Alexander Zverev si prepara ad affrontare lo US Open da prima testa di serie, dopo il forfait di Jannik Sinner. Il tedesco arriva a New York da campione del Roland Garros e con l’obiettivo di conquistare il secondo Slam della carriera, ma senza voler sentire addosso l’etichetta di favorito.
Proprio sulla sua posizione in cima al seeding, Zverev ha cercato di ridimensionare le aspettative: “Le teste di serie sono qualcosa di positivo e dimostrano che hai giocato bene, ma credo che la cosa più importante sia vedere il nome di chi sarà in fondo al tabellone e chi sarà ancora qui tra due settimane. Questo è l’obiettivo principale per tutti”.
E quando gli è stato chiesto se si sentisse il favorito del torneo, il tedesco ha risposto con una battuta: “Mi sento uno dei 128 giocatori favoriti presenti nel tabellone”.
Zverev e il rientro di Alcaraz
Inevitabile anche una domanda sul ritorno di Carlos Alcaraz, campione in carica e rientrato dopo una lunga assenza a causa dell’infortunio al polso. Lo spagnolo non disputa un match ufficiale da diversi mesi e farà il suo esordio in singolare direttamente a New York.
Zverev ha però ricordato come il suo stesso rientro dopo il grave infortunio del 2022 fosse stato molto diverso: “So cosa voglia dire, ma è molto diverso, perché penso che si tratti di un infortunio diverso. Il polso non è mai facile, sicuramente. Lo so perché anche mio fratello ha avuto un infortunio al polso e ci vuole tempo per tornare dopo un problema del genere”.
Il tedesco ha quindi paragonato la situazione con la propria esperienza: “Mi sono rotto sette legamenti e due ossa e ho dovuto sottopormi a un intervento chirurgico. Mi ci è voluto un anno per tornare, quindi era un po’ diverso”.
Secondo Zverev, tuttavia, Alcaraz potrebbe arrivare a New York in buone condizioni fisiche proprio grazie al lungo periodo dedicato alla preparazione: “Penso che probabilmente lui sia allo stesso livello, se non addirittura a un livello migliore, dal punto di vista fisico, perché negli ultimi quattro o cinque mesi probabilmente ha svolto molto lavoro fisico, cosa che io non avrei potuto fare perché non ero in grado di camminare”.
Il possibile limite, secondo il tedesco, sarà piuttosto rappresentato dalla mancanza di partite: “Mi aspetto che possa essere un po’ arrugginito nelle prime una o due partite, ma una volta superata quella fase, penso che sarà sicuramente un candidato alla vittoria qui”.
La famiglia e il ruolo del fratello
Zverev ha poi parlato anche della propria famiglia e del rapporto con il fratello maggiore Mischa, ex tennista professionista. Una battuta iniziale ha strappato una risata in sala: “Lo svantaggio è che mio fratello è uno st****o, in generale”.
Il tedesco ha però sottolineato soprattutto quanto sia stato importante crescere al fianco del fratello, dieci anni più grande: “Fortunatamente io e mio fratello abbiamo dieci anni di differenza, quindi non c’è mai stata una vera rivalità tra noi. Lui ha sempre voluto il meglio per me e io ho sempre voluto il meglio per lui”.
Proprio grazie a lui, Zverev ha avuto la possibilità di entrare in contatto con il circuito molto presto: “Anche quando lo accompagnavo ai tornei da giovane, lui si allenava con me. Ho avuto modo di vedere il circuito in età molto giovane, anche quando non ne facevo ancora parte. Penso che sia stato un grande aiuto”.
Un ruolo importante lo ha avuto anche il padre, allenatore di Zverev. Il tedesco ha spiegato come sia riuscito a separare il rapporto professionale da quello familiare: “Capisce che a volte bisogna separare il ruolo di allenatore da quello di padre. Quando siamo a un torneo, è semplicemente il mio allenatore, e penso che questo sia molto utile”. “Nel 2022 non sapevamo se sarei tornato a questo livello”. Il tema della famiglia è tornato anche quando Zverev ha raccontato il periodo più difficile della sua carriera, quello successivo al grave infortunio del 2022.
“C’erano molte incertezze, e sono sicuro al 100% che anche loro avessero dei dubbi sul fatto che sarei mai tornato a questo livello. Nessuno poteva saperlo con certezza. Ma non me lo hanno mai mostrato. Non ne hanno mai parlato con me”.