“So che in questo periodo ho tanti punti da difendere perché l’anno scorso ho giocato molto bene, ma so di poter fare anche meglio. La vivo con questa filosofia”. Con queste parole Lorenzo Musetti ha allontanato la pressione dei punti in scadenza, pur riconoscendo le difficoltà riscontrate dopo l’infortunio patito ai quarti di finale dell’Australian Open. Difatti, il carrarino nella conferenza stampa dell’ATP 500 di Barcellona ha ammesso: “Vengo da due mesi di difficoltà, la priorità è giocare e trovare la forma migliore per il Roland Garros“.
Moutet e quel servizio dal basso
Musetti nel torneo catalano ha battuto anche Corentin Moutet, guadagnandosi un posto ai quarti di finale. Contro il francese non sono mai partite banali, soprattutto per il suo repertorio di colpi tanto imprevedibili quanto fastidiosi per gli avversari, su tutti il servizio dal basso. A tal proposito l’azzurro ha detto: “Il servizio da sotto non piace al pubblico, non è una cosa da ‘gentleman’ del campo perciò ho cercato di eliminarlo totalmente dal mio bagaglio tecnico“.
In particolare il classe 2002 ricorda un aneddoto legato a quando giocava questo colpo: “Nel 2022 in semifinale ad Amburgo [ATP 500, ndr] per paura giocai il servizio dal basso sul match point. Il pubblico mi fischiò“. Su questo aspetto particolare Musetti ha concluso così: “Il colpo è lecito, quindi si può fare ma io mi concentro su altre cose. Un avversario come Moutet, che gioca molto bene il servizio dal basso, ti toglie tante energie perché può giocarlo da un momento all’altro”.
L’età e i Next Gen
Insomma quello del servizio dal basso è rimasto come un errore di gioventù di un giocatore che, carta d’identità alla mano, vecchio non è. Durante la conferenza Musetti ha parlato anche del suo percorso nel Tour: “Ho 24 anni e sono nel circuito dal 2019, quindi non posso più considerarmi giovanissimo. Infatti ci sono giocatori di 18-19 anni con cui inizia ad esserci un distacco d’età importante”. A proposito dei teenager che stanno facendo molto bene, Musetti ha messo in guardia: “So cosa significa avere la loro età: all’inizio è tutto un po’ più semplice perché hai meno pressioni e gli avversari non ti conoscono. Anche con me in molti faticavano perché non sapevano come giocassi”. Poi ha aggiunto: “In questi ragazzi rivedo la stessa fame che avevo alla loro età, però io ho tutto il necessario per non considerarmi più un Next Gen“.