Jannik Sinner è ancora in finale a Wimbledon. Per il secondo anno consecutivo batte Novak Djokovic in semifinale, questa volta con un 6-4 6-4 6-4 in poco più di due ore di gioco, e diventa il primo italiano di sempre a fare due finali di fila ai Championships. Si tratta della settima finale Slam in carriera, la prima dallo US Open 2025, persa contro Carlos Alcaraz in quattro set.
E ORA ZVEREV
Domenica 12 luglio, il numero 1 del mondo avrà la possibilità di confermare il titolo del 2025, e di tornare sulla cima più alta del tennis, contro il miglior Alexander Zverev della sua carriera su erba, che ha dominato Arthur Fery in tre set nell’altra semifinale.
I precedenti sono nettamente a favore dell’azzurro, che ha vinto quattro volte in stagione, e in generale ha una striscia aperta di 14 set vinti (e 17 degli ultimi 18) consecutivamente contro il tedesco. L’ultimo incontro in uno Slam risale alla finale dell’Australian Open 2025, anche quella vinta in tre set dall’allora campione in carica.
IL MATCH
Inizio controllato, forse teso, in cui hanno dominato i servizi. Se per Djokovic si preannunciava come una necessità, per Sinner è stato semplicemente il prosieguo del suo torneo, dove l’arma più performante messa in mostra è stato proprio il colpo d’inizio gioco. Dal quinto game, l’intensità degli scambi è aumentata su iniziativa di un numero uno del mondo consapevole di dover inserire una marcia in più rispetto agli scorsi match, e che non appena è riuscito a rispondere a qualche prima di servizio di Djokovic in più, si è preso il primo set.
Nel secondo, il 24 volte campione Slam ha dovuto mettere in campo tutta la voglia di aggiungere il venticinquesimo alla collezione per evitare di andare in svantaggio di un altro parziale, aveva bisogno di una scossa: partito bene, è riuscito ad arrivare più spesso a 30 sul servizio di Sinner, ma senza mai arrivare a palla break. Niente occasioni concesse, e niente paura per il campione in carica, che ha approfittato subito di un Djokovic che non è sembrato al 100% delle sue possibilità fisiche per chiudere anche il secondo set.
Dall’inizio del terzo parziale la partita è sembrata nettamente indirizzata, dopo il break in apertura ancora di più. Ciò nonostante, l’ex numero uno del mondo è riuscito portare qualche game in lotta e a procurarsi la prima chance dell’incontro di vincere un game in risposta, ma non abbastanza da impensierire l’attuale numero uno.
L’ATTESA DI DJOKOVIC
Le ambizioni del serbo di accrescere ancora la sua leggenda si interrompono un’altra volta. Avrà un’altra chance agli US Open 2026, ma questa sembrava una delle migliori: la superficie e il contesto di Wimbledon permettono a Djokovic di giocare al massimo del suo livello potenziale in questa fase di carriera, e l’assenza di Alcaraz dal torneo gli lasciava da affrontare solo un match da sfavorito sulla carta (la finale con Zverev non sarebbe certo stata scontata), ovvero quello con Sinner. Purtroppo per lui, le energie spese nel torneo (oltre 5 ore passate con Felix Auger-Aliassime) sono sembrate condizionarlo leggermente, per quanto il suo linguaggio del corpo sia spesso enigmatico.
Il suo programma futuro è come sempre un’incognita, specialmente nella seconda fase di stagione. Le ultime partecipazioni agli US Open hanno avuto risultati altalenanti (vittoria 2023, terzo turno 2024, semifinale 2025), ma se il 2026 sarà una buona annata per lui o meno, si scoprirà probabilmente a ridosso del torneo, sempre che Djokovic continui a saltare, o giocare a marce ridotte, quasi tutti i Masters 1000.
JANNIK SERVE BOT
Come nel resto del torneo, l’aspetto principale di straordinarietà tecnica nel gioco di Sinner è stato il servizio. Ai 97 ace messi a segno nel torneo vanno aggiunti i 15 di questo match, ottenuti senza mai scendere sotto il 63% di prime in campo in nessuno dei sei incontri giocati. La scherzosa definizione di serve bot non fa che aggiungere alla descrizione di cosa vuol dire affrontare Jannik Sinner in questa era: il giocatore più forte nello scambio da fondo è diventato, ora definitivamente, il migliore anche in entrambi i colpi d’inizio gioco e non solo in risposta. Naturalmente il servizio di Sinner è migliorato dopo un lavoro progressivo di anni, ma le prestazioni di questo Wimbledon sono un picco mai visto prima d’ora.