Marzia Grossi: “Mi è mancato un incontro”

di - 24 ottobre 2011

Per la serie “Campioni da non dimenticare“, il nostro sempre abile Gianfilippo Maiga ha intervistato Marzia Grossi.

di Gianfilippo Maiga

Chi si ricorda di Marzia Grossi? Di lei non si parla molto, né molto si è parlato forse nel suo momento di massimo splendore. E sì che ci sarebbe stato parecchio da dire e non solo per la sua (a parer mio) notevole avvenenza. Un best ranking di 68 WTA, a 22/23 anni, rimarchevole (secondo me chi arriva nei primi 100 è senz’altro un grande campione), ma non tale da destare scalpore, si direbbe. Il punto è che tutto il meglio Marzia l’ha dato da subito, in una carriera folgorante anche per la rapidità con cui è finita, a soli 25 anni. Un vero e proprio astro nascente a 20 anni, ma una stella rapidamente spentasi: insomma, una grande Incompiuta. Perché? L’ho “scovata” a Firenze e gliel’ho chiesto.

Marzia, ricominciamo da capo. Qual è la tua storia personale e tennistica?
Ho iniziato a 8 anni e certo le premesse non erano tali da lasciar pensare che il tennis sarebbe stato la mia vita. Mio padre, che professionalmente faceva tutt’altro e non era neppure stato giocatore, era appassionatissimo di tennis e all’inizio si era improvvisato anche mio allenatore. Ricordo che andavo a giocare un paio di volte la settimana e che la domenica papà portava me e mio fratello sul campo con un cesto di palline. Il tennis mi piaceva e avevo una buona predisposizione: certo però che, quando da under 12 mi confrontavo con le mie coetanee ero un po’ indietro,(non ho disputato neppure la Porro Lambertenghi), ma ho ben presto recuperato il ritardo, non appena ho potuto allenarmi con una maggiore sistematicità al Match Ball di Firenze, il circolo dove sono cresciuta tennisticamente. Ho vinto il campionato italiano under 16. Mi hanno dato una WC per il torneo di Arezzo (un 10,000) e l’ho vinto. Poi, grazie ad uno “special exempt”, ho giocato anche il successivo 25,000, accedendo direttamente al tabellone principale e giungendo fino ai quarti, dove me la sono giocata fino in fondo con una certa Mary Pierce (ho perso 75 75!). A 20 anni mi sono trasferita a Torino (Sporting Club) dove mi seguiva Vittorio Crotta, che mi allenava, ma – anche per i suoi incarichi a livello provinciale – non poteva seguirmi nei tornei, dove, molto raramente peraltro, al massimo veniva il preparatore atletico De Palo; più spesso giravo con mia madre. Il passaggio a Torino, in una dimensione più professionale (lavoravo 8 ore al giorno), mi ha permesso rapidamente di conseguire risultati più importanti. A 21 anni ho vinto il WTA di San Marino; successivamente ho raggiunto il terzo turno al Roland Garros, (il mio miglior risultato in un Grande Slam) e subito dopo ho vinto un 25,000. Ho vinto anche la Coppa Europa con Cecchini, Grande e Farina, capitano Panatta. Raggiunta una posizione interessante nel ranking mondiale, (ero anche prime 80 in doppio) molti fattori hanno cominciato a farmi perdere via via motivazioni: problemi alle ginocchia, che ho dovuto operare, un po’ di usura psicologica avendo cominciato molto – forse troppo – presto a girare e a fare risultato e – da ultimo – un incontro fatale, con l’uomo che avrei sposato (e da cui avrei rapidissimamente divorziato dopo un solo anno di matrimonio), e che non era per nulla contento di vedermi girare il mondo per giocare a tennis. Ho anche un po’ pasticciato, tornando per un mese in Toscana (Forte dei Marmi) ad allenarmi, salvo ritornare sui miei passi.

