ESCLUSIVA – Stefano Cobolli: “Acapulco un crescendo di livello, tra tennis e tensione politica”

Luca Innocenti
3 Min Read
Stefano Cobolli - Foto Adelchi Fioriti

Stefano Cobolli ha raccontato a Spazio Tennis alcuni retroscena della vittoria del figlio Flavio all’ATP 500 di Acapulco 2026. Il torneo messicano, iniziato tra i dubbi per la situazione geopolitica legata all’uccisione del boss del narcotraffico El Mencho, è poi terminato in modo trionfale per il classe 2002.

Tensione politica

La settimana è iniziata con un po’ di preoccupazione per la situazione geopolitica del Messico. Quando io e Giulio (Rubini, ndr) siamo arrivati da Roma, la situazione era appena scoppiata – ha ammesso Stefano-. Gli aeroporti erano per metà chiusi, sembrava ci fosse caos cittadino dappertutto e Flavio viaggiava con un volo privato da Delray Beach, non è che fossi molto tranquillo”.  In concreto però, Acapulco si trova a centinaia di chilometri dall’epicentro dei disordini, come ammesso dallo stesso allenatore: “In realtà ad Acapulco non è successo niente di che, anche se ci hanno sconsigliato di uscire dalla struttura in cui alloggiavamo”.

Crescendo di livello

Per ciò che concerne il tennis giocato, invece, il papà del neo-numero 15 al mondo ha riflettuto su un avvio di torneo parecchio complicato: “Il primo match non è andato bene: era contro una wild card messicana che l’anno scorso ha fatto quarti (Rodrigo Pacheco Mendez, ndr), su un campo caldo, però Flavio ha giocato due tie-break perfetti, alzando il livello improvvisamente”. Proprio i due tie-break sono stati, secondo Stefano, un segnale molto importante: “Ultimamente non mi piaceva come stava giocando Flavio, averlo visto disputare due tie-break a quel livello mi ha fatto pensare che stesse ritrovando il suo miglior tennis”.

Una volta superato il complicato primo turno, il romano ha aggiustato il tiro, salendo progressivamente di colpi: “Da lì è stato un crescendo, soprattutto nelle ultime due partite che, secondo me, sono tra le più belle che ha giocato sul veloce outdoor”. Nonostante la vittoria e un rendimento del 74% di prime in campo durante la finale di Acapulco, secondo Stefano Cobolli, il figlio ha ancora tanto su cui lavorare. In particolare, ha messo in evidenza quanto sia importante alzare ulteriormente l’asticella in risposta: “C’è ancora da migliorare in risposta: contro questi specialisti del cemento risponde ancora troppo da dietro. Preferisce iniziare lo scambio, ma c’è bisogno di aggredire fin dal primo colpo. Flavio lo fa solo in alcuni momenti, non si fida ancora al 100%, ma così rischia che l’avversario prenda campo e di trovarsi sempre a rincorrere”.

Share This Article