Controcanto – Baldoni, una questione di cuore

di - 9 Novembre 2010

di Mario Polidori

Alessandro Baldoni è un uomo gentile, disponibile e pacato.
Ha la consapevolezza dei grandi ed il piglio fiero di un antico romano, ti guarda sempre dritto negli occhi, cercando nei tuoi la stessa trasparenza ed onestà intellettuale, e se non la trova non resta deluso, semplicemente sa con chi ha a che fare.

Capisco subito, fin da quando gli ho chiesto se fosse stato possibile per me scrivere di lui, che ha molto da raccontare e capisco anche che ha deciso di farlo molto volentieri.
Ci siamo incontrati alla Vavassori, a Palazzolo sull’Oglio, negli uffici della sede, perché, da qualche tempo, ha iniziato a collaborare con l’Accademia.

Conoscevo Baldoni, quando giocava, lo conoscevo come si può conoscere un campione, seguendo le sue imprese su giornali e raccogliendo notizie da chi ne avesse, vere o false che fossero.
Alessandro è classe 1968, ed io seguivo ormai il tennis da appassionato e non più da agonista, mi era vicino, anche per i suoi atteggiamenti un po’ ribelli e spavaldi, tipici del sangue romano, che scorre anche nelle mie vene e con la stessa velocità.
E quante cose non si vedono e non si sanno della carriera di un atleta, quante idee ci facciamo su come stanno facendo questo o quello, su come lo stanno vivendo.
Ma come diceva qualcuno, un tennista è un uomo di spettacolo che si esibisce praticando uno sport, e quello che succede dietro le quinte non lo vede mai nessuno.
Ognuno racconta quello che vuole, per professione o per mestiere, per opportunità o anche solo per vanità, ognuno si prende un pezzo della grandezza di un uomo e lo cucina e condisce secondo i gusti di chi lo ascolta.

Quanto è difficile per me adesso raccontare Alessandro, che mi ha concesso tutte le sue verità, che mi sovrastano, pur solleticando il mio senso di compiacimento per essere riuscito ad entrare, che mi costringono ad innalzare il mio livello al suo.
Se non mi dovesse riuscire, però, so con certezza che non avrò bisogno di essere perdonato, mi ha consegnato tutto, dandomi l’impressione che sapesse che avrei fatto del mio meglio.

“Ho iniziato a giocare a 10 anni, in un circolo di periferia vicino casa, abitavamo praticamente sopra i campi.
Mio padre giocava e gli piaceva molto, era uno sportivo, ex campione di judo e di lotta, ed anche a me piaceva l’idea di praticare uno sport, che in quel momento, rappresentava un modo divertente per passare il tempo, piuttosto che stare in giro a far niente.
Iniziai insieme a mio fratello, più grande di me di quattro anni.
Lui era il fratello più bravo, più bello, più intelligente, era il primogenito e per mio padre era sempre al primo posto.
Ma non me ne importava granché, io facevo lo stesso quello che mi piaceva e lo facevo per come mi andava di farlo, era più un problema di mio fratello che mio, anche perché mio padre non scherzava affatto.
Il tennis si rivelò per me talmente divertente, che diventò immediatamente una malattia, ma non una malattia come si dice spesso, indicando un modo appassionato di vivere un’esperienza, ma una malattia vera, una patologia, e sono convinto che diventare grandi in uno sport è sempre frutto di una patologia, perché la volontà, la disperazione, la forza, il coraggio che ci vuole per trovare il successo è la stessa che occorre ad un malato per trovare la cura.
Di quello che avevo intorno non me ne poteva fregare di meno.
Della scuola, del circolo, frequentato da gente molto formale, tutti disciplinati, allineati e coperti come i marines.
Io giocavo e basta, non avevo neanche il maestro, inteso come oggi lo intendono, ho fatto un corso SAT di quelli con cinquanta bambini in campo, con vari collaboratori della scuola che si avvicendavano, insomma avevo sempre qualcuno che mi lanciava le palle, ma niente di più.
La mia scuola era seguire da fuori le lezioni degli altri e poi andare sempre in giro con la racchetta, quella del supermercato, con le corde di quel nylon bianco con la righina blu, a fare i “muri”, il più possibile.
Dopo sei o sette mesi, mio padre prese in gestione un piccolo club a Colonna, zona Castelli Romani, per lasciarci giocare, a me ed a mio fratello, per tutto il tempo che volevamo, così ci teneva lontani dalla strada.
Ed era lui a seguirci.
Il maestro arrivò per mio fratello, ed io continuavo ad imparare da solo.
Era il classico maestro di tennis, letterario, bello, molto figo, di quelli da club vacanze, non ricordo neanche come si chiamasse.
Lui faceva lezione a mio fratello ed io imparavo guardando.
E mentre la mia “malattia” diventava via via incurabile, anche mio padre iniziò ad accusarne i sintomi e decise di raccogliere notizie su dove e come poteva darci migliori opportunità.
A 11 anni approdammo all’Augustea, dove incontrai Gianni Bertuccelli, quello che poi diventò il mio secondo maestro, dopo mio padre.
Con lui ebbi la possibilità di consolidare quello che avevo imparato fino a quel momento da solo, all’epoca non si parlava di agonismo, bisognava imparare bene e basta.
Feci qualche mese di scuola con lui, in un gruppo, poi papà ci portò al TC Garden, dove c’era il maestro Ezio Di Matteo, “Pancho”, un mito, un ex Davis.
Avevo davanti ai miei occhi il vero mondo del tennis, ero un bambino che aveva la possibilità di convivere con i grandi.
Zugarelli, Barazzutti, erano tutti lì ad allenarsi, quale posto migliore per guardare ed imparare?
Pancho s’innamorò di me, della mia passione, vivevo in simbiosi con lui, ho incamerato tante di quelle nozioni sul tennis, e soprattutto valori, perché erano uomini di valore, prima ancora di essere tennisti.
Mi stava vicino, non era coaching il suo, ha solo accelerato il corso della malattia.
Andavo sempre in giro con una busta di palle, e tiravo dentro chiunque fosse disposto a giocare.
Ho passato giornate intere a giocare così.
Ancora oggi, quando incontro qualcuno dell’epoca mi fa: “…Iaio,…voi fa’ du’ palle?”.
A 12 anni, cominciai a sognare di diventare un campione, vicino ai campioni, uno di loro.
Un ambiente sano, che faceva volare la mia motivazione, i giocatori erano giocatori, non coach, bastava guardarli per sentirsi raccontare la storia, per sapere cosa fare.
Un sogno vero.
Iniziarono i tornei, l’occasione per farmi vedere.
Non vincevo mai, ma tutti dicevano che ero buono.
Fino ai 13 anni giocavo tra il Garden ed altre due strutture collegate.
Prima dei 14 siamo andati a vivere a Senigallia, mio padre aveva preso in gestione un bar.
Ogni giorno, la mattina a scuola in bicicletta, con la borsa del tennis, come avessi un violino, a farmi prendere per il culo da tutti: “…chi ti credi di essere…”, mi dicevano, ed il pomeriggio in treno fino a Pesaro per giocare, ed a casa la sera, un’ora e mezza ad andare ed un’ora e mezza a tornare.
A Pesaro c’era Mike Barr, con due erre mi pare, americano, ottimo tecnico.
Stavo benissimo, anche perché ero da solo, senza papà, che cominciava a far sentire il suo peso e le sue pressioni in quello che facevo.
Era durissimo con me, l’unico modo che conosceva per farsi rispettare era mettere paura, me le dava anche, e non potevo liberarmi da quel giogo, perché era lui quello che si occupava, quando poteva, della mia preparazione atletica da sempre, e finivo sempre nelle sue mani……. in tutti i sensi.
Io da parte mia, non avevo un buon carattere, ero una testa calda, ma lui non si poteva reggere.
Più avanti, la sua preparazione era sveglia alle 6 e mezza ogni mattina, 10 km di corsa intorno al lago o 5 km in salita 25% con scatti e ripetute, 1.000 addominali e via dicendo.
Un massacro, di cui gli sono senz’altro grato, perché altrimenti non sarei andato da nessuna parte, ma mai un bravo, mai una pacca sulla spalla, per quanto io fossi diligente, sempre a darmi addosso, avevo la netta sensazione che volesse solo affermare e curare la sua personalità, piuttosto che aiutare me.
Sensazioni che un bambino prova, a torto o a ragione.
Pensavo di capire i disagi, le privazioni, le sofferenze che aveva vissuto da ragazzo, senza padre , con una madre durissima, ma non lo capivo, pensavo soltanto: “…ma io che centro papà?…”
Come per qualsiasi figlio lui per me rappresentava tutto, la forza, il coraggio, la lealtà, era il mio idolo.
Ma io non ce la facevo, per me era troppo, dovrà perdonarmi anche questo.
Una volta mi capitò di battere in allenamento un certo Izaga, il numero 40 del mondo, per 6-3 6-3 e quando uscii dal campo mi disse che ero uno stronzo, perché quello era il mio livello!, e non ero io il numero 40!
E non che io fossi svogliato, anzi.
Un’altra volta, andando a giocare, gli chiesi di non farmi giocare con uno che odiavo.
Dopo un po’ si presentò dicendomi che avrei giocato con lui.
Giocai e vinsi facile, ma era tale l’odio, che lo feci cercando di farlo sentire una schifezza, irridendolo.
Sulla strada del ritorno, papà me le diede per tutto il tempo, perché mi ero comportato male con il mio avversario, non avevo avuto rispetto.
Il giorno dopo andai a giocare tutto livido in faccia.
A Pesaro giocava, la serie A, Ferrante Rocchi, altra fortuna che ho avuto.
Posso dire che il tennis per me, la scuola, è stato imprinting, costruito vicino ad uomini eccezionali, più di qualsiasi altra cosa.
A 14 anni arrivarono le prime vittorie, diventai campione regionale nelle Marche, e poi nello stesso anno, papà aveva venduto il bar ed eravamo tornati a Roma, e diventai campione anche del Lazio.
Da quel momento è cominciato l’incubo, l’incontro con persone che hanno cercato di appropriarsi del mio sogno, il continuo tentativo di sostituirsi a me, ero diventato il loro riscatto.
Era il più profondo livello d’ignoranza, perché il successo dipende da te, lo raggiungi con l’aiuto degli altri, non con la prevaricazione.
Il livello della fatica è enorme, e le malattie non si educano, piuttosto si aiuta a curarle.
Tra i 14 ed i 16 anni ho girato per maestri e situazioni, rimanendo ancora legato a Pancho, Ezio di Matteo, finchè non ho incontrato Antonio Rasicci, allora direttore della Scuola Nazionale Maestri.
Feci un provino e da quel momento ho frequentato solo centri federali, giocando con gente come Pistolesi, Filippi, Fratta, Simmons, Tesorone, dove ho scoperto l’agonismo vero, la fatica, il lavoro, la dedizione, i risultati.
Rasicci diventò il mio maestro e punto di riferimento, e ancora oggi lo è.
E papà, intanto, aumentava la pressione.
Fino ai 20 anni, tornei, vittorie e soddisfazioni, come battere Canè, allora numero venti del mondo nella semifinale degli assoluti dell’88.
Nel giro della nazionale con Camporese e tanti Top 100 nel carniere, semifinale a Marrakesch, dalle qualificazioni, il torneo del Foro Italico in tabellone, perdendo in tre set con Ronald Agenor, che poi fece semi, e tante wild card, degnamente onorate, in tornei importanti, i Grand Prix dell’epoca.
Raggiunsi la posizione 190 nel ranking, anche se per una settimana, ed allora perché fosse ratificata occorreva che ci stessi per tre settimane, comunque ero tra i migliori 200.
Ho incontrato e battuto anche Stich.
Io potevo davvero farcela, ne avevo la consapevolezza, ero certo.
Ma mio padre, sembrava fosse lì, ad aspettarmi.
Reggere la sua pressione diventava sempre più difficile, perché diventava sempre più difficile il tennis che occorreva giocare per vincere.
Da ragazzino riuscivo a fregarmene di lui, ma più andavo avanti e più diventava un macigno, una montagna invalicabile.
Vincevo, guadagnavo soldi, ma per lui ero sempre un niente.
E alla fine arrivò l’occasione giusta per smettere.
Avevo 20 anni, andai a giocare alle Pleiadi, a Torino, per la serie A.
Lì c’era Riccardo Piatti che seguiva Caratti, Furlan e Mordegan, insieme a Pino Carnovale.
Io ero di Rasicci e della Fit e per questo non gli piacevo granché, ero più grande dei suoi ragazzi, ed il mio modo di fare da ribelle, lo disturbava, soprattutto perché condividevo casa con loro, e la mia, per lui, era un’influenza negativa.
Mi allenai benissimo da settembre a dicembre, era un momento d’oro, stavo benissimo e tutto andava per il meglio.
A dicembre mi presi una settimana di vacanza, per trascorrerla con la mia ragazza, americana, che aveva voluto farmi una sorpresa.
Ero un professionista, potevo anche decidere cosa fare in vacanza.
Quando tornai, riprendendo il duro allenamento, ero affaticato, ma tutto normale.
Il giorno dopo Riccardo venne da me e mi disse: “Ha telefonato tuo padre.”
Pensai al peggio, non so, un incidente, un lutto, qualsiasi cosa, ma mai avrei potuto pensare a quello che stava accadendo.
Lo chiamai, e dovetti ascoltare, dall’altra parte del filo, un uomo in travaso di bile per quello che era successo, che mi prometteva di venire a punirmi.
Piatti conosceva i problemi che avevo con mio padre, non so come fece a pensare, così facendo, di darmi soltanto una semplice lezione.
Telefonai a Rasicci terrorizzato, chiedendogli di parlare con papà per sistemare la faccenda.
Il giorno dopo mi svegliai, e per la prima volta, mi ero reso conto di non amare più quello che facevo, così, di colpo, irrimediabilmente.
E tutto si fece difficile, la fatica era insopportabile, il risultato assolutamente mediocre, ero svuotato e mi sentivo ormai costretto a fare una cosa che non mi piaceva più.
Partii per la Spagna, per riflettere, poi me ne andai in America.
Era finita.”

Dopo la parentesi americana è iniziata per lui la carriera di maestro.
La sua capacità di incanalare positivamente tutte le esperienze, ne ha fatto un uomo di un equilibrio straordinario, senza che nessuna ruggine di ciò che ha dovuto sopportare l’abbia potuto intaccare.
Evidentemente si tratta d’acciaio.

Di solito le mie interviste durano mezz’ora, ma la storia di Alessandro ha richiesto di più, la sua meritava di più.
Grazie Alessandro Baldoni, quando ti seguivo mi piaceva quello che facevi, che era quello che avrebbero dovuto lasciarti fare.
Intorno a chi vince, o può farlo, troppo spesso si riunisce il peggio, anche quando credono di far bene.
Per amare, però, ci vuole il cuore, che è anche quello che ti fa accettare il peso delle tue scelte, o dovresti non averne.
E lui, il cuore ce l’aveva.

E ce l’ha.
Mi dice, mentre ci salutiamo, che forse non è stato abbastanza forte, per superare tutte le prove.
E questo era per papà, perché c’è stato anche il momento per capire papà, e per capire che gli ha dimostrato tutto l’amore di cui un padre è capace, secondo i suoi codici, con la sua durezza, perché soltanto così nessuno avrebbe mai potuto fare del male al figlio campione.

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365 commenti

  1. Bellissima storia, Mario.
    Peccato veramente che per diventare campioni alcuni genitori arrivino a rovinare il loro rapporto con i figli. A quel punto credo che i figli non diventino altro che uno strumento di rivalsa personale. Si finisce per perdere il lume della ragione……..

  2. Mario Polidori

    @Maria
    purtroppo ci sono tante cose che si devono inanellare per coronare un sogno ed ogni storia che racconto è un esempio di questo.
    Sono tanti che non conoscono la storia ed io gliela ricordo, prima che pensino di scriverla loro 🙂

  3. Mario Polidori

    …e poi credo che tra tutte le cose la più difficile da superare è la conflittualità con un genitore….le scuole sai, le cambi, ma un genitore no.

  4. Barbara

    Io credo che questa storia nella sua crudezza e nel coraggio di raccontarla sia fantastica, soprattutto per la serenità e l’equilibrio del protagonista e per il contrasto con la sua immagine “pubblica” che nulla lascia trasparire di un passato così burrascoso.
    Racchiude quello di cui abbiamo sempre dibattuto in questi anni, sul punto a cui si può spingere un genitore in buona fede.
    Il punto a cui si può spingere un coach quando non capisce con chi ha a che fare.
    Come è facile essere fraintesi quando l’orgoglio ti dipinge in faccia una maschera di spavalderia, quando non sei disposto a far leggere a tutti le tue emozioni e quando rivendichi il tuo diritto a vivere, anche se in modo differente.
    Io stessa ho faticato a scrivere un commento perchè è sconvolgente, anche per la capacità di comprendere comunque le ragioni del padre, sono molto felice che mia figlia abbia l’opportunità di stare a contatto con una persona così e credo che abbia molto da imparare da lui e non solo dal punto di vista tennistico.

  5. eltern

    DOVERE DI CRONACA

    Caro Mario Polidori
    ti faccio i miei complimenti per l’esposizione letteraria ma un bravo giornalista deve essere informato bene e quindi ti dò un aiuto :

    Alessandro Baldoni

    best ranking 224 il 28 MARZO 88 e non 196

    nei suoi 4 anni di attività
    85 86 87 88

    15 MATCH PERSI E 6 VINTI NEI CHALLENGER
    6 MATCH PERSI NEI TORNEI SUPERIORI

    ora alla luce di questi risultati mi viene il dubbio che il comportamento del padre fosse proprio in funzione di questi , quindi non lo biasimerei più di tanto e non lo riterrei responsabile dell’abbandono del tennis da parte del giocatore

    Ciò non toglie che a livelli nazionali Alessandro Baldoni sia stato un bravo giocatore .

    Cordiali saluti

  6. Non ce la faccio più

    I blog sono belli perchè ognuno può raccontare le cose come meglio crede e ognuno può esprimere dei pareri su quanto ha letto anche senza conoscere il protagonista o al massimo conoscendolo solo superficialmente. Chiedete ai Maestri che hanno seguito i corsi quando Baldoni era il vice di Rasicci e capirete il personaggio. Il suo atteggiamento nei confronti di persone anche più grandi di lui e che avevano lasciato la famiglia per 9 mesi per poter acquisire una qualifica professionale, e per di più con una perdita economica non indifferente perchè in quel periodo non lavoravano, era a dir poco inqualificabile. Non mi riferisco al solo fatto, oramai passato alla storia, che costringeva gli allievi maestri a lavare le macchine dei vari Rassicci, Tesorone e la sua o al fatto che gli faceva fare i parcheggiatori davanti al Centro delle Tre Fontane, ma alla semplice sudditanza psicologica con la quale soggiogava gli stessi allievi maestri. Sarebbe facile dire tale padre tale figlio, ma lasciamo stare!

  7. Stefano Grazia

    L’articolo e’ molto bello anche se comincio a domandarmi: ci saranno mai delle storie ‘non morali’? In cui cioè’ il protagonista non sia visto una lente dickensiana, del buonismo, della favolata morale? Aspetta, mari o, non incazzarti: cerco di spiegarmi meglio… Le storie vengono raccontate solo dal punto di vista del protagonista col cappello del Narratore Amico … Mi chiedo: non sarebbe stato interessante leggere anche la versione del padre e del fratello maggiore? Come dice Eltern magari le cose non sono andate proprio come il protagonista le racconta pur essendone magari lui stesso per primo convinto …
    La storia pero’ di per se e’ bellissima e terribile ( e proprio per questo mi convince fino a un certo punto anche perché’ potrebbe essere in modo molto piu’ sfumato la mia, nella parte del padre inflessibile … La differenza principale sta nel fatto che io sono prodigo anche di elogi se e quando fa bene e molto più’ tollerante e comprensivo quando perde mentre probabilmente l’avrei menato anch’io se avesse mancato di rispetto al suo avversario(mentre se l’avesse fatto con me no,non l’avrei menato ma dal giorno dopo si sarebbe arrangiato da solo per un mese o due,gli avrei lasciato solo vitto e alloggio al minimo sindacale) … Pero’ confesso che pur non identificandomi culturalmente e socialmente e moralmente nei protagonisti non mi nascondo e cerco di trovare,magari esasperandole, quelle somiglianze nei comportamenti del padre e del figlio che magari molti di noi preferiranno rimuovere…in effetti quello che a me preoccupa maggiormente e’ che Nicholas diventi un Baldoni qualsiasi, con tutto il rispetto per Baldoni che magari sara’ l’unico coach in futuro a riuscire ad allenarlo … Alla fine un quitter, uno che ha rinunciato e che ha trovato giustificazioni nel suo carattere un po’ ribelle e scuse in suo padre, in piatti che gli preferiva altri, etc etc… E lo dico convinto che magari a me Baldoni piacerebbe come persona da avere come amico, da uscirci a cena, da avere come coach per mio figlio…pero’ alla fine Baldoni gliel’ha data su come tanti altri confermando quel che ho sempre sostenuto: magari quel tipo di carattere ‘sarebbe’ il carattere giusto MA SOLO se il soggetto giunge a maturazione completa in tempo e riesce ad allontanarsi dal Dark Side of the Force…Altrimenti va ad allargare la schiera dei frustrati e dei should woulda coulda… Pero’ la cosa piu’ importante e’ un altra:
    E’ Felice Baldoni ora?
    E come sono i rapporti col padre- padrone? Sono riusciti a ricucire il rapporto?
    Io spero di si, e’ tutto quello che ho cominciato a sperare fin dalle prime righe del suo racconto e magari questo la dice lunga sui miei sensi di colpa anche se, ad esser sinceri, mio figlio ha piu’ problemi con la mamma padrona ( e di me meno appagabile) del padre che segue da lontano le vicende d’oltre oceano…e nemmeno dai 3 ai 12 anni pur correndogli diverse volte dietro per il campo perché’ non s’impegnava o perché’ si comportava male, ho comunque mai fatto mancare il mio supporto quando si comportava bene, quando si allenava bene… Indipendentemente dal risultato.
    Eppure, e questa e’ forse la vera differenza mia con mad max e archi e, io continuo sempre a sentirmi un po’ in colpa per aver privato mio figlio di un’ infanzia cosiddetta normale…e questo pur essendo io il primo ad aver citato la risposta di Lendl a quella giornalista: e di cosa le avrei private? Di passare il tempo al mal a pazzeggiare, fumare,giocare alla pop o navigare su feisbuk?

  8. Stefano Grazia

    Oooops, vedo che ‘non ce la faccio piu” ha colto meglio di me l’essenza del mio intervento…

  9. monet

    tranquillo Dott.Stefano,anche io mi rivedo nei tuoi racconti su tuo figlio,gli anni della spensieratezza persi dentro un campo da tennis,lontano dagli amici e a volte dai genitori,tu solo li a combattere contro tutto e tutti,per cosa? per far piacere a tuo padre che ti segue,che ti incoraggia che ti cazzia? alla fine come ho già detto inpassato,quando ha dovuto prendere una decisione direi vitale mi sono bastate 2 parole per spiegarmi che tutto quello che avevo fatto non era poi stato un disastro: ” grazie papà questa è la mia vita,e se son qui devo ringraziarti per gli sforzi che tu e mamma avete fatto per farmi arrivare”……..

  10. Roberto Commentucci

    Ecco, stavo per scriverlo io, ma poi per fortuna ci ha pensato qualcun altro. Non conosco Baldoni, però Mario, se adesso ci mettiamo a rivalutare Rasicci, sia come qualità degli insegnamenti, sia come comportamento e valori etici, allora davvero stiamo freschi.
    Cerchiamo anche di dire come stanno le cose, e dove stanno le colpe. Colpe dimostrate dalla storia, e quindi oggettive. Galgani, Panatta e Rasicci (in rigoroso odine di responsabilità) sono i tre principali colpevoli del più grosso danno arrecato al nostro tennis. Ovvero il mancato sfruttamento del boom di inizio anni ’80, e del progressivo decadimento tecnico, etico e morale di tutto l’ambiente tennistico italiano, che negli anni ’80 e ’90 era diventato una paradigmatica rappresentazione di tutti i mali dell’Italia “da bere” della tarda prima Repubblica, in cui tutti quelli che potevano farlo erano bellamente intenti a saccheggiare la cosa pubbica per impinguarsi le tasche. Fu in quegli anni che il nostro debito pubblico raddoppiò, con fiumi di denaro che si perdevano in mille rivoli. Uno di quei rivoli, era la FIT di Galgani, questo deve essere ricordato sempre.

    Lasciamo stare Rasicci, Mario, per favore. Se no davvero, sembra che sono tutti buoni e tutte vittime del sistema. Anche se il sistema lo hanno creato proprio loro.

  11. Barbara

    Io credo che lo spirito di queste interviste stia proprio nell’evidenziare quanto sia differente il modo di viverle in prima persona, giusto o sbagliato non interessa.
    L’evidenziare le variabili. personali od esterne, quello che devia un percorso o che permette di arrivare.
    Non è una questione morale è semplicemente prendere atto del fatto che quello che ci immaginiamo non sempre è e soprattutto i motivi per cui non è.
    Possiamo condividere le scelte o no, possiamo apprezzare o meno le personalità, ma lo spunto è di come la visione dello stesso mondo cambia a secondo del modo di viverla o sentirla dei personaggi.
    Sono semplicemente storie di sport.

  12. Stefano Grazia

    Si,Barbara, ma qui Baldoni sembra il protagonista di Incompreso e magari fra un po’ invece salta fuori che l’incompreso era il padre …

  13. Stefano Grazia

    Basta, mi ritiro a scrivere il prossimo CDG approffittando di uno sciopero di 3 giorni indetto dalle Unions Nigeriane che di fatto mi ha privato di pazienti clienti ( non preoccupatevi pero’ per me: io vengo pagato comunque a fine mese, pazienti o meno, la stessa cifra…)

  14. Nikolik

    E poi, ma che discorsi sono?
    Ad esempio, grande errore questa storia quando si spaccia per verità il concetto “Una volta mi capitò di battere in allenamento un certo Izaga, il numero 40 del mondo, per 6-3 6-3 e quando uscii dal campo mi disse che ero uno stronzo, perché quello era il mio livello!, e non ero io il numero 40!”.

    Ma assolutamente no!
    Questo è proprio un errore, che ho sentito migliaia di volte, e che è proprio fuorviante.
    Se tu batti in allenamento il n. 40 del mondo non vuol dire assolutamente nulla!
    In allenamento siamo tutti campioni!
    Tu sei di quel livello quando diventi anche tu il n. 40 del mondo!

    Nello sport conta la partita vera, non gli allenamenti!
    Gli allenamenti servono per allenarsi, come dice la stessa parola.

    E’ il solito alibi.
    Come son forte in allenamento!
    Come son bravo, quando non sono in torneo!
    Il mio livello è quello di quando gioco così bene in allenamento!

    Ma no!
    Ma assolutamente no!

  15. X Stefano e Monet
    Vorrei confrontare le vostre riflessioni di genitori con una lettera che ho ricevuto circa un mese e mezzo fa sulla mia mail che riporta i pensieri di un tennista junior:

    “Cari mamma e papà,
    so che voi mi amate tanto perché lo dimostrate in ogni cosa e in tutto ciò che fate per me. Ma per l’amore che avete per me e che io ho per voi, mi piacerebbe essere più libero e crescere in modo naturale.
    Lasciatemi giocare a tennis perché mi piace. Lasciatemi essere un ragazzo. Non desiderate cose che per me forse saranno importanti per il futuro. Potrei perdere esperienze che io oggi considero più importanti.
    Lasciatemi vivere l’età che ho, perché sarò ragazzo una volta sola.
    Non cercate di programmare troppo la mia vita o il mio carattere, non disperatevi per le mie sconfitte o, peggio ancora, sentitevi colpevoli. La tristezza che provo dopo una sconfitta scompare non appena mi si asciugano le lacrime e la dimentico del tutto non appena ritorno in campo, felice di giocare di nuovo e di essere un ragazzo.
    Non cercate di trionfare tramite me, non fatemi essere una vostra copia o di farmi fare quello che non siete riusciti a fare; non sprecate tempo prezioso; sono un ragazzo felice di esserlo e di restarlo.
    Scegliete un club per me, se possibile un club che mi piace, dove il maestro mi insegnerà ad essere un buon giocatore, ma non oggi, perché adesso voglio fare quello che mi piace e che so fare.
    Non cercate di fare di me un “ragazzo adulto”; fate di me un “buon ragazzo”, un ragazzo saggio.
    So che soffrite quando gioco una partita di tennis, ma non è necessario perché in quel momento io sono felice proprio perché gioco. Sembra che siano gli altri fuori dal campo a soffrire per me, ad arrabbiarsi per gli errori e a cercare un gioco perfetto, ma che io non sono in grado di fare.
    Datemi tempo e cercate di capire che adesso le cose devono andare così, e che nel tennis come ogni altra cosa, tutto giunge al tempo debito.
    Per favore lasciatemi giocare da solo, lasciate che mi diverta, che sia felice. Sono un ragazzo e sarò ragazzo una volta sola nella mia vita.”