Nata a cavallo fra la Golarsa e la Cecchini e la Garrone da una parte e la Farina dall’altra, tanto per fare dei nomi, qual era il tuo rapporto con loro e con il mondo del tennis italiano? Eri fuori dal giro della Nazionale?
Il mio rapporto con le mie colleghe italiane è sempre stato buono, forse anche per un mio carattere socievole e disponibile. Allora il panorama italiano, come d’altronde quello internazionale, era popolato di buonissime giocatrici: oltre ai nomi già detti, ricordo anche Perfetti, Lapi e Caverzasio. Con alcune di loro mi capita ogni tanto di sentirmi, anche se ci si incontra raramente perché giro poco per tornei e in questo devo dire grazie anche a Facebook. Laura Golarsa tra tutte è sempre stata di molto aiuto per me, che non parlavo l’inglese, quando giravo per tornei internazionali. Sandra Cecchini, che mi era capitato di battere nel torneo di San Marino, rimase a vedere la finale contro Barbara Schett, 29 WTA, segno che fra noi prevaleva un sentimento di solidarietà e colleganza alla rabbia sportiva di una sconfitta. Come ho già detto, ho disputato la Coppa Europa; vanto però anche presenze in Fed Cup: non ero quindi fuori dal giro della Nazionale, anche se dalla federazione non ho avuto mai alcun aiuto economico, salvo qualche gettone di presenza in quelle occasioni. Se devo recriminare su qualcosa, è sul trattamento che la stampa mi riservava. Tommasi, nel raccontare di una mia vittoria a Roma contro Brenda Schultz, 40 WTA, alluse al successo della “figlia del macellaio” contro una donnona olandese, minimizzando tutto sommato il valore della mia vittoria (e della mia avversaria, che aveva invece un eccellente ranking mondiale) e facendo invece un riferimento davvero poco elegante al mestiere di mio padre. Ho pagato a caro prezzo il mio nervosismo di un momento con Ubaldo Scanagatta. Si era agli Australian Open: perdo al terzo turno di quali contro la Sugiyama, sprecando 6 (dico 6) match point a mio favore: e pensare che se mi fossi qualificata avrei incontrato Steffi Graf, il mio idolo di sempre! Fuori dal campo ho risposto un po’ bruscamente a Scanagatta, comprensibilmente aggiungerei, visto che a caldo, appena fuori dal campo, mi aveva chiesto”come mai?” avessi perso così. Il giorno dopo accennava a me come ad una scaricatrice di porto, ponendo in secondo piano gli aspetti sportivi…

Cosa racconti del mondo del tennis internazionale di quel periodo? Confronta il tennis femminile dei tuoi anni con l’attuale, sia sotto il profilo tecnico, sia a livello strutturale, sia infine da un punto di vista ambientale.
Tra me e le tenniste di altri Paesi c’era da subito una grande barriera: parlavo solo l’italiano. Spesso, quindi, erano grandi saluti e sorrisi, ma poche conversazioni. Nonostante questo, era possibile percepire chi avevi di fronte: Arantxa Sanchez era certamente una simpaticona, quanto Steffi Graf, pur gentile, era riservata. Fraternizzavo più facilmente con le brasiliane, delle cordialone e con le argentine, tra cui ricordo con piacere Bettina Fulco e Patricia Tarabini. Di Marie Pierce, una ragazza un po’ tesa, con un padre caratteriale e problematico (a Palermo furono chiamati i Carabinieri per allontanarlo dal torneo), ricordo gli interminabili minuti che passava in bagno a truccarsi. Devo però dire che, anche se sul campo mi facevo valere, guardavo a quelle ragazze come a dei miti: pensate d’altronde che a Wimbledon le top 10 avevano lo spogliatoio per conto loro! A parte questo, sono convinta che, quanto a presenza di talenti, di giocatrici di punta, il tennis femminile di oggi sia più povero rispetto al passato. Oggi il livello medio delle top 100 è forse più elevato che in passato dal punto di vista professionale e atletico e le differenze appaiono livellate: la 1 può perdere con la 50. Questo una volta sarebbe stato difficilmente possibile, a mio avviso, dato che si avvertiva addirittura una grande distanza fra la 1 e la 10. Se è vero che, come dicevo, il livello medio delle giocatrici è più alto, è altrettanto vero secondo me che mancano le vere punte nelle nuove generazioni: inoltre, tutte le protagoniste tendono a giocare un po’ allo stesso modo, annullandosi a vicenda, mentre la tua partita cambiava completamente a seconda che ti trovassi di fronte l’una o l’altra dei fenomeni di allora, tutte con caratteristiche marcate quanto personali. Correndo il rischio di essere impopolare, esprimo il dubbio che la Stosur o Francesca Schiavone avrebbero potuto vincere un torneo del Grande Slam a quei tempi. Non parliamo poi del livello attuale dei tornei di fascia più bassa. Al DFL, la struttura dove lavoro, organizziamo un 25,000: mi sembra di poter dire che valga un open di allora.

