Il destino del tennis statunitense passa dalle mani di Ben Shelton, soprattutto questa settimana. Ai quarti di finale del Masters 1000 di Parigi 2026, il numero 4 del mondo (che in semifinale sfiderà Luca Van Assche) ha battuto il connazionale Tommy Paul per 6-4 4-6 6-3 ponendo fine alle sue speranze, pur esigue, di qualificarsi alle ATP Finals 2026 di Torino. Così facendo, Ben, già qualificato da tempo, ha però assicurato a Frances Tiafoe la sua prima partecipazione all’appuntamento conclusivo del tour ATP.
Una squadra
È proprio su questo che il futuro allievo di Juan Carlos Ferrero si è soffermato ai microfoni dopo la partita: “Frances ha avuto un anno straordinario, vederlo arrivare a Torino è fantastico. È un traguardo molto importante, che non molte persone arrivano a tagliare nelle loro carriere, quindi sono molto felice per lui”. Lo spirito di squadra nel tennis statunitense è evidente, e non solo da queste parole. La generazione di John Isner, Sam Querrey, Jack Sock e Steve Johnson tra gli altri ha dato vita a rapporti d’amicizia che sono proseguiti dopo la fine delle loro carriere: oltre il loro podcast ‘Nothing Major’, ne è un buon esempio il fatto che Craig Boynton, brevemente coach di Alex Michelsen nel 2025, ha allenato tutti e quattro i sopracitati, talvolta contemporaneamente.
Shelton
Lo stesso dovrebbe succedere con il gruppo attuale guidato da Taylor Fritz e completato da Paul, Tiafoe e Reilly Opelka, cresciuti insieme sul circuito giovanile nazionale. Discorso simile al femminile, dove Coco Gauff, Jessica Pegula, Madison Keys e non solo sembrano particolarmente legate anche fuori dal campo. In questo gruppone misto e variegato tra ATP e WTA si è inserito, leggermente più tardi, lo stesso Shelton, prendendone velocemente la leadership di classifica. Nonostante fosse l’ultimo arrivato, il giovane Ben, ottimamente istruito da papà Bryan, sembra sempre più consapevole del ruolo che ricopre, con onori e oneri. Le parole e la crescita dentro e fuori dal campo ne sono la testimonianza: “C’erano molti statunitensi che lottavano per gli ultimi posti liberi per le ATP Finals, è stata una grande stagione per tutti noi ed è bello che fossero ancora tutti in gioco. Sono davvero molto felice per Frances”.
La classifica
Paul avrebbe avuto bisogno di raggiungere la finale a Parigi per avere una chance di qualificarsi, e sperare che l’amico Taylor (che sfiderà Carlos Alcaraz ai quarti di finale) non facesse lo stesso. In attesa del risultato di Fritz, che con una semifinale supererebbe Rafael Jodar all’ultimo posto rimasto per Torino, gli Stati Uniti possono contare su Shelton e Tiafoe, due dei loro tre top 10 insieme appunto a Fritz (dal prossimo aggiornamento del ranking). Segue Paul al numero 13 e Nakashima, 18: avere cinque top 20 è un risultato per pochi. Learner Tien (numero 22) e Michelsen (34) chiudono il gruppo dei sette statunitensi nella top 50. Oltre a essere tanti, e forti, sono anche mediamente giovani, visto che i più esperti come Fritz, che ha compiuto 29 anni nel 2026 così come Paul e Tiafoe (28 anni), hanno diversi anni di carriera davanti, mentre Shelton (24 anni), Nakashima (25), Michelsen (22) e Tien (21 a dicembre 2026), hanno tutto il tempo di crescere ancora.