  16. Stefano Grazia

    Infatti,nikolik, li’ secondo me il padre non aveva tutti i torti…magari bisogna vedere come ha detto quello ‘stronzo’… C’e modo e modo di dire ‘stronzo’… Ma in effetti ci poteva stare …
    E si, hai ragione, lo dice anche Nick ( bolletta): che me ne faccio di uno che e’ bravissimo in allenamento ma non vince una partita?

    Sono tornato solo per ringraziare monet : ricordo benissimo quel post in cui fulvi o raccontava del messaggio di Fabio …un momento così’ vale una vita, in effetti …ma mica succede a tutti … Guarda appunto Baldoni! Per questo mi premeva sapere come erano i suoi rapporti attuali col padre e magari anche col fratello…

  17. Barbara

    Scusate ma Baldoni avrà il diritto di pensarla come vuole e raccontarla per come la pensa e come l’ha vissuta.
    Oppure dobbiamo raccontare solo le storie che ci aggradano.
    Roberto io non ho letto l’elogio della prima repubblica ed onestamente, io come la maggior parte di quelli che leggono, non so nemmeno chi sia Rasicci.
    Se uno non concorda è uno spunto per dirlo, non è che stiamo ascoltando il verbo, è il suo punto di vista e va rispettato, ma non necessariamente condiviso.
    Nikolik non mi pare che sia passato il messaggio che se hai battuto il numero 40 al mondo in allenamento sei meglio di lui, anzi semmai il contrario ed infatti dice testualmente mi capitò di battere.
    Insomma mi pare che questa storia sia diventata uno spunto per regolare questioni che nulla hanno a che vedere con il tennis solo perchè coincide temporalmente con un dato periodo.
    Sono ancora più esplicita a me delle questioni federali non me ne frega nulla e so per certo anche all’intervistatore e la prendo per quella che è, una storia difficile e basta, in cui tra l’altro il protagonista ha anche ammesso di aver partecipato al casino con un gran brutto carattere.

  18. Stefano Grazia

    Maria, quanti anni aveva il ragazzo?
    Io mio figlio l’ho lasciato libero a 12 anni… Se vuole tornarsene ad Abuja puo’ farlo… Viene sgridato adesso non piu’ dai suoi genitori ma dai Coaches, dai Preparatori, dagli Insegnanti … Noi interveniamo solo sulla scuola… Se in vacanza viene ad Abuja io lo aiuto con la Prep Atletica…se vuole farla. Se pero’ vuole farla, deve impegnarsi al 100 per cento… Se vuole smettere, può’ farlo…quel che non può’ fare e’ dire di voler continuare e impegnarsi al 20 per cento… In piu’ io mantengo la consapevolezza che a 12-14 aa uno possa voler ancora dire di voler fare una cosa solo per il timore di dispiacere i suoi genitori e quindi non do per scontato che lui voglia davvero giocare a tennis…ma finche’ lui non me lo dice chiaro e tondo, che ci posso fare? In fondo e’ il numero uno o due del gruppo d’elite del pomeriggio… Lo tiro via sulla base dei miei sospetti? No, lo tirerò’ via se si comporta male o se i suoi risultati non saranno tali da giustificare ad libitum le spese o se un giorno mi dira’: Daddy, am San beli rat i maron!
    Piu’ che affidarlo allo psicologo sportivo (fortunatamente offerto gratis dall’assicurazione perché’ lui stesso ha trovato interessante il caso) e al Game On onestamente non so cosa potrei fare…per cui trovo del tutto fuori luogo che nel tuo post tu ti rivolga sia a me che a monet…a me per le ragioni sovraesposte (evidentemente tu non mi leggi fin dall’inizio e quindi non potevi sapere) e a monet perché’ lui ha raggiunto tutto quel che si era prefissato e infatti, secondo uno dei postulati del blog genitori & figli, lui e Giorgio errano sono gli unici genitori che possono parlare senza essere mai contraddetti. O quasi.

  19. Barbara

    Maria
    concordo pienamente con te è difficile come genitore capire il limite tra l’educazione e l’ingerenza, ho due figli e sono talmente diversi.
    Si cerca di fare del nostro meglio sperando che ci vennga riconosciuta almeno la buona fede.

  20. monet

    stefano come al solito mi hai anticipato.cara Maria,per fortuna non mi rispecchio ne io ne mio figlio nella mail che hai appena ricevuto…per fortuna.anche io sono stato combattuto nel credere di essere un padre-padrone,ma per fortuna non è cosi.in campo a volte mi fa vergognare,è rissoso e maleducato,per fortuna nella vita normale è tutt’altro.vi auguro di cuore di avere un figlio come lui (figlio,non tennista,sia chiaro)ho solo voluto ribadire le angoscie,le tensioni le amarezze le gioei che abbiamo passato assieme nell’età della sua adolescenzaper fortuna conclusasi senza alcun trauma!!

  21. Stefano, non lo so quanti anni aveva il ragazzo, ma da come scrive presuppongo 11 o 12 o giu di lì.
    Ho indirizzato il post a te e Monet per il semplice fatto che Monet ti rassicurava sul comportamento di genitore negli anni junior del figlio.
    E’ mia personalissima convinzione che se i ragazzi non hanno loro stessi degli obiettivi (che poi loro possono chiamare sogni, ambizioni, desideri) avvalorati dall’impegno sentito personalmente, (cioè naturale, senza costrizioni, ricatti, premi etc.)non serve granchè spingerli o pressarli ne tantomeno fare dei sacrifici per loro. Del resto, se loro sono ragazzi una volta sola, anche i genitori vivono una volta sola….. 😉

  22. Mario Polidori

    @Eltern post 5

    ti ringrazio per i complimenti.
    Il 196 atp nel titolo è stato aggiunto dal nostro direttore, il 190 che c’è nella storia è una realtà, ma è durato una settimana, perchè intanto scadevano altri punti, e dovendo durare 3 settimane non è stato ratificato, ma poco importa, siamo semppre intorno al numero 200.
    I quattro anni che indichi sono dai 16 ai 20 anni, che gli hanno permesso di raggiungere la classifica che dici, ma eravamo praticamente all’inizio di una possibile scalata.
    Il personaggio è, per sua stessa ammissione, una testa di c…, ed alla fine ha anche detto che non è stato abbastanza forte per superare tutte le prove, non solo il padre, ma anche il suo carattere.
    Resta il fatto che il carattere di un giocatore va comunque gestito, se le potenzialità ci sono, e nel suo caso non è stato così, e da solo non c’è riuscito.
    Poi comunque, il perché delle mie storie resta sempre uno, riportare, per aggiungere ai programmi che sempre si fanno per i propri figli, un po’ di vissuto, che fa sempre bene per riflettere sul fatto che, e mi ripeto perché mi piace molto, il tennis non si gioca sulla carta ma su tutt’altre superfici, massima di Gilbert, che racchiude il senso del mio modo di pensare.
    Per il resto, ambasciator non porta pena.

  23. Monet,
    posso chiederti perchè tuo figlio ti fa vergognare?
    Io non conosco tuo figlio, ma se avesse l’età per andare a scuola superiore, ha anche una testa per pensare e per essere responsabile delle proprie azioni. E che c’entri tu, come genitore? Tu hai fatto/fai tutto quello che è possibile per dare il meglio a tuo figlio, e poi devi vergognarti dei suoi comportamenti?
    Tu puoi essere responsabile per quello che proponi a tuo figlio, per gli stimoli e l’esempio che gli proponi, ma quello che fa è una sua scelta ed una SUA responsabilità. Semmai, è lui che dovrebbe vergognarsi per il suo comportamento!!!!
    Conosco calciatori, cestisti e tennisti che in campo si trasformano. Purtroppo la tensione agonistica fa questi scherzi!!!!!

  24. Mario Polidori

    @Non ce la faccio più post 7

    bella questa 🙂
    Gliela passo subito, vediamo che mi dice, e poi vi racconto….

  25. Stefano Grazia

    Barbara, ma certo: e mi concederai di aver ‘sfruttato’ lo spunto… Credo che le mie annotazioni infatti fossero pertinenti e non denigratorie n’è del protagonista n’è dell’autore…n’è della moglie! Eh eh eh…
    Pero’ anch’io potrò’ dire quello che penso, o no? E la mia impressione fin dall’inizio e’ stata duplice: di disagio per i miei irrisolti sensi di colpa ma anche che la Baldoni Version potesse essere appunto solo la sua, di versione, e che forse non fosse da prendere a peso d’oro o,come dicono qui, per grande… Come del resto, intendiamoci, anche la mia o quella di max … Ma certo, il cappello di Mario, non dava dubbi su da che parte lui si schierasse…ecco, secondo me, Mario e’ fin troppo buono coi suoi protagonisti…secondo me quasi manzoniano con il disegno della Divina Provvidenza .. Io rimango piu’ sullo scettico, sia per quel che riguarda gli altri sia per quel che riguarda comunque me stesso, Mario evidentemente e’ piu’ garantista o buonista o semplicemente segue altri canali letterari… Qui semmai si potrebbe obiettare che un buon giornalista dovrebbe sempre verificare le fonti e avere i diversi punti di vista ma non credo che Mario voglia fare del giornalismo, ma semplicemente fare lo ‘scrittore’ e raccontare delle storie… Nessuna critica alla storia, dunque, e al romanziere se pero’ ci viene concesso, anche a noi, di fare dei distinguo, delle critiche, delle osservazioni … A me poi sembra di essere stato molto onesto nei miei posts e molto attento, pur nella mia onesta’ critica, a non ferire nessuno anche se non sono riuscito a trattenermi dal dire quello che pensavo …

  26. monet

    …appunto cara Maria conosci dei giocatori che in campo si trasformano e fabio è uno di questi…purtroppo.mio figlio ormai è grandicello e mi piacerebbe vederlo in campo con un certo stile….ma credo non sarà mai possibile o…quasi!

  27. monet

    @ maria ..le scuole superiori le ha fatte ed è anche iscritto all ‘uni,ma credo che il sogno di vederlo laureato rimmarrà tale!!!

  28. Stefano Grazia

    Maria, se quel ragazzo aveva 11 o 12 anni e’ sprecato a fare il tennista o la lettera gliel’ha scritta qualcun altro…maddai, non inganniamoci… Di anni ne avrà’ avuti almeno 15-16 e per averne 15-16 era anche un po’ un lesso, ma non veniamo a raccontare che un 11-12enne italiano medio scrive così’…
    Oppure semplicemente… Mio figlio e’ un idiota ( anche se ha scritto in inglese un bellissimo resoconto di una decina di pagine immaginando di essere un marinaio dell’equipaggio di Magellano durante il loro periplo del mondo …)

  29. Mario Polidori

    @Stefano G. post 8

    ti ringrazio per il dickensiano.
    Le storie che racconto sono sempre e solo dalla parte del protagonista, perché che abbia torto o ragione, che sia canaglia o non lo sia, la storia è sua.
    Questo è il nostro problema. Non sono storie nostre.
    La storia di Nicholas è sua, non tua, come quella di mia figlia.
    Dicono bene tutti, Eltern, Non ce la faccio più, il fratello, il padre, ma tutti sono un contorno che aiuta o non aiuta, un atleta maturo o no a far venir fuori il suo potenziale.
    Difficile per un maestro avere a che fare con uno come lui, meglio un ragazzo assennato, per bene, tranquillo, collaborativo etc. etc..
    Meglio certo, ma cosa significa?
    Le storie noi le facciamo e loro le vivono c’è una bella differenza, e per quanto gli vogliamo dare addosso che ci vuoi fare?
    Che gli vogliamo dire a Bolelli?
    Che ha fatto un sacco di cazzate? (è solo un esempio)
    Mi racconterà il padre di quanto ha fatto per lui, ma cosa ci serve se poi la costruzione di un campione passa sempre dallo stesso campione, che alla fine resta l’unico vero arbitro del suo destino?
    Nella logica delle variabili incontrollabili che ha dato vita a questa rubrica, il punto è proprio quello, cioè pensare che si possa controllare tutto.
    Il percorso non è praticabile, evidentemente, come tanti pensiamo si possa, o speriamo soltanto.
    Ad Alessandro magari ci sarebbe voluto non un altro padre, ma un altro modo di fare, non al padre un altro figlio.
    Chi è il protagonista?

  30. Stefano Grazia

    iPad problema:
    Ne’ invece di n’e, ovviamente
    E
    Granted invece che presa per grande…presa per granted, garantita al limone, insomma…

  31. Mario Polidori

    @Monet post 10

    è tutto quello in cui possiamo sperare, ma così, per umana gratificazione e per sentirci adeguati ad una causa molto difficile.
    Purtroppo non siamo noi i campioni, ma i nostri figli, si spera e se l’atteggiamento nostro non è per cogliere quello che tu hai detto, siamo davvero parenti della nostra sostituzione ai loro sogni.
    Tanto finché restano vivi continueranno a sognare, in barba, spessissimo, a tutto quello che diciamo noi.

  32. Stefano,
    un ragazzo che a 15-16 anni piange ancora per le sconfitte come tratto caratteriale mi sembra un po troppo in la. Ripeto: l’età non la so. E’ solo una mia supposizione.

  33. Mario Polidori

    @Roberto post 11

    io lo lascio stare volentieri Rasicci e non ho certo tessuto né le sue lodi né le sue infamie.
    Ho solo riportato quello che pensa Baldoni di Rasicci, è una cosa sua, è quello che dice lui, non io.
    Ma non perchè non voglio dirlo, ma semplicemente perché non è quello l’argomento.
    Poi possiamo dire che il disastro in cui versava la Fit e l’Italia in quel momento non hanno certo contribuito alla crescita nè di Baldoni né di altri, ma è storia che conosciamo già.
    Potremmo anche dire che in quella situazione è quello che ha trovato di meglio per lui, ma non possiamo contestarglielo.
    E pensa che l’ha trovato dopo tante peregrinazioni.
    Un’altra variabile incontrollabile in un dato momento storico, tutto qui.

  34. Monet,
    se tuo figlio ha l’eta per andare all’università è pienamente responsabile ed in controllo della sua vita. Ormai ha imboccato la sua strada.
    Le persone che si comportano in un modo fuori dal campo ed al contrario dentro, hanno di solito delle caratteristiche di introversione e di implosione. C’è bisogno della situazione che li mette sotto pressione per farli sbottare e far venire fuori quello che hanno dentro, la loro natura che in qualche tendono a reprimere in situazioni “normali”. Conosco addirittura il caso di un giocatore, anche maestro nazionale, che sul campo ha addirittura dei veri e propri tic nervosi che non ha assolutamente quando è fuori dal campo.

  35. Madmax

    Anch’io stavo pensando che nessun dodicenne potrebbere mai scrivere una lettera del genere.. E cmq al massimo significherebbe che il tennis per lui è solo un hobby..

    Mia figlia non direbbe mai una cosa del genere ma soprattutto come scrivevo ieri no esiste nessun ragazzo che lavora 5/6 ore in campo se non viene frustato o non vuole arrivare..

    Anche la ragazzina che ora si allena con noi mi diceva (a me che non sono il padre) che ora che ha visto come si lavora sul serio non potrebbe mai adare in un posto dove non si lavora in un certo modo perchè si rende conto che non potrebbe raggiungere il suo best..

    Cioè loro vanno in campo anche a questa età per vincere e darebbero un braccio perchè accada… Ed infatti la mia difficoltà maggiore è quella di convincerle che è fondamentale lavorare per il futuro…

  36. prince

    Maria@”un ragazzo che a 15-16 anni piange ancora per le sconfitte come tratto caratteriale mi sembra un po troppo in la”…cavolo se lo sa Federer…smette 🙂

  37. Mario Polidori

    @Nikolik post 15

    non è stato Baldoni a vantare il numero 40 nel suo carniere. Ha detto infatti che gli era capitato ed in allenamento.
    Era il padre a pensare che fosse così, ed il racconto stava proprio ad indicarne la follia, perfettamente in linea con ciò che dici.
    Poi non voglio essere acido, perché non è nel mio stile, ma Medica che dice che è fiducioso per Quinzi contro Ramirez 500 atp, perché ha battuto in allenamento un 700 come lo vogliamo considerare?
    Forse gli strali li merita più lui.

  38. Madmax

    Maria..

    Non credo che siano tanti i genitori che vogliano far vincere i figli per sentirsi vincitori loro..

    Al massimo credo che giustamente intravedendo delle qualità nel prorpio figlio pensano di organizzare un’attività a conduzione famigliare intorno a lui..

    Non male visto che in questo caso ci sarebbe la certezza che nessuno sfrutti o consigli per interessi personali i ragazzi..

  39. Mario Polidori

    @Maria post 16

    ci sono questioni importanti che nella corsa all’oro non vengono tenute in considerazione, troppe.
    La lettera che hai trascritto può essere un modo, uno spunto, per riflettere quanto poco si faccia per il mental di un atleta, perché il tempo stringe.
    La parte atletica e quella tecnica raggiungono un limite biologico, quella mentale è l’unica che potrebbe non avere fine, ed è anche l’unica che consente ai campioni di essere tali.
    Quando si capirà questo saremo sulla strada giusta, primo l’uomo e poi l’atleta, secondo me, e fortunatamente non solo secondo me.

  40. monet

    MARIA,mio figlio ha 23 anni anni ed è dall’età di 15 che sta facendo la vita del professionista e sono 4 anni che è nei primi 100,qualcosa di buono l’avrà fatta o no? e anche io avrò contribuito a farsi che le sue (mie) scelte abbiano ripagato il nostro sforzo nel raggiunger tali obbiettivi o no? per fortina tic nervosi non ne ha ,l’unoco forse è quello di FARSI SCAPPARE LA RACCHETTA DALLE MANI MENTRE GIOCA”, ma sai alla babolat questo attegiamnto non è che gli spaiccia molto dal momento che l’bbiettivo delle telecamere va subito sull’atrezzo in questione facendo vedere il proprio marchio. per ritornare a noi,ti dico che la vita e l’adolescenza passati da lui come da tanti altri ragazzi tennisti non è delle migliori,per intenderci non è come la vita di un calciatore,anche se adesso può permettersi di comparsi un appartamento con i suoi soldi……

  41. Max,
    la normalità è quella di cui scrivi. Mi è capitato però moltissime volte di assistere ad allenamenti/ partite di calcio, ai saggi di musica, di danza, ad incontri di tennis ed assistere a situazioni ma anche ascoltare ragionamenti in cui i genitori sono talmente coinvolti nel progetto dei figli che fanno proprie le aspirazioni, i desideri, gli obiettivi, le ambizioni che invece devono essere proprie dei figli.

  42. prince

    Maria@“tratto caratteriale” la timidezza mi sembra sia un tratto caratteriale…cmq se puoi spiegare il tuo pensiero….e cosa intendi per “troppo in la” io ho letto la cosa come un fattore negativo.

  43. non ce la faccio più

    @ Mario
    Cosa vuoi che ti risponda! Per comportamenti del genere non ci sono argomentazioni tali da poterli giustificare! Questi sono solo fatti certi e fanno parte della storia di un particolare periodo della Scuola Maestri! C’è solo da sottolineare che forse la “colpa” maggiore è da attribuire a Rasicci che, non avendo mai voluto tenere vicino “gente pensante” per poter avere sempre il sopravvento su chicchessia, ha scelto di essere affiancato da collaboratori senza spessore e senza carattere che, per tenere in pugno il gruppo avevano bisogno, di usare mezzucci e metodi a dir poco ortodossi.
    Tanto per capirci, alcuni maestri che Rasicci ha tenuto vicino per poco tempo, e poi ha allontanato e/o si sono allontanati, sono Piatti, Ricevuti, Meneghini e ……

  44. Stefano Grazia

    Comunque, Mario, rileggiti lebprime 5 righe del tuo pezzo: non e’ che viene in mente subito a tutti che il protagonista sia anche un’irrimediabile testa di c…come dici poi tu…Diciamo che ti sbilanci apertamente o che semplicemente ti innamori dei protagonisti delle tue storie … Niente di male,per carità’, ma questo fa si che difficilmente i tuoi personaggi siano personaggi a tutto tondo ma semmai più’ protagonisti dei film anni 50 che di un prodotto cinema americano anni 70 o ancor più’ netto, come paragone, di un serial televisivo HBO dove diventa a volte difficile distinguere l’eroe positivo da quello negativo… Tu hai dipinto Baldoni piu’ come un personaggio interpretato da James Dean appunto 50 anni fa, quando c’era sempre una affettuosa simpatia per il figliol prodigo che alla fine troverà’ il modo di riscattarsi… In un film HBO invece gli eroi negativi hanno i loro lati positivi, gli eroi positivi i loro perché’ nella vita reale spesso non esiste il bianco e il nero ma tante sfumature di grigio… Certo, e’ vero, tu fai raccontare (relata refero) ma introduzione e chiosa non lasciano molti dubbi sul fatto che tu sia irrimediabilmente un buonista vetronista!!!
    SCHERZO!!!!!!

  45. prince

    Per intenderci io ho capito che il pianto per una sconfitta sia una manifestazione non consona per un ragazzo di 15 – 16 anni. Ho solo fatto notare che Federer ha pianto a dirotto davanti a tutto il mondo durante la premiazazione degli Australian Open quando ha perso da Nadal, voi forse dirmi che lui sente la pressione dei genitori….spiegami per cortesia quello che intendi con “un ragazzo che a 15-16 anni piange ancora per le sconfitte come tratto caratteriale mi sembra un po troppo in la”

  46. Mario Polidori

    @Stefano G. post 27

    ti ringrazio anche per il Manzoniano 🙂
    Dovresti leggere il mio libro per capire che tipo di scrittore sono, così magari ne vendo una copia in più 🙂
    Hai ragione sul romanzo, ma non è uno schierarsi dalla parte del protagonista.
    Lo faccio con tutte le storie che racconto, perché parto solo e comunque dall’elogio, dai pregi, pur raccontando anche i loro difetti come variabili.
    Lo faccio perché credo, che ingoiando, mordendosi la lingua, ed altro, lavorando sui pregi di ogni atleta se ne può ricavare il massimo e si può anche ottenere che risolva i suoi difetti.
    E’ solo un’impostazione, ma ci credo davvero.
    E’ anche la cosa che nessuno riesce a fare nella realtà, perché, come si dice. o te le tirano dalle mani o te le tirano dalla bocca.
    Ma il modo giusto, per me, è raccontare la parte vincente, di chi vuol farcela, e di chi non ce l’ha fatta.
    Se invece leggi il mio libro, lì il protagonista sono io, un io surreale, e non faccio sconti a nessuno 🙂
    Neanche a me stesso.
    Il fatto che un atleta abbia una serie di problemi non può essere un problema nostro, da raccontare ed indicare con precisione, anche perché sarebbe una storia a senso unico, un sogno impossibile, sulle sue qualità invece poteva essere possibile.
    Resta comunque il fatto, che a me questo sport piace proprio perché gli scellerati più scellerati mi fanno godere di un match.
    Mi sono divertito molto a vedere Tsonga-Monfils nella finale del 250, molto di più che con altri più titolati protagonisti.
    Dei primi due pago il biglietto, per gli altri ne faccio a meno.
    Senza nulla togliere, ero un appassionato di Villeneuve, Gilles, e di Senna.
    Non mi sono mai piaciuti né Prost, né Schumacher.
    Questione di gusti, per carità.

  47. Madmax

    Mario..

    L’uomo deve crescere parallelamente all’atleta..

    Se tu speri che uno diventi un’uomo che sa stare e sa èpensare sul campo senza che sia prima di tutto un atleta stai fresco..

    La persona che più di tutti predica la crescita della persona è Riccardo Piatti, prova andare da lui e vedrai quale sarà la prima cosa che ti insegna: A fare PA !!

  48. Monet,
    ascoltami bene. Non è questione di aver fatto le cose bene o male. Ed io non mi permetto assolutamente di giudicare ne te, ne l’operato di tuo figlio. Ci mancherebbe!!!!
    Per me, la cosa importante è che non ho motivo di dubitare che tu e tuo figlio siate delle brave persone. Perchè è questo che per me fa la differenza: il valore che c’è dietro alle persone. Non appartengo alla schiera di quelle persone per cui se i figli hanno ottenuto buoni risultati, osannano figli e i genitori come se fossero i portatori del verbo, Gesù Cristi scesi in terra.!!!!!
    Perchè essere bravi ed aver raggiunto dei risultati nel tennis non mi dice assolutamente niente sui valori umani della persona. Non sai quanti tennisti arrivati “stronzi” ho conosciuto!!!!!
    Per me il tennista arrivato ed il suo genitore hanno esattamente lo stesso valore umano di uno spazzino, un agricoltore che fanno il proprio lavoro con passione, con dignità e sono soprattutto delle brave persone.

  49. Prince,
    accade che i bambini piangano a seguito di una sconfitta. Se ne vedi uno puoi considerare il suo comportamento come più o meno “normale”, cioè ci sta che alla sua età abbia una reazione del genere. Ti risulta invece che i ragazzi a 15-16 anni piangano “normalmente” dopo le sconfitte? O che Federer pianga “normalmente” dopo una sconfitta?
    Quel “normalmente” sta per “tratto caratteriale”.
    Spero di essere stata chiara.

  50. monet

    qui si sta parlando di tennis non di altro e ci si confronta sulle cose ,non sulle persone o sui fatti che a altri possono non interessare,sia ben chiaro ok l’educazione ok la scuola ok la disciplina,ma alla fine qui dentro interessa sapere credo forse i percorsi fatti da noi genitori con i problemi del tennis e gli annessi.sei tu che mi hai tirato dentro parlandomi della mail del ragazzino,io ti ho solo rsposto di quello che è successo a me. xche poi i tuoi paragoni con gli spazzini,con gli stronzi che hai conosciuto siano in effetti la realtà quotidiana va bene,ma continuamo a parlare di tennis,lasciamo agli altri le incombenze più strane…alla fine se scriviamo qui è solo per il tennis!!1

  51. monet

    sono in ufficio e con la ten a 1000…non succede ,ma se succede…..hahahahahaha tifa anche per me!!!!

  52. Mario Polidori

    @Non ce la faccio più post 48

    per carità, non discuto.
    Ci sono situazioni in cui non entro nel merito perché, alla fin fine, ci sono protagonisti che di scheletri nell’armadio ne possono avere quanti se ne vuole, ma alla fine l’argomento resta uno: cosa hanno fatto per farcela o cosa hanno fatto per non farcela.
    Ci sono campioni, prendi Connors, quante gliene possiamo dire, e quante gliene hanno dette.
    Mi sta benissimo il tuo intervento, perché arricchisce la storia, va benissimo.
    Io però racconto quanto è complicato raggiungere un obiettivo così importante partendo dalle emozioni del protagonista, che spesso non si accorge di tante cose, in quel momento, poi si cresce tutti alla fine.
    Per capirci, se mi facessi raccontare la storia di Satana, da lui in persona, la racconterei dal suo punto di vista, non lo intervisterei nella parte di Dio, anzi, mi farebbe piacere che Dio intervenisse dopo 🙂
    Non possiamo pensare che persino Satana non abbia le sue ragioni 🙂
    Sto diventando forse un Capitan Uncino Veltroniano? (questa era per Stefano Grazia 🙂 )
    Comunque, a parte gli scherzi, grazie, quello che dici va agli atti, come il resto.

  53. Madmax

    Mario..

    Io da ragazzo invece amavo i Prost, i Lendl i Borg etc etc

    Ora i Federer..

    Abbiamo cominciato con Alessia pensando alla Sharapova ora pensiamo e lavoriamo con in testa Federer ed Henin..

    Perchè cmq sono dei vincenti..