Hai mantenuto rapporti con il mondo del tennis? Cosa fai attualmente?
Dopo il mio ritiro ho naturalmente continuato a giocare: credo di aver vinto qualcosa come 70 open, oltre a svariati campionati a squadre. Sono rimasta fondamentalmente una donna di campo, e sul campo trascorro il mio tempo professionale. Per anni ho lavorato al mio circolo, il Match Ball di Firenze, finchè io e mio fratello non siamo dovuti venir via, perché quella struttura è stata travolta da problemi finanziari, che oggi spero in via di soluzione. Operavamo naturalmente fuori dalla struttura di Fanucci, che segue Volandri. Allenavo gli agonisti e questo continuo a fare nel piccolo circolo dove ci siamo trasferiti, il DLF, dove però a girare per tornei è piuttosto mio fratello. Fino all’anno scorso seguivo la Kustova, una ragazza che da 800 WTA era salita a ridosso delle prime 100. Non mi sento però di prendere l’impegno di seguire giocatori/trici professioniste. Preferisco lavorare con i più giovani: ho ragazze 97/98 e un promettente ragazzino del 2000, Mattia Carassai.

Per finire, hai qualche rimpianto?
In tutta sincerità sì. Ero una tennista completa, con un gran diritto e un buon rovescio bimane, ma un po’ tutti i colpi, dalle smorzate al back di rovescio. Ero, soprattutto, una tennista aggressiva, a cui la palla “viaggiava”, più che a tante mie colleghe che hanno raggiunto risultati ben superiori ai miei. Mi mancava però, rispetto a loro, una mentalità veramente professionale, una concentrazione e una determinazione piena verso obiettivi sempre più alti. Avrei dovuto incontrare qualcuno che mi spingesse a osare di più, a volere di più. Questa figura mi è invece completamente mancata; anzi, il mio futuro marito è stato piuttosto un dissuasore in questo senso, forse perché di tennis non aveva alcuna cognizione.

Di norma non aggiungo nulla a quanto dicono le persone intervistate: vorrei fare un’eccezione per Marzia. Gli ex-campioni con cui ho parlato raccontano del mondo in cui hanno vissuto come del proprio mondo, da cui in fondo – quanto meno psicologicamente – non si sono distaccati. Con Marzia prevalgono sensazioni diverse, “mixed feelings”. Parla delle sue amiche e colleghe come tali, ma anche come atlete poste su un altro gradino, cui rapportarsi con una certa timidezza rispetto al proprio livello, quasi senza rendersi conto che la posizione che ha raggiunto può essere conseguita solo da chi ha tanto tennis nel proprio DNA e che le sue caratteristiche tecniche lasciano pochi dubbi sul suo talento. Mi sorge il dubbio quasi che abbia visitato il tennis che conta, ma senza credere fino in fondo di appartenerci.  Non è stata mai aiutata economicamente dalla Federazione, ma non c’è traccia di polemica nelle sue parole, un po’ come se in fondo se lo fosse aspettato. Avrebbe dovuto trovare qualcuno che credesse in lei al punto da investire, ma non le è capitato. Le è mancato un incontro.

Per la serie “Campioni da non dimenticare” non perdere le altre interviste a:

Raffaella Reggi
Silvia Farina
Laura Golarsa
Sandra Cecchini

© riproduzione riservata

43 commenti

  1. Stefano

    Prova a recuperare Francesca Bentivoglio, una delle tante che sono arrivate e poi hanno smesso, ma sicuramente con più talento delle “tante”.

  2. bogar67

    Grazie Gianfilippo, mi ha fatto rabbia leggere questa intervista, viva la sincerità di questa ragazza, ha evidenziato che dalla FIT non aveva aiuti ma allo stesso tempo ci fa capire certi personaggi della stampa che ieri e oggi rappresentano o pensano di rappresentare l’alternativa all’attuale dirigenza.
    A leggere da tre anni a questa parte siti e blog sul tennis penso che a livello Federale si potrebbe fare di più ma allo stesso tempo considero gli avversari FIT dei veri talebani!!

    Ho sangue marcio per passo intervista su Tommasi e Scanagatta!!
    Che mondo di merda!

  3. bogar67

    Andrew
    non so chi è pià fregnone di noi due 🙂 🙂
    ma sai quante persone, fregnoni, 🙂 🙂 🙂 pensavano 3 anni e mezzo fa con una matita alla mano che votando Berlusconi avrebbero risolto i loro problemi e quelli del paese?
    Qui però problema non esiste, Binaghi a quanto pare con un escamotage, di elezioni per dare la possbilità ai fregnoni 🙂 🙂 di cambiare in peggio non ne da per altri 3/4 anni, sono cose che mi ricordano l’andamento politico Venezuelano.

