruolo cruciale.

Tra i due esiste solamente un testa a testa e risale al Masters 1000 di Madrid di quest’anno. 6-4 6-7(4) 6-3 in favore del tedesco, impostosi al terzo set negli ottavi di finale dopo 2 ore e 20 minuti di gioco. Il secondo duello promette spettacolo.

Differenze di gioco

Cosa bisogna aspettarsi dal match dei due giganti? Inutile dire che la forza di entrambi risiede nel servizio: una prima piatta, pungente e di difficile lettura, e una seconda dove Zverev rosicchia qualcosa in più nei confronti del ceco, ancora poco incisivo quando costretto a ricorrere alle rotazioni. Il tedesco è il principe del gioco solido, pulito, essenziale, fondato su un servizio incisivo e accompagnato da un dritto potente e preciso. Migliorato sul lato del rovescio, Zverev soffre più negli scambi lunghi, ma nel tempo si è distinto anche per la sua tenacia, andata increscendo nel corso della carriera.

Mensik gioca un tennis più fluido e, nonostante i suoi 196 cm di altezza, non disdegna qualche rotazione in backspin — persino dall’insolito lato del dritto, colpo ormai quasi in disuso —, oltre che discese a rete di ottima fattura, decisive nel match con Fonseca. Il 20enne di Prostejov è l’avanguardistico prodotto della nuova generazione che non guarda in faccia a pesi e misure, ma fa della completezza la sua miglior arma. E non a caso nel 2026 rientra in quella ristretta cerchia di nomi (3) capaci di fermare Jannik Sinner (ATP 500 di Doha).

Sarà uno scontro tra generazioni: da una parte chi si vuole prendere con sfrontatezza la prima finale Slam dopo appena quattro anni nel tour; dall’altra chi invece vuole mettere a tacere le voci sul suo conto, consacrando nell’olimpo la sua gloriosa carriera e liberandosi dell’etichetta che lo accompagna da tempo, quella di “più grande tennista a non aver mai vinto uno Slam”.

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