    Perchè ricordiamoci che alla fine è questo che conta, vincere…

  54. Mario Polidori

    @Max

    se tu pensi che io dica: prima l’uomo poi l’atleta dimenticandomi dell’atleta, stai fresco tu 🙂
    Me lo fai apposta allora….
    Io dico che troppo spesso, e non è il tuo caso, che invece è in questo momento perfettamente in linea con quello che dico, in giro per l’Italia non si fa attenzione a questo aspetto, ed è, per me, il motivo di tanti disastri, tennistici ed umani.
    Ne ho visti una marea, decine di generazioni, per la corsa all’oro.
    Per cui una volta per tutte, prima che ti strozzo con le mie mani, magari oggi che vengo da te a giocare, diciamo la stessa cosa Max.
    Tu la pratichi, ad altri magari sfugge.
    Mia figlia, per esempio, prima di adesso, ha avuto solo incontri di quel tipo, non dappertutto, ma li ha avuti.
    Ed approfitto per dire che mia figlia è la ragazza migliore del mondo, ma è anche una persona ingestibile per mille versi.
    Quello che le è accaduto, rischia di invalidare tutti i suoi sforzi, ed anche i miei.

  55. Nikolik

    Però, definiamo i concetti.

    Che cosa vuol dire, ma proprio nella pratica, “prima l’uomo poi l’atleta”?
    Cioè, in che senso?
    Ma, dico, in che senso proprio pratico?
    Cosa dovrebbe fare il maestro di tennis?
    Quale dovrebbe essere il suo compito?
    Non ho capito bene e, se ho capito bene, io, umilmente, non sono d’accordo per nulla…

  56. Mario Polidori

    @Monet

    non sarebbe male se Fabio mi facesse raccontare la sua storia, cercando il più possibile di raccontarla dal sua punto di vista…. 😉

  57. Monet,
    purtroppo devo scriverti della storia di altri perchè non ho una storia mia e di figli di cui poterti scrivere. Conosco e frequento il mondo del tennis da 35 anni e di discorsi, alchimie, sulla costruzione dei campioni ne ho sentite a bizzeffe. Alla fine sono tutte interessanti ma non ce n’è mai una che somigli ad un altra o meglio, che una sia più applicabile di un’altra. Ed è normale che sia così perchè le persone sono tutte diverse. Il famoso “buonismo” di Mario non è di carattere ugualitario, democratico ne tantomeno ipocrita; è relativismo pragmatico. Ognuno abbiamo le nostre croci e delizie e cerchiamo di confrontarci per prendere spunti ed idee che magari ci erano sfuggite. Alla fine è per questo che non ci comprendiamo, ci scontriamo e ci irritiamo su un blog, come hai scritto tu: per il tennis.

  58. Mario Polidori

    @Nikolik

    prima l’uomo poi l’atleta, sta a significare che un uomo forte può diventare un atleta forte, e non il contrario, considerando che il mental è la parte determinante, chiaramente a parità di armi.
    Le mie esperienze non hanno conosciuto questo tipo di attenzione, e le difficoltà nel far diventare un campioncino degli under, un campione nei top, sono sempre passate da questo nodo.
    Il percorso è delicatissimo, avevo fatto anche l’esempio della ginnastica, dove al rigore ed alle forzature, fa da contraltare una carriera breve, a 12 anni hai finito.
    In questo senso tanti under a 12 anni erano campioni, ed hanno finito.
    Il tennis prevede invece una longevità sportiva ben diversa, e mi
    sento a questo punto di avversare tutte le forzature che vedo e sento.
    Per me, e ripeto per me, c’è molto più tempo, e si può e si deve concedere una crescita più armonica.
    Tra l’altro le nuove generazioni sono sempre meno mature a parità di età delle vecchie, sarà sicuramente la vita migliore e gli agi.
    Una volta a 10 anni eri già un ometto, adesso sei un bimbo, magari diventa pure peggio forzare.
    E spero che si sia capito, che non si tratta di andare in giro a cazzeggiare, si tratta solo di trovare una maggiore competenza, o costruirla, perché l’argomento è delicato.
    Poi possiamo anche continuare a dire che è così che si forgiano i veri uomini.
    Se è per questo potremmo anche rispolverare la rupe Tarpea.
    Perché no? Tutto sommato.

  59. Nicola De Paola

    Puo essere che Ferrer penserà già al Masters (dove è qualificato al 95%) e che sia stanco per la cavalcata di Valencia. Bisogna anche sperare in questo. Però piuttosto che perdere si farà amputareuna gamba,lo conosciamo. Sono proprio curioso di vedere con quanta convinzione giocherà Fabio. Deve assolutamente dare tutto ciò che ha. Forza Fabio!

  60. Stefano Grazia

    Anch’io tifavo Gilles e quando e’ morto ho smesso per sempre di guardare la formula uno…

  61. Atti

    Gilles…tutta la vita…ora la formula uno..è noiosa…troppa elettronica…

    Anche se Senna è stato il piu’ completo..capace sia di numeri incredibili…che di razionalità estrema…

  62. Mario Polidori

    @Stefano e Atti
    Anch’io ho smesso di guardare la Formula 1..!!
    E pensa che da ragazzino volevo fare il pilota!
    Poi i protagonisti sono diventati altri, al posto dei piloti, e non li trovo per niente interessanti 🙂

  63. Madmax

    Maria..

    Yutte le alchimie che hai sentito, non sono tutte diverse, anzi sono tutte identiche perchè hanno lo stesso finale: ZERU TITULI!! 🙂

  64. Nicola De Paola

    Ho visto solo il 1° set ma da quanto ho capito oggi c’era la possibilità di battere un campione.. Non posso aggiungere altro non avendo seguito l’intero incontro. Anzi,aggiungo che tecnicamente Fognini è evidentemente superiore a Ferrer,e questo è un punto di partenza importante se si pensa a dove è arrivato lo spagnolo. Il servizio sembra davvero migliorato. Resta la soddisfazione di aver fatto match pari. Anche se ora prevarrà la rabbia. Con questi 70 pt probabilmente Fabio rientrerà tra i top 60. Obbiettivo Australian Open!
    Ps: stupende le inquadrature del campo 1.

  65. X Max,
    non a caso ho scelto due parole molto particolari: “dis-corso” che vuol dire “senza corso” ed alchimia. Gli alchimisti erano quegli scenziati che nel rinascimento cercavano di tramutare i metalli poveri in oro…..
    e non mi sembra che ci siano mai riusciti…….

    A parte questo, signor Max, vorrei affrontare con lei un argomento che da quanto ho avuto modo di poter leggere nei suoi interventi sembra accomunarci.
    La differenza tra i risultati di un/a tennista e l’espressione del suo potenziale.
    Per esemplificare mettiamo a confronto due grandissimi del tennis moderno e contemporaneo: Sampras e Federer. Due campionissimi che hanno vinto tantissimo e che hanno per certi versi dominato il mondo del tennis (risultato). Dal punto di vista del potenziale direi che di Sampras ho l’impressione che abbia dato tutto quello che poteva arrivando all’espressione del suo massimo potenziale, di Federer invece, nonostante abbia vinto anche più di Sampras ho l’ impressione che non abbia espresso il suo massimo potenziale. Ci sono giocatori che nonostante abbiano vinto tanto (Safin, McEnroe, Ivanisevic, Kafelnikov etc)ed anche titoli importanti, danno l’impressione che non abbiano onorato al meglio la loro potenzialità. Ci sono altri giocatori Sampras, Borg, Lendl, Courier che invece danno l’impressione di aver fatto l’esatto contrario, ciè hanno vinto tanto soltanto perchè hanno saputo portare al massimo il proprio potenziale, hanno cioè saputo toccare il proprio limite personale. Lei che ne pensa?

  66. monet

    Maria allora che ne dici del mio ragazzo,lo hai visto ieri sera a parigi contro..l’ispanico? certo poteva andar meglio…… però come comportamento forse siamo sulla strada giusta!!

  67. simplypete

    Un bravissimo a Fabio, deve crederci vale i top venti speriamo che se ne convinca, personalmente a me sembra l’unico giocatore in Italia che abbia la personalità per stare in cima….

  68. Nicola De Paola

    X Maria Prosperi.
    Se posso vorrei dire la mia. Penso che nel tennis contino “3 talenti” in egual modo: tecnica,fisico,mente. Poi c’è la fortuna che però,nell’arco di una carriera,gira e rigira. E’ interessante notare come tutti i tennisti che lei ha citato tra coloro che non hanno sfruttato tutto il potenziale,siano accomunati da un talento mentale non pari a quello tecnico. Perciò la loro facilità di colpire la palla inganna lo spettatore facendoli sembrare migliori di come sono. Così si può pensare che essi possano avere un talento superiore agli altri. Si,ma solo tecnico.
    Safin,il mio giocatore preferito,non è stato in grado di reggere i ritmi del circuito. Nonostante un bagaglio tecnico incredibile non era supportato della mente. Era molto dotato anche dal punto di vista fisico (aveva una potenza devastante),però non essendo concentrato sul lavoro al 100% (poco talento mentale,ripeto),spesso si ritrovava fuori forma poichè mancava di allenamento. Nadal invece,o anche Muster,sono giocatori con minor tecnica. Compensano però,anzi di più,con una telento fosico-atletico e mentale pazzesco.
    Lei mi dirà: “eh,ma se Safin si fosse messo in riga avrebbe distrutto Nadal”. Può essere. E se invece Nadal avesse imparato la tecnica del russo? E’ la stessa cosa. Anche Nadal è incompleto e POTENZIALMENTE inespresso.
    Spero di essere stato chiaro,ma questo è un argomento non semplice. 😉

  69. Monet,
    no purtroppo ieri non ero davanti al televisore. Del resto o fai l’attrice o fai la spettatrice. Ed io preferisco ancora la prima opzione ;-).
    Certamente mi fa piacere se tuo figlio ieri si è comportato bene e spero che questo suo atteggiamento diventi la norma e non l’eccezione. Sul comportamento bisogna lavorare ne più ne meno come e quanto si lavora per migliorare un colpo. Mi auguro che tuo figlio abbia il tempo, la voglia e la determinazione di lavorare su questi aspetti.

  70. x De Paola,
    mi fa piacere che sia intervenuto sullo spunto che avevo lanciato al sig. Max. Ai 3 talenti che lei ha citato io ne aggiungerei anche un quarto: quello tattico (di giocatori per esempio come Mecir, Wilander, Hingis).
    E’ mia personalissima opinione che nessun giocatore, del passato, del presente e del futuro potrà essere il migliore in ciascuna di questi 4 talenti, per cui per me, tutti i giocatori sono e saranno comunque potenzialmente inespressi.
    Ciascuno rende la sua competitività migliore portando al massimo il talento in cui eccelle (la fisicità e la mentalità di Nadal per esempio). Certo, più talenti uno riesce ad eccellere e la possibilità di ottenere risultati dovrebbe essere una conseguenza. E’ questo che intendo per potenzialità. Applicando quanto lei ha scritto di Safin, potrei riformulare la mia domanda: giudicando la carriera di Safin, lei ha l’impressione che questo giocatore abbia espresso il suo pieno potenziale? (tecnico) O meglio, è possibile esprimere il proprio potenziale quando c’è qualche lacuna in uno degli altri talenti?

  71. Mario Polidori

    Il percorso del mental, come dice Maria, è un allenamento costante tanto quanto i colpi e la parte atletica.
    E’ anche una di quelle cose che, normalmente, è rimasta trascurata, per tutti ed a tutti i livelli.
    Sono d’accordo sul fatto che molti avevano grossi margini e non li hanno sfruttati, perché è possibile farlo.
    Sono aspetti da curare, e delicatissimi, fin dalla tenera età, come quelli tecnico-atletici.
    Talmente delicati, che diventano molto più irreparabili degli altri aspetti, se trascurati.
    L’esempio di un Safin, che ha gestito il suo tennis, il suo talento, in un modo per lui consono, ma per noi non sufficientemente attrezzato, verrà meglio, quando, da vecchio, magari se ne pentirà, e capirà che avrebbe potuto fare tutto diversamente.
    Solo un esempio, magari lui no, ma spesso è così.

  72. Mario Polidori

    ..Pur rimanendo lo scellerato che era… 🙂
    Precisazione importante, perché allenare il mental, non è plagiare.

  73. Nicola De Paola

    X Maria Prosperi.
    Intanto mi dia del tu che sono uno studentello di 22 anni e quando mi danno del lei mi spavento. 😉
    Mi choede: e possibile esprimere il proprio potenzile quando c’è qualche lacuna in uno degli altri talenti? Risposta: yes,i think..
    Lo dico perchè bisogna calcolare che ognuno ha i suoi limiti. Safin non ha espesso tutto il suo potenziale,ma pensare che potesse portare il suo mental (come dice Mario con il quale peraltro sono d’accordo),al livello della sua tecnica è troppo. Nella parte mentale sarebbe potuto migliorare,certo. Ma i suoi limiti erano comunque evidenti. Dunque Marat ha comunque dato molto di ciò che aveva a disposizione che poi,evidentemente,era tanto: n°1 del mondo!
    Federer invece ha cambiato totalmente il suo attegiamento,portando il mental al pari della tecnica e del fisico. Risultato: da molti è considerato GOAT.. Lui,per me,ha espresso tutto ciò che aveva.
    Infine aggiungo che bisognerebbe suddividere il mental in sottocampi. Ad es.: capacità di concentrazione,spirito di sacrificio,grinta,personalità,ecc.. Non è semplice.

  74. Mario Polidori

    @luca
    hai ragione, non è affatto semplice, ma si stanno facendo grandi passi avanti in questo senso.
    In alcune strutture conme la Vavassori, sono state inserite le mind-room, su esperienza anche di altri sport.
    Vere palestre della mente.
    La nostra Maria sta facendo un grande lavoro in questa direzione.

  75. Roberto Commentucci

    Fabio Fognini ieri ha giocato forse la miglior partita della sua carriera, sicuramente la migliore fuori dalla terra rossa.

    Ha mostrato un repertorio tecnico scintillante, sa fare bene tantissime cose, con il rovescio in back, su quel campo parecchio raapido, ha fatto ammattire Ferrer.

    Ha buttato la racchetta solo in una occasione, sul 4 pari al terzo, dopo aver mancato banalmente due palle break consecutive, che lo avrebbero mandato a servire per il match, su cui Ferrer aveva messo due seconde.

    E’ lì che gli è sfuggito il match.

    Davvero un peccato, ma i progressi sul lato del mental e la superficie veloce gli hanno permesso di mostrare le sue doti tecniche che pochi hanno nel circuito.

    Peccato che da ragazzino sia stato impostato un pò alla spagnola, e che abbia frequentato poco il veloce. Mentalmente e fisicamente non potrà mai essere un giocatore di regolarità e pressione, come forse si pensava quando era Fabio era in formazione, mentre con la maturità caratteriale e tattica potrà diventare un gran giocatore di variazioni.

    Se migliorerà un pò la seconda palla di servizio e continuerà a frequentare i campi sintetici ad alto livello, tra qualche tempo giocherà meglio sul veloce che sulla terra, dove paga – ad altissimo livello, intendiamoci – l’essere un pò troppo leggero.

    Tra l’altro, ha mostrato ieri un gioco al volo davvero di altissimo livello.

  76. Agatone

    Riporto qui il commento che ho scritto su ubitennis. Non per altro ma perché poi ho letto che Rob. Commentucci ha scritto qui un post abbastanza simile e mi fa piacere trovarmi d’accordo con lui, che è un ottimo conoscitore di tennis:

    Gran parita quella di Fognini. Soprattutto è stato molto divertente da guardare, con continue variazioni di ritmo e improvvisi colpi vincenti. Davvero gran repertorio. Mi dispiace che abbia perso, non perché è italiano, ma per come ha giocato.
    Secondo me deve imparare da questa partita che quella dev’essere la sua strada: continue variazioni, imprevedibilità, estro. Ha le qualità tecniche e anche psicologiche per farlo.
    Deve assolutamente imparare a non avere passaggi a vuoto a livello di concentrazione. A questi livelli non se lo può permettere.
    Secondo me deve mirare a un gioco in stile Santoro. Non ha la potenza per giocare in modo troppo lineare e non ha la costanza per giocare in modo troppo regolare. Ma ha la tecnica e su quella deve puntare

  77. Madmax

    Intanto mi associo ai complimenti per Fabio che mi è sembrato migliorato sia come comportamento sia come gioco..

    Certo Fulvio sarà amareggiato per questa sconfitta venuta quando il match sembrava alla sua portata ma forse un po’ più di abitudine a questo tipo di match aiuterà Fabio a venirne a capo in futuro.. In bocca al lupo!!

  78. x De Paola,
    la mia impressione (ed in quanto tale MOOOOOOOLTO opinabile) è che per quanto Federer sia stato bravo a migliorarsi in alcuni talenti, non abbia raggiunto il suo pieno potenziale. Ovvero non abbia messo il 100% di se stesso. Forse anche perchè non gli serviva fino a quando non è arrivato Nadal? Di Sampras invece direi il contrario. Ho l’mpressione che per Sampras il tennis fosse una specie di ossessione, ed abbia dato tutto quello che aveva portandosi al proprio limite personale.

  79. Madmax

    Maria..

    Sono pienamente d’accordo con te..

    Io però farei dei distinguo..

    Ad esempio l’esempio fatto da Nicola riguardo a Safin mi sembra assolutamente lontano dalla realtà..

    Nel senso che conoscendo molto bene i russi 🙂 loro onn hanno nessun problema a resistere a qualsiasi tipo di pressione, ma a loro fondamentalmnte non frega nulla!! Loro fanno di tutto per arrivare dopo di che vogliono solo divertirsi proseguendo nel loro tran tran solo perchè gli consente di guadagnare ma facendo poi solo il minimo indispensabile.. Questo per il 95% dei russi..

    Quindi distinguerei chi ha meno mental (ad esempio la Mauresmo che spesso ha perso match già vinti), da chi ha meno voglia o banalmente da chi aveva altri obbiettivi..

  80. Madmax

    Federer a mio parere non avendone bisogno grazie alla sua classe immensa ha tralasciato la parte atletica, quella tosta (che non è solo il muovere velocemente i piedi) e quella che aiuta il mental.. 🙂

    E cominciare dopo ormai è tardi.. Ecco perchè quelli che dicono che c’è tempo mi fanno morire dal ridere..

    Ricordate sempre cosa ci ha detto Fulvio riguardo a cosa cambierebbe se potesse tornare indietro… E non per caso il problema più grosso di Fabio è il mental.. E sempre non per caso il suo pregio migliore è la tecnica…

  81. Ciao Mario,
    quello che i comuni mortali e quello che i non addetti ai lavori sanno dell’applicazione del mentale nel tennis è zero o quasi. Ed è così perchè giustamente tra i pochissimi addetti ai lavori ed i campioni che se ne avvalgono, nessuno vuole rivelare i propri segreti. Solo recentemente si è cominciato a fare qualcosina in modo metodico e sistematico nella programmazione tennistica all’interno delle accademie. Ma è qualcosa scopiazzato da altri settori sportivi e ci vorrà ancora molto tempo perchè il tutto sia fatto in modo strutturato, organico e specialistico per il tennis.
    Personalmente ritengo l’uso della mind room ebbastanza limitato come strumento per un’esaustivo allenamento mentale, ed il ricorso allo psicologo dello sport come figura professionale limitatamente confacente all’adempimento di un programma mentale integrale e specifico per il tennis. Ma ripeto: qui stiamo parlando, almeno per l’Italia, di tennis del futuro ;-).

  82. In linea di massima sono d’accordo con lei Max, facendo però alcune eccezioni come la Dementieva e la Zvereva o il caso persino della Novotna (anche se lei era polacca, se non sbaglio)che hanno perso più di qualche occasione importante nella loro carriera per incapacità di resistere alla pressione mentale.

  83. Madmax

    Maria..

    La Dementieva ha perso per la mamma ed il suo servizio.. 🙂 (non insegnato dalla mamma)

    Le altre due sono le eccezioni che ovviamente sempre esistono però parliamo di un altra epoca.. 🙂

  84. nicoxia

    Maria a dicembre avrai una sorpresa da una persona che stimo molto e che soddisferà la tua visione.

  85. Mario Polidori

    @Nicola

    scusami, ma il mio post indirizzato a Luca (???) era per te….
    faccio troppe cose contemporaneamente.. 🙂

  86. Mario Polidori

    @Maria
    la mind-room che dicevo è solo l’inizio di un percorso, non certo il punto d’arrivo.
    Di strada bisogna ancora farne tanta.
    Ma non si limita allo psicologo, ci sono anche tutta una serie di macchine per rilevare sollecitazioni, stress, risposte, che danno buoni risultati.
    E’ un po’ complicato riassumerla, se ne occupa il prof. De Michelis, che con tutti gli aggiustamenti che si faranno, ha portato questa esperienza dal Milan.
    Provate a cercare su internet con il suo nome, così potrete conoscere meglio il lavoro che si sta facendo.
    Soprattutto tu Maria, se riesci, così poi abbiamo elementi.

  87. Mario Polidori

    @Max

    a me sinceramente non sembra che Federer non abbia la preparazione atletica.
    Anzi, mi sembra uno dei pochi che vola, quando vuole, piuttosto che arare i campi.
    Chiaramente, poi, fonda il suo tennis su una classe che gli permette di remare il meno possibile.
    Ma il meglio, passato alla storia, lo ha dato in difesa, le cose più strabilianti, probabilmente, le ha fatte lì.

  88. bogar67

    @Maria Accorgersi che un atleta ha talento tecnico, fisico, mentale tattico o di allenamento, uno solo di questi o tutti insieme è un evento che si verifica in un determinato istante della sua carriera agonistica oppure nel corso degli anni?. Ad esempio, a che anno un individuo che gioca a tennis può definirsi un atleta dal talento mentale? di certo la risposta non può essere mica a 6 anni o a 8 o peggio a 10 o sbaglio? a 14 dicono che Quinzi in campo parla in continuazione ed impreca quando sbaglia, può definirsi un non talento mentale oppure è ancora presto? Penso che anche la definizione di talento fisico fin quando non si compirà lo sviluppo è di difficile interpretazione, mentre invece a 6 anni un non talento fisico strutturalmente si può anche capirlo. Su quello tattico non saprei, ho mia figlia di 6 anni che nelle partitelle con i coetanei sa già dove mandare la palla perchè l’avverarsario non ci arriverà mai ma non penso per questo posso dire che è tatticamente talentuosa. Sul talento tecnico Mad Max non ama questa definizione perchè mi pare affermasse che non esiste!! Maria che ne pensi?

  89. Ops è partito il commento…….
    le teorie di biofeedback sono mirate soprattutto a valutare e misurare le reazioni dell’organismo determinate dalla prevalenza del sistema simpatico (battito cardiaco, sudorazione etc…..). Lo sportivo ha immediatamente cognizione di tali valori (in quanto attaccato alle macchine) perchè durante la prestazione riesce ad identificare la differenza tra stato di iper attivazione, attivazione, a riposo, ipo attivazione. Fissando degli standard personali durante la performance (con strumenti tipo Holter)l’atleta si rende immediatamente conto di quale è lo stato ottimale in cui gioca al meglio. Può anche provare le abilità mentali che gli permettono di ottimizzare la prestazione e/o di tornare al bioritmo di base.

  90. Bogar67
    Le fasi sensibili servono proprio a questo scopo (anche se a volte ci sono delle eccezioni). Fissano alcuni “bench marks”, punti di riferimento, all’interno di determinate fasce di età.
    Per le abilità fisiche ci sono per esempio i tempi di riferimento etc.
    Se queste doti, caratteristiche o abilità rispetto all’età di riferimento, vengono palesate in età più precoce, in quantità elevata, o in qualità sopraffina, si parla di talento.
    Questa è la mia opinione.

  91. Nicola De Paola

    X Maria Prosperi.
    Se Federer non ha raggiunto il suo 100% immagino che se e quando lo farà volerà e bloccherà le pallottole come l’eletto in Matrix! 🙂
    X Madmax.
    Però avevamo appena finito di dire che nel mental includiamo anche lo spirito di sacrificio. Safin non l’ha avuto (almeno dopo essere diventato un campione,perchè da giovanissimo ha fatto molti sacrifici). E quando dico che non ha resistito ai ritmi del circuito non parlo della pressione ma del continuo allenarsi e comportarsi da pro.

  92. Stefano Grazia

    Ma Davidenko non era russo anche lui?
    Novotna non polacca, direi Ceca o giù’ di li’, al massimo ungherese …(non ho voglia di controllare su Google o wta)
    Io invece trovo le considerazioni di Nicola condivisibili… Certo, e’ tutto poi molto relativo e non sapremo mai se davvero Safin & Co erano degli scansafatiche o se comunque anche il loro essere scansafatiche e’ del tutto relativo… Del resto leggo sui loro libri che i fratelli Mczenroe e Andre Agassi non han mai fatto in vita loro un esercizio di stretching che sia uno … Altri tempi, ok, ma io ho sempre l’impressione che il fare tutto giusto e tutto bene serva solo a quelli che poi si eleveranno ad una mediocrità’ aurea mentre i fuoriclasse … Be’, in quanto tali han fatto come gli veniva, mangiando hamburger e patatine fritte, allenandosi poco e solo se ne avevano voglia, facendo spesso la cosa sbagliata al momento sbagliato e schizzando spesso come degli sclerotici … Solo che perbloro la dura legge

  93. Stefano Grazia

    Solo che per loro la dura legge del gol non esiste, ci sono i campioni, i supercampioni e poi i fuoriclasse …
    Ora prima che mad max giustamente mi mandi a cagare non sto dicendo che sia questa la strada da seguire ( chi vive sperando muore cagando) e anzi … Ma le leggi che si applicano ai federer, nadaliani, safin non sono le stesse che si applicano al resto della tribù’…

  94. Mario Polidori

    Vorrei però fare una precisazione.
    Se penso al massacro atletico a cui era sottoposto Baldoni, posso senz’altro approfittare dell’occasione per sfatare il mito che un tempo non ci preparava da un punto di vista atletico.
    Non era così, senz’altro erano diverse tecniche e conoscenze, ma per arrivare a determinati livelli proviamo a chiedere a Borg quanta ne facesse.
    Quello che è cambiato davvero sono i materiali, che hanno innalzato i criteri ed i metodi dell’impegno.
    Ma che oggi si fatichi e ieri no, mi sembra giusto che non si dica.
    Una piccola nota a margine.

  95. Madmax

    Mario..

    Come già detto Federer è un grande atleta tennista ma non un atleta a tutto tondo (uno con la panzetta on può esserlocredo o no?). A mio avviso se lo fosse stato avrebbe avuto anche più mental..

    Stefano

    E perchè mai dovrei mandarti a cagare.. A parte il fatto che Davydenko è ucraino (e ti assicuro che c’è la stessa differenza che c’è tra un friulano ed un siciliano) ma a parte questo sarebbe la classica eccezione..

    Per il resto invece trovo che sia una questione di scelte.. C’è chi ha come obbiettivo il denaro per fare la bella vita (come ho fatto sempre io) e chi per contarli o chi ancora vuole la gloria eterna..

    Scelte… Io per me ho sempre preferito e preferisco di gran lunga la prima.. Mia figlia certamente avendo preso da mia moglie sarebbe dell’ultima specie..

    Nicola..

    Praticamente la mia risposta è quella che ho dato a Stefano ma che è all’interno del tuo post nel senso che da giovane non ha avuto problmi a farsi il mazzo.. Loro sono così, non c’è nulla da fare.. (la maggiot parte..)

  96. Madmax

    Stefano

    P.S.

    Per fortuna nessuno in famiglia è del secondo tipo, quindi vado tranquillo ed alla fine anzi ne avremo più da spendere!! ah ah

  97. Mario Polidori

    @Max
    Federer vola come una libellula, altro che panzetta….
    …quello è il complesso addominale che si tramuterà in panzetta da vecchio 🙂

  98. monet

    alla fine Piatti ha solo ribadito quello che Nikolik e io stiamo dicendo da tempo,sse a 16 anni non sei li come fai a credere che in futuro possa diventare un giocatore professionista?

  99. Stefano,
    Agassi non avrà fatto un esercizio di streching in vita sua, ma ancora in attività doveva dormire sul pavimento per i dolori atroci alla schiena………

  100. Madmax

    Maria..

    Anche tu per lo stretching… 🙂 Benvenuta… (Atti ecco una delle differenze, ricordi il mare e la montagna..)

    Stefano..

    Non ti avevo letto bene..

