Solito Fognini? Forse, ma scommetto su Fabio

di Mirco Lucarini

In qualità di sostenitore, nonché collaboratore del sito ufficiale www.fabiofognini.it, un mio “pseudo-editoriale” su Fabio potrebbe suscitare pregiudizio nel lettore che, con validi motivi, si approcci a Fognini e tutto ciò che lo circonda con lo scetticismo di chi ha pochi giorni fa assistito ad un’ennesima occasione sprecata dal ligure, tra lanci di racchetta e scelte poco assennate.

Ciò malgrado la sensazione, personalissima, che ho ricavato da questi giorni di Foro Italico, è che sia stata intrapresa finalmente la strada giusta. Sia chiaro, il timore che Fabio a suon di “impulsività” e picchi/baratri emotivi possa disperdere anche nell’avvenire il suo patrimonio tecnico-tattico c’è, ma si intravede una linea tattica e comportamentale che lascia ben sperare.

Segnatamente, il coach è di alto livello (Josè Perlas), l’investimento economico e non solo fatto per averlo testimonia la volontà di non lasciare niente di intentato; il ragazzo, che conoscerà senz’altro nuove cadute e nuove partite segnate da quell’impulsività che a tratti ne agevola i successi, ma troppo spesso lo penalizza, ha desiderio di diventare finalmente grande. La linea tattica intrapresa è abbastanza chiara: costruire un substrato di sostanza e concretezza sopra il quale innestare i “jolly” che Fabio è capace di pescare a livello di tocco e soluzioni spettacolari-estemporanee. Troppe volte, infatti, in passato Fognini imperniava le proprie scelte e decisioni all’interno del rettangolo di gioco sul talento che tutti gli riconoscono: l’idea di incanalare le doti naturali in un contesto di maggior ordine tattico e disciplina non è un tentativo di imbrigliare le qualità dell’attuale numero 45 del mondo, bensì di trasformarle in un quid pluris che possa fare la differenza nei momenti importanti.

Inoltre, potrebbe sembrare poco sensato affermarlo dopo la brutta prestazione al cospetto di Granollers, “Fogna” sembra più sereno e lucido che in passato. Sebbene non rientri tra gli sport preferiti del sottoscritto la caccia all’alibi, la carenza di partite giocate in stagione (per l’infortunio di inizio anno) e in generale la mancanza di certezze figlia di questa contingenza ha fatto sì che la solidità di Marcel Granollers risultasse criptonite per l’azzurro, vittima, nel primo set, almeno per mia umile opinione, più in confusione tecnico-tattica che emotiva.

Prima di passare alle conclusioni, mi prendo la licenza di fare un breve excursus sul profilo tecnico: il rovescio di Fabio è in continuo progresso, la capacità di cambiare sul lungolinea da sempre riconosciutagli è finalmente coadiuvata da una continuità e robustezza nello scambio sull’incrociato; altresì la risposta, forgiata dalle tante esperienze in doppio, alcune addirittura trionfali, risulta estremamente migliorata, se confrontata agli inizi di carriera dell’azzurro. Parlare di velocità di piedi, gambe e tocco di palla risulterebbe un’ovvietà, quindi mi limito a sottolineare le “novità”

Concludo dicendo che sarò pronto a cospargermi pubblicamente il capo di cenere, su questi schermi, là dove Fognini proseguisse nella sua carriera fatta di colpi di genio alternati a colpi di sregolatezza. In questo momento, però, con le azioni dell’azzurro ancora non abbastanza in rialzo, mi sento di investire su di lui e fidarmi dei suoi progressi futuri. Reputatelo insider-trading.

Leggi anche: