Wimbledon, l’analisi della finale tra Sinner e Zverev: l’ultimo tabù del tedesco

Redazione
7 Min Read
Jannik Sinner - Foto Corinne Dubreuil/ABACAPRESS.COM

Per anni la domanda su Alexander Zverev è stata sempre la stessa: quando arriverà il primo Slam? Un mese fa, a Parigi, la risposta. Battendo Flavio Cobolli in finale, il tedesco si è tolto di dosso l’etichetta più pesante che un campione possa portare, quella dell’incompiuto. Ora però, sul Centre Court di Wimbledon, lo aspetta un tabù diverso e forse più insidioso, perché non riguarda un trofeo mancante ma un avversario che non riesce a battere e una superficie che non ha mai domato.

Domenica pomeriggio Zverev affronta Jannik Sinner nella finale di Wimbledon, la prima della sua carriera sui prati londinesi. È la quindicesima sfida tra i due, e il bilancio racconta una storia scomoda per il tedesco: 10-4 per Sinner, con nove vittorie consecutive dell’altoatesino. L’ultima volta che Zverev è riuscito a batterlo bisogna tornare agli US Open 2023.

Il peso e la liberazione

Chi conosce il percorso di Zverev sa quanto quel titolo parigino possa valere sul piano mentale. Per tutta la carriera il tedesco ha convissuto con la pressione delle occasioni mancate, dalle finali Slam perse a un tennis che nei momenti decisivi tendeva a farsi passivo, ad aspettare l’errore altrui invece di prendersi il punto. Il Roland Garros ha rotto quel meccanismo. A sentire lui, e a giudicare da come ha attraversato queste due settimane, è sceso in campo con una leggerezza nuova, capace di aggredire con il dritto e di reggere i tie-break senza tremare.

I risultati lo confermano. A Wimbledon Zverev non era mai andato oltre gli ottavi, e quest’anno è in finale, il primo tedesco a riuscirci dai tempi di Boris Becker. Ai quarti ha travolto Taylor Fritz per 6-4 6-4 6-2, uno dei servizi più temibili del circuito sull’erba. In semifinale ha chiuso la favola della wild card di casa Arthur Fery con un 7-6(0) 6-2 6-4, mettendo insieme 44 vincenti e servendo con una continuità che raramente gli si era vista su questa superficie.

Il metro di giudizio si chiama Sinner

Il problema, per Zverev, è che tutto questo va misurato contro l’avversario meno indicato per una prova di maturità. Perché Sinner arriva alla finale nella sua versione migliore, tornata a mostrarsi proprio quando serviva, dopo un avvio di torneo incerto fatto di cinque set all’esordio con Kecmanovic e prestazioni sottotono nei turni successivi. Poi, in semifinale, è arrivato Novak Djokovic, e con lui la versione ingiocabile del numero 1.

Il triplo 6-4 rifilato al serbo è stato una lezione di solidità: 16 ace, zero doppi falli, l’88% dei punti vinti con la prima e una sola palla break concessa in tre set, per giunta annullata. Contro il miglior ribattitore che il gioco abbia conosciuto, quei numeri pesano il doppio. Lo stesso Djokovic, a fine match, ha ammesso di essere stato «uno o forse due livelli» sotto, senza margine per invertire l’inerzia. È questo il Sinner che Zverev troverà dall’altra parte della rete: non quello appannato della prima settimana, ma quello che ha dominato i primi cinque Masters 1000 della stagione.

L’erba può cambiare la storia?

Qui entra in gioco l’unica vera variabile. I due non si sono mai affrontati sull’erba, e questa superficie premia proprio le armi di Zverev: il servizio, che su un campo veloce diventa quasi illeggibile, e gli scambi corti, che riducono il gioco di spostamento con cui Sinner lo ha logorato su cemento e terra. Se c’è un momento e un luogo in cui il tedesco può ribaltare la rivalità, è questo.

E però la stessa erba consegna a Sinner un vantaggio speculare. Su questa superficie la risposta conta quanto il servizio, e in ricezione l’altoatesino resta di un altro pianeta. Le condizioni previste per domenica, con caldo e umidità bassa, tolgono inoltre quella componente di logoramento fisico che in passato aveva rappresentato l’unica reale insidia per il numero 1. Zverev guadagna un’arma, ma non toglie a Sinner ciò che lo rende tanto difficile da affrontare.

Il pronostico di Bottadiculo

I principali operatori fotografano una gerarchia netta: il successo di Sinner è quotato tra 1,18 e 1,22, quello di Zverev tra 4,25 e 5,00. Cifre che lasciano poco spazio all’immaginazione sul vincente. Ma una finale come questa non si esaurisce nel nome di chi alzerà il trofeo: si gioca nei singoli set, nei tie-break, nella capacità di Zverev di tenere il ritmo per due o tre ore contro chi non lo batte da tre anni. È lì che si nasconde l’interesse vero, ed è su quel terreno, l’analisi degli scenari parziale per parziale, che lavorano i pronostici sul tennis quando una partita ha un favorito così marcato.

La posizione degli esperti di Bottadiculo.it è questa: Sinner difende il titolo, ma non in tre set. Lo Zverev di oggi, con questo servizio e questa fiducia, dovrebbe riuscire a strappare almeno un parziale, con ogni probabilità un tie-break portato a casa nei propri turni di battuta. Il pronostico è Sinner in quattro set, con il risultato esatto 3-1 in lavagna attorno a 3,40 che racconta la finale meglio dell’1,18 secco sul vincente. Per Zverev sarebbe comunque un altro passo avanti nella sua nuova vita da giocatore che ha imparato a vincere. Ma il tabù Sinner, con ogni probabilità, dovrà aspettare ancora.

 

Share This Article