  4. darione

    Che donna!!!! Una così mi piacerebbe inocntrarla di persona!!! E poi mitica con Scanna,,,peccato non aver assistito alla scena.

  5. andrew

    che donna seiiii, in ogni cosa che faiiiii, la vita è vita insieme a teeeee….. il gusto pieno della vitaaaa

  6. muziek

    Per me le cose su Scanagatta e Tommasi sono solo delle conferme. Dispiace che li tenga così tanto in considerazione.

  7. pulsatilla

    Per essere una bella donna, lo è anche ora, quindi non ci sono dubbi.
    Un punto su cui vale la pena riflettere è questo:
    lei dice – giustamente – che avrebbe potuto dare molto di più se avesse incontrato un coach motivante.
    ripeto:
    un coach motivante che sappia imporre rigore, disciplina, che abbia un metodo, che sappia usare il bastone e la carota, che sia ambizioso e che sappia infondere entusiasmo.
    E’ di questo che c’è bisogno per un atleta! Altro che i CP!

  8. bogar67

    pulsatilla
    aveva già 20 anni, credo si riferisse al periodo dopo i 16, c.p infatti sono buoni dai 13 ai 16 anni poi ci vuole altro!!

  9. monet

    pulsatilla quello che dici è giusto ,giustissimo….però….. anche il coach mangia e quando la torta si fa grande il coach non fa altro che dirti sempre si in qualsiasi momento il giocatore è come il capo della sua azienda che comanda e fa quallo che piu gli piace.te lo dico perchè ci sono passato,all’inizio son tutti come dici tu poi quando vedono che si guadagna e molto bene la maggior partre china la testa e diventa invece che coach il tuo maggiodormo di fiducia….purtroppo!!!

  10. pulsatilla

    Monet,
    non tutti, come tu sai, ce n’è almeno uno in ogni settore. Bisogna avere fortuna.

  11. darione

    Effettivamente una bellissima donna, molto da battaglia, fossi stato in Scanna l’avrei perdonata all’istante.

  12. maestrone

    pulsatilla

    confondi il lavoro dei coach con quello svolto presso i cpa.

    ma ne hai visto uno per caso?
    ci sei stata?
    ne conosci i motivi?

    spiega e facci sapere. se non sai parlarne serenamente anche se male, sei messo (o sei messa) proprio male….

    qui basta che un ex giocatore sia intervistato che subito diventa un pretesto per attaccare la fit o sue iniziative….

    mamma mia che pregiudizi.
    su scanagatta no comment…chi lo conosce …lo evita…

    maestrone

  13. Alessandro Nizegorodcew

    Mi trovate d’accordo con maestrone. Bisogna motivare le proprie critiche, altrimenti fate la figura di chi critica per partito preso. E soprattutto, oltre alle critiche, andrebbero proposte alternative.

  14. Renato Lugarini

    Bella intervista Gianfilippo, con tutte le risposte che avrei voluto avere! Complimenti davvero! Ricordo benissimo gli articoli “inquisiti”, tanto che quando ho letto l’inizio del pezzo al passaggio “mio padre faceva tutt’altro” ho pensato subito alla macelleria di famiglia e all’ironia di cui Marzia fu oggetto anche su Matchball (quando raggiunse il 3° turno a Parigi) per un presunto abuso delle bistecche a disposizione.. C’è da dire che da ragazza era davvero giunonica, tanto che ho avuto modo di valutare la sua indubbia avvenenza solo quest’anno, incontrandola per caso al torneo del DLF (che in realtà è un 10.000 $).. addirittura non l’avevo riconosciuta! Solo guardando le targhe dei maestri ho collegato quel viso, che mi sembrava di aver già visto, al nome.

  15. gianfilippo maiga

    @ renato lugarini

    grazie. troppo buono.

    devo dire che avevo un ricordo sfuocato di lei quando giocava, mentre ho potuto apprezzarla meglio e in positivo anche visivamente grazie a skype.
    a parte tutto è veramente simpatica e sembra affrontare la vita senza pose accorate, ma con grande filosofia.

  16. Madmax

    Beh che Scanagatta non fosse un simpaticone ce ne eravamo accorti tutti già ai tempi di G&F su Servizi Vincenti!!

  17. bogar67

    No muziek, dicevo sul serio, a leggerti mi sembra che come me ti poni in maniera piuttosto obiettiva, equidistante, magari le tue convinzioni saranno anche criticabili ma mi pare che non sei di parte soprattutto quando si discute di Federazione.
    Tu in questo blog hai scritto che per una porcheria l’attuale dirigenza FIT dovrebbe dare le dimissioni e allo stesso tempo prendi le distanze da personaggi come Tommasi e Scanagatta, io almeno questo ho capito a leggere post 24.

  18. gio

    Brava tennista con poca memoria. In Australia ha perso al 2 turno turno di qualifica e non all’ultimo….e la Graf non era la prossima avversaria. Sicuramente ha riempito di vaff Scanagatta. Il buon Ubaldo è un artista della domanda post match attira insulti.

  19. pulsatilla

    Alessandro,
    in merito alle critiche e alle proposte, le ho fatte ieri nell’altra discussione, per non annoiare e per non ripetermi non le ho scritte qui. Non leggi il tuo blog?
    In sostanza sono d’accordo con Giorgio il mitico, penso sia molto più utile un federale itinerante che faccia soprattutto l’osservatore. I CP sono un aborto mal riuscito dove non si può fare lavoro tecnico e, se si fa, con un grosso rischio. Lo scorso anno sono stati fatti grossi danni ad almeno tre ragazzi che conosco io. Naturalmente ognuno parla per esperienza personale. In linea di massima non sono d’accordo col progetto dei CP per quanto già espresso altrove. E destinerei queste risorse economiche per mandare a fare ETA in giro per il mondo quelli più meritevoli.

    Maestrone,
    il tuo nick è ridicolo. Avevo deciso di non risponderti, ma lo faccio per esprimere questo concetto.
    E’ una grossa e emerita minkiata che il coach serve solo ai professionisti, un allenatore bravo e carismatico sarebbe il massimo anche per un under. Intendo una figura di riferimento che sappia guidare l’under in questo difficilissimo percorso di crescita. ma ce ne sono pochi di valore, molto pochi (al di fuori di quelli più noti) e spesso non sono accessibili.

  20. Alessandro Nizegorodcew

    @Pulsatilla
    Io leggo tutto ma molti no. In qualunque articolo, se si parla di CP (o di qualsiasi altra cosa) bisognerebbe ribadire il proprio concetto.. Altrimenti inutile scrivere due righe così a caso. Tutto qui. Sarebbe bastato non mettere quel commento no? Comunque no problem, l’importante è che l’hai messo ora..

  21. Madmax

    Purtroppo molto per interesse ma in alcuni casi anche per ottusaggine, i maestri si comportano come gli alcoolizzati e i drogati, cioè non ammettono di avere un problema..

    Pulsatila continua a non rendersi conto (o a non volerlo fare) che l’offerta dei circoli/accademie è indecente ma non intesa come un’offerta esageratamente sostanziosa bensì che fa letteralmente schifo..

    Per far meglio ci vorrebbero i coach privati, ma chi se lo può permettere?

    Perciò è semplice per un qualsiasi CP fare uguale e spesso meglio tra l’altro in modo gratuito. Chi non vorrebbe andarci??

    Infatti ora per dare un colpo al cerchio e l’altro alla botte si sono inventati la storiella delle varie School che nulla ha a che vedere con la mia famosa Guida Michein, perchè quella dava le stelle di merito a seconda appunto del merito e dei risultati, questo sistema al contrario le darà a seconda delle strutture (e quindi degli investimenti e quindi ai più ricchi) e ai titoli inutili e comprati…

    Infatti le scuole per aver tale riconoscimento dovranno pagare profumatamente..

    Speriamo che una volta incamerate le nuove tassazioni e dato il contentino ai grossi circoli e accademie finalmente si potrà procedere nell’aiutare senza reclami di nessuno chi veramente vuole provarci e ha le qualità per farlo..

    Sembra incredibile ma pare che le cose rispetto a prima stiano addirittura peggiornado.. E non era facile..

    Io spero ardentemente che al mio progetto (venirsi ad allenare gratuitamente) aderisca qualcuno proprio per cominciare a sentire in giro alla classica domanda “ma dove ti alleni?” risposte da parte dei vincitori del tipo in mezzo alla strada con le/i mie/i amiche/i

  22. Madmax

    Ecco Ale questa è l’ennesima dimostrazione che le due anime non potranno mai coesistere..

    Intendiamoci il fatto che ci siano idee diverse è una ricchezza ma se le stesse giuste o sbagliate che siano abbiano obiettivi positivi e nell’interesse dei ragazzi, dei risultati e quindi di tutto il tennis..

