Novak Djokovic, dopo la sconfitta nella semifinale di Wimbledon 2026 contro Jannik Sinner per 6-4 6-4 6-4 che ha messo fine a un’altra caccia al venticinquesimo Slam, è arrivato in conferenza stampa senza rimpianti: “È stata una bella batosta, di quelle vecchio stile: c’era ben poco che potessi fare”.
NIENTE DUBBI
Il trentanovenne sette volte campione di Wimbledon, in teoria, dovrebbe fare i conti con i cambiamenti del suo corpo: “Mi piacerebbe giocare qui a Wimbledon almeno un’altra volta. Vedremo”. Eppure per lui è un fattore che non ha influito sul match di oggi: “L’anno scorso ero infortunato durante quella partita. In realtà mi ero fatto male nei quarti di finale e non mi aspettavo molto. Qui invece stavo bene, fisicamente ero a posto. Forse non ero fresco come all’inizio del torneo, ma dal punto di vista fisico non avevo problemi“ e poi, con classe: “Lui è stato il giocatore migliore in campo ed è stato il protagonista assoluto: bisogna soltanto fargli i complimenti“.
LA PARTITA SECONDO DJOKOVIC
La sua lettura del match non prende per niente in considerazione problemi di condizione fisica: “Sono sempre competitivo, do sempre il massimo. A volte, viste dall’esterno, le cose sembrano diverse, ma io so quello che vivo, e quanto lavoro serva per riuscire ancora a giocare a questo livello”. Il campione sconfitto soffre comunque: “Naturalmente sono deluso: volevo vincere Wimbledon, è proprio per questo che continuo a spingermi così oltre”.
Grande merito all’avversario: “Oggi ho perso contro un giocatore migliore, devo accettarlo. È una sconfitta difficile da digerire appena esci dal campo, ma questa è la realtà, e non credo di aver fatto molto di sbagliato. Lui oggi era uno o due livelli sopra: ha giocato con una solidità incredibile in ogni fondamentale”. Andando nel tecnico: “Il suo servizio è diventato un’arma eccezionale negli ultimi anni, soprattutto da quando ha modificato la tecnica, poi da fondo campo è solido quanto chiunque altro”.
IL MATCH-UP CON SINNER
Il sette volte campione di Wimbledon ha poi approfondito sull’avversario di giornata, autore di 113 ace finora nel torneo, una media di quasi sei in ogni set: “Non puoi attaccare la sua prima di servizio. Puoi soltanto provare a leggerla, bloccarla, tagliarla e rimetterla in gioco, è estremamente imprevedibile. Ha grande varietà, equilibri e velocità, e sfrutta molto bene la sua altezza”.
Complimenti su tutta la linea, da numero uno a numero uno: “Anche la seconda palla rimbalza molto profonda, con parecchia rotazione, e può scegliere se spingere sulla velocità oppure sulla rotazione. Poi commette pochissimi doppi falli e subito dopo il servizio prende in mano lo scambio con il primo colpo aggressivo”.
CONDANNATO ALLA VITTORIA
Per un campione seriale come Djokovic, il concetto di aspettative assume strani significati: “L’anno scorso ho raggiunto quattro semifinali Slam, quest’anno, nei primi tre Major, ho disputato una finale e una semifinale: per il novantanove per cento dei giocatori sarebbe un bilancio straordinario. Per me è buono, ma non abbastanza“.
Una lama a doppio taglio: “Sono allo stesso tempo fortunato e ‘condannato’ ad aver vissuto per tanti anni il massimo livello possibile in termini di risultati. È una battaglia interiore che porto avanti da oltre vent’anni. Cerco di trovare un equilibrio e di essere un po’ più umile nell’analizzare quello che sto facendo. Mi piace ancora la competizione, ma forse mi piace un po’ meno tutto il lavoro durissimo che precede i grandi tornei, soprattutto dal punto di vista fisico, anche se questa volta ho retto bene”.
È questa la notizia migliore: “Quando sto bene fisicamente, sento di poter ancora giocare come un top five e competere al massimo livello. Mi piace questa vita: il tennis mi ha dato tutto. Mi ha permesso di diventare la persona che sono”.
Tutto da mettere in prospettiva: “Naturalmente resta sempre la domanda su quanto ancora voglio continuare, quanto voglio giocare e in che modo, sono riflessioni che affronto giorno dopo giorno. Non ho alcuna pressione, nessuno mi obbliga a giocare: lo faccio perché lo desidero davvero e perché sono ancora in grado di farlo. Posso ancora competere come un top ten, anzi come un top five”.