Luciano Darderi si gode il momento più importante della sua carriera. Dopo le vittorie contro Tommy Paul, Alexander Zverev e Rafael Jodar, l’azzurro ha conquistato agli Internazionali d’Italia 2026 la sua prima semifinale in un Masters 1000, dove sfiderà Casper Ruud con l’obiettivo di continuare una corsa da sogno. Intervistato da La Gazzetta dello Sport, Darderi ha raccontato emozioni, sacrifici e il percorso che lo ha portato fino al Centrale del Foro Italico.
IL SOGNO AGLI INTERNAZIONALI
“Ancora no”, risponde sorridendo quando gli chiedono se abbia realizzato davvero quanto accaduto. “Sognavo questo momento da quand’ero ragazzino, ma ora che lo sto vivendo non mi sembra vero”. Un sogno nato proprio tra i campi del Foro Italico: “Saltavo da un campo all’altro del Foro Italico, proprio come fanno adesso i giovani tifosi con me, e sognavo di vincere un giorno il torneo”.
I SACRIFICI INIZIALI
Dietro l’exploit romano c’è una storia fatta di sacrifici familiari e scelte difficili. Nato a Villa Gesell, in Argentina, Darderi ha iniziato a giocare a quattro anni insieme al padre Gino, maestro di tennis e figura centrale nella sua crescita. “Mio nonno Luciano si trasferì da Fano in Argentina mettendo su famiglia. Io sono nato a Villa Gesell e ho iniziato a giocare a tennis a 4 anni, con mio padre Gino. Successivamente ci trasferimmo a Buenos Aires: mia nonna Elisa mi dava la sua pensione, di nascosto dal nonno, per pagare le spese degli allenamenti. L’unico tatuaggio che ho è dedicato a lei”.
Il legame con l’Italia è sempre stato forte, tanto da portarlo a scegliere presto la doppia cittadinanza: “A 10 anni ho preso la doppia cittadinanza. Ricordo un viaggio in Italia per ritirare il passaporto. Ne approfittai per disputare un torneo a L’Aquila: battei Cobolli in semifinale e Gigante in finale”.
A soli 13 anni arrivò poi la decisione di trasferirsi da solo a Roma: “Diciamo che non è stato facile, però non smetterò mai di ringraziare un amico di papà, Marcello Macchione, che mi ha accolto nella sua famiglia come un figlio”.
IL RAPPORTO COL PADRE
Darderi ripercorre anche gli anni più complicati, compreso il lockdown nel 2020 trascorso praticamente chiuso al Forum insieme al padre: “Non ci crederete, ma non mi ha pesato per nulla. Anzi, ne ho approfittato per allenarmi e allenarmi, senza pensare ad altro”.
E proprio il rapporto con il padre Gino resta il cuore della sua storia: “Gli devo tutto. Nella mia infanzia ha sostituito anche il ruolo di mia madre. Mi ha dato una racchetta e mi ha fatto da coach, mi ha portato in giro per i tornei. Quando non potevamo permettercelo, dormivamo in auto per risparmiare, oppure lui raccoglieva gli snack rimasti a colazione per il pranzo e la cena. Mi ha sempre trasmesso l’etica del lavoro”.
Un legame talmente forte che, ancora oggi, capita di condividere la stanza durante i tornei: “Quando non ci sono altre soluzioni sì: a Montecarlo abbiamo dormito nel letto matrimoniale. A Roma, però, ognuno ha la sua camera”. Il salto di qualità mostrato nelle ultime settimane coincide anche con il ritorno del padre nel team a tempo pieno: “Questo mi ha ridato fiducia e quella voglia di lottare che, stando lontano da lui, mi era mancata”.
IL TENNIS DI DARDERI E I SUOI OBIETTIVI
Nonostante i risultati, Darderi mantiene lucidità e spirito autocritico: “Devo ancora migliorare tanto, nella fluidità dei movimenti, nella reattività in campo e nella continuità del servizio”. Tra i punti di riferimento dell’azzurro c’è inevitabilmente Jannik Sinner: “È il punto di riferimento per tutti noi. Lui per primo ha dimostrato che, se ci si impegna ogni giorno e si lavora sodo, non ci sono limiti”.
Ora però l’attenzione è tutta sulla semifinale contro Casper Ruud: “È un gran giocatore, ma io non sono sazio. Sarebbe bellissima una finale a Roma tra due italiani”. Intanto, grazie al percorso romano, Darderi è già certo di migliorare il proprio best ranking salendo almeno al numero 16 del mondo: “La top 10? Sì, ma senza fretta. Per il 2026 mi ero prefissato di entrare nei primi 20”.
LUCIANO OFF-COURT
Fuori dal campo, Luciano prova a mantenere una vita semplice: “Mi piace stare con gli amici. Quando sono solo in camera, guardo Netflix”. E tra le passioni c’è anche la musica di Eros Ramazzotti: “Dopo la vittoria a Marrakech dell’anno scorso, mi ha scritto per farmi i complimenti. Io gli ho risposto dicendogli che mi piaceva tanto la sua musica. Da allora ci sentiamo spesso”.
Nel box romano, inoltre, è apparsa anche la fidanzata Catalina, ragazza argentina conosciuta a Buenos Aires: “Ci stiamo frequentando da febbraio, con lei sto bene e sono sereno”.
LA SCARAMANZIA DI ROMA
Infine, spazio anche a uno dei dettagli diventati virali durante il torneo: il caffè bevuto in campo durante i match. “Sono molto scaramantico”, racconta sorridendo. “Una volta ho chiesto il caffè in campo e ho vinto la partita. Se mi capita, lo chiederò di nuovo”.