    E poco importa se il nostro contributo lo diamo per avere un vantaggio per i nostri figli, perchè il punto è che se qualcosa di buono viene offerto questo va a favore di tutti..

    Quello che al contrario consigliano i maestri è un qualcosa che va a loro vantaggio quindi esattamente nella direzione opposta dei ragazzi, dei risultati e dello sport.. Come i risultati degli ultimi trent’anno hanno ampiamente dimostrato..

  23. Madmax

    ho saltato un pezzo..

    Intendiamoci il fatto che ci siano idee diverse è una ricchezza ma se le stesse giuste o sbagliate che siano hanno obiettivi positivi e nell’interesse dei ragazzi, dei risultati e quindi di tutto il tennis.. Queste ovviamente possono arrivare solo da chi veramente ha a cuore l’interesse dei ragazzi, quindi i genitori..

  24. Alessandro Nizegorodcew

    @Madmax
    Diciamo che il rapporto tra le due “anime” è sempre e comunque complicato. Ma non impossibile (almeno a mio avviso). Il contributo dei genitori è però credo fondamentale per chi si avvicina a questo sport (e sono tanti quelli che leggono e magari non commentano perché… ancora non sanno cosa scrivere. Di alcuni lo so per certo).. Ognuno alla fin fine segue il proprio percorso pensando possa essere quello giusto. Dal canto mio spero che tutti i ragazzi italiani possano fare bene se non benissimo, se non diventare dei campioni, anche se so ovviamente che solamente 2-3 di tutti quelli di cui parliamo, riusciranno ad arrivare realmente in alto..

  25. Madmax

    Vedi Ale se fosse come dici tu e cioè ognuno segue il suo percorso pensando possa essere quello giusto lo potrei accettare, al massimo poi gli puoi sempre dire (non è che sia una soddisfazione intendiamoci) che l’avevi avvertito..

    Qui al contrario ci troviamo davanti a persone (i maestri) che deliberatamente danno informazioni sbagliate e false ad altre persone (i genitori) che spesso nulla sanno di sport e che tra l’altro non hanno nemmeno il tempo di informarsi..

    Giustamente poi qualche genitore crede anche è lo sport dei loro ragazzi e che quindi è giiusto lasciarli liberi di scegliere, di conseguenza ad essere presi in giro sono direttamente i ragazzi che prima sono dei bambini..

    Ecco, questo per me è inaccettabile..

  26. pulsatilla

    Max,
    non voglio certo erigermi a difensore dei maestri, perchè conosco bene l’ambiente e so quanto è deficitario sotto certi aspetti,
    però tu non puoi dire che conosci tutti i maestri di tutta Italia.
    Io ti dico che ce ne sono, magari pochi questo sì, che lavorano in silenzio, senza pubblicità e che sono molto molto forti.

    In continuità con quanto dicevo prima, Ivano ha detto in un recente post che ha consegnato una quindicenne che lui ha cresciuto come una figlia a Tirrenia.
    Ecco: questo è il segno inequivocabile di una sconfitta dei maestri.
    Perchè è una resa, significa: fino qui ti ho portato io, da qui in poi non posso più occuparmi di te. questo è molto grave.

  27. Leo caperchi

    Scusa max ma qui sbagli di grosso.danno informazioni sbagliate perche’ non conoscono 🙂 e la faccina non ci starebbe perche’ e’ una tragedia…

  28. muziek

    Bogar faccio quello che posso, come tutti ho le mie antipatie e simpatie. Nello specifico la Federazione è fatta da brave persone e da meno brave; fa alcune cose che sono pessime e altre su cui non reisco bene ad esprimermi prima dia vere raccolto altre informazioni. Non conosco né Tommasi, né Scanagatta, né Clerici ma da quello che scrivono un’idea ovviamente me la sono fatta. E i miei riferimetni sono giornalisti migliori. Poi nel caso di Scanagatta c’è l’indecente gestione del sito e argomenti risibili quando critica la federazione (questa storia di Supertennis… mah).
    Sto lavorando da un po’ alla valutazione dei Pia (spero di riuscire a produrre qualcosa di sensato prima della fine dell’anno, ma i tempi lunghi dell’accademia non gli consentiranno di vedere la luce – se va tutto bene – prima di giugno 2012) e quindi sono abbastanza divertito dalla sicurezza con cui alcuni dicono “è una cacata”. Non intendo iniziare la solita polemica ma mi permetto solo di osservare che così come giustamente pensate che allenare qualcuno (atleticamente, tecnicamente, tatticamente) sia compito di esperti allo stesso modo valutare un programma (i Pia) dovreste farlo fare a qualcuno che nella vita questa cosa l’ha già fatta almeno una volta… Ma so che è una battaglia persa, ho letto (senza poter fare a meno di sogghignare) di quelli che sanno perfettamente come fare a far arrivare qualcuno nei primi 10, figurarsi se non ci si ritiene capaci di dire “questa è una schifezza”.

