È un Flavio Cobolli convinto e in fiducia quello che si è presentato in conferenza stampa dopo la vittoria per 7-6(4) 3-6 7-6(3) 6-1 contro James Duckworth a Wimbledon 2026: “Sono stato molto bravo. Non erano due partite scontate, quella di oggi è stata una prova veramente dura. Il team mi ha detto di essere stato un po’ fortunato oggi a essermela cavata per un pelo ma sono stato soprattutto bravo”.
Una partita decisa da pochi punti: “Su questa superficie è difficile vincere 6-1 6-1 6-1, credo sia importante come arrivi al tie-break. Lì riesco a tirare fuori quello che prima non trovo, ovvero l’istinto e la grande giocata nei punti importanti. In quei momenti tanti giocatori si frenano, a me non accade“.
UNA NUOVA PRESSIONE
Citando anche il successo al primo turno contro Mariano Navone, si tratta delle prime due partite vissute con il nuovo status di finalista Slam e top 10: “Fuori dal campo non amo stare al centro dell’attenzione, ma sportivamente parlando mi piace. Lotto tutti i giorni contro me stesso e le aspettative, questa è benzina per il mio tennis. Sono contento che ci sia il mio nome sulla bocca dei giocatori e di chi gioca in questo sport”.
Una posizione nuova dalle esigenze altissime: per vincere quanto è richiesto a un top 10, non ci si può concedere di non essere al massimo, ma non è facile: “Devi accettare quello che hai, è quello che mi dice sempre il mio team. Lotta con quello e divertiti. Uno vorrebbe sempre stare al meglio, ma per chi fa la nostra vita è difficile. Su 365 giorni, 8 mi sento al 100%. Ogni volta si combatte con dolori e fastidi: paradossalmente, se stai al 100% vuol dire che non hai dato quanto avresti potuto“.
UNA SUPERFICIE COMPLESSA
Nonostante il numero 4 della race abbia già un discreto pedigree sull’erba (quarti di finale persi in quattro set contro Novak Djokovic qui a Londra nel 2025), c’è ancora margine di miglioramento secondo lui: “Non è facile giocare subito un buon tennis a Wimbledon. Avevo giocato solo un match prima di questo torneo. Arrivare qui e giocare con grande attitudine è l’obiettivo che mi sono dato con il team”.
Terreno ancora da conquistare su cui dovrà però affrontare Karen Khachanov, uno dei test più probanti del tennis (soprattutto sui cinque set), obbligatorio da passare per chi si ritiene un giocatore da seconda settimana di uno Slam: “Sarà una partita molto difficile, è un giocatore alto che serve bene e tira forte: è molto pericoloso su questa superficie. Fisicamente sono pronto. Ci siamo visti durante il bagno di ghiaccio e ci siamo mandati a quel paese“.
LA TECNOLOGIA
In chiusura di conferenza, il romano ha dimostrato una discreta lucidità nel racconto della lite personale con… la chiamata automatica: “La macchinetta non va (ride). Poi in quei momenti capita di dire cose che neanche si pensano. Credo che la macchina faccia sempre il suo lavoro, sono io quello che deve stare zitto. Questo però mi aiuta a stare sempre attivo“. Quindi chi ha ragione? “È una lamentela ma non un’alibi: non do colpa a fattori esterni, sono io che mi arrabbio con me stesso e mio padre. Sono contento che ci sia la chiamata automatica, sono contento di quello che fa. Delle volte può sbagliare, è provato, ma non così tanto”.