È iniziata con una vittoria in quattro set la corsa di Novak Djokovic a Wimbledon 2026. Il 24 volte campione Slam ha superato il cinese Yibing Wu con il punteggio di 6-4 5-7 6-4 6-4. “Quando ho detto che è stata una partita difficile – le parole del serbo in conferenza stampa -, mi riferivo al livello di gioco e alla prestazione di Yibing. Non l’avevo mai affrontato prima. Avevo fatto la mia analisi e visto alcune delle partite che aveva giocato prima di Wimbledon. Credo avesse vinto solo un incontro e fosse uscito molto presto anche nei Challenger e negli altri tornei di preparazione“.
Djokovic ha spiegato: “Io ero partito bene e mi sembrava di avere ottime possibilità di vincere in tre set. Poi lui ha portato il suo tennis a un livello completamente diverso, ed è stato davvero impressionante. Ha servito benissimo, ha risposto in maniera incredibilmente profonda e potente, colpendo la palla con grande velocità da entrambe le parti del campo e da fondo, sia di diritto sia di rovescio. Nel quarto set ero davvero alle corde. A essere onesti, probabilmente avrei dovuto perdere quel set per le occasioni che lui ha avuto. Credo di essere riuscito a trovare il servizio giusto nei momenti giusti. Sono stato anche fortunato quando ha sbagliato quello smash nel quarto set. È stata davvero una partita punto a punto. Alla fine uno o due colpi, uno o due punti, hanno deciso il vincitore“.
QUESTIONE CALENDARIO
“Credo che dobbiamo guardare la questione da due prospettive. Una, che probabilmente oggi è quella dominante nel nostro sport – e non solo nel tennis – è quella commerciale: si cerca di aumentare il valore economico creando giornate di gara più lunghe, tornei di maggiore durata e aggiungendo altri eventi a un calendario già congestionato. Io personalmente non gioco più così tanto come facevo in passato durante un’intera stagione. Ho il privilegio di poter scegliere dove giocare. Non sono esposto a questo calendario e a questa programmazione ad altissima intensità come la maggior parte degli altri giocatori“.
SUI MASTERS 1000
“C’è stato un grande dibattito sul fatto che i Masters, in particolare, dovessero essere sostenuti dai giocatori dopo il cambiamento del formato con giornate più lunghe. Io sono sempre stato contrario. Dal punto di vista commerciale, come dicevamo, questo aggiunge valore, ma aggiunge valore per chi? Principalmente per i proprietari dei tornei. Vi faccio un esempio. I proprietari dei Masters hanno potuto, e molti lo hanno fatto, migliorare le proprie strutture e costruire nuovi stadi. Ma questi stadi sono investimenti che vengono poi messi sul tavolo durante le trattative con l’ATP e incidono anche sul montepremi. Giustificano questi investimenti davanti all’ATP. Noi, cioè i giocatori e l’organizzazione ATP, beneficiamo degli introiti dello stadio solo durante il torneo, quindi per meno di due settimane. Per le altre cinquanta settimane dell’anno, tutto il resto finisce nelle tasche del proprietario dell’impianto. Vedo giocatori come Alcaraz e altri lamentarsi della durata dei tornei e del fatto di stare troppo tempo lontani da casa. Li capisco. Capisco perfettamente quello che provano. Nemmeno a me piace. Credo che il tennis abbia davvero bisogno di una sorta di ripartenza, di un reset a un livello più ampio. Penso che i nostri circuiti non stiano funzionando affatto bene. Dietro le quinte stanno succedendo molte cose: riunioni, rapporti che non stanno andando nella direzione giusta“.
AVVICINARE I GIOVANI AL TENNIS
“Gli Slam sono i pilastri del nostro sport. Lo saranno sempre. Saranno sempre i tornei più importanti che abbiamo. Ma credo che i circuiti debbano rivedere formati, regolamenti e calendario. Ci sono tantissime lamentele. I giocatori sudamericani, ad esempio, hanno stagioni sempre più corte. Da decenni il Sud America produce alcuni dei migliori tennisti del mondo eppure la stagione sulla terra battuta e quella sul cemento continuano ad accorciarsi. Ho la sensazione che stiamo solo mettendo delle pezze dappertutto. Cerchiamo di sistemare una cosa spostando un torneo o modificando un dettaglio. Secondo me, se vogliamo davvero migliorare questo sport e garantire un successo duraturo ai circuiti nei prossimi decenni, così da competere con la popolarità degli altri grandi sport globali, dobbiamo mettere attorno allo stesso tavolo tutte le parti coinvolte e tutte le figure chiave del tennis per capire insieme cosa possiamo fare. Come facciamo ad avvicinare i giovani al tennis? Anni fa la PTPA ha condotto uno studio che mostrava come l’età media degli appassionati di tennis nel mondo fosse di 61 anni. Con tutto il rispetto, come facciamo a coinvolgere le nuove generazioni? Magari si interessano agli Slam, ma finisce lì“.