  29. andrew

    vero Max…

    di maestri bravi ce ne sono moltissimi, anzi, per me sono tutti bravi a prescindere…peccato che non lavorano per società sportive ma per dirigenti/gestori di circolo e quindi sono praticamente allo sbando e obbediscono a logiche diverse da quelle sportive.

    Poi, a molti di loro va anche bene così… a molti genitori va anche bene così e a tutti i gestori di circolo va benissimo così

    infatti, anche io dico che le cose vanno inesorabilmente verso il trionfo del circolismo…

  30. bogar67

    La classificazione delle strutture con le indicazione del programma di allenamento e il rapporto in campo maestro allievi è già un passo avanti, però nel valutare dove e con chi far allenare mia figlia, farei anche altre considerazioni come ad esempio:

    a) I risultati che il direttore tecnico o ogni singolo componente dello staff tecnico sono riusciti a conquistare negli anni con i propri allievi facendo attenzione alle varie categorie, sembra una distinzione di poco conto ma per me è importante;
    b) l’ambiente se familiare, cioè essendo in un circolo che nessuno faccia pesare stato sociale, la priorità deve essere data all’aspetto sportivo;
    c) che ci sia un gruppetto di bambini/e di età e livello simile a mia figlia e con cui lei possa socializzare anche fuori dal campo, secondo me questa è la molla che fa scattare sia la competizione che la voglia di primeggiare per cui anche la voglia di andare al circolo a fare la lezione;
    d) peso economico e politico del circolo a livello Federale con persone all’interno che siano veramente appassionate e spingono per tutti gli allievi senza distizioni diverse da quelle tecniche.

    Vorrei infine porvi una domanda ma voi da chi fareste allenare vostra figlia o figlio, dal maestro pinko pallo in una high schoolo da Sartori in due campo e mezza palestra?

  31. bogar67

    Vorrei infine porvi una domanda ma voi da chi fareste allenare vostra figlia o figlio, dal maestro pinko pallo in una high school sita in una grande città o da Sartori in due campi e mezza palestra posti in paesino di montagna?

  32. Leo caperchi

    Tutta la vita sartori su mezzo campo e senza palestra…le persone risolvono sempre il problema della struttura la struttura mai quello delle persone….

  33. Maurizio

    Ciao Leo, ho letto la tua intervista su Tennis Magazzine, se male non ho capito dicevi che un giocatore lento gioca meglio sulla terra piuttosto che sul veloce, potresti spiegare perchè?

  34. Madmax

    Pulsatilla..

    Tu dici una cosa giusta partendo dal presupposto di partenza sbagliato..

    Noi (ed è qui dove ha ragione Andrew) non siamo ancora arrivati al poter scegliere tra chi è bravo o meno, qui siamo di fronte al fatto di dover cercare chi le fa per davvero certe cose, quindi passa quasi in secondo piano se vengono fatte bene o meno..

    Nella realtà nessuno fa fino in fondo il suo lavoro perchè i coach giustamente non fanno i maestri e coachano i ragazzi portandoli al massimo delle loro possibilità (quasi sempre limitate da situazioni tecniche imbarazzanti per non parlare di quelle fisiche) ed i maestri che al contrario dovrebbero proprio occuparsi dell’aspetto tecnico, telefono in mano in mezzo al campo si sentono anche loro coach a tutti gli effetti..

    Questo accade perchè i coach chiedono molti soldi (ad un ragazzo che non può ovviamnte offrire nessun tipo di prize money in cambio) e perchè i maestri non si sognano nemmeno di spiegare che loro un pro non l’hanno mai creato e mai lo potranno creare (in un’ora e mezza al giorno e con la PA che mediamente si trova nei circoli nemmeno Gesù Cristo ci riuscirebbe), all’interno di un circolo.

    E i maestri chi li fa?? Semplicissimo gli istruttori di primo grado (quando va bene) senza nessuna esperienza che hanno seguito un corso di 8 gg in tutto e che certamente non ha insegnato loro cosa devono insegnare per diventare pro qualora uno o più ragazzi lo volessero fare e ne avessero le abilità..

    Mi spiego meglio.. Giustamente tu dici che qualche maestro bravo c’è (ed in realtà ce ne sono ma se è per questo ce ne sarebbero anche molti di più se per avere una attività redditizia servisse avere certe conoscenze), il punto è che non hanno all’interno di un circolo la possibilità (e l’interesse) di poterle sfruttare fino in fondo e per scelta non vogliono rischiare in proprio… (e come dargli torto scusa, ma chi glielo fa fare di fare i coach che tanto guadagnano la stessa cifra senza dover girare il mondo e senza dover dipendere dai risultati?)

    Tant’è che chi vuol fare il coach i ragazzi li trova sempre perchè si mette d’accordo con qualche circolo (soprattutto per il mattino dove si trovano più facilmente e a minor prezzo i campi) come appoggio…

    Dove sta quindi l’inghippo?? Che tutti a partire dai coach vogliono essere pagati come dei dipendenti a prescindere dai risultati che raggiungeranno i loro assistiti..

    Ma non glielo hanno mai detto che se apri un negozio e vai male fallisci? Ma soprattutto non mi capacito del fatto che non l’abbiano capito i genitori..

    Di conseguenza se un coach dicesse ok io alleno 4 ragazzi che coprono le spese e mi danno un piccolissimo stipendio per mangiare (diviso quattro), facciamo un contratto dopodichè chi diventa forte mi paga una % sul suo prize money per tutta la sua carriera oppure si stabilisce un tot al mese e se si è allenato da me per otto anni dovrà pagarmi il tot stabilito moltiplicato per gli otto anni..

    Se poi dicesse che la stessa cosa vale per uno che se ne vuole andare dopo un anno e cioè che deve pagare l’anno intero o se un giorno diventerà forte dovrà riconoscere una % e così anche per chi va via a metà anno o dopo pochi mesi, intanto penserebbe molto bene ai ragazzi su cui puntare e non illuderebbe nessuno ma poi sarebbe suo unico interesse e di formarsi bene e soprattutto di lavorare con coscienza..

    Il risultato sarebbe che ragazzi nelle agonistiche dei circoli non ce ne sarebbero più o rimarrebbero gli scarsi di conseguenza i maestri tornerebbero a fare il proprio lavoro..

    I coach quelli bravi probabilmente guadagnerebbero anche maggiormente ma soprattutto i ragazzi avrebbero tutte le chances di raggiungere il proprio best e le famiglie non verrebbero dissanguate o cmq spenderebbero il giusto e al meglio..

    Poichè allo stato tutto questo è pura fantasia QUALSIASI altra situazione è da ritenersi assolutamente inadatta a creare un giocatore pro, perchè anche quando ci fosse un milionario che dice al Caperchi della situazione ok io non ho problemi prendimi il miglior PA esistente e portatemi mio figlio il più in alto possibile sarebbe cmq a livello imprenditoriale una follia assoluta visto che per rientrare dovrebbe vincere per forza Wimbledon!!

  35. Giorgio il mitico

    ….qualcuno mi spiega perchè in Spagna la federazione organizza gare giovanili solo dai 14 anni in su ?

    E’ vero che Nadal quel che ha vinto da giovanissimo lo ha vinto fuori dalla Spagna ?

    Quando mi hanno detto queste cose sono restato sbalordito, è tutto vero ?

    Mi pare che 12, dicasi 12 spagnoli sono tra i primi 100 al mondo !

  36. monet

    riguardo a quello che dice Max,e per quel poco che ne so io,i vari Piatti,Caperchi,Rianna e pochi altri sono diventati coach rimettendoci di tasca loro quando erano giovani e investendo il loro tempo solo per riuscire a realizzare il loro sogno,cosa davvero difficile quando si pensa solo allo stipendio mensile da portare a casa.

  37. Madmax

    Certo perchè l’unica strada è questa, ma non solo sono anche gli unici che hanno portato dei ragazzi a diventare professionisti..

    E se pensiamo a quanti ragazzi vorrebbero provarci moltiplicandoli per tutte le annate si capisce come 5/6 diciamo 10 coach in vent’annni siano praticamente niente visto e considerato che il percorso minimo di un ragazzo è di 6/7 anni e che inizialmente magari ne si può allenare quattro ma man mano che sali se ne può seguire solo uno al massimo due (già difficilissimo)..

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