    Continuo a non mandarti a cafìgare ma la penso diversamente..

    Anche perchè mentre ai tempi di Mc Enroe era un altro sport (anzi era un gioco),

    Agassi Safin e Federer non è che non abbiano lavorato..

    Agassi però è diventato veramente forte e continuo quando ha cominciato a “crescere”, Safin ha smesso di vincere quando ha smesso di farlo e Federer beh dire che uno svizzero non ha lavorato…

    In realtà lui l’ha fatto per quello che riteneva giusto e che gli bastava (ed i risultati infatti gli han dato ragione) ma come spesso accade quando c’è un cambio d’epoca tennistica il”vecchio” si trova impreparato alle nuove armi che il “giovane” ha nel bagaglio..

    Qui in realtà non penso che ci si trovi di fronte ad una nuova epoca ma forse Federer pensa o h apensato di poter sopperire con le armi che già ha oppure pensa di sopperire con nuovi schemi chissà.. Che poi lui abbia ragione o meno lo vedremo..

  101. Madmax

    Fulvio..

    Non dimenticarti di me.. 🙂

    L’ho sempre detto anch’io anzi io dico che per le femmine ci si deve arrivare a 14 o massimo esagerando a 15… 🙂

  102. bogar67

    Mad Max scrive (e ti assicuro che c’è la stessa differenza che c’è tra un friulano ed un siciliano) OFF TOPIC ah ah ah in amore due lati opposti cmq si attirano, mia suocera di Chions (Pn) è stata sposata felicemente con un Siciliano prima che mio suocero andasse in paradiso, io sono sposato con una Friulana e abbiamo fatto una procerato Sarda.

  103. Nicola De Paola

    Credo che Federer basi la sua preparazione sulla coordinazione e sulla prevenzione degli infortuni. Non sulla potenza,anche perchè il modo in cui colpisce la palla compensa questa possibile carenza. Se Nadal giocasse il suo dritto avendo il braccino di Roger la palla non arriverebbe a superare la rete. Non sembra neppure resistentissimo allo sforzo (lo ha palesato in diversi 5° set) ma,allo stesso tempo,è in grado di giocare 85 partite in 10 mesi contro i migliori in giro per il mondo. E stravince. E’ anche strano vedere il suo addome rilassato (quantomeno non tirato),e quel braccio sinistro che non ha mai alzato neppure la busta della spesa. Fatto stà che rappresenta ciò che più nel mondo del tennis abbia mai avvicinato la perfezione..

  104. Madmax

    Nicola… E’ vero o meglio è vero fino ad oggi.. Domani per essere campioni si dovrà fare quello che fa lui con l’aggiunta della potenza, perchè uno non esclude l’altro..

    Tempo fa per vincere bastava il boom boom da fondo, poi sono arrivati gli arrotini, ha seguito Sampras ed ora c’è Federer… Nadal però gli ha fatto vedere che lo si può battere per cui l’obbiettivo futuro è un Federer più resistente.. Di fisico e di testa..

  105. Nikolik

    Incredibile!

    Leggo solo ora l’intervista di Piatti in cui afferma “Pero’ scusami a 16 anni per sperare in una carriera si dovrebbe essere minimo 2.6/2.7 o meglio”!

    Incredibile!
    Piatti mi dà ragione anche lui!

    Infatti, lui si riferiva ai maschi, che notoriamente hanno una progressione più lenta delle femmine!
    E, badate bene, ha detto “minimo” (ripeto, minimo) 2.6, 2.7 o meglio!
    Insomma, è proprio il minimo e nemmeno 2.8, 2.6!

    Quindi la mia affermazione che a 15 una ragazza deve essere almeno seconda categoria, beh…che dirvi…

    Voglio solo dimenticarmi quante me ne avete dette, tutti quanti.
    E ora, che mi dite?
    Che cosa mi dite, cari Genitori Filosofi?

    Com’è brutto, ahimé, avere sempre ragione…

  106. Mario Polidori

    io li aspetto volentieri i fuoriclasse del futuro.
    Ma Federer, e sono d’accordo con Nicola, e Nadal non sono replicabili.
    E sinceramente, parere mio assolutamente mio, faccio difficoltà a pensare che un giorno ci sarà un campione con la classe di Federer ed i muscoli di Nadal, anche perché biomeccanicamente non sarebbero compatibili in questo sport.
    La parte fenomenale di Nadal è servita per togliere a Federer tutti i record, situazione singolare, molto singolare.
    Ognuno continuerà a competere con le proprie caratteristiche.
    Se ci sarà un Drago, fatto in laboratorio, avrà sempre i suoi punti deboli in cui un Rocky saprà infilarsi, così mischierà ancora le carte e ci toccherà fare un’altra partita per provare a vincere.
    Anche Achille aveva il tallone e lo ha fregato il cuore.
    Non sono storie qualunque.

  107. Atti

    ma no Nik…non è brutto…ti diverti …un mondo !
    … anche noi….ci divertiamo…

    Ti rispondo subito…

    “le cose di cui ci sente veramente certi…non sono mai vere”….
    OW

  108. Nicola De Paola

    Max in teoria sono d’accordo. Semplicemente perchè tutto è possibile e perchè si può sempre migliorare. Però un Federer del futuro,più resistente di fisico e testa,vince pure Champions e scudetto! Non è troppo? Come dice Mario difficilmente potremmo prendere il meglio di Federer e Nadal ed assemblarlo. Ci sarebbero delle incompatibilità di base. Ma se lo vedrò ci crederò!
    Comunque è evidente che la potenza serva. L’importante è che chi di dovere sappia come e quanto “muscolarizare” l’atleta riducendo al minimo i rischi di infortuni e di irrigidimento. Nel mio piccolo posso dire che dopo 2 anni di palestra gioco a tennis con più facilità. Perdo comunque,ma questo è un altro discorso..
    PS: in realtà avrei da ridire anche sui passaggi storici di questo discorso. Bisnognerebbe approfondire queste tue frasi: “tempo fa per vincere bastava il boom boom da fondo,poi sono arrivati gli arrotini,ha seguito Sampras,ed ora c’è Federer”.

  109. Stefano Grazia

    Dico solo che magari aver avuto il mal di schiena di Agassi … McEnroe invece a 50 anni gioca ancora nei senior e ha un fisico quasi migliore di quello che aveva a 20 e non credo che abbia cominciato a fare stretching dopo essersi ritirato…MA GUARDATE, NON INIZIAMO DI NUOVO CON LO STRETCHING PER CARITA’, VISTO CHE ANCHE QUELLA VOLTA DICEVAMO TUTTI LA STESSA COSA: stretching dinamico PRIMA (15-20′), un po’ di stretching dinamico DOPO…Una volta a settimana possibilmente mezzora di stretching e flessibilita’ e magari ogni giorno yoga … Nel Programma di Buzzelli la voce stretching e’ contemplata: lui si limito’ ad osservare che non era necessario fare un’ora e trenta di stretching prima e dopo come faceva Marlene Ottey…
    Comunque, dai,anche solo pensare che se Federer fosse stato piu’ atleta avrebbe vinto di piu’ mi sembra un puro esercizio di retorica: magari anzi avrebbe vinto molto di meno, che ne sai…E comunque se per rompersi di meno i maroni ha deciso di rinunciare a 4-5 slams e 10 milioni di dollari accontentandosi di 16 e di un centinaio fra prizemoney e sponsor, ma dai, gli possiamo dare torto?
    Piuttosto, un ragazzino di 15-16-18 anni, cosa risponderebbe alla domanda (questa si da un milione di dollari): PREFERISCI ESSERE FEDERER, 16 SLAMS, MIRKA, due gemelle …o MARAT SAFIN, due soli slams, ma TRE SAFINETTES nel COACH BOX alla finale dell’Aussie Open?
    Lo so che e’ facile per noi vecchietti rispondere Roger … ma, che ne so, Fabio Fognini che risponderebbe? Voglio dire, alla fine e’ cosi’ importante avere cento milioni di dollari o ne bastano una ventina e qualche storia in piu’ da raccontare agli amici del Bar del Ciambellino?
    Lo so, lo so…e’ solo una provocazione da Capitan uncino…

  110. Stefano Grazia

    NDP: “tempo fa per vincere bastava il boom boom da fondo,poi sono arrivati gli arrotini,ha seguito Sampras,ed ora c’è Federer”.

    E guardate che ci sono i corsi e ricorsi storici e queste cose sono gia’ accadute… vAll’inizio si giocava da fondo, poi cominciarono a venire a rete, poi presero ad inilzarli e rimasero a fondo, poi venne Jack Kramer, poi arrivo’ Pancho Gonzalez, poi ci furono gli Aussie, quindi arrivarono i Borg e i Vilas, poi ci furono Boom Boom Becker, Eberg, Stich fin quando Agassi reinvento’ il gioco ma siccome non era cosi’ ‘dull’ come Sampras vinse di meno… Adesso e’ un momento di gioco completo a tutto campo, tutto sommato,con Federe, Nadal, Murray, Djokovic fortissimi da fondo ma capaci di scendere e chiudere anche a rete…Magari il futuro sara’ di giocatori che una volta entravano nell’NBA e che adesso invece, come Isner, Querrey o Karlovic,magari giocheranno a tennis ma non credo: faranno sempre piu’ soldi nell’NBA…e quindi chissa’, il mondo tornera’ ad essere dei piccoletti, coordinatissimi,velocissimi, intelligentissimi, bellissimi e per di piu’ con una gran bega …

  111. Stefano Grazia

    Mario, ho detto un ragazzino di 15-18 anni, tu che c’entri? E poi vallo a spiegare a Barbara che ami gli scellerati…bella scusa! non e’ che piuttosto che ti interessino le 3 scellerate nel box del coach?

  112. Nicola De Paola

    Se fai sempre lo scellerato sei fesso. Devi esagerare quando puoi. Magari non la notte prima di una finale Slam,ma quella dopo..

  113. Nicola De Paola

    Stefano volevo dire proprio questo. Ci sono corsi e ricorsi storici imprevedibili. Quella frase era di Max.

  114. Stefano
    non so se saranno le caratteristiche dei tennisti a fare il tennis del futuro o l’evoluzione di materiali, superfici, regole etc a richiedere tennisti di determinate caratteristiche…….

  115. KB

    Vorrei ribadire che non condivido una parola di quanto ha detto Nikolik in questi anni su qualsiasi argomento da lui trattato.

    Ma dato che tutti siete d’accordo con lui chino la testa davanti a tanto sapere e chiedo umilmente perdono.

    Nikolik potrai mai perdonarmi se ho dubitato di te ?

  116. Stefano Grazia

    Be’, dopo i 90 scambi a punto fra Borg e Vilas (o Barazzutti, Dibbs, Solomon & Co) cercarono di velocizzare … dopo Stich-Becker a Wimbledon durata di gioco effettivo 3′ e qualcosa cercarono di allungare … dopo Ivanisevic e Karlovic cercarono di rallentare i servizi … E’ li’ che risulta difficile il Mestiere del Coach e del Padre…Il Genio o il Culo di Mike Agassi , di Bollettieri anni 80 e di Richard williams e’ stato fare jackpot e intuire quale sarebbe stato il gioco da li’ a 5-10 anni… Che non e’ quello del periodo IN CUI stai giocando in quel momento… Per esempio Melanie Molitor e la Hingis…al di la’ del talento e genio strategico, magari fu solo una gran botta di culo arrivare giusti giusti nel periodo di mezzo fra Graf e le Big Babe Brigade e,soprattutto, le Williams … Metti che Max ha ipotizzato che il gioco evolva in una certa maniera … magari ci prende, magari no…Le Williams, diceva sampras, non sanno nemmeno loro dove la palla andra’ a finire… Ma leggevo su Match Point che anche Zio toni era arrivato alla stessa conclusione: piu’ importante tirare forte che tirar preciso…Alla faccia dei puristi…Ma cosa volete che gliene freghi al vero coach di insegnarvi IL GIOCO A TUTTO CAMPO se magari, per assurdo, fra 10 ANNI si giochera’ solo DRITTO A SVENTAGLIO con la racchetta infilata nel sedere? Bollettieri e’ stato un grande per aver industrializzato il concetto di academy (che funziono’ allora perche’ ALLORA era la NOVITA’: e alla fine ne rimarra’ uno solo!) e per aver inventato IL LETHAL WEAPON o IL KILLER FOREHAND: dimenticatevi il rovescio, appena puoi giragli intorno e colpisci col dritto…QUELLA FU LA INTUIZIONE GENIALE… Adesso si tratta di capire cosa ti fara’ vincere fra 10 anni… E dire il gioco completo, essere un mostro fisicamente, essere intelligentissimo, essere concentratissimo monotematico monocorde e fisso sul pezzo, e avere anche un sacco di fortuna non e’ quello che intendevo …
    Sarebbe interessante sapere cosa si diranno i Coaches nella Conferenza di Milano ma anche li’…se io ho una intuizione geniale, la vado a dire a tutti o me la tengo per me?
    Per questo alla fine il SensoBuzz se lo fa solo Nicholas e’ perfino meglio …

  117. Nikolik

    KB, ma certo che sei perdonato!

    Come potrei non perdonare, visto che il perdono è un atto di fede?

    Come diceva sempre Andreotti: “perdonare sempre, dimenticare mai”!

    Perdonato, perdonato, ma non lo fare più!

  118. Mauro g&f

    Io invece con Nikolik sono d’accordo allo 0,000001%, periodico ovviamente.
    Come al solito ha stravolto le cose, prima provocava chiedendo quali risultati avevono fatto i nostri figli alla Lambertenghi (under 12), adesso vuole la ragione con chi parla di risultati a 16 anni, mah…

  119. Stefano Grazia

    Comunque…sono qui in palestra e mentre pedalo lego Rolling Stone, va mo’ la’, e nella recensione dei DVD incappoin un pezzo di Emilio cozzi su Benigni e troiai in coppia con Non ci resta che piangere e per spiegare come la magia nascesse improvvisa e senza spiegazione ( i due si presentano dopo 4 mesi passati a scrivere la sceneggiatura con solo una riga di script: ci perdiamo nel Medioevo e andiamo a fermare Cristoforo Colombo) riesce a tirare in ballo Tennis e Foster Wallace quando a proposito di Tracy Austin scrive in un famoso saggio (now Tracy Austin brocce my heart) che i campioni sono tali perché’ non sanno spiegare quel che fanno. Lo fanno e basta.
    Che e’ quello che sto cercando di spiegarvi da 4-5 anni ….

  120. Mauro g&f

    Non concordo neanche con Stefano quando porta l’esempio di Agassi o Mc Enroe, è come quelli che argomentano sul vizio del fumo dicendo di aver conosciuto 90 enni che fumavano come turchi, io ex fumatore ho sempre sostenuto che se non fumavano avrebbero vissuto oltre i cento anni.
    Agassi poi ha sempre sostenuto di aver lavorato come uno schiavo sul campo da tennis, quale talento allora…..solo duro lavoro.

  121. Stefano Grazia

    Be’, se non era talento puro andre’… Il fatto e’ che lavorano tutti, anche Safin! Non illudetevi… Poi ne combinano di tutti i colori, anche Federer, non illudetevi nemmeno li’… No, io di agassi mi riferivo allo stretching… Certo, se lo faceva tanto meglio, magari lo faceva senza sapere di farlo, chissà’… Ma lui lo racconta quasi con vanto birichino: stretching? Ok, butta per terra il portafoglio, lo raccoglie: donne for today!
    E pare che neanche Steffi lo facesse …
    Cosa voglio dire con a questo, che avevano ragione? No, che le regole auree contano soprattutto per i mediocri, i soldatini, i bravi..I campioni ( e intendo l’80 per cento dei top 100) segue ahimè’ regole tutte sue… E’ giusto? No, ovvio che non e’ giusto, come e’ ovvio che Dio non esiste. Almeno nel tennis.
    Comunque alla Bollettieri lo stretching lo fanno fare …

  122. Mauro g&f

    ….allenandosi poco e solo se ne avevano voglia, facendo spesso la cosa sbagliata al momento sbagliato e schizzando spesso come degli sclerotici …
    Mi riferivo soprattutto a questa frase.

  123. KB

    Nik … se posso.

    molto spesso ( per me sempre ma così è più soft )non sono i coach ad avere le intuizioni ma sono gli atleti che … alzano l’asticella.
    I grandi fuoriclasse , in tutte le discipline, sono coloro che risolvono i problemi in maniera non usuale ma trovando delle alternative più valide.
    Quando queste alternative sono poi applicabili anche ad altri diventano tecnica, quando non lo sono rimangono personalismi di quell’atleta e basta.
    Il bravo coach è quello che sa riconoscere quando un attegggiamento non ortodosso e quindi biasimabile possa o no influenzare in modo positvo o negativo le prestazioni future.
    Se ritiene che sia positivo lo svilupperà, se al contrario ritiene che sia una soluzione limitante la prestazione futura dovrà correggerlo.
    In soldoni,a mio modesto avviso, scordatevi di indovinare come si giocherà tra 10 anni ma tenetevi pronti a tutto.
    E’ anche a questo che serve il lavoro multilaterale fatto in giovane età.

  124. Madmax

    @ Tutti..

    Quello che è cetto è che come sempre accade tra dieci anni i giocatori saranno migliori di quelli di oggi, per cui non è difficile immaginare che si dovrà fare le cose al meglio nel minor tempo possibile..

    Il meglio per come la intendo io è tirare più forte, meglio, possibilmente variando il più possibile (e quindi avendo un arsenale completo) e prima… (il mental lo do per scontato)

    Chi si avvicinerà di più a far questo sarà il più forte..

    E se per voi questo non significa obbligatoriamente essere eccezionali atleti e tecnicamente perfetti non so cosa farci..

    E leggere che la tecnica di Federer e la forza di Nadal sono biomeccanicamente incompatibili significa proprio non avere la più pallida idea di cosa siano il tennis.. E la preparazione atletica, ma questo lo davo per scontato.. 🙂

  125. Max,
    “Il meglio per come la intendo io è tirare più forte, meglio, possibilmente variando il più possibile (e quindi avendo un arsenale completo) e prima… (il mental lo do per scontato)”

    Cosa intendi per “mental”? C’è qualcuno che lo allena facendo fare ai ragzzi esercizi, ripetizioni, allenamenti specifici esattamenmte come si farebbe per un diritto?

  126. Stefano,
    può anche darsi che di regole non ce ne siano ma di sicuro i campioni dell’ultimo decennio, chi più, chi meno talentuosi in qualche aspetto del tennis, hanno tutti trascorso intorno alle 13-15000 ore in allenamento ed hanno colpito qualcosa come 7-800.000 o anche più palline l’anno per più di 10 anni ………….

  127. madmax

    Maria

    Io purtroppo su questo discorso ho un’opinione precisa…

    Penso cioè che se un ragazzo arriva a “resistere” a certe quantità ed intensità di allenamento molto ma molto difficilmente avrà problemi di “testa”.. Dopo di che ce ne fosse uno che ha dei problemi allora prenderei in considerazione la possibilità di un aiuto..

    Con questo voglio dire che spesso i problemi ce li creiamo noi..
    Ovviamente parere personale..

  128. Mario Polidori

    @Max
    capisco che ti piace osare la dove osano le aquile, dirmi che non ho la più pallida del tennis per aver affermato che la tecnica di Federer non è compatibile con i muscoli di Nadal, mi sembra un po’ esagerato.
    Non ti rispondo neanche, non te lo meriti.

    @Nicola e Stefano
    gli scellerati che dicevo sono quelli che hanno un’anima che gli permette di non essere robot, non scellerati e basta, e la battuta sulle tre del box, era una battuta.
    Lo so che non si deve diventare fessi.
    Ma come ha recuperato Stefano, alla fine conta il talento dei giocatori e non le nostre teorie, c’è davvero poco da fare.

    @in generale
    Non mi risulta che oggi TUTTI i giocatori siano migliori di quelli di 10 anni fa, non è mai stato così e mai sarà così.
    Al massimo ogni 10 anni ne esce qualcuno che innalza il livello in assoluto, ma la maggior parte restano allo stesso livello, anzi globalmente sembra che per certi versi peggiorino pure 🙂
    Come non mi risulta. e l’ho già detto, che prima nessuno faceva preparazione atletica poi è diventata una frontiera da esplorare, sul finire degli anni 70 Borg non mi sembrava uno che non facesse stretching.
    E neanche Agassi, per quanto vezzosamente può aver dichiarato nel suo libro.
    Inoltre il suo gioco d’anticipo era di un dispendioso pazzesco, per cui deve aver lavorato molto più di altri.

  129. Max, se capisco bene, e correggimi pure se sbaglio, per te mentale nel tennis significa l’attitudine del giocatore a lavorare, ad allenarsi, ad impegnarsi. Certo questo è un aspetto del mentale.

    Temo però che il mentale nel tennis che ha una rippercussione più diretta sulla prestazione, così come palesato anche da grandi giocatori come Borg e federer (in giovane età), da giocatori come Ivanisevic, Kolschrieber etc, siano dovuti non tanto a difetto di volontà ma quanto ad altri problemi di tipo personale come scarsa autostima, scarsa capacità di concentrazione, incapacità di gestire le emozioni etc. Situazioni che sono spesso latenti nella vita di tutti i giorni ed in allenamento, ma che diventano manifeste durante lo stress della competizione agonistica.

  130. Madmax

    Mario..

    Sinceramente non mi ero nemmeno accorto che l’avessiscritto tu.. 🙂

    Il punto è che proprio su questo concetto che con Giovanni stiamo lavorando su Alessia..

    In buona sostanza è vero esattamente il contrario perchè più si tira forte e più bisogna essere perfetti a livello tecnico altrimenti non controlli la palla..

    Per il discorso della PA Borg è stato il primo ad introdurla ed in uno sport dove nessuno la faceva anche il tagliare gli alberi ti faceva essere migliore.. Lui faceva un tipo di PA generale ed infatti essendo di suo un atleta eccezionale battè addirittura dei campioni di specialità..

    Ora la PA nel tennis è la prassi, quindi chi ci lavora meglio ha più chances.. Il lavorare meglio per l’influenza delle fasi sensibili significa in primis cominciare prima..

    Maria

    Hai centrato il problema e sono d’aaccordo con te, ma questi però come sai hanno tutti o quasi vionto degli Slams..

    Tra l’altro molte delle ultime campionesse sono russe e ti posso assicurare che loro l’unico mental che hanno conosciuto è stato quello del bastone, ma questo non ha impedito loro di vincere tutto… Intendiamoci anch’io sono convinto della necessità di avere una grandissima fiducia in se stessi e certamente se mia figlia dimostrasse problemi di questo genere correrei subito ai ripari, ma penso che questo sia da fare solo qualora se ne presentasse veramente la necessità..

    Voglio dire in poche parole che non credo che sia necessario a tutti..

  131. Stefano Grazia

    Comunque,Max, c’e un articolo del tuo mentore, Della Vida, sull’ultimo Tennis ( a me arriva un po’ dopo di voi) che secondo me merita un tuo commento e ti prego di credere, la mia non e ‘ una provocazione gratuita: cosa sostiene Della Vida? che il Preparatore Atletico non sia poi così’ necessario o almeno lo sia solo… Da piccoli ( che poi e ‘ quello che ha sempre sostenuto Max e non solo lui visto che io parlavo di footwork prima dell’arrivo di Max sul blog..Poi gli riconosco il merito di aver insistito più’ di me sulla Preparazione Atletica precoce mentre io ho continuato a parlare di footwork… )…. Comunque, l’argomento merita mi sembra un commento…
    Comunque anche The Buzz ha sempre parlato dell’importanza della Preparazione Atletica, precoce e non …

  132. Max,
    i nostri ragazzi, per molti versi fortunatamente e per pochi altri sfortunatamente non hanno dovuto sopportare quello che hanno sopportato i ragazzi dell’est europa, anche se le cose cominciano lentamente a cambiare anche da quelle parti.
    Nella mia esperienza in diversi sport, a contatto con migliaia di ragazzi, in diverse nazioni, ho incontrato pochissimi ragazzi che non avessero delle caratteristiche mentali negative come quelle descritte nel post di cui sopra. Da questo punto di vista poi il tennis in particolare è uno sport veramente terribile. E’ in grado veramente di tirare fuori il peggio di una persona!!!!!!

  133. Madmax

    Parlandoci insieme tutti i gg o quasi so perfettamente cosa intendeva perchè ne abbiamo discusso insieme..

    Quallo che lui intende dire è che non ritiene (a ragione secondo me) che molti soldi vengano buttati dai giocatori per portarsi dietro i PA, nel senso che basta avere i loro programmi per poi svolgere autonomamente le sessioni oppure seguiti dal proprio coach..

    E pensa anche che il PA è fondamentale da bambini.. 🙂

  134. Mario Polidori

    @Max
    ti perdono soltanto perché hai la diplomazia di Paperoga, ma non si può avere tutto.
    Borg non era un atleta di suo, era un atleta eccezionale perché ha lavorato.
    Gli altri lo facevano pure, ma non avevano le sue doti, come tanti che giocano oggi, che continuano a non avere le sue doti.
    Da quel momento in poi, dato il valore dell’eccezionalità, la PA si è semplicemente imposta maggiormente all’attenzione di tutti, si è cominciato a studiare per rendere eccezionali anche atleti che non lo erano, con scarsi risultati peraltro.
    Il paragone con Nadal, non è certamente quello che dice Catizone, la massa muscolare di Nadal non è certamente il punto di arrivo di un tennista, proprio per i motivi che dicevo.
    Il fatto di dover fare tutta l’attenzione del mondo alla PA, è sfondare una porta aperta per me, lo sai benissimo.
    Che Alessia stia lavorando per avere il fisico della Kuznetsova, non mi pare proprio.

  135. Stefano Grazia

    Maria, un’idea me la sono anche fatta, ma se non sono indiscreto cosa fai esattamente nella vita?

  136. Madmax

    Maria

    Anche qui sono totalmente d’accordo con te ed infatti il mio primo obbiettivo con Alessia è quella di creare intorno a lei un vero percorso sportivo, che nulla ha a che vedere con il tennis italiota nello specifico, ma nemmeno con il tennis in generale..

    Cioè mi immagino che i nostri maratoneti non abbiano mai avuto bisogno del mental.. 🙂

    E questo è coerente con quanto scrivevo qualche post fa e cioè che spesso i problemi siamo noi a crearceli..

    La società è quello che è ma basta non prenderla come riferimento, l’educazione odierna è principalemente basata sull’essere ostaggio dei figli ma basta non permettere che questo accada e questo senza bisogno delle botte o delle parole, bastano i fatti..

  137. Madmax

    Mario..

    Io intendevo riuscire ad avere la stessa forza di Nadal non il suo fisico, nel senso che useremo una forza differente.. E la tecnica ci verrà in soccorso.. 🙂

    Però credimi ai tempi di Borg lui è stato il primo a lavorarci, persone vicinissime a tutti i top players di allora me l’hanno confermato più volte..

    Gli allenamenti di allora erano tutti i gg due match uno di singolo e l’altro di doppio tre set su cinque..

    E quando dicevo che ora sono più forti di dieci anno fa intendo che il livello generale si è alzato perchè il mondo va avanti è sempre stato così che il numero uno di oggi avrebbe battutto il numero uno di ieri perchè si cresce diversamente, ci si allena diversamente, si mangia diversamente e soprattutto ci si cura diversamente..

    I tempi dell’atletica di oggi sono migliori di quelli di ieri, le partite di calcio sono più veloci di ieri, le conoscenze di oggi sono superiori a quelle di ieri, è la vita..

  138. Mario Polidori

    @Max
    molto dei tempi dell’atletica di oggi è dato anche dai materiali, come nel tennis del resto.
    Edwin Moses correva nel fango, e non con gli scarpini di Bolt.
    Eppoi è Bolt che ce l’ha più lungo, non il suo preparatore atletico 😀 .
    In questo senso sì che vedo evoluzione.
    Sennò credo che sia più facile che cambino le palline tra 10 anni 🙂
    Scherzo, naturalmente, ma potrebbe anche essere.
    Quella della forza di Nadal, ma non il suo fisico, me la dovrai spiegare 🙂
    Ad una forza differente ci posso anche arrivare, ma all’altra no….

  139. Ho solo raccontato la mia storia, quello che ho vissuto da ragazzo…
    Mio PADRE, per me, é il miglior padre del mondo.
    Mamma mia quanta cattiveria…..!!
    Ma questo “non ce la faccio piu” chi è?
    Perchè non mette nome e cognome?
    Sig. comentucci, con tutto il rispetto, ma lei che ne sà della Scuola nazionale Maestri del maestro Rasicci?
    Parla per sentito dire?
    Nei dieci anni tracorsi lì non l’ho mai vista una volta.
    E’ un maestro?
    E eltern che va sul sito del’ATP che per lui rappresenta adenosintrifosfato, che fà il fico e puntualizza?
    Chi è?
    Ha mai Giocato un torneo ATP?
    Mmmà!!!
    Ripeto,ho solo voluto raccontare la mia storia…!!
    ps. Cara Barbara mi sembri proprio una mosca bianca….

  140. Mario Polidori

    Sì Alessandro, c’è anche la possibilità di commentare.
    Non sei in ritardo. 🙂
    Barbara è mia moglie, ed ha potuto cogliere lo spirito del mio racconto.
    Grazie per l’intervento.

  141. Madmax

    No ragazzi non ci siamo, mi dispiace..

    Non dico altro perchè quando scrive un maestro o un ex giocatore siamo sempre alle solite..

  142. Stefano Grazia

    Ecco, pero’, scusate Alessandro e mari o, ma dal racconto non e’ che apparisse così’ immediato o scontato che ‘ mio padre,per me, e’ il miglior padre del mondo ..’. Sono contento di leggerlo davvero, per le ragioni esposte nei miei post e per i sensi di colpa dell’immedesimazione inconscia,ma mi concederete che dal racconto saltava fuori tutta un’altra cosa ed e’ per questo che mi ero permesso di chiederlo …Diciamo che c’erano i margini, per usare un eufemismo, che il rapporto col padre potesse essere frainteso …

  143. Roberto Commentucci

    Caro signor Baldoni, no, non sono un maestro, e non ho frequentato la scuola delle Tre Fontane, nè ho mai avuto il discutibile onore di lavare la macchina di Rasicci. Sono un semplice appassionato, uno studioso del nostro tennis. E mi creda, non c’è alcun bisogno di essere stati maestri, per poter affermare con certezza quel che io ho scritto sulla vicenda sportiva di Rasicci. Vede, il fatto è che io sono un malato di tennis, un patologico tifoso dei gicatori italiani, e vorrei tanto che il nostro movimento maschile cogliesse i successi che da tanto tempo mancano. Non la conosco di persona, ma ricordo come se fosse ieri il mitico quartetto di giovani promesse a cui anche lei apparteneva, e che suscitava tante speranze: Eugenio Rossi, forse il più bravo di tutti, un rovescio a una mano che incantava, un gran tocco e un gran fisico, ma la testa fragile; Omar Camporese, il bazooka nel braccio e i piedi di marmo; Diego Nargiso, istrione e incostante, una vita in altalena, tra grandi imprese e clamorosi disastri; e infine lei, Alessandro “Iaio” Baldoni, il fisico compatto, le cosce potenti, i piedi rapidi, il tocco magari un pò ruvido, ma i due fondamentali forse più puliti ed equilibrati del quartetto. Poteva far male da ambo i lati, Iaio, accelerava con il diritto e con il rovescio, un colpo bellissimo da vedere e molto efficace. Ricordo anche la sua grande prova al primo turno del Foro Italico, 22 anni fa. Era il 1988, quando lei, ventenne, era 240 e rotti del mondo e portò via un set a Ronald Agenor,l’atletico haitiano di scuola francese, n.45 Atp, sovrastandolo di puro ritmo per quasi un’ora, prima di accusare la fatica e arrendersi nel terzo. 36 63 62, finì la partita, ma nessuno, quel giorno, si accorse della differenza di classifica. Ricordo anche che a me affascinava, in un periodo in cui già tutti giravano intorno al diritto, la sua capacità di accelerare indifferentemente dai due lati, diritto e rovescio portati con una simmetrica efficacia, che destava impressione.
    Svolga il suo lavoro di maestro, signor Baldoni, potrà sicuramente essere utile e prezioso per il nostro tennis. Ma la prego, ci risparmi l’apologia di Rasicci, un personaggio davvero indifendibile.
    Non lo dico io, lo dice la storia del nostro tennis. Che conosco.

  144. Mario Polidori

    @Stefano
    una delle difficoltà nel raccontare questa storia era proprio rendere questo aspetto.
    Nel racconto doveva venire fuori come Alessandro, ragazzo e preso nel suo impegno, potesse aver vissuto le “angherie” del padre.
    E mi pare che ci siamo riusciti, in quei momenti, a quella età, il conflitto c’era, era vissuto con grande rabbia.
    Alla fine della storia doveva venire fuori come Alessandro, adulto e fuori dalle pressioni, abbia poi cambiato la chiave di lettura ed abbia giustamente capito quanto il padre lo ha amato, seppur a modo suo.
    E dice che forse non era abbastanza forte per superare tutte le prove.
    Che mi pare quasi un farsi piccolo davanti alla grandezza del padre.
    Il problema che capire queste cose, quando sei ragazzo e tutt’altro che facile, e lui lo ha ammesso senza problemi.
    Anche questa sua “grandezza” è il frutto dell’educazione ricevuta, mi sembra.
    Poi, per carità, io non sono Dante Alighieri.

  145. Stefano Grazia

    Mario, magari bastava scriverlo o no? Dickens, Manzoni, Dante, Prendente …Bastava scrivere che nonostante quelle che sembravano ai lettori e agli occasionali passanti ‘angherie’, il rapporto fra padre e figlio e’ rimasto sempre saldo oppure no, e’ stato nel tempo recuperato… Perché’ davvero noi avevamo capito tutto il contrario …
    Eugenio Rossi l’ho conosciuto, e’ cugino di un amico del gruppo di italiani che da Clusone e Rovetta hanno fatto gli Espatriati a Lagos ( l’altra Colonia e ‘ di Roasio-Biella) … Grande appassionato di tennis, il mio amico Juma Visinoni…Un estate lo andammo a trovare e lui ci organizzo’ una churrascheria (il padre e anche lui prima della Nigeria avevano fatto qualche anno in brazil) in baita e avevano invitato i fratelli Rossi: Eugenio, passato alla storia per il presunto flirt con la Sabatini, Carlo Rossi, professore universitario di scienze motorie e scrittore di libri di preparazione atletica e tennis e Angelino, Maestro di tennis che palleggio’ anche con Nicholas … Mi colpi’ di Eugenio un non so che’ di melanconico in fondo all’animo quasi anche lui nascondesse sotto il letto un barattolo di birra disperata(de gregori,cit), forse il rimpianto di quello che avrebbe potuto essere e invece semplicemente non fu…Mentre Carlo parlava e parlava e si vedeva che era ancora un appassionato della didattica e cella teoria e Angelo invece del campo ( e infatti fu solo lui che venne poi a giocare tutti i giorni con noi e anche gli anni successivi), Eugenio mi sembro’ prigioniero dei suoi ricordi e delle promesse non mantenute…magari nemmeno per colpa sua… Ricordo che mentre Carlo si prendeva le responsabilità'( allora lo seguivamo noi e non ne sapevamo abbastanza) ricordo che lui disse che a un certo punto non se la senti’ più’ di continuare a chiedere soldi a suo padre per poter continuare a giocare …Probabilmente a quel punto si era già’ reso conto che era good, actually very very good, but not that damn good… Ma furono due tre giorni molto p’iacevoli, lassù fra clusone e rovetta a parlare di tennis con chi il grande tennis l’aveva davvero sfiorato e annusato…Parlo di circa 6-7 anni fa,bei tempi, quando credevamo ancora alle fate e avevamo tutore possibilità’ … E forse fu quella la prima volta che, guardando Eugenio Rossi, capimmo che magari le cose potevano anche non andare per il giusto verso …

  146. non ce la faccio più!!

    Tutti quelli che hanno letto l’inizio dell’intervista di Mario Polidori:
    “Ha la consapevolezza dei grandi ed il piglio fiero di un antico romano, ti guarda sempre dritto negli occhi, cercando nei tuoi la stessa trasparenza ed onestà intellettuale, e se non la trova non resta deluso, semplicemente sa con chi ha a che fare.”,
    e che non conoscono Baldoni, si saranno fatti l’idea che si potevano trovare davanti ad un altro Giulio Cesare o al minimo davanti ad un altro Napoleone! Per questo motivo, e semplicemente per questo, ho voluto portare il mio contributo: per ridimensionare il tutto e farlo analizzare sotto altri aspetti aggiungendo nuovi elementi (certezze in questo caso)! Come credo, d’altronde, che sia giusto fare da parte di tutti quelli che conoscono delle verità su alcuni argomenti.

    @ Alessandro Baldoni
    E sì signor Baldoni, alcune verità sono quelle che ho riportato nel mio post precedente e che lei non ha smentito, perchè non le può smentire! Ha chiesto, infatti, solo chi io sia! E questo poco importa, perchè quando qualcuno decide di mettersi in gioco attraverso un’intervista in un blog deve anche mettere in preventivo che possano succedere cose di questo genere! Comunque sia, se proprio lo vuole sapere e se questo la può tranquillizzare, le confermo che conosco bene tutti i personaggi, compreso lei, e tutte le vicende a cui ho fatto riferimento!

  147. Stefano Grazia

    Mario: Eugenio Rossi era una digressione delle mie… Io i post li intendo così’… Un nome, una cosa, un fatto, un film, una canzone vengono citati e da li’ si può’ partire per una digressione o un off topi c… La mia remunerativa (.) carriera sul blog e ‘ tutta fondata su queste cose… Nessun pro, solo una digressione …

    Sul resto, e premetto che io sarei un pessimo giornalista investigativo o semplicemente un pessimo giornalista e basta perché ‘ per esempio io non cito o confondo le fonti, e comunque forse mi salvo,e dico forse, perché’ le mie rimangono chiacchere da bar e poi perché’… Io sono cattivo coi dubbi mentre tu sei un buonista( eh eh eh) o forse solo un buono e vuoi vedere solo il lato bello delle cose, chissa’… Ma qui credo che l’equivoco da parte di alcuni,io compreso, sia stato di trattare il tuo pezzo su Baldoni come giornalismo piu’ o meno verità ‘ … E dal fatto, almeno per me, che mi sto guardando l’ultima stagione di The Wire che pone sotto la lente d’ingrandimento, nel suo grande affresco sulla citta’ di Baltimore, il mondo dei media e dei giornali in particolare… Così’ magari, o magari no,il mio punto di vista e’ stato deviato o influenzato da questo quesito: l,impressione che tu col tuo articolo susciti nel lettore, l’immagine che trasmetti… Corrisponde a quello che e’ davvero la realtà’? Tu dirai: non lo so ma e’ quello che io penso di Baldoni… Benissimo, pero’ il tuo stile di scrittura, diverso dal mio, ti pone asettico quasi e neutrale e sembra che invece di raccontare quello che pensi tu, tu stia raccontando I FATTI…Da qui forse l’equivoco … O forse siamo noi che siamo solo pedanti … A questo punto mi sento di condividere al cento per cento il post 173 di ‘I can’t stand it anymore’erche onestamente e’ quello che ho provato anch’io che tra l’altro non avevo mai sentito parlare di Baldoni…Eppure pur godendomi come ho detto l’articolo che aveva suscitato in me le considerazioni piu’ o meno interessanti già’ esternate, anche un senso di disagio … Perché’ non era chiaro il confine fra punto di vista ( il tuo) e realtà’, perché’ alcune contraddizioni fra presentazione e quel che veniva raccontato in effetti c’era, perché’ il ritratto sembrava quello di un addicted che poi si era rifatto una vita ma mancava la parte della redenzione, etc etc… Ora tu mi dirai: cazzo, se sapevo che ogni mio pezzo veniva esaminato sotto la lente d’ingrandimento come se dovesse contendere per il Pulitzer ci pensavo due volte…eppoi aspetta aspetta che quando scriverai il prossimo ti aspetto al varco …
    Su questo avresti ragione ma il mio stile e’ diverso, io scrivo di me, di mie impressioni, non sono neutrale, credo di essere obiettivo ma sempre dal mio punto di vista e non da quello de Il Fatti di Enzo Biagi

  148. Stefano Grazia

    Da quello di un reporter de Il Fatto di Enzo Biagi, volevo dire…Comunque, chi sono io per dare lezioni di giornaIsmo? Un emerito nessuno…quindi mi scuso e rinnovo la stima… A me piace leggere cio’ che scrivo ma vorrei continuare ad accusarti ‘di buonismo’ o di ‘non rispecchiare esattamente la realtà” se mi capita, ma in amicizia e con rispetto e ovviamente tu puoi fare lo stesso e tartassarmi quando vuoi, in pubblico e in privato .. Ripeto, la cosa forse mi ha preso la mano e sto facendo la figura dello ‘stronzo’ e quindi se e’ così’ mi scuso…

  149. nicoxia

    Stefano per quel poco che vale la mia opinione,secondo me,e sai che in passato ti ho criticato,per il modo in cui ti stai relazionando ora non hai nulla di cui scusarti,immagino qunto stai soffrendo per non poter scrivere di pancia ma di sicuro così non fai scappare nessuno.

  150. Mario Polidori

    @Stefano
    io sono un buono, quello sì, è vero.
    Non si trattava di giornalismo verità, era semplicemente una realtà da cui trarre pensieri per i percorsi di tutti.
    La verità che ho raccontato è la verità di Alessandro, niente di più, non dovevo andare oltre.
    Tutte le storie che racconto servono solo a riflettere sugli errori o sui successi degli attori, per trarne un qualche beneficio.
    Non farti nessun problema per i nostri scambi, io ti voglio bene Capitan Uncino, credo di sapere con chi ho a che fare, non hai scuse da fare, niente di tutto questo.
    Ci mancherebbe.
    Al massimo mi piace essere beccato e beccarti, ma spero di averti fatto capire che non c’è niente di personale. 😉

  151. Mario Polidori

    @Roberto
    mi corre l’obbligo di intervenire sugli scambi avuti con Alessandro Baldoni.
    Alessandro non ha fatto nessuna apologia di Rasicci, lo ha solo indicato come il suo maestro e punto di riferimento.
    Cosa assolutamente legittima.
    Quello che, secondo me, hai sbagliato, è stato prendere spunto per delle questioni federali che non avevano riferimenti nell’articolo.

  152. Barbara

    Alessandro
    figurati, ho detto solo quello che pensavo, mi sembrava tutto molto evidente e sono certa che sia stato un ottimo spunto di riflessione per tutti.
    Sono anche certa che molti leggono e non commentano e certamente quello che doveva arrivare della tua storia e delle tue motivazioni è arrivato, in ogni caso per la legge dei grandi numeri mi pare che i contro fossero proprio pochi.
    Certo non è facile commentare una storia così “difficile” che tocca situazioni che come genitori spesso ci hanno coinvolti, con tutti i dubbi che ci siamo posti ed i limiti che alle volte ci è capitato di superare, anche solo a parole o con una smorfia che pesava più di uno schiaffo.

  153. Barbara

    Prima che qualcuno mi tacci di piaggeria, il motivo per cui questa storia mi coinvolge particolarmente è che io ho avuto un padre molto violento verbalmente nello sport e solo da adulta ho capito che era la sua difficoltà a gestire le tensioni di vedermi gareggiare e la paura di dover affrontare la mia delusione nella sconfitta e non la sua.
    Di fatto non ho giocato a tennis e non ho sciato perchè c’era sempre lui,ma in sala scherma non ha mai messo piede ed ho continuato fino a 24 anni.

  154. Stefano,
    sono una giramondo appassionata di sport.
    Max
    è indubbio che i genitori siano la prima è fondamentale fonte di educazione dei figli, ma rimane pressochè impossibile isolarli dall’influenza che ricevono comunque dal resto del mondo in cui vivono

  155. Madmax

    Maria..

    E’ indubbio che non sia una cosa facile..

    Io però confido molto nel percorso sportivo che se fatto come deve essere fatto non da spazio a “seghe” mentali di nessun genere..

    Per farti un esempio mia figlia è sempre stata una molto diligente ed una grande lavoratrice.. Da metà settembre ha avuto un improvvisa e marcata crescita a livello fisico.. A questo punto il suo PA considerando anche altri fattori ha dato un’accellerata molo importante al suo programma e proprio settimana scorsa abbiamo cominciato..

    Premetto che era una cosa che sapevamo sarebbe accaduta ma non sapevamo quando perchè dipendeva dalla crescita di Alessia..

    Lei che non chiede mai nulla proprio oggi mi ha domandato: Papà ma come mai?

    La mia risposta è stata..

    Amore del papà, da oggi le chiacchere le porta via il vento ed ora veramente vedremo quanto vuoi veramente giocare, quanto vuoi veramente vincere e cosa sei disposta a fare per raggiungere gli obbiettivi che dici di voler raggiungere.. Potrei dirti tante cose ma la cosa è molto più banale di quello sembra e perciò d’ora in poi l’unica cosa da fare è resistere, se resisti arrivi, altrimenti non era destino e non lo volevi così come dici..

  156. Roberto Commentucci

    Bene Max. Ho capito cosa intendi. Dateci sotto, allora, a manetta. Ma occhio, eh, che il difficile arriva adesso. Cautela.

  157. Madmax

    Devo dire che questo programma ha proprio come obbiettivo principale la forza mentale..

    Per dirla fino in fondo Alessia ha controbattuto alla mia risposta con un eloquente…: “Ma io non ho problemi…”

    Al che visto che era in vena ho voluto approfondire e le ho domandato cosa la spingesse a fare questi sacrifici immani e lei candidamente mi ha detto che la carriera sportiva ed il poter dimostrare a tutti di essere la migliore le fa superare senza problemi ogni fatica.. Alla fine mi ha detto: voi mi dite che questo è necessario ed io lo faccio..

    A questo punto ho tenuto a precisare che potrebbe anche accadere che nonostante tutto non si arrivi proprio la in cima.. Lei a quel punto mi ha detto: arrivo arrivo non ti preoccupare, al che io delirante ho risposto: lo so, lo so, scherzavo..

    Ed a quel punto hanno chiamato l’ambulanza.. 🙂 🙂 ah ah

  158. Max,
    la risposta “Ma io non ho problemi”, testimonia che il focus mentale è sul concetto “problemi”.
    Se avesse risposto “Ma io sono forte”, il concetto sarebbe stato completamente diverso. E’ difficile spiegare la differenza in un post tra le due frasi e il diverso tipo di mentalità ad esso associato, così come è impossibile per te poter spiegare nei particolari, ma ti assicuro che è enorme.
    Buona domenica

  159. Nicola De Paola

    Hahaha! Mitico! Perchè credi che legga anche io G&F da quando è nato? Non si può mai sapere.. Sopratutto con la passione-fassazione che ho per questo sport..

  160. madmax

    Maria..

    La differenza la conosco bene, ma ho scritto “problemi” perchè suonava meglio e perchè mi sembrava troppo spavaldo quello che ha detto (visto che poi l’ha ripetuto dicendo arrivo, arrivo) .. IN realtà lei ha risposto, Papà ma io vinco..

    Posso garantirti che chi investe di più al mondo per il proprio sport (sceicchi arabi e magnati internazionali) investe moltissimo in PA e medicina sportiva (medici e scienziati) e non in mental..

  161. Max,
    aspetta 10 anni e poi vedrai che anche gli arabi cominceranno ad investire sul mental. Prima però viene la preparazione atletica dove sono ancora digiuni. Quando avranno finito con quella toccherà al mental 😉

  162. Madmax

    Diego

    Ovviamente all’ippica, cavalli e fantini..

    Maria..

    Gli arabi di cui parlo io la PA la conoscono da decenni.. 🙂

  163. Madmax

    Maria..

    Forse non hai capito..

    Nel loro sporto loro sono i migliori del mondo e vincono praticamente tutto..

    Lanfranco Dettori il miglior fantino del mondo (cresciuto nelle scuderie di mio papà) già una ventia di anni fa aveva un contratto di un milione di dollari l’anno al quale andavano aggiunte tutte le % sulle vittorie.. )parliamo di almeno altri cinque milioni).. Aveva un palazzo a sua disposizione (quando andava in Dubai) e aereo personale della famiglia Maktoum.. In regalo per un suo compleanno le è stato regalato un elicottero per gli spostamenti (e loro lo mantengono)..

    Ovviamente aveva a disposizione un coach personale.. Come spiegai tempo fa, loro cosa fanno? quando c’è nel mondo una squadra un team che fa un’annata straordinaria riempiono una borsa di soldi ai loro tirapiedi con un calcio nel sedere li mettono sul loro aereo e limandano a prelevare tutto il team di lavoro.. Se i soldi nella borsa non bastano ne riempiono altre dieci..

    Per un fantino le doti migliori devono essere equilibrio e sangue freddo perchè in una frazione di secondo quando si trovano a 300 metri dal pale devono prendere una decisione che può decidere mesi di lavoro e soprattutto cambiare il valore di un cavallo di decine di milioni di dollari..

    No Maria loro hanno già metabolizzato tutto e soprattutto vincono.. Sempre o quasi..

  164. Marta Polidori

    Queste interviste, presumo, abbiano il solo scopo utile di sentire la voce dei diretti interessati.
    Alla fine poco importa la parte oggettiva del racconto, cosa ci sia di vero e cosa non sia andato proprio in questi termini, è come la si è vissuta.
    Secondo me c’è da prendere come buono la testimonianza di un ex giocatore.
    Non credo si voglia dare addosso al padre o scaricare la colpa su qualcuno se non su noi stessi, non si cercano alibi per giustificare un crollo.
    E’ stato chiesto di riportare un’esperienza ed eccola qui.
    Meglio ringraziare senza fare polemica 🙂

  165. Stefano Grazia

    Marta, nessuna polemica ma il diritto di dire anche che ci sembrava ci fosse qualche contraddizione dai lasciacelo…ho capito che Baldoni e’ simpaticissimo a tutta la Famiglia Polidori e magari lo sarebbe anche a noi e perfino a Commentucci, pero’ se scrivi un’agiografia qualcuno che fa lo scettico ci sara’ sempre come se scrivi un j’accuse giustamente si alzera’ qualche voce a difendere la persona accusata fosse anche il diavolo in persona … Fa parte del contradditorio, della democrazia, del Bar Sport e anche del Blog …

    Comunque cosa e’ che satate dicendo/ che fra 20 anni gli Arabi investiranno nel Mental ? Ci sara’ lo Psicologo Sportivo non solo per il fantino ma anche per il Cavallo?

    Guardate che io non ho dubbi, dico solo che quando e’ impossibile dimostrare il rapporto di causa-effetto e’ sempre facile spacciarsi per esperti… e sara’ sempre difficile distinguere cialtroni e ciarlatani … Da qui il mio scetticismo di fondo.

  166. Marta Polidori

    Hai ragione, non conosco ancora tutte le meccaniche del giornalismo 🙂
    Sta di fatto che credo che il perché di questo articolo sia una semplice storia, e dubito che un uomo di quarant’anni con una certa esperienza riporti i fatti modificandoli a suo piacere, per gioco o per dispetto, chiunque egli sia 🙂

  167. Max,
    ho girato i paesi arabi dal Marocco fino allo Yemen, con tutto ciò che comporta essendo donna. So di cosa parli. Ma i soldi possono comprare la conoscenza, le vittorie, forse, non la cultura.

  168. Mario Polidori

    @Stefano
    nel momento in cui si racconta una storia, con l’intento di portare alla conoscenza altrui, un’esperienza di vita vissuta, il protagonista diventa anche relativo.
    Non è tanto lui l’attore principale quanto piuttosto la sua storia.
    Contestare i passaggi della storia, trovandoli condivisibili o meno è un conto, dare addosso al titolare non ha luogo.
    Come l’errore di Roberto che parlava di Rasicci e di apologia, quando non era niente di tutto questo.
    Diverso è dire, per esempio, sono d’accordo con il padre o non sono d’accordo, immedesimandosi in astrazione con la vicenda.
    In ogni modo ognuno è libero di fare ciò che vuole, s’intende.

  169. Stefano,
    la psicologia tradizionale cerca di trovate le cause e le radici del comportamento, come dici tu, i rapporti di causa ed effetto. Quello che viene fatto nel mental con i ragazzi nel tennis è diverso (o meglio, dovrebbe esserlo). Si tratta soltanto di considerare il punto di partenza e dove si vuole arrivare. Soffermarsi sulle cause è spesso inutile, può rivelarsi doppiamente traumatico (se fatto male ed indebitamente) e come sostieni giustamente, non è verificabile.

  170. Madmax

    Maria..

    Non esageriamo..

    Tutti i loro figli frequentano le mgliori università del mondo e altri tipo l’Aga Khan vivono da sempre in Europa..

    Non mettiamoci come al solito su un piano superiore perchè semplicemente non lo siamo..

    Cmq nello specifico loro comprano il miglior sapere al mondo e questo sapere deve potare risultati, stop.. E per questo sono disposti a pagare non molto, ma molto molto di più.. ristop..

    E tutti fanno la corsa all’oro per andar da loro perchè metre russi e cinesi (i nuovi ricchi) spesso non pagano loro ti coprono d’oro e continuano a farlo… 🙂

    E come ben sai molta gente a questo non sa dire di no.. 🙂

    Il resto è noia… 🙂

  171. Roberto Commentucci

    Mario, perdonami, però se io il pezzo l’ho inteso come un’apologia (anche) di Rasicci, e tu volevi invece scrivere un’altra cosa, io al tuo posto qualche dubbio sulla tecnica espositiva usata ce lo avrei.

    Sei o non sei un esperto di comunicazione? 🙂

  172. Madmax

    Roberto..

    Io l’ho riletta attentamente e per intenderla come l’apologia di Rasicci e magari di un sistema bisogna essere completamente accecati dal rancore o nel tuo caso aver sposato completamente una causa che non mi interessa nemmeno sapere se giusta o meno..

  173. Max,
    io non ho detto che siamo superiori. Nella negoziazione e nel commercio, per esempio gli arabi sono bravissimi e per certi versi ci hanno insegnato tanto (il sistema dei numeri, i calcoli astronomici, etc).
    Per farti un esempio calcistico possono comprare giocatori a fine carriera tipo Rivaldo e Cannavaro, far venire tecnici tipo Zico ma tra l’ingaggiare tecnici bravissimi e formare una squadra competitiva e raggiungere certi risultati ce ne passa tanto.
    Possono organizzare tornei di tennis di grandissimo spessore tecnico tipo Doha e Dubai, pagare tecnici in modo profumato ma da qui a dire che abbiano cultura,tradizione e spessore sportivo in generale ce ne passa.
    A livello di cavalli, come pure di cammelli ce l’hanno nel sangue e nella tradizione perchè hanno sempre usato questi animali come mezzo di locomozione, commercio, guerra etc. In questo ti do ragione, ma per vincere una medaglia alle olimpiadi hanno bisogno di naturalizzare Keniani ed etiopi…………

  174. Roberto Commentucci

    Vabbè, madmax, non è così dai…

    … guarda caso l’abbiamo capita male in 3: io, Stefano Grazia e non ce la faccio più… Tutti accecati dal rancore? Tutti Crociati del Santo Sepolcro Federale?

  175. Mario Polidori

    @Roberto
    scusami, ma mi riporti il pezzo dove si può affermare che sia l’apologia di Rasicci?

  176. Madmax

    Maria..

    Forse non mi sono spiegato bene.. A me non importa che cultura abbiano, quello che mi importa è che prendono i migliori al mondo per arrivare ad un risultato.. Nello specifico prendono il miglior fantino e lo fanno allenare dai più grandi esperti del pianeta (non arabi), che guarda caso nonostante le capacità da allenare e sviluppare siano simili a quelle di un tennista e nonostante gli obbiettivi siano identici (si perchè poi qualunque sia lo sport il punto è che per arrivare al top l’atleta deve riuscire a dare il massimo), al mental non ci pensano nemmeno..

    Roberto..

    No di parte… L’altra.. 🙂

    E cmq evidentemente vi siete sbagliati..

    Inizialmente anch’io non capivo cosa c’entrasse la rubrica Controcanto con noi, poi mi sono reso conto che anzi serve ad avvalorare ancora di più TG&F..

    Perchè nonostante tutto quello che abbiamo scritto in questi anni, sono ancora molti quelli che non ci leggono (ed anzi spesso quando qualcuno comincia a farlo è già troppo tardi) e per cui sono ancora in troppi a rimanere fregati da circoli e maestri..

    Le storie di Mario sono le storie di tantissimi ragazzi che ogni giorno per un motivo o per l’altro incontrano mille intralci nel loro percorso tennistico e non tutti hanno la fortuna di avere genitori così attenti come lo siamo noi e conseguentemente sono ancora troppi quelli che si perdono per strada..

    E questo alla lunga dminuisce anche la base perchè se io genitore ho avuto una brutta esperienza indirizzerò i miei figli verso altri lidi..

    La speranza è che chiunque ci legga consigli questa rubrica ai genitori dei nuovi tennisti in erba..

  177. Mario Polidori

    Per quanto riguarda l’esposizione, la parte narrata è il momento del vissuto, dove non c’è nessuna partecipazione da parte mia se non l’intento di rendere quello che ho ascoltato e quello che è il modo di aver vissuto, a torto o a ragione, quel momento da parte di Alessandro. la parte conclusiva è l’accettazione dei propri limiti e dell’errore commesso nella valutazione del comportamento del padre.
    Sono due momenti della narrazione assolutamente distinti.
    L’avevo chiarito anche con Stefano, capisco di non essere Dante, ma ragazzi, dai….

  178. Mario Polidori

    Grazie Max.
    A parte “non ce la faccio più” che evidentemente aveva il dente avvelenato con Baldoni ed il mio descriverlo in quel modo può avergli risvegliato vecchie ruggini, ma per il resto mi sembra davvero che si stia facendo il processo all’intenzione, che peraltro neanche c’è.

  179. Roberto Commentucci

    Ok, ok, d’accordo, mi spiego meglio.

    Il tono del pezzo era tutto asslutorio e apologetico, come diceva Stefano. Ed era talmente pervasiva, questa apologia e assoluzione,che induceva nel lettore la netta sensazione che si stava parlando di vittime, mentre i carnefici erano altri.
    Insomma, ho provato un pò quel che deve provare un rabbino leggendo l’apologia di Goebbels, e forseho esagerato.
    Ora, però, lasciate che vi dica che a me pare del tutto paradossale che in un blog dove ci si lamenta da 4 anni della scarsa qualità dei maestri di tennis italiani, si finisca per parlare in un pezzo dal contenuto universalmente assolutorio proprio di colui che è il principale responsabile, sul piano storico, di questa scarsa qualità, ovvero di Antonio Rasicci, il Grande e Potente Capo della scuola maestri per più di 20 anni (!). E non è una polemica di stampo filofederale la mia no: andatevi a leggere quello che scrivevo 3 o 4 anni fa sul settore tecnico e sulla scuola maestri dei tempi di galgani, nei riassuntoni di Stefano, e troverete esattamente le stesse convinzioni.

    Poi, per carità, sicuramente ho capito male io e non era tua intenzione Mario.

  180. Mario Polidori

    @Roberto
    il pezzo non era assolutorio ed apologetico come tu dici, per una ragione molto semplice, ed è che non sono stato io a tessere le lodi di nessuno.
    Se l’avessi fatto, ne avremmo potuto discutere, ma è il protagonista a raccontare la sua vita, senza assolvere e senza fare apologia di nessuno, ma soltanto provando stima o livore nei confronti di chi ha ritenuto di farlo.
    Mi dispiace, ma le cose stanno così.
    Ripeto un esempio già fatto: se avessi intervistato Satana e gli avessi fatto raccontare la sua storia, senz’altro, dal suo punto di vista, non avrebbe potuto parlar bene di Dio.
    Senza per questo essere accusato di eresia.
    Nè tantomeno io, che anche in quel caso, ne avrei riportato il punto di vista senza sindacare, ma soltanto per far sapere a tutti come Satana pensa e vive la sua situazione.
    Il lettore, a quel punto, pur traendo le sua conclusioni, su da che parte stare, avrebbe l’occasione per riflettere su una storia, sempre e comunque, degna di rispetto.
    Al di là delle mie capacità narrative 🙂 , la prossima storia sarà quella di Alice Moroni e sarà la sua storia non la mia, ciò che pensa lei. E se riprendiamo le altre storie, come quella di Giulia Remondina, mi volete dire che ho sponsorizzato Mauro Pezzi?
    Ognuno pensa e vive ciò che pensa e vive, io ve lo riporto, tutto qui.
    Poi si può prendere spunto per parlare od approfondire alcune cose, e ben venga anche Rasicci o chiunque altro, ma su come vivono le cose i protagonisti delle storie, non è in luogo sindacare, in linea di massima.
    Resta la facoltà di ognuno di dire quello che vuole, ma sarà quello che ha capito lui, non quello che ho scritto io 😉

  181. Mario Polidori

    ….a meno che non pensiate, e a questo punto mi viene il dubbio, che la rubrica Controcanto serva a smentire o non convalidare il percorso che ha fatto G&F in questi anni.
    Ci mancherebbe, è un completamento, conoscendo le storie personali di atleti, ed è un modo di ricordare che ci sono tante variabili in un percorso e non è mai facile, ed è anche un modo per ripercorrere alcuni argomenti che ormai nella discussione sono stati archiviati e che invece devono essere ripresi per chi si avvicina a leggere oggi.
    Non pretenderete che per capire di cosa stiamo parlando adesso, per esempio nel blog di Stefano, debbano andare a rileggersi i 4 anni di blog?
    E non si può nemmeno pretendere che il livello che si è raggiunto da Stefano sia rallentato, perché così tutti quelli che hanno seguito fino ad adesso dovrebbero addormentarsi per aspettare quelli indietro.
    Ha detto bene Max, è un completamento, per un lavoro che ha prodotto ottimi frutti e che, andando avanti, si sta strutturando in maniera più completa.
    Questo è l’intento, la mission, con anche l’aggiunta dell’Oste, che mi sembra una bella opportunità, la cui utilità sarà massima quando si riuscirà a veicolarci altri ragazzi ad interagire.
    Il G&F così avrà il salotto, la cucina, e la stanza dei ragazzi.
    Ed anche il Bar sotto casa 🙂
    Ad meliora, dico io.

  182. madmax

    Roberto..

    Ma perchè ti arrampichi sugli specchi?

    Hai preso un abbaglio colossale e stop..

    Mario ha fatto tre pezzi, il primo su un ragazzo di Calabria che poteva essere lui stesso, l’altro su una ragazza ex giocatrice conoaciuta al circolo e l’ultima su di un maestro dell’accademia dove gioca sua figlia per giunta ex giocatore e tutte e tre le storie parlano di ragazzi che per motivi differenti non ce l’hanno fatta.. Questo è il legame..

    Cosa caspita c’entrano Rasicci e Galgani?

    Tra l’altro i maestri “buoni” di oggi arrivano tutti da quella scuola mentre qualcuno dei nuovi l’ho conosciuto molto da vicino e Dio ce ne scampi.. Ed ora ho toccato con mano qual è il criterio, per cui forse sarebbe meglio lasciar perdere perchè tra qualche anno potrebbe esserci da ridere non poco..

  183. madmax

    Ecco dimenticavo..

    Remondina e Moroni, altre due ragazze dell’accademia, ragazze che ancora non ce l’hanno fatta sempre per motivi diversi… Questo è il legame oppure il legame è che i maestri della Vavassori hanno preso le targhe da Rasicci? E tu che dici che la Remondina non è ancora arrivata appunto pe questo?

  184. bogar67

    @Mad Max
    partendo dal presupposto che non esistono metodi standardizzati potresti per favore indicarmi la progressione di ore di gioco-allenamento da quando tua figlia ha in mano na racchetta come gentilmente ha fatto nicoxia?

    Nicoxia aveva indicato per la figlia:
    primo anno ha giocato 2 ore a settimana sola col maestro più una in gruppo;
    il secondo anno 1 ora solo col maestro più 3 in gruppo,
    il terzo 1 ora sola col maestro più 4 in gruppo
    lo scorso anno ha lavorato 6 ore in gruppo.
    Da quest’anno 10 ore in gruppo più 5 ore di preparazione atletica personalizzata (totale 15 ore)

    Mad Max pui farmi questo semplicissimo schema come sopra arrivando ai giorni nostri?

  185. Stefano Grazia

    No,allora mi dispiace perché finora ho cercato di trattenermi ma voi continuate a non capire…io non sto nemmeno a discutere se il pezzo sia un’apologia di Rasicci, io contesto il fatto che l’articolo si propone come un pezzo di ‘giornalismo’ superpartes con il tono (( ahimè’ buonista,eh eh eh) cioè’ di chi racconta i fatti perché ‘ hai un bel dire che tu fai parlare solo Baldoni ma in realtà’ col tuo cappello introduttivo lo giustifichi, lo commiseri, lo santifichi o comunque influenzi il lettore … Ora anch’io ho fatto un’intervista a Buzzelli da amico ma qualche domandina pepata o qualche contestazione gliela muovo…Tu ancora dirai: la mia non era un’intervista, ho voluto solo raccontare una storia …Benissimo, e alcuni di noi hanno ravvisato in quel che raccontavi qualcosa di stonato: io piu’ sulla forma e sull’etica, noncelafacciopiu’ su zbaldoni Himself e Roberto sulla rappresentazione di Rasicci … Io credo che se tu facessi per mestiere il giornalista in america o inghilterra il pezzo non ti sarebbe stato passato facilmente ma siccome non fai il giornalista nessun problema, siamo tutti qui a menarcela allegramente, nemmeno i miei pezzi sarebbero mai pubblicati…Del resto io mi salvo solo perche’ astutamente (?) evito ogni possibile critica replicando che la mia e’ una rubrica personale, il mio punto di vista, non Il Fatto bensi’ L’Opinione, anzi La Mia Opinione, Il Mio Punto Di Vista, e chi non la pensa come me, che vada a dar via …no, scherzo, chi non la pensa come me mi contesta e dice la sua …Ripeto, mentre non ho avuto granche’ da da dire sulle precedenti storie ( tutt’al più’ anche a me sembrava ,come ha osservato qualcuno, che se la ragazzina russa fosse stata poi così’ forte qualche risultato in più’ lo avrebbe fatto…perche’ e’ quello che dico io a nicholas: si, babbee’, sei bello bravo forte ma se poi non vinci tutto quel che puoi fare e’ il Maestro…), dicevo che mentre non ho avuto nulla da dire prima, questo articolo sul povero incolpevole Baldoni mi e’ sembrato stonato, e un po’ l’ho spiegato con i sensi di colpa, con il disagio per la rappresentazione del padre senza che poi venisse spiegato come si erano poi lasciati( suvvia, una domandina potevi anche fargliela, no? E dimmi, e con tuo padre poi come siete rimasti?), ma insomma, io senza manco sapere chi e’ e chi era Baldoni, e ripeto: a me magari sarà’ simpaticissimo) ho trovato l’articolo un racconto ( anche bello e scritto bene) di addiction o perdizione senza la redenzionefinale o lieto fine e per questo con la contraddizione della introduzione se vogliamo piuttosto retorica …Quando poi noncelafacciopiu’ ha detto la sua, sta cosa mi e’ balzata ancora di piu’ agli occhi…Certo, ripeto, chi sono io per dare agli altri lezioni di giornalismo o di comunicazione? Nessuno, e infatti farei meglio a pensare ai difetti di cui sono pieni i miei, di articoli, prolissi e dispersivi che casalinghe di vogherà, braccianti lucani e bogar sardi ormai saltano passando direttamente ai posts ( anzi, adesso nemmeno piu’, visto che ormai Controcanto e Oste stanno surclassando CDG per numero di commenti e magari qualcuno penserà’ che questo mio accamirmi sia sospetto…) No, scherzi a parte, premesso che qui non siamo noi i professionisti, se uno pero’ vuole scrivere accetta di espirai alle critiche …Io la vedo così’: se le critiche sono feroci intanto vediamo anche chi me le fa: se mi critica un mio Nemico Personale o un Neanderthal Culturale, babbee’, e’ un discorso, se me le fa qualcuno che stimo o comunque anche se non lo stimo dotato di una certa cultura ( letteraria o tennistica) e’ un altro e comunque vuol anche dire che se ci sono state critiche anche feroci a maggior ragione apprezzerò’ quando ci saranno gli elogi …

  186. Stefano Grazia

    Mi spiego meglio perché’ solo ora scrivendo in privato a Mario ho avuto un’epifania: non mi e ‘ piaciuta l’intro perché’ manca la Conclusione in cui si spiega perché’ secondo l’autore Baldoni e’ bello,nobile,buono etc etc, e in piu’ magari si e’ persa l’occasione per esplorare i rapporti col genitore che, visto da fuori, non e’ che ne esce molto bene ( difendo insomma la categoria…)

  187. Max
    “Nello specifico prendono il miglior fantino…….”.
    Non ti viene il dubbio che se prendono il miglior fantino in circolazione, questi, probabilmente il mental lo avrà già sviluppato per conto suo?
    Se io allenassi adesso Nadal mentalmente, cosa potrei dire di aver migliorato in qualcuno che è già un mostro in tal senso? Il mio lavoro sarebbe richiesto?

  188. Mario Polidori

    @Stefano
    prima di questa intervista non conoscevo Baldoni, per cui non avevo nessuna domanda pepata da fargli.
    Ti rispondo perché stimo la critica 🙂
    Ci sono diversi modi di fare un’intervista, quello più classico è porgli domande, che presuppongono intanto una conoscenza dell’intervistato, un buon giornalista di questo tipo non potrebbe essere ritenuto tale altrimenti, ed anche domande che possano essere il pensiero dei sui fan o dei suoi detrattori, il classico “c’è chi dice”.
    Mi sembra evidente che non è stato colto lo spirito di questa idea.
    Ma va bene, anche se non va bene passarlo come se non l’avesse colto nessuno, perché mi sembra che non sia così.
    E non è che non se ne sono accorti, semplicemente non sono andati a cercare quello che non c’é 😉
    Riguardo al cappello, non ci sono giudizi neanche lì, ma solo impressioni, se mi sono sbagliato sulle impressioni non potete farmene una colpa, sarà stato bravo Alessandro a farmi fesso, con buona pace di “non ce la faccio più”.
    Riguardo alla redenzione, ebbene, non c’è perché non c’è redenzione.
    La storia si articola in tre fasi, l’insostenibilità, la comprensione, ed il rispetto, ma le cicatrici restano.
    Non c’è un lieto fine vero e proprio o la consumazione del dramma, ma un misurato modo di comprendersi, pur facendo valere le istanze, è infatti una questione di cuore, sempre.
    Sia durante la storia, sia la “comprensione” finale. Solo di cuore.
    A me è piaciuta molto 😛

  189. simplypete

    Io. continuo a pensare, che cavalli ed essere umani: non siano la stessa cosa….
    Sono daccordo con Stefano e Roberto che l’articolo risulta troppo buonista, e Rasicci sembra un santo che ha salvato il ns buon Baldoni dalla perdizione etc etc.
    Per il resto, mi sto sempre di più convincendo, che il sistema fedrerale sia sostanzialmente inutile ed in alcuni caso dannoso, ma sono altresì convinto che il sistema siamo anche noi genitori, manca salvo rari casi la cultura sportiva.

  190. Mario Polidori

    @Simply
    Rasicci è colui con cui si è trovato bene Baldoni. Tutto qui.
    Lo ha scelto tra tanti, che faccio lo ammazzo?
    E’ una questione personale, come a me possa piacere Michael Jackson, intanto che ero in cerca di un cantante.
    Vogliamo dire che non ce ne sono altri in giro?
    Io potrei anche dire di no, ma è un parere personale.
    L’apologia è tutt’altra cosa. Ed anche il buonismo.
    Non capisco.
    Se io chiedo una storia, mi verrà raccontata come l’hanno vista loro, il bello è proprio questo, non conoscendoli, non hanno contraddittorio e sono liberi di parlare.
    Non vi pare utile?

  191. Madmax

    Maria..

    Quando non sono giovanissimi si ma come ti ho detto spesso i migliori sono passati da noi ed il mentale non era previsto..

    Simply..

    Anche se un po’ stupidi i fantini sono ancora degli umani però..

    Ma anche i cavalli dal momento che li alleni per vincere sono atleti tali e quali agli umani e tu non ti immagini nemmeno quanto sia importante per loro essere tranquilli.. 🙂
    Ed il lavoro che c’è dietro fin da puledri per tenerli tranquilli…

  192. Madmax

    Maria..

    E quindi non essendo previsto non l’hanno mai utilizzato, ne prim e ne dopo..

    Simmply..

    Non è così ma anche se fossero diversi quindi cosa non trovi giusto e cosa soprattutto proporresti di diverso?
    No perchè un fatto è dire quello non va bene ci sarebbe da fare questo, altro è non dire mai sostanzialmente nulla..

  193. non ce la faccio più

    @Mario Polidori
    Io il dente avvelenato c’è l’ho con nessuno, nè tantomeno con Baldoni, visto che non sono un Insegnante di tennis! Ribadisco che ho voluto semplicemente portare a conoscenza dei lettori alcuni aspetti che i più non conoscevano anche per non far passare per un novello “antico romano con la consapevolezza dei grandi ed il piglio fiero”, come lo descrivi tu, una persona che appena ha avuto un pò di potere ha riversato in modo inqualificabile, su gente senza colpe ed inerme, tutte le “frustazioni”, passami il termine, accumulate precededentemente. E non voglio andare oltre!

  194. Mario Polidori

    @Non ce la faccio più

    dovrei usarlo io il tuo nick 🙂
    Ho usato il termine di dente avvelenato, forse troppo colorito, preso dalla discussione, ma non era quello che volevo dire, ho sbagliato termine.
    Volevo soltanto dire che il tuo intervento è l’unico che ha senso, perché attiene ad una mia affermazione.
    Anche se poi ho spiegato, che è l’impressione che ho ricevuto dalla conoscenza di Alessandro, non lo conosco da 20 anni, per cui ho solo riportato quello che ho ricevuto in quel momento.
    Ma fa parte del gioco.
    Potrei essere anche perdonato per questo 🙂

  195. non ce la faccio più

    @ Mario Polidori
    Dimenticavo di dirti che il paragone che fai con Satana non ha niente a che vedere con questa vicenda! Satana lo conoscono tutti e tutti sanno la sua indole! Nessuno può farsi idee diverse in base a tue argomentazioni! E poi, anche nel caso Satana dicesse la pura verità in un’intervista mica sono tenuto a dire che è bello, buono e bravo solo perchè fa’ bene il suo mestiere! Sempre Satana è! E’ chiaro che quanto ho detto non ha niente a che vedere con Baldoni!

  196. Mario Polidori

    ok ragazzi…..ho capito, ma resto del mio avviso, quello che gli altri vogliono dire io ve lo riporto, quello che mi sembra in quel momento io ve lo riporto.
    Quando intervisterò Panatta, ci metterò gli stessi ingredienti, ero il mio idolo da ragazzino, come potrei parlarne male….
    Ma quello che conta è che lui racconti la SUA storia…. non che io abbia visto giusto o sbagliato.
    Se ne parlo male magari mi attaccano 🙂
    E’ un mestiere pericoloso il mio.

  197. Max,
    se il mentale è un aspetto importante nel tennis agonistico, (e questo è acclarato) vale la pena allenarlo.
    E’ esattamente come la PA: è fondamentale e tu fai del tuo meglio per cui niente sia lasciato al caso. Lo stesso dicasi per la parte tecnica e tattica.
    Se i ragazzi non vengono allenati in tal senso, sarà il campo da tennis a fare la selezione naturale.

  198. simplypete

    Mad grazie per la domanda…come di rebbe un politico navigato.
    Io cmq non ho detto che quello che stai facendo non va bene, penso solo che il paramentro di riferimento non debbano essere i cavalli, d’altra parte non mi risulta che Giovanni abbia mai allevato cavalli…..
    L’allenatore di Muster e Gaudenzi e Skoff faceva di professione il giornalista, il papà della Wozniaki il giocatore di pallone, tu potresti essere il primo che porta una top ten arrivando dal mondo dei cavalli, non lo so il futurò dirà.
    Spesso condivido quello che dici, alcune volte no, ma non è mica questo il punto tu hai il tuo trascorso io il mio, magari un giorno scopriremo che avevamo torto entrambi, (oppure ragione entrambi), quello che conta ora e che tu fai le tue scelte ANCHE in base al tuo background come ex-allenatore cavalli io di quel mondo non ne so nulla, per cui ti cito”..Ma anche i cavalli dal momento che li alleni per vincere sono atleti tali e quali agli umani e tu non ti immagini nemmeno quanto sia importante per loro essere tranquilli..
    Ed il lavoro che c’è dietro fin da puledri per tenerli tranquilli…
    Ora, io, pur sforzandomi, non riesco ad immaginare che per tenere tranquilla Alessia, usi gli stessi sistemi che vengono usati per un cavallo; con mia figlia, rispondendo alla tua domanda, sto instaurando un rapporto di reciproca conoscenza dove tutti i giorni, cerco di comprendere meglio come funziona la sua testolina, e come posso interagire meglio con lei, poco alla volta qualche risultato inizia a vedersi, la chiave a mio parere è la personalizzazione anche del lavoro mentale, e proprio perchè è un lavoro personalizzato mi viene difficile immaginare come vincenti metodi standard che provengano da questo o da quell’ambiente in particolare…

  199. nicoxia

    Bravo Simply,però la personalizzazione la puoi fare se hai la conoscenza,in questo il blog è fondamentale per l’accrescimento,ma se non hai il dono della sintesi riuscendo a filtrare ed ad interpretare correttamente le notizie per poi personalizzarle il percorso è più difficile.

  200. Stefano Grazia

    Be’, cosa state dicendo? Che per tenere tranquilli i nostri figli bisogna drogarli con dosi DA CAVALLO?
    Scherzooooo….

  201. Madmax

    Maria..

    Fermo restando che come dici cerco di tenere sotto controllo tutto, la mie esperienza mi porta a pensare che è fondamentale per alcuni,non per tutti.. Magari sarà proprio il caso di mia figlia ma questo lo vedremo tra un paio di anni..

    Anche nelle squadre di calcio il mental è l’unica parte a discrezione..
    La PA al contrario non lo è.. E nemmeno la tattica..

    E mi piacerebbe fare una domanda a Stefano Grazia che a Bradenton è di casa..

    Ma la Sharapova ha avuto bisogno del mental? Da come la vedo io mi sembra improbabile.. (A parte quello normale che fanno fare a tutti anche agli short timer)

    Simply..

    Ecco da quello che scrivi capisco che forse mi sono spiegato male io.. 🙂 (anche se mi sembrava di averlo specificato)

    Quando parlo di cavalli (ma anche di fantini) mi riferisco sempre al percorso e mai al come.. Cioè voglio dire per tenere tranquilla Alessia è ovvio che farò in altro modo ma l’attenzione va riportata al fatto che dovrò tenerla tranquilla, perche siano cavalli, fantini o saltatori in lungo o appunto fantini, di fondamentale c’è che devono essere in relax prima della prestazione per potere dare il meglio..

    Mi accorgo (e qui aveva ragione Nicoxia) che do per scontate troppe cose, ma per uno che arriva dallo sport (ed ecco perchè nel tennis risulta fantascenza essendo stato fino ad ora organizzato come un gioco) è normale personalizzare ogni cosa.. Altrimenti l’avrei lasciata in Accademia.. 🙂

  202. simplypete

    …. cosa state dicendo? Che per tenere tranquilli i nostri figli bisogna drogarli con dosi DA CAVALLO?
    Scherzooooo….

    Stefano…mi fai morire dalle risate

  203. Max
    ti garantisco che tutti i tennisti professionisti fanno o si sono sottoposti a qualche forma di allenamento mentale. Ma se tu glielo vai a chiedere ti risponderanno tutti di non farlo o che non lo hanno mai fatto. E sai perchè? Perchè nessuno ha interessi a rivelare i segreti del proprio successo e perchè è ancora atavico pregiudizio che chi si sottopone ad un programma mentale, e con esso associata la figura dello psicologo, abbia una qualche forma di “patologia”.
    Dal dentista non si va solo per curare, si va anche per fare “igiene” dentale, per prevenire e per rinforzare.

    Ti faccio una domanda. Tu pensi che la Ivanovic dopo essere scivolata nelle graduatorie mondiali, nel rientrare nel circuito non si sia avvalsa dell’aiuto e dell’allenamento mentale? Tu pensi che Silvia Farina che è stata Nr 11 WTA o che la Schiavone non avrebbero potuto fare a meno di fare il mentale? Perchè lo hanno fatto? Perchè erano deboli? Perchè erano depresse? Perchè non ottenevano risultati?Sai che Tiger Woods pur già da quando era il numero uno ha sempre un coach mentale che lo accampagna in giro per il mondo? Sai che lo sciatore Jean Cloude Killy, tutta la valanga azzurra e rosa, Martina Navratilova e Michael Jordan hanno sempre avuto nel loro staff un allenatore mentale? E non mi sembra che stiamo parlando di mezze cartucce o di pippe nei loro sports!!!!! Sai che le squadre di calcio come Milan e Juventus, per esempio, hanno nel loro staff un preparatore mentale? Il mondo dello sport non è solo quello dei fantini ed educare è meglio che dover curare dopo…….. Molti sportivi danno la sensazione di non avere bisogno di allenamento mentale perchè ci stanno o ci hanno già lavorato sopra. Se Monet ha un figlio professionista (che da quanto ho capito ha un carattere molto acceso), prova a chiedere a lui se sta facendo qualcosa nel mentale, prova a chiedergli se i comportamenti del figlio sono stati da sempre connaturati nella sua persona o/e se si sono esacerbati andando avanti nel professionismo. Chiedigli se forse l’allenamento mentale in giovane età non gli avrebbe risparmiato mooooolto e più duro lavoro da professionista………. Non ti fidare soltanto dell’esperienza delle giocatrici russe. Tua figlia è una persona prima di tutto, ha le sue peculiarità e poco importa se viene dall’Argentina, dal Kurdistan, dalla Russia o dal Kenia.

  204. Stefano Grazia

    Secondo me il problema e’ invece un altro: e’ capire se davvero il lavoro mentale fatto dai Mental Coach serva davvero o se e’ n’è più’ n’è meno equivalente a quello fatto da tutti i coach del mondo, chi più’ chi meno bene…non potendolo quantificare e’ davvero dura…anche perché’ senti per esempio che Federer ha fatto si un po’ di menta l da piccolo ma quando scopri che ha fatto solo 10-12 sedute e’ normale chiederai quanto abbiano davvero potuto incidere…più’ quelle o più’ la possibilità’ di parlare con mirka?
    L’anno scorso il menta l era l’unico extra che pagavo a nicholas…risulta t? Zero, nadaliani, anzi peggio…non do certo la colpa al menta l in s’è, magari era quel menta l tutor che era scarso… Quest’anno game on e psicologo sportivo, il numero uno dell’academy ( anche perché’ essendosi appassionato al caso e’ coperto da assicurazione), due sedute a settimana .. Risultati? Boh, lieve miglioramento nel comportamento ma risultati tennistici perfino peggiori ( l’anno scorso almeno trionfava nei tornei del giretto!)… Nemmeno qui miermetto di criticare o di emanare sentenze alla Paolo Villaggio con la corazzata potemkin, pero’ un po’ di scetticismo continuo a nutrirlo…e anche la difesa di categoria di Maria e’ troppo vaga perché’ in realtà’ non c’e modo di quantificare e di capire se davvero tizio vince perché’ fa mental … Lo faceva la sharapova? Non lo so, direi che quasi sicuramente qualcosa avrà’ fatto e starà’ facendo ma dire se davvero le serva a qualcosa … E’ questa la risposta da un milione di dollari… Secondo me il vero menta l glielo ha fatto a suo tempo il mitico Yuri…

  205. Mauro g&f

    Stefano, mi meraviglio del tuo approccio poco scientifico alla problematica “mental”.
    Alcune terapie, come la cognitivo-comportamentale ha detto ottimi risultati nella maggior parte dei casi trattati (certo non in tutti):

    La psicoterapia cognitivo-comportamentale, come suggerisce il termine, combina due forme di terapia estremamente efficaci:

    La psicoterapia comportamentale: aiuta a modificare la relazione fra le situazioni che creano difficoltà e le abituali reazioni emotive e comportamentali che la persona ha in tali circostanze, mediante l’apprendimento di nuove modalità di reazione. Aiuta inoltre a rilassare mente e corpo, così da sentirsi meglio e poter riflettere e prendere decisioni in maniera più lucida.
    La psicoterapia cognitiva: aiuta ad individuare certi pensieri ricorrenti, certi schemi fissi di ragionamento e di interpretazione della realtà, che sono concomitanti alle forti e persistenti emozioni negative che vengono percepite come sintomi e ne sono la causa, a correggerli, ad arricchirli, ad integrarli con altri pensieri più oggettivi, o comunque più funzionali al benessere della persona.

    Quando sono combinate nella PCC, queste due forme di trattamento diventano un potente strumento per risolvere in tempi brevi forti disagi psicologici.

    E’ chiaro però che non è efficace con tutti ed esistono psicologi e psicologi….

  206. Atti

    Maria…
    Tutto puo’ servire…nulla è indispensabile…quanto il buon esempio diretto.

    In un ambiente tennistico in cui ci si lamenta dell’ABC…farai fatica ad ottenere molti consensi su UVZ…non sembra ma siamo tutti dei trogloditi…dei monotematici…parliamo dalla mattina alla sera solo di palle (da tennis) e di aperture…tennistiche…non certo di quelle mentali !
    Scherzo……anch’io come Max e il Doc…non la vedo una priorità a livello di ragazzini senza certezze sportive di nessun tipo…
    Ma qui parliamo di ragazzini normali, quasi sempre che vanno bene o benissimo anche a scuola…che socializzano tranquillamente, che mediamente sono abituati a pensare con la loro testa…che sono a loro modo…dei leader.
    Se non vincono…non credo dipenda dal Mental…purtroppo ha ragione il nostro notaio Nik…sarebbe una delle tante scuse…semplicemente il loro livello attuale è quello.
    Poi se è un servizio offerto all’interno di un Accademia…ci puo’ stare…l’utente paga…l’utente decide…
    E se serve…o se non serve…l’importante è che chi si avvicina ci creda ! anche l’effetto placebo, come sappiamo…qualche volta puo’ far miracoli.
    Parlo in generale, senza nessuna polemica, perché per le eccezioni ovvio che è un altro discorso…e se uno ha problemi depressivi e/o di stress..è tuttaltra faccenda…e torniamo seri!

    Mentre siamo d’accordo, che per i personaggi pubblici…è diventata anche una moda…politici inclusi. Una delle tante cose che abbiamo subito copiato dall’America.
    La seduta settimanale in analisi…è anche uno status simbol…come il Suv o la casa in montagna…
    Ma di cazzate… ne fanno lo stesso…così tanto per non.. annoiarsi.

    La realtà..è che è la realtà..che ci frega !…nei sogni…tutto funziona perfettamente !

  207. Stefano,
    anche per il mental, secondo me, vale quello che vale per la PA, per la tecnica e la tattica; non importa cosa fai ma come lo fai.
    Se vuoi che qualcosa funzioni per te devi credere ed autoconvincerti che quella cosa ti possa fare bene (gli effetti placebo non sono altro che una conseguenza di ciò).
    E quando viene fatto, il lavoro deve essere cucito su di te, deve essere specifico, ed orientato in un determinato tempo. Nessuno saprà mai con certezza se una ragazza ha appreso perchè lo ha visto fare, perchè si è esercitata, perchè lo ha sentito dire etc o se per tutto il contesto in generale. La cosa importante è che lo fa.
    Ripeto: un allenatore, a prescindere dalle ragioni, valuta in che punto si trova l’allieva e dove dovrebbe arrivare facendo un certo lavoro in un dato tempo. Alla fine del tempo prestabilito, se la porta a destinazione ha svolto la sua missione, se non ci riesce ha fallito il suo compito.

  208. Atti,
    a mio modo di vedere il mentale nel tennis serve solo a chi decide di fare agonismo e decide comunque di investirci tempo, risorse personali e denaro.
    Io penso che essere forti nel mentale ed essere scarsi in PA e tecnica creerà sempre dei “perdenti felici”.
    Una cosa la do però per certa: più in alto si va nei valori tennistici in cui si ha livellamento di abilità atletiche e tecniche e più il mentale fa la differenza.

  209. Atti

    Vabbe Maria…non è su questo che voglio tirarla lunga…
    Capisco il tuo ruolo…e le naturali convinzioni di chi crede e fa bene nel suo lavoro…ci mancherebbe.

    Dico solo che il mental è fondamentale..averlo dentro…cucirselo addosso è piu’ complicato…
    Come saprai meglio di me…il carattere…è nel DNA…finchè non si clonerà anche il cervello…rimane una cosa unica…
    logico che farà sempre di piu’ la differenza…logico..che i miracoli..non li fa nessuno…neanche un buon mental.

    iL mental migliore…sono i risultati.

  210. Atti,
    “volli, sempre volli, fortissimamente volli”.
    Nessuno è nato arrivato o imparato. Dalle mie parti si dice che “il perdente trova sempre una scusa, il vincente trova sempre una soluzione”. Imparare, lavorare e darsi da fare per cambiare è una soluzione; adattarsi e convivere con ciò che si è piangendosi addosso è una scusa.

  211. Stefano Grazia

    Vedete dove si finisce per ricadere tutti,sull&effetto placebo…E sul fatto che uno deve crederci… E secondo te, Maria, un bambino di 10-12-14 aa va dallo psicologo sportivo perché ‘ ci crede veramente o per he’ ce lo mandano? Poi e’ vero quel che dice Mauro, ci sono menta l tutor e menta l tutor ( e coaches e coaches che possono fare meglio di loro il menta l… Ma anche coaches che i bambini possono distruggerli, verissimo…Anche certi genitori, a dire il vero … Probabilmente io fra quelli, chissà’, ma non lo sapremo mai per certo ..

  212. Atti

    Maria…

    Le frasi e i proverbi ci vengono sempre incontro…e ci cosano !

    Ha ragione il Doc…il mental..è piu’ utile..a noi adulti !

  213. giogas

    Nei recenti tornei ITF ad Antalya, il francese Mina Gianni si è presentato con quattro coach al seguito: preparatore atletico, preparatore per la tecnica, preparatore per la tattica e preparatore “mental”. Poteva sembrare esagerato ma i fatti gli hanno dato ragione….

  214. Madmax

    MAria..

    Io quello che so per certo che i milgiori fantini del mondo non hanno mai fatto mental training e questo è un fatto..

    Ho amici d’infanzia che sono giocatori di calcio vincitori di un mondiale che non ci sono mai stati (e che mi hanno detto invece che altri componenti della squadra ci vanno), per cui ribadisco che credo sia importante per chi ne ha bisogno..

    Simply..

    Prova domandare a Giovanni cosa ne pensa.. Cmq ci stiamo lavorando alla sua/ns maniera.. 🙂

    Giogas..

    E secondo te i fatti quali sarebbero, aver vinto un torneo ETA under 12 o 14?

  215. Atti
    il mentale può essere utile per tutti. Dipende sempre da come viene fatto. Certo che se ti metti a parlare in termini di psicologia pura come ha fatto nel suo post Mauro, sarai forse comprensibile ad un adulto ma certamente non ad un ragazzo.

    E con questo rispondo anche a Stefano: un ragazzo di 12 anni non lo affiderei mai ad uno psicologo dello sport che intende la psicologia in modo classico. C’è modo e modo di fare le cose. E lo psicologo dello sport, che non scende in campo, non è certo la figura professionale più indicata a seguire lo sviluppo mentale tennistico di un 12-14enne. Ti ricordi le parole della figlia di Max “voi mi dite che questo è necessario ed io lo faccio..”. Secondo te ha senso per un ragazzo di 10-12-14 anni svegliarsi presto la mattina per fare PA oppure stare su un campo tutto il pomeriggio ed alla fine fare anche stretching?
    La verità è che per loro non ne ha, mentre per un adulto ne ha. E così, mentre imponiamo duri allenamenti di PA, stretching, tecnica etc. perchè le riteniamo indispensabili, sulla preparazione mentale si preferisce sorvolare perchè la si ritiene di seconda importanza o non necessaria. E poi quando la frittata è fatta si corre ai ripari, immemori che anche nel mentale esistono le fasi sensibili.

  216. Alessandro Nizegorodcew

    @madmax
    Mina ha vinto torneo Itf da 10.000$ di Antalya.. un torneo professionistico.. non si parlava, in questo caso, di tornei giovanili..

    E’ un classe 92 ed 600 Atp.. anche se non sono entrati ancora questi punti..

    Per dovere di cronaca, mi sembrava giusto dirlo

  217. bogar67

    Il mentale nel mio piccolo:
    Oggi mia figlia ha giocato a 19,77 con il migliore bimbo sardo del 2003 che farà il lemonbowl. Dopo i primi quattro game molto tirati e finiti ai vantaggi, mia figlia sul 3/1 a sfavore si è abbattuta e ha quasi smesso di giocare non assumendo più le posizioni utili a rispondere e stava in campo giusto per starci e con vistoso broncio, cosa avrei dovuto fare io come genitore? In campo non ho detto nulla se non incoraggiare bonariamente ma poi sempre con il sorriso ho insegnato una parola che ancora non è nel vocabolario di mia figlia e cioè demoralizzata, cercando di far capire che non bisogna mollare mai.
    Ora capisco che parlate di mental di bimbi di 10/12 anni o perfino di Pro ma vi ho voluto raccontare che il mental è importante a tutte le età.

  218. Mario Polidori

    @per tutti
    stiamo confondendo il mental con lo psicologo.
    Sono due cose nettamente differenti.
    Maria sta svolgendo un lavoro in proposito talmente complesso che è difficile renderlo esplicito e comprensibile nel blog.
    Io ho avuto modo di approfondire con lei ciò che sta facendo, e vi posso assicurare che siamo tutti fuori strada.
    Nel senso che ciò che si è capito è che dobbiamo curare la mente come da uno psicologo, invece è tutt’altro, si tratta di conoscere le proprie potenzialità mentali, non strettamente psicologiche ed allenarle così come le altre cose che riguardano il tennis.
    Tutto in assoluta assenza di patologie.
    Che invece potrebbero insorgere in mancanza di un’adeguata preparazione, per i motivi più svariati.
    Maria, è importante quello che fai, ma penso di debba rimescolare la carte e ricominciare daccapo, perché mi pare che stiamo andando da un’altra parte.
    O magari mi sbaglio.

  219. madmax

    Ale..

    Ti ringrazio della precisazione e come dicevo probabilmente lui ne ha bisogno e cmq da 600 del mondo forse si può anche comprendere..

    Maria..

    Per dovere di cronaca e perchè ti sia chiaro con chi stai parlando.. 🙂

    Non è che preferiamo sorvolare, è che per la nostra esperienza (Giovanni ha portato una sua allieva nr 24 wta, io ho fatto il miglior fantino italiano degli ultimi trent’anni ed uno tra i migliori del mondo)non lo riteniamo per ora fondamentale..

    Il giorno che professionisti di altissimo livello mi dimostrano che è fondamentale, comincerò a prenderlo in considerazione..
    Tra l’altro qualcosa in campo facciamo a livello sia di linguaggio che di comportamento che deve tenere a seconda di specifiche situazioni.. Ma sinceramente non mi sento di chiamarlo mental training..

  220. Mario Polidori

    @Max
    siccome ti conosco e so che non lasci niente al caso, sono sicuro che se conoscessi più dettagliatamente il lavoro che sta facendo Maria, cambieresti idea, anzi, per essere più corretti, diventerebbe uno dei tuoi strumenti.
    Il tentativo, da parte sua, di semplificare ha confuso le acque 🙂

  221. Mauro g&f

    Max, il giorno che Giovanni ti dirà che buttarti nel fiume è un bene per Alessia, temo che lo farai. Scherzo ma non troppo. Invito anche te e il tuo Giovanni ad un atteggiamento più scientifico sull’argomento per il bene di tua figlia. Anche l’effetto placebo che di tanto in tanto si parla è la prova provata dell’importanza e della forza della mente, pensare che basti allenarsi duramente per fortificarla, è come credere che serva vedere uno correre per allenarsi. Anzi il soffrire troppo in allenamento potrebbe indurre il tennista giovane a pensare di avere troppo da perdere in partita e quindi far decrescere la propria prestazione causa sovrattivazione.

  222. madmax

    mauro..

    ti voglio bene, ma ne riparleremo tra qualche anno..

    prima l’omeopatia poi queste altre amenità suvvia ragazzi tra un po’ crederete anche agli asini che volano..

    e gli altri intanto vincono..

  223. andrew

    dubito che Alessia possa avere bisogno del mental… almeno in un campo da tennis…

    Quelli che hanno bisogno del mental sono i tennisti italiani che hanno vissuto il tennis nei circoli e che prima o poi dovranno fare i conti con il tennis del campo da tennis… e secondo me, anche con il mental, non ne verranno mai fuori completamente…

  224. X tutti,
    come ha scritto giustamente Mario, non è questo il momento ed il luogo di essere esplicita. La mia sorte è simile a quella della sibilla cumana. Per adesso accontentatevi degli indizi. Un giorno forse tutto vi sarà chiaro.

    Max,
    io non parlo di PA. Parlo di mentale. Sono due cose completamente diverse. Dai a Cesare quel che è di Cesare. Io non mi permetto di mettere in dubbio o giudicare quelle che sono le competenze ed il lavoro tuo o del tuo PA. Ma i programnmi federali di nazioni come Spagna e Francia per i ragazzi agonisti promettenti includono già l’allenamento mentale all’età di 8 anni. E mi sembra che i risultati diano ragione a loro, per il momento………Ma non te la prendere Max, sii ottimista, che fra una decina d’anni ci arriveremo anche in Italia !!!!! 😉

  225. madmax

    Diglielo Andrew, diglielo.. 🙂 🙂

    Maria

    Spagna e Francia non sono i miei modelli..

    La Francia ha una federazione ricchissima e potentissima grazie agli introiti del Roland Garros, ha tanti buonissimi giocatori ma non ha un top five.. Nelle donne dopo la Mauresmo (la ragazza con più problemi di mental del circuito)il vuoto..

    La Spagna ha il Dott. Fuentes.. E di donne nemmeno l’ombra..

    In compenso i primi giocano tutti bene a tennis (grazie ad una buona scuola ed io infatti ho curato l’aspetto tecnico da subito) ed i secondi sono dei grandi lavoratori molto ben preparati a livello fisico(e noi in questo non siamo secondi a nessuno).. Queste cose le ho prese ad esempio..

    Mauro..

    Per richiarire..

    Come ti ho già scritto tempo fa le mie opinioni e ed il mio sapere sono antecedenti all’incontro con Giovanni.. La sua conoscenza è stato l’incontro di due persone che la pensano allo stesso modo quindi non posso dirti nemmeno che ul nostro connubio abbia rinforzato le mie idee, perchè per quello ci hanno pensato anni di risultati.. 🙂

    A lui ho dato in mano la PA a indirizzo tennistico perchè era una sua competenza ma sono state le opinioni concordanti che me l’hanno fatto scegliere. Io non avevo bisogno di imparare delle metodologie a me servivano professionisti del settore che mettessero in pratica le mie ed è evidente che è più facile se lo fai con chi la pensano come te..

  226. Andrew,
    le vere difficoltà a livello mentale cominciano un po più in la, quando le caratteristiche caratteriali adesso ancora latenti saranno ormai diventate sedimentate ed interiorizzate. Apetta 3 o 4 anni, ci diamo appuntamento, e poi ne riparleremo…….

  227. Max,
    se le tue scuole di riferimento non sono la Spagna o la Francia perchè non eccelse a livello di risultati, prendi a riferimento la scuola russa? quella argentina? quella americana?, quella ceca?, Quella australiana?
    Non mi sembra che a livello di risultati siano messi meglio di francesi e spagnoli.

    La Spagna non avrà tenniste donne di rango, ma com’è che molte ragazze italiane cominciano ad ottenere risultati da quando si allenano in Spagna? Anche loro vanno da Fuentes?

  228. madmax

    Maria..

    Uno che va via dall’italia migliora anche se va ad allenarsi in papuasia.. andrew ha totalmente ragione..

    l’unico riferimento valido sono le ragazze dell’est perchè tolte le williams sono le uniche che quando hanno le motivazioni (l’unico vero mental) sono quasi invincibili..

    anche la wozniaki è mezza polacca..

    Il loro mental è quanto di peggio esista per voi mental trainer (anche per me a dirla tutta) perchè deriva da botte e stangate ed anche nei migliori dei casi cmq da una disciplina ferrea..(e mai da un linguaggio positivo) voi non conoscete bene cosa sia l’educazione russa, ed allora ve lo spiego io: anche senza bisogno che ci sia di mezzo lo sport sono solo e sempre botte da orbi se non si fila dritti ma spesso è lo stesso perchè i papà per cultura di quel paese sono sempre ubriachi.. li ogni scusa è buona per far festa e festa li significa ubriacarsi..

    Questi ragazzi miei sono gli avversari non altri.. tra gli uomini molti entrano nella mafia e chi fa sport ha molti sport tra cui scegliere.. le donne o sono la moglie del capo o sono nei night o giocano a tennis.. e quindi so cazzi amari…

    Il mental? Non scherziamo per favore..

  229. madmax

    e come si fa a dire che a livello femminile i risultati delle russe non siano mrglio di spagna e francia, che fino all’anno scorso sette delle prime dieci erano russe? (o giù di li)

    E se ora lo sono un po’ meno (ma sempre più di quei due paesi) è solo perchè hanno cominciato la festa.. 🙂

  230. Max,
    non so chi abbia messo in mente a te ed Atti che io sia una mental trainer. Dai vostri interventi è quello che posso capire. Quanto a botte e soprusi i papà Williams, Dokic, Agassi, Pierce etc non sono stati secondi a nessuno. Purtroppo si tratta di un metodo “educativo” abbastanza diffuso e globalizzato. La stupidità non ha confini.
    Друг мой, я прекрасно осведомлен о ситуации в теннисе в России. Потихоньку все меняется также и там. К счастью социальньная ситуация дает возможность ребятам на другую жизненную перспективу. Удачного дня. 😉

  231. simplypete

    Che l’aspetto mentale sia fondamentale è evidente, in uno sport, dove la palla staziona ben “5 millesimi sul piatto corde”, dove la decontrazine o mancata contrazione di un muscolo ti fa tirare fuori di 10 cm. o dentro di 5 cm.
    Detto questo, mi sembra, che di professionisti veramente preparati in materia, c’è ne siano veramente pochi…una buona giocatrice italiana un giorno mi disse a proposito degli esecizi di mental: ” da quando lo faccio sono più tranquilla in campo, peccato che adesso “visualizzo” solo il telone”, mentre prima ero nervosa ma tiravo in campo…

  232. madmax

    Grazie Maria..

    Per ora però le opportunità diverse non so fino a che punto siano migliori..

    E sicuramente a tennis vinceranno di meno.. 🙂

  233. madmax

    Ah dimenticavo..

    Complimenti per il tuo russo… Mi dice mia moglie.. 🙂

    Però ora dicci chi sei di dove sei cosa fai etc etc..

  234. Simplypete,
    tutti i cambiamenti, soprattutto quelli radicali, richiedono comunque un periodo di adattamento.
    Per trovare le eccellenze bisogna girare, chiedere, informarsi ed essere disposti anche a spendere……

  235. Max,
    vuoi la verità?: sono una spia russa in incognito, temporaneamente in Italia sotto la copertura dello sport 🙂 😉
    Ma non lo dire a nessuno, ti raccomando o mi rispediscono in Siberia!!!!!

  236. Roberto Commentucci

    C’è modo e modo di dissipare.

    Io preferisco chi i soldi li “dissipa” investendoli in promozione, magari con un’iniziativa rischiosa e difficile, ma cercando di allargare la base dei praticanti (e i dati sul tesseramento mostrano che non si tratta di chiacchiere) a chi li dissipava mettendoseli in saccoccia.

    Questione di punti di vista.

    I bilanci saranno pubblicati presto.

    Tra l’altro, qua addirittura siamo arrivati aalle minacce di stampo mafioso. Benone, viva la democrazia.

  237. madmax

    ah ah ah

    allargare la base dei praticanti senza passare dalle scuole, ma siamo seri per favore…

    E lo sai benissimo come si è fatto per aumentare il numero dei tesserati..

    Sono tutte queste cose che non ti rendono più assolutamente credibile Rob..

    poi come in tutte le cose non sbaglia solo chi non fa nulla ma fare promozione nello sport tralasciando le scuole è come voler creare dei tennisti facendoli allenae un’ora per tre volte la settimana ovviamente senza fargli fare PA!!

  238. andrew

    si, Roberto facci ridere ancora!!!

    La promozione che si fa è appunto una “promozione”, ossia si “promuovono” a cariche superiori coloro che già sono dentro..

    Solidarietà invece per il brutto nick che ti ha rivolto quelle parole…

  239. Max,
    se neppure il sistema calcio è riuscito ad entrare nei programmi della scuola italiana, temo che il tennis, con grandissimo disappunto, non ci entrerà mai 🙁
    Sport e scuola italiana vanno su binari completamente diversi. 🙁

  240. Roberto Commentucci

    Max, la promozione nelle scuole non si fa con una bacchetta magica. Per prima cosa si è ottenuto per il tennis il riconoscimento di disciplina sportiva che rientra nei programmi di educazione fisica dal ministero dell’Istruzione.

    Poi c’è il progetto CONI di alfabetizzazione motoria della scuola primaria.

    Poi c’è la promozione fatta sul teerritorio da Circoli e Comitati Regionali (là si può migliorare sicuramente).

    Comunque, dal momento che io non sarei più credibile, questo è il mio ultimo post su Spazio Tennis.

    Vorrà dire che mi limiterò a scrivere articoli.

    Torno a rimboccarmi le maniche per fare qualcosa di concreto, come ho sempre fatto, anziché stare qua a farmi minacciare e insultare.

    In bocca al lupo a tutti, di cuore.

  241. madmax

    Maria..

    E allora Mario lo licenzio!! 🙂

    Per quanto riguarda l’entrare nelle scuole, non è proprio così e cmq come scrissi l’anno scorso (o due anni fa) si può fare meglio..

    Qualche maestro per i fatti suoi va già a fare dei corsi nelle scuole, basterebbe farne un po’ di più..

    In molti paesi spesso ci sono palestre comunali completamente vuote e dove quindi si possono far giocare i bambini a costi contenuti..

    A mio avviso in questi luoghi si potrebbe (invece che il paddle ed il beach tennis che è rivolto agli adulti) “spingere” maggiormente il minitennis che con misure del campo contenute, palle morbidissime e rete bassa rende possibile a tutti il giocarci e l’appassionarsi al tennis.. Oltretutto il campo non sarebbe solo uno ed i banmbini che possono divertirsi sono moltoi di più..

  242. madmax

    Ecco Roberto, così ti cali completamente nella parte e fai solo la spia.. 🙂

    Sempre più pin basso e senza senza fine… la caduta..

  243. Max,
    a mio modo di vedere si tratta proprio di modello culturale. Per la scuola italiana, cosi come sono programmate le ore e le attività di educazione motoria (come la si chiama adesso) è solo un palliativo (completamente inutile) per combattere la crescente obesità infantile, per fare in modo cioè che i ragazzi stiano in piedi ed in movimento invece che seduti. Per quanto posso vedere io, durante le pochissime ore a disposizione, gli scolari non fanno ne educazione, ne tantomeno movimento. Sono d’accordo con te Max, si potrebbe fare mooooooolto di più ma in Italia c’è la volontà e la cultura scolastica di farlo?

  244. madmax

    Sono d’accordo, non c’è ne la cultura ne l’intenzione

    Il fatto è che è lasciato al caso ed ai professori, la maggior parte li fa giocare a calcio e solo pochissimi come quello di mia figlia che li allena (chi lo vuole)gratuitamente il pomeriggio…

    Dai su sbilanciati un po’.. 🙂 O avrai Mario sulla coscienza.. ah ah

  245. Mario Polidori

    @Maria

    non parlerò neanche sotto tortura 🙂

    ….e Max non può licenziarmi… sono l’incordatore migliore d’Italia 😀

  246. Agatone

    La mia solidarietà a Rob Commentucci.
    La minaccia è veramente una roba vile e quel nick da censurare, a parer mio.
    Spero che ci ripensi e ogni tanto scriva ancora.
    Io lo leggo sempre volentieri.
    Penso che stia facendo il massimo per migliorare il tennis in Italia.
    Cosa si può rimproverargli? Di non fare la rivoluzione?

  247. Alessandro Nizegorodcew

    Questa mattina non ho potuto vedere il sito fino ad ora e il nick name di minaccia a Roberto era veramente troppo. Come successe una volta con Madmax e Stefano Caroni (entrambi, nello specifico, mi diedero ragione) ho dovuto cancellare il commento. Anche se non era tanto il commento il problema quanto, come detto, il nickname con annessa minaccia che sinceramente non è un qualcosa che voglio vedere all’interno di un sito di mia proprietà…

    Detto questo, spero Roberto ci ripensi e torni a scrivere commenti, anche se capisco il suo stato d’animo. E’ l’unica persona con un rapporto (gratuito) con la federazione che scrive su di un sito. E’ l’unico che ci mette la faccia, prendendosi gli insulti di tutti.

    Roberto può avere ragione o può sbagliare e ci si può confrontare serenamente su tutti gli argomenti trattati, ma quanto accaduto oggi ha superato il limite…..

  248. Mario Polidori

    @KB

    mi diverto molto ad incordare le racchette mie e di mia figlia.
    Adesso ho allargato il giro dei clienti con Max 🙂
    Ne so qualcosa, prova a dirmi….

  249. andrew

    Alessandro…

    ci sono molti tipi di censura…

    Ti ricordo che puoi anche censurare verbalmente, ossia esprimendo la tua contrarietà e ferma presa di distanza da un’idea. Senza per forza rimuoverla.

    Veramente non capisco quest’ansia di cancellazione del pensiero altrui, che ora non può essere più nemmeno condannato, perché non esiste più…

    mah…ho altre idee sulla libertà di opinione…

  250. bogar67

    Minaccia alla mia guida Roberto? Mi sono perso qualche cosa?
    Intanto visto che sapete che lavoro faccio, vorrei far presente a colui che si è permesso di scrivere qualcosa contro Commentucci che superano la critica che:

    La minaccia, in diritto penale, è il delitto regolato dall’art. 612 Codice Penale, che recita: Chiunque minaccia ad altri un ingiusto danno è punito, a querela della persona offesa.

    Se la minaccia è grave, o è fatta in uno dei modi indicati nell’art. 339 Codice Penale, la pena è della reclusione fino a un anno e si procede d’ufficio.

  251. Alessandro Nizegorodcew

    @andrew

    Non era il commento il problema, ma il nickname con annessa minaccia.. Io non voglio vedere scritte certe cose qui.. liberi di non essere d’accordo ma qui non si tratta di censurare un pensiero è ben diverso..

    E la libertà d’opinione non prevede la minaccia.. questo è poco ma sicuro

    Come ti ho già spiegato, tra l’altro, è il blog responsabile di tutto ciò che viene scritto, anche i commenti. Ora è chiaro che Roberto non farà mai nulla contro di me e contro il sito, ma il senso della mia cancellazione rimane intatto..

    Se l’utente con il nickname cancellato vorrà riscrivere le stesse cose (che non erano da censura) con un nome accettabile, non avrò alcun problema a lasciarle qui.. ripeto, il commento in sè non era il problema

  252. KB

    Roberto/ Alessandro
    credo che il ” potresti pentirtene ” era da riferire al fatto che magari tra un pò Roberto si potrebbe pentire di aver lodato un’iniziativa, il canale, che lascia in verità molti di noi perplessi , me per primo, vista la somma che per il momento costa e che si sarebbe potuta spendere in altro modo.
    Non credo fossero minacce.

    Roberto,
    dopo che ormai ho eletto a mia guida spirituale Nikolik, ti prego non abbandonare il blog…. se no con chi me la prendo per sfogare le mie frustrazioni tennistiche ?
    D’altra parte il ruolo che ti sei scelto non è dei più semplici ma la maggior parte di noi ti è riconoscente, io per primo, per quello che hai fatto … e che farai.
    E poi come si dice … tanti nemici ,tanto onore.

    Mario
    vorrei chiederti qualcosa sulle Luxilon.
    Da quello che ne so dicono che sono di un’altro pianeta ma hanno 2 effetti collaterali , primo sono piuuttosto dure, secondo perdono piuttosto velocemente le loro caratteristiche, si parla di poche ore di utilizzo.
    Le hai mai usate ? gli effetti collaterali corrispondono ?

  253. Mauro g&f

    Roberto, se abbandoni fai il gioco di chi vuole tornare indietro di 30 anni e vuole distruggere anzichè costruire.
    E’ vero, hai ricevuto critiche, ma anche tanto consenso diffuso.
    Non mollare!!!

  254. Barbara

    Roberto
    Io il post ed il nik lo avevo inteso come KB.
    Mi sembrava evidente, dal tenore del post, che la critica fosse al fatto che non essendo pubblici certi dati esprimere certezze era un atto di fede e magari tra qualche anno si poteva correre il rischio di rivedere certe posizioni.
    Non vedo perchè dovresti smettere di scrivere e mi auguro che ci ripensi.

  255. Mario Polidori

    @KB

    a quanto ne so io, le Luxilon Alu Power sono corde monofilamento di grandissima qualità e prestazione, da far dimenticare molti multifilamento, soprattutto per la durata/sensibilità.
    Io utilizzo le rough, su Wilson Six one del 2009.
    La tensione che uso è 22/21, e nonostante gioco ormai molto di rado, la prestazione della racchetta è intatta.
    L’ultima volta che le ho incordate sarà l’anno scorso.
    Le trovo anche particolarmente confortevoli.
    Tutto questo dipende sempre dal livello di utilizzo.
    Ci sono corde per i Top che possono durare anche mezz’ora.
    Sia come tenuta che come prestazioni.
    La Luxilon dura di più.
    Costano una molto, ma volgono la spesa, le rough le preferisco alle classiche, ma lì dipende dal tipo di gioco che hai.

  256. Nicola De Paola

    Non ho letto il nick incriminato. Però chiedo a Roberto di tornare quì a parlare di tennis al più presto.

  257. Mario Polidori

    @Roberto
    anch’io credo che il commento non fosse da leggere nel senso della minaccia di stampo mafioso, ma piuttosto come un invito a non esporti troppo.
    Che tutto sommato, resta sempre un buon consiglio 🙂
    Non credo assolutamente che, in ogni caso, sia un buon motivo per non scrivere più nel blog.
    Anzi, sarebbe davvero una stupidaggine 😉

  258. KB

    Grazie Mario,
    io devo ancora decidere, è ancora presto , comunque ci si potrebbe trovare là.
    Viene anche Masha Prosperova ?
    L’anno scorso non sono potuto andare alla conferenza di Roberto perchè il mio giocava alla stessa ora a Casalpalocco ( credo ).

  259. Alessandro Nizegorodcew

    Io al Lemon Bowl comunque ci sarò.. farò l’addetto stampa del torneo.. quindi fatemi sapere che ci si incontra e ci si conosce..

  260. Atti

    Roberto…sai caldamente invitato a tornare farti gli affari nostri!…
    Non ti vedo uno che si puo’ spostare per così poco…

    D’altronde qualcuno della precedente gestione è ovvio che dissenta con chi opera nell’attuale…mi sembravano minacce “caciaresche” piu’ che di stampo “mafioso”…

    Per la trasferenza invece…la risposta migliore..è essere ancor piu’..trasperenti…

  261. SUPERGONZY

    @Roberto
    Mauro g&f says:
    “se abbandoni fai il gioco di chi vuole tornare indietro di 30 anni e vuole distruggere anzichè costruire.
    E’ vero, hai ricevuto critiche, ma anche tanto consenso diffuso.
    Non mollare!!!” Sono al 100% d’accordo con Mauro. Guarda che se di cafone, per non usare torpiloquio, ce n’è uno, ci sono altre 100 persone che ti stimano, sia che la pensino come te o diversamente….Non abbandonare

  262. Pedrinho&Luvanor

    Sono quello del post incriminato. Caro Roberto Commentucci sei entrato troppo nella parte . Premetto che sei bravo a scrivere di giovani,di futures, di campi di gioco ecc., sei molto meno bravo quando ti fidi di quello che dice Binaghi e quando spari giudizi su cose e persone che non conosci. Lascia perdere le minacce mafiose. Il senso del nick era quello intuito ( non ci voleva molto) da Kb , Mario Polidori e Barbara. Cerca di ragionare sui numeri, sul rapporto investimenti/risultati, sul progetto PIA , sulla scuola di Alta formazione, sul board strategico, sui miseri risultati economici del torneo di Roma ecc. Lascia a Baccini il compito di fare la pubblicità di governo.
    Le scuse ad Ale. Questo sito è il meglio insieme ad Ubitennis.

  263. Mario Polidori

    @Maria

    peccato che non ci sei al Lemon, mi avrebbe fatto piacere conoscerti.
    Mi sarebbe andato bene anche un parente 🙂

    @Alessandro
    se hai ancora il mio numero, mi fai uno squillo, che mi sono perso il tuo, così lo rimemorizzo?

    @KB
    con molto piacere.

  264. monet

    giuro su mia suocerqa che se Commentucci abbandona il blog ,farò 6 mesi di astinenza…( da cibo,cosa credevate) come farò a rompergli le palle quando scrive su gesti tecnici dei giocatori,lui si prorpio lui mentore del s&v mondiale?

  265. Nikolik

    Sono sicuro che Roberto, terminato il legittimo e giusto momento di amarezza, tornerà a scrivere anche nei commenti, oltre che gli articoli.

    E questo lo farà perché anche lui è costretto, come me, ad intervenire per ristabilire la realtà e la verità!

    Altrimenti, chi porrà un freno ai vostri vaniloqui, Genitori?

    Forza, Roberto, non abbandoniamo questo blog!
    Non possiamo permettere che diventi una tribuna di recriminazioni, scuse, alibi, strane rivendicazioni pseudo-democratiche, bislacche teorie rifondative, e, da ultimo, anche varie questioni di cuore, nientemeno.
    E che diventa, qua, senza noi due?

  266. Mario Polidori

    @monet
    ero preoccupato dell’astinenza da cibo, ma poi ho visto che mi era sfuggita la suocera…. 🙂

  267. Mario,
    in qualche modo tenterò di convincere il parente da te invocato. Dipenderà poi da lui se venire o meno. Conoscendolo sai che è molto pigro e non ama tanto la mondanità 😉

  268. che palle!!!!!!

    @ Pedrinho&Luvanor
    Ed hai il coraggio di parlare proprio tu, dopo tutti i grandi casini che sei riuscito a combinare pur gestendo piccole cose, e sai bene che non lo dico in senso metaforico! Basta vedere la fine che hai fatto! E’ vero che il pudore è un valore che a molti è mai appartenuto e mai apparterrà!!!

  269. Rikys

    A proposito di mental vorrei entrare anch’io nel discorso che si è fatto in alcuni post sopra. Sono pienamente d’accordo con simplypete quando dice che in uno sport dove la pallina si tocca per 5 millesimi di secondo il mental è fondamentele e in generale il mental è fondamentale in tutti gli sport. Vi faccio solo un piccolo ma significativo ( credo ) esempio che riguarda la pallavolo sport che ho avuto la fortuna di praticare a medio/alto livello. C’era una volta nel Messaggero Ravenna un giocatore americano tale Karch Kiraly fuoriclasse e mister secolo con cui ho avuto la fortuna e l’onore di giocare ( contro ). Bene lo descrivo ai più che forse non lo avranno mai visto e mai sentito nominare
    1. altezza del giocatore, forse non arrivava a 1,90
    2. potenza in attacco, non certo terrificante buon saltatore ma nella media di tanti altri giocatori
    4. Gioco a muro come tanti altri e anzi era forse il suo fondamentale peggiore ( oddio cosa ho detto stiamo parlando di un fenomeno).
    5. Massa muscolare sviluppata ottima velocità di gambe ottima reattività ma anche qui nessun indizio. Ebbene sto “ragazzotto” californiano è stato il più forte giocatore al mondo ( e secondo me di gran lunga il più forte di tutti i tempi ) in virtù del fatto che possedeva un sovraumano talento a livello mentale. Ogni pallone ogni alzata ogni difesa ogni cosa era da lui eseguita con la massima attenzione. Mai visto un fenomeno del genere in ricezione e difesa ( fondamentali moooolto mental!!!) mai visto sbagliare una palla decisiva in attacco in battuta a muro in difesa ecc…. Ok voi mi direte e questo ha scoperto l’acqua calda uno nasce fenomeno punto e a capo. Vero questo probabilmente fenomeno è nato ma sicuramente a livello mental perchè in uno sport “fisico” come il volley senza questa dote oggi lo avrebbero messo a fare si e no il libero. Poi, se vi interessa, vi racconto la storiella di cosa fece il sig. Doug Bill allenatore della nazionale americana di volley dal punto di vista mental per creare dal nulla e sottolineo dal nulla una squadra che per almeno 8/10 anni dominò il mondo e ridicolizzò i fino ad allora invincibili e inavvicinabili URSS. Saluti a tutti.

  270. Alessandro Nizegorodcew

    @Rikys
    Grazie dell’interessante contributo..
    Io credo che nel tennis ci sia una variante in più, ma molto importante..
    E cioè la quantità di tempi morti, di tempo di attesa.. di lunghissimi istanti in cui ti trovi a penare, pensare, pensare..

  271. Nicola De Paola

    X Pedrinho&Luvanor.
    Condivido il tuo pensiero riguardo alla fit. Però,da ciò che ho capito,tu sei uno dei predecessori di questa dirigenza. Se così fosse non ci sarebbe bisogno di aggungere altro.

  272. P&L

    XNico- Cosi’ non è. Nulla da spartire con i predecessori .Non è importante ma solo per precisare.

  273. Nicola De Paola

    Chiarito questo punto possiamo tornare a parlare di tennis. Chi vince il Master? Ecco la composizione dei gironi:
    A Nadal,Djokovic,Berdych,Roddick
    B Federer,Murray,Soderling,Ferrer
    Sarà che gli Slam contano di più,ma quì il più fesso che puoi incontrare è n°8 del mondo! Per vincere bisogna battere dai 3 ai 5 top 8! E c’è la possibilità,vista la formula,di incontrare 2 volte il n°1! Per me questo torneo sarebbe più valido di uno Slam se si giocasse 3 su 5.

  274. bogar67

    Pedrinho&Luvanor scrive: Lascia a Baccini il compito di fare la pubblicità di governo.
    Ah ecco, non ricordavo il nome di quello che somigliava a Capezzone, cmq non fare questi paragoni Pedrinho&Luvanor, Roberto è uno in gamba e sa essere critico anche all’interno del sistema ed è molto obbiettivo in quello che scrive. Quando è stato ospite su supertennis l’ultima volta mi è sembrato che non aveva peli sulla lingua, se hai fatto le scuse ad Alessandro dovresti farle anche a Roberto a cui poco tempo fa ho proprio previsto che la sua troppa operosità ed attaccamento a questa passione per il tennis prima o poi avrebbe procurato qualche “nemico”. Chissà perchè non riesco a prevedere anche 14 risultati utili di seguito al totocalcio.

  275. Mauro g&f

    Si può essere d’accordo o meno, comunque ben venga la precisazione di P&L e la sua presa di responsabilità in una Italia dove lo scaricabarile sembra lo sport nazionale.

  276. Rikys

    @Alessandro Nizegorodcew
    Si certo il tennis è un’altra cosa stiamo parlando di sport di squadra e sport individuale con tutti gli annessi e connessi ovvero se io pallavolista quella determinata partita la gioco male ho un compagno che mi sostituisce oppure se sto facendo fatica a muro o in difesa posso concentrarmi sulla battuta o magari sull’attaco nel tennis se giochi male di solito torni a casa.

    Doug Bill ( mettiamolo fra i 3 più grandi allenatori della storia del volley sempre secondo il mio modesto parere) girò in lungo in largo le spiagge degli States mettendo insieme una cinquantina di virgulti ragazzotti dediti esclusivamente al beachvolley poiche all’epoca non esisteva nessun tipo di campionato professionistico indoor e da li iniziò. Per prima cosa per chi non è pratico di questo tipo di disciplina vi posso dire che la pallavolo indoor sta al beachvolley più o meno come il ping pong sta al tennis. Detto ciò innanzitutto rivoluzionò il sistema gioco con una grandissima specializzazione dei ruoli dei giocatori una vera e propria bestemmia nell’epoca in cui l’ URSS dominava con giocatori universali. Due soli ricettori a tutto campo con l’inserimento del terzo in ricezione solo in caso di battuta al salto e una serie di innovazioni tecniche e tattiche che tralascio per non voler essere pesante.
    Bene e allora sto mental???? Il buon Doug Bill trovò allora il sistema finale per rendere diciamo solido il gruppo anche da questo punto di vista….. fece fare ai giovani virgulti una sorta di vacanza nel deserto a costo zero per una settimana dotandoli di kit di sopravvivenza e una radio con cui in qualsiasi momento potevano essere recuperati e “cestinati”. Badate bene non una sorta di isola dei famosi in gruppo ma ognuno per conto proprio e a distanza elevata l’uno dall’altro. La leggenda narra che non più di una quindicina resistettero al “camp” e da li ebbe inizio la storia di una delle squadre più forti di tutti i tempi. Io gran parte di quei giocatori li ho visti da vicino e ho avuto la fortuna di giocare con loro poichè praticamente tutti sono venuti a giocare negli anni successivi in club italiani, ma vi assicuro che avevano veramente una marcia in più “mental-mente” parlando.
    Saluti a tutti

  277. bogar67

    Uno dei primi interventi che avevo letto su genitori e figli era quello del papà di Sara Errani che raccontava che la Bollettieri a sua figlia non piaceva, che non si sentiva a suo agio al punto tale che a volte piangeva ma che l’aveva forgiata caratterialmente. Ovviamente di questo disagio della figlia il papà di Sara Errani ci raccontava che l’aveva saputo solo molto tempo dopo. Diciamo che la Bollettieri non è una vacanza nel deserto pur trattandosi di ragazzini di 13 anni ma che potrebbe funzionare come l’esempio sopra a patto che non insieme al giovane atleta non ci sia fisso anche uno dei genitori, poi però ho letto no papy no party di Mario Polidori e non vi ho capito più nulla.

  278. Roberto Commentucci

    Vedete come sono le cose… 🙂

    Uno a un certo punto si incazza, dice a se stesso ma chi me lo fa fare di sbattermi per prendere insulti, si ripromette di mandare tutti a quel paese, di incamminarsi sull’Aventino Irato ai Numi (vero Doc?) e poi ecco..

    Prima la telefonata di un preoccupatissimo monet: “ma davvero non vuoi più scrivere…”, poi qualche gradito post di apprezzamento (per il quale ringrazio tutti, di cuore, vi sono momenti in cui se ne ha bisogno) e poi, da ultimo, questi due meravigliosi post di Rickys sulla grande squadra americana di volley degli anni ’80, che ha cambiato il mondo della pallavolo come e forse più della caduta del Muro.

    Ed ecco che ti torna la voglia di scrivere, nonostante pedrinho, mio vecchio avversario fin dai tempi di Ubitennis. A proposito, pedrinho… Mi sento di poter smentire la tua smentita, dai, 😉 sappiamo benissimo che sei legato mani e piedi alla vecchia gestione federale.

    Comunque il bilancio FIT sarà presto pubblicato, e allora sarà tutto più chiaro.

    Ma volevo dire la mia sui due bellissimi post di Rickys. Ricordo di aver visto all’opera nel campionato 90-91, all’epoca dell’Eldorado del nostro volley, dopo il titolo mondiale vinto in Brasile, proprio il Messaggero Ravenna, la squadra dove giocavano i due americani Kiraly e Timmons, un potentissimo opposto. Ricordo l’ossatura pazzesca di quella squadra: ricezione perfetta di Karch (che fece quasi il 100% di ricezioni positive in stagione!!), finta di primo tempo, ma palla spinta di Fabio Vullo (un fortissimo alzatore) con il palleggio all’indietro in zona 2 e attacco inesorabile di Timmons dalla seconda linea. Tutto il mondo sapeva che sui punti importanti avrebbero giocato quello schema, eppure nessuno riusciva mai a marcarlo a muro… Fantastici.

    A proposito di gestione del “mental”, trovo che vi siano molte analogie fra il metodo Bruguera nel tennis e la specializzazione spinta di Doug Beal. Nel metodo Bruguera il tennista viene spinto a perfezionare ossessivamente pochi semplici schemi, e nei punti difficili viene portato ad applicarli quasi automaticamente, senza pensare troppo, ottenendo il massimo della decontrazione. Allo stesso modo, la specializzazione di Doug Beal induceva i pallavolisti a concentrarsi su pochi fondamentali, riducendo il loro bagaglio di scelte e quindi di incertezze… e quindi di ansie.
    In sostanza, il possesso di un bagaglio tecnico molto ampio può essere a volte accompagnato da una cattiva gestione del mental: banalmente, se s sanno fare troppe cose, si finisce per pensare troppo. Per stare decontratti, è infinitamente meglio avere pochi dubbi e poche idee. Ma chiare.

    Insomma, niente Aventino per me, non illudetevi. 😉 Del resto, quelli che ci sono saliti, nel 1924, hanno finito per lasciare il paese in balìa di una dittatura ventennale. Posso io lasciarvi in balìa di pedrinho?

  279. che palle!!!!!!

    @ P&L
    Nemmeno il coraggio di ammettere che eri un ex dirigente della FIT!
    Comunque, tanto per essere precisi sull’utile degli Internazionali d’Italia, che non so’ precisamente di quanto sia, è sempre meglio che ci sia un attivo di 1 milione di Euro che avere un bilancio in negativo come quando il direttore era Panatta e tu eri un dirigente periferico.

  280. Mauro g&f

    Roberto, ma allora chi come me sta insegnando insieme ai maestri a far fare tutto sul campo da tennis a mia figlia sta sbagliando?

  281. che palle!!!!!!

    @ P&L
    Anzi, per essere preciso hai proprio ragione quando dici di non avere nulla a che spartire con i predecessori in quanto l’incarico lo hai avuto nei primi anni dell’attuale gestione. Inoltre, sai bene come, in poco tempo, è andata a finire e sai anche bene che è’ meglio non rinvangare il passato. Una cosa, comunque, è certa: se c’è da lanciare per primo una pietra, tu saresti la persona meno adatta!

  282. Roberto Commentucci

    No, non ho detto questo, Mauro. Avere più armi può essere un gran vantaggio. Però imparare poi ad usare bene le tante armi che si hanno necessita un assemblaggio più complesso, e non tutti hanno un mental sufficientemente solido per tramutare effettivamente la completezza tecnica in un vantaggio concreto.

    Tu pensa alla Schiavone: giocatrice che sa fare tutto, ma che prima di trovare una sintesi ha impiegato anni. Da ragazzina voleva fare serve & Volley. Poi ha avuto la fase rematoria, gran corse e gran topspin. Infine, ha messo miracolosamente tutto assieme ed ha vinto Parigi. Ma il suo gioco richiede indubbiamente un dispendio anche nervoso e mentale superiore a quello della Pennetta, perché lei deve pensare ad ogni colpo, mentre Flavia può a volte giocare con il pilota automatico.

  283. Alex,
    il motivo per cui golf e tennis sono gli sport più mental è proprio perchè ti danno tanto tempo per pensare. E’ in questo che i giocatori come li chiama Stefano più “dull” che sono avvantaggiati.

  284. Roberto,
    a quello che scrivi correttamente, aggiungerei anche il fatto che i “tuttofare” mancano spesso di lethal weapon. Fanno cioè tutto sopra la media ma gli manca il colpo, lo schema risolutore. Di solito mentalmente hanno le caratteristiche di giocatori abbastanza solidi e tatticamente scaltri ma quando incontrano giocatori che hanno caratteristiche ben più definite e quadrate anche se su pochi schemi o colpi, ne subiscono il maggiore carattere e non sempre ne riescono a venire a capo.

  285. che palle!!!!!!

    @ P&L
    Mi fai sbagliare anche i verbi! Dovevo scrivere “se c’è da lanciare per primo una pietra, tu sei (e no saresti) la persona meno adatta! Solo per la precisione, tanto il concetto non cambia!

  286. bogar67

    Se stiamo a correggere i verbi, io devo fare sempre post di rettifica. Grazie Roberto per essere di nuovo qui.

  287. Rikys

    @max
    Non so se il mental che intendi tu sia o meno quello che intendo io…penso soltanto che nello sport di squadra e ancor di più in quello individuale conti in maniera decisiva. Nella mia modesta carriera di giocatore ho visto decine di questi casi, atleti di grande livello fisico e tecnico non supportati da adeguato mental ottenere risultati mediocri e al contrario modesti atleti con grandissimo mental raggiungere risultati incredibili, poi nel tennis penso sia ancora pù difficile perchè spesso ci vogliono entrambe le cose.

    @Maria Prosperi
    Il succo della mio breve racconto è appunto quello che Roberto ha colto e cioè far fare ad ogni giocatore le cose per cui è più portato. In questo modo se il sistema gioco viene impostato in una certa maniera si può ottenere il massimo risultato possibile con uno sgravio mentale non indifferente per ogni giocatore. Il paragone con il metodo Bruguera sinceramente per me è troppo impegnativo da affrontare poichè conosco troppo poco tale metodologia di gioco e in generale il tennis.

    @Roberto
    Noto con piacere che ti intendi e non poco anche di volley e la cosa mi stupisce e allo stesso tempo mi fa molto piacere, ricordarsi di Timmons, Vullo, la palla spinta in zona 2 ( sai anche quali sono le altre zone??? Scherzo!!!) e i dati degli scout in ricezione di Kiraly mi ha lasciato di sasso.

    Per l’esperienza sportiva che ho fatto ( bene o male ho giocato a pallavolo per 20 anni tra serie A e B ) penso che il mental sia sicuramente un fattore decisivo nella costruzione di un grande giocatore ma allo stesso tempo è forse l’aspetto più complicato da allenare e far recepire.

    Saluti a tutti.

  288. Madmax

    Rickys..

    Per me e per la mia esperienza ha ragione Stefano,più sei stupido e più sei forte..(forse perchè non puoi pensare)

    E tutti siamo qui d’accorso che il fattore mentale sia importante, non lo siamo invece sul come allenarlo..

    Io penso assolutamente la metodologia tipo del mettere gli atleti in grandissima difficoltà (come la storia nel deserto) sia la strada corretta..

  289. nicoxia

    Commentucci,non ti arrendi di fronte a Max figuriamoci davanti a uno che si nasconde dietro un nik ridicolo.

  290. Rikys

    @Max
    No dai non riduciamola così….. non è che bisogna essere stupidi per giocere bene e tirare forte. Io penso che “l’intelligenza sportiva” non sempre vada di pari passo con “l’intelligenza normale” questo si. Ci sono mille casi di giocatori di calcio di pallavolo di hockey a rotelle e di ruzzola che si possono fare ( di ruzzola forse no ) in cui un fuoriclasse in campo non lo è altrettanto su un banco di scuola o nella vita. Però però…. secondo me, e probabilmente qualcuno di questo blog non sarà d’accordo, il mental lo alleni se il mental è innato in te. Il braccio trema a tutti quando si gioca un match point in finale ad uno slam o in una finale scudetto ma trema meno a chi da quel punto di vista è più forte e molto spesso il “fuoriclasse mental” è lui che urla come un dannato al palleggiatore di dargli quella palla perchè lui sa che la metterà per terra. Poi oggi va di moda dire che è una questione di avere morale, prima l’uomo poi il giocatore ecc… Ti faccio un altro esempio: una stagione in cui giocavo un campionato di serie A ad un certo punto siccome perdevamo gran parte dei match e li perdevamo spesso per 2/3 il nostro allenatore fu affiancato da un mental trainer il quale ci preparava con sedute in cui ci faceva lezioni di autostima appendeva negli spogliatoi fotocopie di frasi famose ecc… Morale siamo comunque retrocessi del mental in quella squadra non ce n’era e neanche se avessimo fatto 100000000 di sedute lo avremmo tirato fuori da chi dentro non ne aveva.

  291. Max,
    la tua metodologia rispecchia quella di chi insegna a nuotare ai ragazzi buttandoli al largo. Potranno imparare a galleggiare. Ma tra galleggiare e saper nuotare con stile ce ne passa tanta!!!!!
    Qualche tempo fa ai dirigenti di grandi aziende nei corsi di formazione venivano chieste cose assurde tipo camminare sui carboni ardenti per testare il loro carattere. Non mi sembra che queste prove abbiano prodotta manager più capaci.
    Per capire come funzionano i processi è necessario pensare. In allenamento bisogna fugare qualsiasi dubbio. E questo deve avvenire necessariamente in allenamento. In partita non c’è tempo per pensare. Non c’è modo di dubitare. In partita è necessario agire, agire sicuri e velocemente, e per fare questo bisogna aver automatizzato i processi, anche quelli mentali. Sai meglio di me che se non c’è allenamento non c’è automazione. Siccome una partita di tennis viene giocata su un campo, ed il comportamento che ci interessa avviene dentro ad un campo in determinate situazioni, l’allenamento mentale deve essere fatto soprattutto dentro ad un campo riproducendo determinate situazioni, non nella mind room………….

  292. Rikys

    @Maria Prosperi

    Mi sembra che le cose che tu dici siano assolutamente perfette e le condivido in pieno. Aggiungo che le tue stesse argomentazioni sono state pubblicate in un testo apparso sulla gazzetta dello sport diversi anni fa ( che da qualche parte ho archiviato e se lo trovo lo posto ) da un certo sig Julio Velasco uno dei più grandi allenatori di volley tuttora in attività.

  293. Madmax

    Rickys..

    Però o l’uno o l’altro.. 🙂

    Maria..

    Sono d’accordo ma come già dissi tempo fa a mio avviso tu fugherai ogni dubbio rispetto alle armi che hai..

    Nel tennis per imparalrle tutte ci vuole tempo e molte ad esempio fino a quando non cresci fai fatica anche ad eseguirle.. Conseguentemente gli schemi relativi..

    Se cominci da subito con schemi a 8 anni che ti portano a vincere molto difficilmente anche quando acquisirai altri colpi li cambierai..

    E cmq chiamare questo mental mi sembra un po’ troppo oppure oltre non c’è (come penso io) e questo è il vero mental ma lo può fare quasi chiunque… 🙂

  294. Max
    per arrivare a certi livelli bisogna saper fare un po di tutto a livello più che dignitoso e poche cose a livello ultra specialistico e saperle fare bene. Soderling in un’intervista ha detto che tutti quanti sanno come gioca Nadal e che tipo di colpi e tattica usa. Ha aggiunto però che lo sa fare così tanto bene che in pochissimi riescono a batterlo. Basta un po che Nadal scenda sotto i suoi livelli e gli stessi schemi giocati un po peggio non sono più vincenti e Nadal diventa un giocatore “normale”.
    Queste sono armi tennistiche. Saper imporre le proprie armi tennistiche su quelle dell’avversario diventa una delle forme di forza mentale.

    Rikys
    ho una grande ammirazione per Velasco per averne seguito le sue gesta sportive. Devo però ammettere candidamente di non aver letto niente riguardo la sua filosofia sportiva. Se avessi a disposizione o riuscissi a rintracciare il link del suo intervento te ne sarei grata.

  295. Madmax

    Maria..

    L’esempio Nadal mi spiace ma non lo prendo nemmeno in considerazione, anzi per prenderlo in considerazione devi guiardarlo quando gioca normale.. E dimentichi che i ragazzi di oggi giocheranno tra dieci anni non oggi..
    Io penso che sempre sia meglio saper fare molte cose ultra bene.. 🙂

  296. Max,
    Nadal non potrà piacere a molti ma è il modello, il risultato meglio riuscito di una certa cultura e scuola tennistica (spagnola ed argentina). Altre scuole (americana, francese, russa) creano giocatori più versatili ma che hanno tutti comunque il minimo comun denominatore di avere determinati colpi, schemi, tattiche personali ben definite e spesso ricorrenti.
    Avere dei riferimenti di eccellenza è importantissimo per settare target ambiziosi e mirare al miglioramento continuo, ma pensare che un giorno ci sarà il giocatore in grado di fare tutto a livello ultra-specialistico è secondo me pura utopia.

  297. Madmax

    Maria..

    Su Nadal non è un problema di modello.. 🙂

    Per il resto io per mia figlia ho scelto Utopilandia e se avrò visto lungo o meno sarà il campo a dirlo.. Che non mente mai..

    Poi certo da un certo momento in poi (spero l’anno prox ma potrebbe servire un altro anno) anche noi lavoreremo su determinati schemi, schemi che Alessia sentirà più suoi di altri, ma li dovrà sentire suoi e dovrà sceglierli tra tutti i possibili e non solo tra quelli che conosce..

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